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martedì 23 giugno 2026

IL RESPIRO E IL SOGNO

 

 


 

Giancarlo Berardi

Ivo Milazzo

IL RESPIRO E IL SOGNO

Sergio Bonelli Editore

2025, cartonato

140 pagine, 25 euro

Prefazione di Graziano Frediani

Tra le opere di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, Il respiro e il sogno è quella che più mi ha folgorato (e sì che mi hanno folgorato quasi tutte). Si tratta di una raccolta di quattro storie mute con protagonista Ken Parker, una per ogni stagione, pubblicate originariamente su rivista e poi riunite in volume. La prima, “Cuccioli”, apparve su Orient Express nel 1984: una bellissima favola senza parole, tenera e tragica allo stesso tempo. Ambientata in un gelido e innevato bosco invernale, non ha bisogno di dialoghi per trasmettere emozioni profonde. Le altre tre – “La luna delle magnolie in fiore”, “Soleado” e “Pallide Ombre” – completano il ciclo con lo stesso approccio visivo raffinato e poetico. Berardi & Milazzo rinnovano il western tradizionale attraverso un’ottica problematica e psicologicamente profonda, contaminata da cinema, letteratura, musica e fumetto.

Le tavole sono colorate dallo stesso Ivo Milazzo, straordinario disegnatore ma anche copertinista e acquarellista eccezionale. Proprio l’acquerello diventa strumento di narrazione al pari delle chine e della sceneggiatura.  Giancarlo Berardi, del resto, quale sceneggiatore, raggiunge livelli altissimi di finezza espressiva. La sua tecnica è fatta di continua variazione dei campi e dei piani di inquadratura, collegamenti arditamente sintetici, zoomate, controcampi, dissolvenze e corrispondenze simmetriche nella costruzione delle tavole e nella loro scansione. Inquadrature calibrate con precisione, uso magistrale della dissolvenza, soggettive, sguardi “in camera”, rimandi fra oggetti, luoghi e persone: la scrittura di Berardi richiede al lettore un atteggiamento attivo e un livello di cooperazione alto, rivelando quanto il fumetto possa avere strutture elaborate e complesse.

Gli episodi de Il respiro e il sogno coincidono non a caso con il trasferimento di Ken Parker dalla serie mensile bonelliana alla  rivista Orient Express, trasferimento che sottolineava le caratteristiche da “fumetto d’autore” del personaggio. È doveroso, oltre che benemerito, il fatto che la Sergio Bonelli Editore ristampi in eleganti volumi da libreria le migliori opere di Berardi & Milazzo, affiancando la ristampa da edicola dell’intera collana di Ken Parker. 

Da ultimo, una curiosità: nella storia “Ai tempi del Pony Express” (1997), che racconta in flashback un episodio risalente a quando Ken aveva diciotto anni, rivediamo l’indiano Due Pance, amico di gioventù di Ken già apparso in “Pallide Ombre”, l’episodio autunnale de Il respiro e il sogno

 

Su Berardi e Milazzo, in questo blog:

Fin dove arriva il mattino

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2025/10/fin-dove-arriva-il-mattino.html

Julia nel paese dei burattini  

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2022/08/julia-nel-paese-dei-burattini.html

Giancarlo Berardi, un narratore fra le nuvole

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2023/10/giancarlo-berardi-un-narratore-fra-le.html

Il boia rosso

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2020/03/il-boia-rosso.html

 

giovedì 27 novembre 2025

FUORILEGGE



Gianluigi Bonelli
Aurelio Galleppini
FUORILEGGE
Lo Scarabeo
Sergio Bonelli Editore
2025, cartonato
180 pagine, 38 euro

“Fuorilegge”, il terzo volume di una collana pubblicata in join venture da Lo Scarabeo e dalla Sergio Bonelli Editore denominata “Classici del Fumetto”, è a tutti gli effetti quella che si definisce una artist edition.  Cioè l’edizione di un volume, in questo caso dedicato alla riproposta di uno dei primi albi della collana gigante di Tex, che mostra l'opera originale in modo fedele alle tavole così come vennero realizzate. I primi due titoli, “La mano rossa” e “Uno contro venti”, pubblicati rispettivamente nel 2023 e nel 2024, hanno realizzato un sogno di tanti lettori: poter vedere, se non toccare e possedere, le tavole originali di Aurelio Galleppini, in arte Galep, realizzate a partire dal 1948, per la prima serie a striscia della Collana del Tex (il punto di partenza di una cavalcata che dopo quasi otto decenni non accenna a fermarsi). Si sono potute ammirare in dettaglio, insomma, le vignette che hanno dato origine a una leggenda, quella di Tex Willer, potendo scrutarle così come uscite dalla mano del disegnatore, nel formato originale, scoprendo i segni della matita, i colpi di pennello magistralmente calibrati, il lettering dell’epoca, le annotazioni a margine di tavola, addirittura le ombre dello scotch con cui le strisce vennero rimontate.  L’iniziativa è giunta dopo una grande mostra inaugurata a Milano nel 2021 (e poi allestita anche in altre città italiane) per celebrare gli ottanta anni della Casa editrice, intitolata “Bonelli Story”: in quell’occasione vennero esposte alcuni originali di Galep che calamitarono inevitabilmente l’attenzione dei visitatori, rarissimamente (se non mai) esposti al pubblico e di certo non in commercio sul mercato delle original arts. La riproduzione fedele delle tavole de “La mano rossa”, il primo titolo della seconda Serie Gigante di Tex, su cui nell’ottobre 1958 vennero ristampati i primi quindici episodi a striscia, rappresenta un modo per consentire agli appassionati, ma non solo, di visitare una sorta mostra esposta sulle pagine di un libro. Il successivo secondo volume e adesso il terzo dimostrano come realmente c’è un pubblico interessato e curioso, innamorato di Aquila della Notte, dei suoi autori, del mito che il personaggio ha finito per rappresentare nell’immaginario collettivo, nella storia del fumetto e nell’intera vicenda sociale e culturale del nostro Paese. Due dotti saggisti, Giovanni Nahmias e Giorgio Loi, hanno scritto delle informate introduzioni ai precedenti volumi descrivendo il contesto storico in cui nacquero le avventure realizzate da Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini, approfondendo la questione delle censure, le correzioni, gli adattamenti subiti dalle strisce di Tex nel corso degli anni. Al sottoscritto è stato affidato l’incarico di firmare la prefazione a “Fuorilegge”, che ho intitolato “La fatica dietro le quinte”, allargando il discorso in una nuova direzione, suggerita dal fatto che sfogliando le tavole di Galep non si può non percepire la bellezza trasmessa dal disegno eseguito a mano e su carta, con arte quasi da amanuense.  Pensiamoci un attimo: le pagine che seguono riproducono fedelmente il lavoro di un artista che non si considerava tale, che intingeva il suo pennello in una boccetta d’inchiostro, seduto a un tavolinetto in una piccola stanza, chiamato a produrre disegni senza fermarsi mai per rispettare i tempi imposti dalle consegne in tipografia (gli albetti proponevano trentadue strisce ognuno, con cadenza settimanale). Eppure, i personaggi e gli sfondi raccontano perfettamente la storia di cui fanno parte e, soprattutto riescono a emozionare. 
Due parole, infine, per presentare il contenuto del volume, che raccoglie gli albi a striscia dalla n° 31 della Prima Serie alla n 60. Le primissime strisce concludono l’avventura “Il mistero dell’idolo d’oro” iniziata a metà di “Uno contro venti”. Protagonista del racconto è l'affascinante Yogar, principessa indiana figlia di Tenoc,  capo dei Blancos, che però non è l’unico personaggio femminile.  Ci sono anche altre due giovani donne. Una è Tesah, tornata sulla scena con un nuovo look, di stampo messicano anziché pellerossa: indossa una sottana che le fascia i fianchi e una camicetta dalle spalle scoperte, sorretta solo dal seno. Poi c'è Estrella Miranda, ammaliante locandiera, abbigliata con un vestito spaccato che farebbe la gioia di Jessica Rabbitt. L’aggettivo che meglio descrive le donnine disegnate da Galep nelle prime avventure di Tex è “deliziose”. Tutte bellissime, e non di rado con le procaci grazie maliziosamente evidenziate da vestiti scollati, abiti aderenti, o gonne cortissime. E tutte, proprio per questo, impietosamente colpite dall'assurda censura degli anni Cinquanta e Sessanta, che le rivestiva e imbacuccava per impedire la "seduzione degli innocenti". 


domenica 23 novembre 2025

LA GUERRA DI COCHISE



Mauro Boselli
Roberto De Angelis
LA GUERRA DI COCHISE
Sergio Bonelli Editore
2025, cartonato
386 pagine, 29 euro

«Cochise, il saggio capo dei Chiricahuas Apaches, è uno dei migliori amici di Tex, e abbiamo raccontato nel Texone “Il magnifico fuorilegge” come lui e il nostro eroe diventarono fratelli di sangue. Cochise, naturalmente, è veramente esistito, e nella realtà storica lasciò questo mondo terreno nel 1874, ma, con la libertà di narratore e artista, il creatore di Tex, Gianluigi Bonelli, gli allungò la vita per ragioni d’avventura». Così spiega lo sceneggiatore Mauro Boselli nella sua introduzione al volume, l’undicesimo dei cartonati dedicati a Tex Willer. A Tex Willer, appunto, e non a Tex, perché la serie raccoglie in tomi e ripropone in libreria le storie originariamente pubblicate in albi da edicola nella testata omonima, dedicata alle vicende di un giovane Willer, ancora ventenne, inedite ma collegate in gran parte a quanto raccontato da Bonelli e Galleppini ai tempi delle edizioni Audace e inserite in un preciso e documentato contesto storico. La collana libraria con copertina rigida inizia con il volume “Vivo o morto!” (2019), di cui abbiamo parlato su questo blog: potete leggere la recensione cliccando qui.

Riporto comunque qui di seguito, per comodità,  quanto già scritto.
Nel novembre del 2018 fece la sua prima apparizione nelle edicole italiane una nuova collana riservata a Tex, dedicata alle avventure giovanili del personaggio creato da Giovanni Luigi Bonelli nel 1948 (si festeggiavano per l’appunto i settanta anni di vita editoriale di Aquila della Notte), curata (e in gran parte sceneggiata) da Mauro Boselli. Lo spin-off venne intitolato, per differenziarlo dalla testata madre, “Tex Willer”. La foliazione era più agile, sole 64 tavole a fumetti contro le 110 della serie regolare. Ma, soprattutto, oltre alla più giovane età del protagonista era diverso il ritmo, il mood narrativo. Il giovane Tex è scavezzacollo, vive avventure rocambolesche, serrate come erano, anche in ragione del minor spazio concesso dal formato a strisce delle origini, gli episodi degli anni Quaranta e Cinquanta. L’operazione si rivela fortunata, riscontrando l’apprezzamento del pubblico. Nel 2021, la Sergio Bonelli Editore comincia a raccogliere e riproporre in una collana cronologica di volumi cartonati destinati alla distribuzione in libreria le tavole degli albi da edicola, in prima edizione a colori, in bianco e nero nelle successive (il volume del 2023 fotografato nelle mie mani che vedete in apertura è una terza edizione del giugno 2023). Scrive Mauro Boselli nella sua introduzione intitolata “Quando il West era giovane”: “Il Tex che conosciamo ha 45 anni, ed è vedovo, con un figlio grande. I suoi lettori affezionati, però, conservano indelebile, nella memoria e nell’anima, il ricordo del giovane scatenato che era: le due immagini, il fuorilegge coraggioso ingiustamente perseguitato e l’odierno ranger e capo Navajo, si sovrappongono, concorrendo entrambe al fascino del personaggio”. Le avventure del Tex ventenne riempiono gli spazi vuoti lasciati da Giovanni Luigi Bonelli nella sintesi delle sue prime sceneggiature: per esempio, in “Vivo o morto!” scopriamo gli antefatti della vignetta d’esordio del personaggio, quella in cui il giovane ricercato si chiede se i cavalieri che vede giungere sulla sua pista siano gli uomini di un certo sceriffo, e ci vengono fornite esaustive spiegazioni circa i precedenti dell’indianina Tesah (fortunatamente con le cosce scoperte prima della censura imposta nelle ristampe degli anni Cinquanta dal famigerato marchio “Garanzia Morale”). In avventure successive vediamo in azione anche Kit Carson, Mefisto, Montales, Cochise, anch’essi con venticinque anni di meno. Questo primo volume raccoglie quattro albi di “Tex Willer”, illustrati da uno strepitoso Roberto De Angelis, che già si era cimentato con successo con Aquila della Notte nel 2004 con il diciottesimo “Texone” (“Ombre nella notte”, testi di Claudio Nizzi). Tuttavia, in quel caso, era ancora un illustre ospite in prestito dalla serie di Nathan Never. Con “Vivo o morto!” il passaggio al western è (o sembra) definitivo: De Angelis sembra tuttavia non aver fatto altro. 

A quanto detto restano da aggiungere alcune annotazioni relative specificamente a “La guerra di Cochise”. Innanzitutto, si tratta della raccolta in volume degli albi della collana “Tex Willer” (Sergio Bonelli Editore) dal n° 50 al n° 55, usciti in edicola tra il dicembre 2022 e il marzo 2023. Poi, registriamo una fugace apparizione della futura giovane moglie di Tex, Lilyth. Si tratta di una scena di cinque tavole ambientata nella missione di Nostra Signora della Carità: un navajo di nome Hastin è stato inviato dal capo Freccia Rossa a recuperare presso il convento la propria figlia affidata alle cure e alla scuola delle suore. Soffiano venti di guerra e il sakem preferisce proteggere personalmente Lilyth nel suo villaggio sui monti. “Sono stata bene, qui. Ho imparato tanto”, dice la ragazza salutando suor Patricia, la madre superiora del piccolo monastero. Si tratta di una scena che, evidentemente, prepara l’incontro fra Lilyth e Aquila della Notte, destinato ad avvenire nel proseguo della saga, e giustifica la scolarizzazione della squaw in accordo con quanto detto su di lei da Gianluigi Bonelli.
 
I venti di guerra a cui accennavamo sono quelli tra i Chiricahuas e l’esercito americano, dopo che i guerrieri di Cochise erano stati ingiustamente accusati di aver fatto prigioniero il giovanissimo Felix Ward. Si tratta di un episodio realmente accaduto. Racconta ancora Boselli: «Il 27 gennaio 1861, una banda di predoni apache attaccò il ranch di John Ward in Arizona e rapì un ragazzo. Felix era figlio di Maria Jesus Martinez e di un perdigiorno, Santiago Telles, che li aveva abbandonati senza un soldo. John Ward aveva assunto Maria nel ranch e adottato il piccolo Felix, dandogli il proprio cognome. Felix aveva undici o dodici anni quando venne rapito e con certezza non si è mai stabilito a quale tribù appartenessero i suoi rapitori, se ai Pinal, ai Tonto o ai Coyotero Apaches. Di sicuro venivano dal ramo occidentale della Nazione Diné (così Apache e Navajos chiamavano se stessi), al quale non appartenevano i Chiricahuas». Storica è la figura dell’ufficiale dell’esercito George Bascom, incaricato di liberare il ragazzo, che si intestardì nel ritenere Cochise responsabile del rapimento, che Boselli caratterizza in maniera impeccabile come un ottuso ostinato, a cui va addebitato lo scontro sanguinoso fra i Chiricahuas e le Giacche Blu. Il racconto boselliano corre su due binari paralleli destinati, nel finale, a ricongiungersi: mentre da un lato vediamo il capo apache tenere testa a Bascom, dall’altro seguiamo giovane Tex dare la caccia a Santiago Querquer, responsabile della strage di Galeana nella quale aveva perso la vita il padre di Cochise, alter ego di James Kirker, che nella realtà storica morì nel 1852 e quindi Boselli usa lo stratagemma di una falsa tomba e di una finta morte. La sua dipartita, diciamo così, “fumettistica” avviene in modo molto più drammatico di quella reale e per mano di Cochise, a cui Tex Willer lo consegna. In conclusione: il racconto messo in scena da Mauro Boselli e Roberto De Angelis è western ed è fumetto allo stato puro, decisamente il meglio che si possa desiderare, dal punto di vista della sceneggiatura e da quello grafico, a partire dalla copertina di Massimo Carnevale. Leggere per credere.



lunedì 20 ottobre 2025

TEX, LE ORIGINI DEL MITO

 


 

 

Massimo Capalbo
TEX, LE ORIGINI DEL MITO
VOLUME 1
Amazon
2025, brossurato
230 pagine, p.n.i.

 
Parlando di fumetti, ci sono appassionati più appassionati degli altri. No, detta così è l’affermazione è sbagliata, riproviamo: ci sono appassionati che manifestano la loro passione in modo più sorprendente di altri, che magari la coltivano in solitaria nel chiuso della propria cameretta. Ci sono quelli che animano forum e gruppi di discussione, quelli che fondano dei club, quelli che aprono canali YouTube, quelli che non mancano mai agli incontri con gli autori, quelli che gli autori li perseguitano. Poi ci sono quelli come Massimo Capalbo, specializzato nel compilare libri che sbalordiscono per la mole di lavoro  necessaria al recupero di tutti i dati necessari, dato che si tratta quasi sempre di puntuali schedature di storie, ambienti e personaggi di serie a fumetti di lungo corso (Tex, Zagor, Mister No), schedature che richiedono attente letture di migliaia di pagine, più approfondite ricerche per la documentazione di supporto. Chi ha sfogliato “The Dark Side of Tex”, l’ “Atlante di Mister No” o “Zagor Monsters” sa di che cosa parlo (chi non l’abbia fatto, dovrebbe farlo). Capalbo aggiunge alle sue fatiche il primo volume di "Tex, le origini del mito”, che ha per sottotitolo “Analisi delle storie contenute nei primi 53 albi di Aquila della Notte". Le 230 pagine del saggio, corredate da oltre cento illustrazioni, analizzano in maniera approfondita le 24 storie pubblicate nei primi 16 albi della collana Tex Gigante (seconda serie), quella tuttora in edicola e considera la serie regolare: da "Il totem misterioso" ad "Avventura nell'Utah", passando per "La Mano Rossa", "Uno contro venti", "Il mistero dell'idolo d'oro", "L'eroe del Messico", "Satania!", "Il patto di sangue", "Il tranello", "Il figlio di Tex" e altre ancora. L’autore non si limita a fare il riassunto di ogni episodio e a schedare autori e personaggi ma contestualizza, traccia collegamenti, individua citazioni, propone confronti con la realtà storica, mostra immagini d’epoca e fotogrammi di film, fornisce indicazioni ai collezionisti e un giudizio critico. I volumi sono in programma sono tre, e una volta usciti tutti avranno recensito i primi 53 albi, per un totale di 64 schede. Le origini, secondo Capalbo, si fermano qui, con il quartetto dei pards ormai stabilmente costituito a contrassegnare le definitive caratteristiche della serie dopo il lungo periodo di rodaggio e di assestamento. Attendiamo Massimo al varco. “Tex, le origini del mito” è in vendita esclusivamente su Amazon.



lunedì 13 ottobre 2025

FIN DOVE ARRIVA IL MATTINO

 
 
 


Giancarlo Berardi
Ivo Milazzo
FIN DOVE ARRIVA IL MATTINO
Sergio Bonelli Editore
2025, cartonato
138 pagine, 25 euro

“Fin dove arriva il mattino” è il capitolo finale della saga di Ken Parker. Una saga
 che ha segnato la mia vita (e quella di moltissimi altri), iniziata nel 1977 e conclusasi nel 2015 con il cinquantesimo volume di una riedizione distribuita in edicola da Mondadori Comics, contenente l’unica avventura inedita  in una collana che aveva ristampato, nelle quarantanove uscite precedenti, tutti gli episodi di Lungo Fucile. A distanza di dieci anni, Sergio Bonelli Editore (in occasione di una nuova riproposta  dell’intera serie) dà alle stampe un volume cartonato e di pregio, destinato al circuito delle librerie, della storia conclusiva del lungo cammino del personaggio. Storia, secondo me, memorabile. Ma per arrivare a parlarne, ritengo necessario ricapitolare i punti fondamentali riguardanti qualsiasi discorso sull’anti eroe di Berardi & Milazzo.

L'albo d'esordio, intitolato “Lungo Fucile” uscì in tutta Italia nel giugno 1977, per i tipi della Cepim di Sergio Bonelli e dunque nel classico formato Tex (anche se con una grafica di copertina originale rispetto alla tradizione). Il personaggio risaliva però a tre anni prima: era nato infatti nel 1974 per essere proposto in un unico episodio autoconclusivo da inserirsi nella Collana Rodeo. Bonelli, tuttavia, aveva bisogno di materiale per riempire gli spazi vuoti tra una puntata e l'altra de "La Storia del West" di Gino D'Antonio; così, dopo aver letto il racconto, chiese allo sceneggiatore Giancarlo Berardi e al disegnatore Ivo Milazzo di realizzarne un secondo, e poi un terzo, finché si convinse che il protagonista di quelle storie aveva un notevole "spessore" e meritava una serie tutta sua. Milazzo, nato a Tortina nel 1947, e Berardi, genovese della classe 1949, si erano conosciuti perché frequentavano la stessa scuola e avevano esordito insieme nel 1970 nel mondo del fumetto (il primo come disegnatore, il secondo in qualità di sceneggiatore) sulla rivisto Horror, diretta da Pier Carpi e Alfredo Castelli. Sempre insieme avevano fatto esperienza lavorando per lo studio ligure Bierreci (che prendeva il nome da Luciano Bottaro, Giorgio Rebuffi e Carlo Chendi)e realizzando storie per Tarzan e Gatto Silvestro. Da lì erano passati  al Giornalino grazie alle avventure di Tiki, un giovane indio amazzonico; e a Lanciostory con la serie di racconti western  Welcome to Springville. Ma a quel punto già arrivava Ken Parker.

Chiunque si trovi oggi a fare i conti con il western deve necessariamente sottostare alla regola dell' Im Westen Nichts Neues: all'Ovest niente di nuovo. Migliaia di film, romanzi e fumetti hanno sfruttato ogni situazione in tutte le possibili salse. Giancarlo Berardi si deve essere reso subito conto dell'impossibilità di dire qualcosa di nuovo in un contesto in cui si è detto tutto. E allora? Come è stato possibile per Ken Parker, nonostante questo handicap di fondo, incidere profondamente nel mondo del fumetto italiano? Innanzitutto, l'approccio verso gli ingredienti più tradizionali del genere western (gli attacchi degli indiani, le rapine alle banche, i ladri di bestiame) è di sostanziale accettazione, peraltro giustificata dalla rappresentazione di una realtà storica. Se non si cerca di modificare le situazioni in quanto tali, si modifica però l'ottica attraverso la quale queste situazioni vengono presentate al lettore. Non più la tradizionale divisione in "buoni" e "cattivi", ma il tentativo di esporre le ragioni degli uni e degli altri; non più eroi a tutto tondo, ma personaggi problematici, spesso tormentati da dubbi, angosce e incertezze; non più un mondo di relazioni interpersonali semplificate (se non banalizzate) ma un'analisi spesso profonda della psicologia e dell'intimo dei protagonisti. Tutto ciò viene raggiunto con una cura certosina, in fase di sceneggiatura, della scansione cinematografica delle sequenze e del loro montaggio, della sottolineatura dei dettagli e degli sguardi, dei dialoghi dove niente viene lasciato al caso e ogni parola ha il suo giusto peso e un preciso ruolo da svolgere. Inotre le avventure di Ken Parker spaziano in una dimensione più ampia di quella del western tradizionale: lo vediamo perciò cacciatore di balene tra gli iceberg e investigatore tra i palazzi di città. Infine, le avventure di "Lungo Fucile" sono caratterizzate da una costante contaminazione tra più generi: dal cinema alla letteratura, dalla musica al fumetto. Ken Parker maneggia i versi di Walt Whitman, commenta "Il Capitale", recita l'Amleto, incontra Ambrose Bierce; ma si imbatte anche in Tex Willer e Totò, marcia con i lavoratori del quadro di Pellizza da Volpedo, prende a pugni Poirot, conversa amichevolmente con i suoi stessi autori, diviene amico del Dersu Uzala di Kurosawa (anche se qui si fa chiamare Nanuk) e di Pippi Calzelunghe (Pat O'Shane), bacia Marilyn Monroe/Norma Jean, si inventa scrittore di dime novels. 
Ma chi è Ken Parker? Ferruccio Giromini, introducendo sulla rivista Orient Express il breve episodio intitolato "Cuccioli", risponde: "un uomo che crede di poter fare qualcosa per cambiare la storia". Giancarlo Berardi, che ne sa ben qualcosa, così replica in una intervista su Popular Press: "Ken Parker non ha questa pretesa. Si sforza solo di essere coerente con le sue idee, con il suo bagaglio di uomo, con i suoi valori che ha pian piano riscoperto. Dato che nella società in cui viveva, e anche in quella in cui viviamo noi, di valori ce ne sono pochi, nasce la necessità di crearsene di propri e vivere coerentemente con essi". Ciò significa fare delle scelte, a volte faticose, altre volte addirittura drammatiche. 
Le avventure di Ken Parker, ex cercatore d'oro in California tornato fra le sue montagne a fare il cacciatore di pellicce, hanno inizio nel Montana il 29 dicembre 1868, quando suo fratello Bill viene ucciso, a scopo di rapina, da alcuni assassini, che, di lì a poco, si arruolano come scout dell'esercito. Ken, deciso a vendicare Bill, fa lo stesso e si trova così coinvolto nel drammatico inseguimento di una tribù di Cheyenne fuggita della riserva da parte di uno squadrone di Giacche Blu. Ken resta nell'esercito anche dopo aver fatto giustizia degli assassini di suo fratello. Nel suo ruolo di guida ed esploratore, ha modo di venire a contatto con la tragica realtà del problema indiano. 
Con il numero 59, “I ragazzi di Donovan”, datato maggio 1984, si chiude la prima serie di albi bonelliani in bianco e nero di Ken Parker. Il personaggio proseguiva però le sue avventure sempre su una testata della stessa casa editrice: appunto la prestigiosa rivista Orient Express, diretta da Luigi Bernardi, da poco entrata a far parte della scuderia Bonelli.  Berardi & Milazzo erano convinti che fosse impossibile continuare a sostenere il ritmo di una storia al mese senza perdere in qualità, parametro a cui gli autori non erano disposti a rinunciare. Per Ken Parker fu dunque decisa la chiusura della collana mensile in bianco e nero (da tutti rimpianta) e la prosecuzione con storie a colori pubblicate a puntate e poi raccolte in albo. L’esordio su rivista del nostro eroe avviene sul n° 20 di Orient Express, datato aprile 1984. Ma l’esperimento non funziona. Berardi & Milazzo si mettono in proprio e tornano alle storie in bianco e nero pubblicate su un magazine intitolato al loro personaggio, poi rilevato da Bonelli. 
Con l'episodio “Un soffio di libertà" (distribuito sui numero 30, 31 e 32 del magazine, datato 1995) le vicende umane di Lungo Fucile giungono a toccare un momento estremamente drammatico della sua vita. Ken Parker, accusato di aver ucciso un poliziotto durante uno sciopero a Boston, in uno scontro di piazza fra operai manifestanti e le forze dell’ordine (in realtà si è trattato di un gesto necessario, in un momento concitato, per salvare una vita in pericolo), è incarcerato nel penitenziario di Jackson County, gestito da un direttore "illuminato", Compton Scott, che però non ha il controllo sui suoi secondini, che si accaniscono sui detenuti a sua insaputa. Proprio mentre un gruppo di giornalisti visita la prigione per scrivere delle idee di Compton Scott, l'uccisione di un galeotto da parte degli aguzzini scatena una rivolta carceraria. Ken Parker si fa portavoce dell'ala moderata dei rivoltosi, quelli che non chiedono di evadere ma di vedere puniti i colpevoli. Intanto, i più facinorosi usano violenza alla moglie e alla figlia del direttore prese in ostaggio e nello stesso tempo il governatore decide di risolvere la questione con una dimostrazione di forza nonostante la trattativa condotta da Ken sia più che ragionevole e abbia ormai messo d'accordo tutti i negoziatori. Così, la rivolta si risolve in un bagno di sangue, da cui Ken Parker è uno dei pochi a uscire vivo. C'è, nello spunto iniziale, il ricordo del film "Braubaker", con Robert Redford (anche se non serve averlo visto).
Ma arriviamo a “Fin dove arriva il mattino”, l'episodio che di "Un soffio di libertà" rappresenta il sequel. Occhio allo spoiler. Ricordo che quando scoprii Ken Parker (in ritardo rispetto all'uscita originaria, e precisamente con l'albo intitolato "Il poeta"), decisi di raccogliere tutti i numeri arretrati che mi erano sfuggiti. Guardavo però la pila dei titoli da leggere con quel senso di angoscia di chi sa che, facendo qualcosa, poi dovrà soffrire. Infatti, quando trovavo il coraggio di affrontare la lettura, spesso la concludevo con il groppo alla gola ed emotivamente sconvolto. "Butch l'implacabile", "Cronaca", "Diritto e rovescio", "Lilly e il cacciatore"... tutti albi che mi hanno lasciato il segno, sui quali appunto ho sofferto per quanto erano coinvolgenti. Ricordo di aver pianto sul finale di "Alcune signore di piccola virtù". Qualcosa del genere mi è successo con l'ultima avventura di Ken Parker. Ho temporeggiato finché ho potuto, sapendo che leggere mi avrebbe oppresso il petto e fatto dormire male. Cosa che è regolarmente accaduta. Per quanto mi riguarda, si tratta di uno degli episodi più belli e più amari della saga, magistralmente raccontato da Berardi in una continua alternanza (piena di corrispondenze) fra il passato e il presente, e disegnato da Milazzo con lo sfoggio del suo stile inconfondibile in grado di comunicare brividi con pochi segni solo apparentemente scarabocchiati: il talento suo proprio che mi ha da sempre fatto innamorare delle sue tavole. La caratteristica principale delle storie di Lungo Fucile è sempre stata quella del realismo, della raffigurazione del dramma senza edulcorazioni: l'episodio finale porta questa connotazione fino alle estreme conseguenze. L'eroe dei fumetti, se è chiuso in prigione, riesce a evadere e a dimostrare la propria innocenza; e soprattutto non invecchia, le ferite su di lui non lasciano cicatrici. Ken invece sconta vent'anni di carcere e quando ne esce, per un indulto, è anziano e dolorante, oppresso dal mal di schiena, costretto ad appoggiarsi al fucile come un bastone. Non è neppure in grado di affrontare una banda di criminali a cui si unisce per cercare di salvare due donne, madre e figlia, che hanno presso in ostaggio, e soltanto alla fine riesce nell'impresa, quando i banditi sono rimasti soltanto in due. Della donna più anziana forse si innamora pure, contraccambiato, ma i guai nascono da quella più giovane che, vittima della sindrome di Stoccolma, reagisce in modo inaspettato alla sua liberazione. Alla fine Ken inevitabilmente muore, come muoiono le persone reali, vecchio e sofferente, senza più forze, aspettando l'alba. E io, di nuovo, piango.



domenica 27 aprile 2025

WES SHERMAN

 
 
 
 
Raffaele Della Monica
WES SHERMAN
Cut-Up Publishing
Cartonato, 2024
180 pagine, 29.90

Immaginatevi la scena. Un prolifico e meticoloso disegnatore di fumetti passa tutta la giornata a disegnare le sceneggiature che gli arrivano dalla Casa editrice, e lo fa con tutta la cura e l’attenzione che gli viene richiesta da collaborazioni prestigiose e da lettori esigenti. Otto, dieci ore con la matita, il pennino, il pennello in mano. Giunge la sera, è ora di staccare. Uno sbadiglio, una stiracchiata, magari uno spuntino, poi l’autore si chiede: “cosa posso fare, adesso, per rilassarmi un po’?”. Semplice: riprende a disegnare, ma storie sue, di cui elabora anche il testo e i dialoghi e che pertanto gli permettono di andare, con la fantasia, esattamente dove vuole e non dove lo porta lo sceneggiatore di turno. Quel fumettista esiste e si chiama Raffaele Della Monica. Per anni, sono stato abituato a ricevere da lui volumi autoprodotti e stampati in poche copie distribuite in regalo agli amici, con storie a fumetti realizzate per divertimento. La maggior parte di quei racconti erano western e avevano per protagonista lo sceriffo Wes Sherman. Conosco pochi disegnatori con la voglia di disegnare di Raffaele, e di disegnare di tutto e di più, dai personaggi Disney ad Alan Ford, passando con disinvoltura dall’umorismo all’horror, da “Only West Baby” (serie di sua ideazione) a Gordon Link, Tex, Mister No, Zagor. 
 
A proposito di Zagor, conoscendo il forte desiderio di Della Monica di illustrare testi propri, l’ho assecondato inserendo nella saga un’avventura scritta e disegnata tutta da lui, “Braccati!”, lo Zenith Bis dell’estate 2023. E’ cosa assai rara che una storia dello Spirito con la Scure venga scritta e disegnata dalla stessa persona: in passato (all’inizio degli anni Sessanta) era accaduto soltanto con Gallieno Ferri, creatore grafico del personaggio. Eppure, avendo seguito per tanti anni la carriera di Raffaele, essendogli diventato amico, ho capito che poteva riuscirci benissimo, cosa che in effetti è accaduta. Un anno dopo, finalmente, grazie a Cut-Up Publishing, quattro storie di Wes Sherman, finora lette soltanto da pochissimi, vengono raccolte in volume. Storie che sono la quintessenza del western più classico, di cui evidentemente l’autore ha nostalgia. 
 
Ne ho parlato con Raffaele che mi ha risposto senza staccare la matita dal foglio. Ho preso appunti e in pratica lui vorrebbe che spiegassi quanto segue: «Wes, è leale, ligio al dovere e deciso. Non ama uccidere, ma se capita, lo fa senza scrupoli. Ha una assistente (Arleen), poco attraente e un po' maschiaccio. Una tipa tosta che lo sostituisce quando non c'è. Wes non è credente e spesso discute con il reverendo Mc Nelly del possibile Aldilà. Di volta in volta, Wes si avventura nei tipici paesaggi del West, senza precisi riferimenti. Le sue avventure hanno inizio con "L'oro di Luke", realizzato anni fa. Mi piace non dargli una precisa collocazione storica. Le sue sono avventure senza tempo. Mia intenzione è stata di fare una serie di storie semplici e assolutamente leggibili, con sentimenti autentici. Ne' dalla parte dei bianchi, ne' dalla parte degli indiani. Solo dalla parte dei buoni». Mi sembra giusto. Continua a fare fumetti, Raffaele. E ogni tanto facciamone ancora qualcuno insieme.

L’editore ha chiesto a me di scrivere la prefazione. Riporto qui sotto la biografia professionale di Della Monica compilata per quel testo introduttivo. Vi segnalo anche la mia recensione per il volumetto che raccoglie la serie “Only West, Baby!”: 
 
 
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L’esordio di Della Monica su Alan Ford avvenne con “Superciukissimo” (dopo alcune prove come inchiostratore e il rifacimento di “Ostix” per la collana “Il Gruppo TNT”). Da quel momento in poi lanciai gridolini isterici di giubilo ogni volta che uscivano albi illustrati dal salernitano: “Bellegambe Betty”,  “Una rosa per Bob”, “Il Numero Uno è morto” i miei preferiti, tra la ventina che portano la sua firma. Presto cominciai ad apprezzare un altro giovane disegnatore che venne ad affiancarsi a Raffaele, Giuliano Piccininno, anche lui di Salerno (o giù di lì: di Giffoni Valle Piana): tutti e due sarebbero finiti a lavorare con me a Zagor, un personaggio della Sergio Bonelli Editore. Ma questa è un’altra storia. Ci serve accennare a Piccininno, parlando di Della Monica, perché entrambi avevano frequentato la stessa palestra fumettistica, quella di un gruppo di autori salernitani riuniti attorno a una rivista amatoriale chiamata “Trumoon”, il cui primo numero è del 1981. Non a caso, nella seconda vignetta di tavola 76 dell’Alan Ford n° 171, su una parete di un bar leggiamo un cartellone pubblicitario che dice: “Trumoon Beer”. Sempre non a caso, Della Monica e Piccininno tra il 1985 e il 1986 si fanno aiutare con le chine da noi (accreditati) sugli albi alanfordiani, di Giuseppe De Nardo, Luigi Siniscalchi e Roberto De Angelis, tutti ragazzi (all’epoca) della banda salernitana solita riunirsi in Via Bastioni. “Trumoon”, il cui primo numero è datato 1981, su cui si sono fatti le ossa tutti gli autori della cosiddetta “scuola salernitana”, fra i quali, oltre ai nomi già citrati, figuravano anche Bruno Brindisi, Luigi Coppola e Daniele Bigliardo. Fra i personaggi nati dall’attività del gruppo ci sono gli scalcinati eroi western della serie comica “Texas Strangers”, disegnata da Raffaele con una grande verve umoristica (ci torneremo fra poco). Giuliano Piccininno, nella sua prefazione a una ristampa di questa breve saga, ricorda: "Via Bastioni è una stradina del centro storico di Salerno all'ombra della cattedrale romanica dove, nel 1977, un gruppo di ragazzi sconsiderati decise di aprire uno studio per produrre fumetti".  Tra il 1985 e il 1987, lasciato Alan Ford, Della Monica entra a far parte dello Staff di If: essendo molto versatile, disegna con disinvoltura per testate diversissime fra loro, come “Cucador”, “Masters of the Universe”, “Intrepido” e “Topolino”.  Il disegnatore aiuta quindi Franco Bignotti nella rifinitura di un episodio di Mister No, sempre per Mister No, realizza le matite inchiostrate da Roi e infine comincia a fare tutto da solo. Dopo una breve parentesi con una storia di Martin Mystère, Raffaele passa a Tex. In seguito, per un breve periodo lascia la Bonelli in favore della Dardo e di “Gordon Link” (una serie horror scritta da Gianfranco Manfredi), ma vi fa ritorno per dedicarsi a Zagor, Magico Vento e Shangai Devil. Ma è proprio nello staff dello Spirito con la Scure che il tratto pulito ed efficace del salernitano trova la sua collocazione più consona e proficua, divenendo negli anni un punto di riferimento per i lettori e per i colleghi illustratori. Lo testimonia ancor di più, però la caparbietà con cui convinse i suoi amici di “Trumoon” ad assecondarlo con un esperimento editoriale riconducibile sotto l’etichetta “Only West, Baby”. Raffaele Della Monica aveva una gran voglia di diventare editore di se stesso sulla scorta di ciò che aveva fatto Wally Wood in America (il paragone è di Giuseppe De Nardo). L'esperimento non ottenne i risultati sperati (e che avrebbe meritato) e i numeri usciti furono solo tre. C'è da chiedersi perché, nel 1990, gli autori dei "Only West Baby" abbiano voluto dedicarsi appunto solo al western: "Basta con questo West! Buttiamoci sui supereroi", consiglia Piccininno in una vignetta autoironica. La risposta, probabilmente, è che al cuore non si comanda, e Della Monica è innamorato del genere western. Quello più classico, avventuroso, pieno di polvere da paro e zoccoli di cavalli. Tant’è vero che, pur avendo da disegnare di tutto e di più, e impelagato fino al collo con le consegne delle tavole di Zagor, Raffaele ha continuato imperterrito a tempo perso (dice lui), a scrivere e illustrare storie del West, e a pubblicare in tiratura limitatissima, solo per gli amici, in pratica, le avventure di un suo eroe, Wes Sherman. In altre parole: dopo aver disegnato tutto il giorno, giunto a sera Della Monica si rilassa disegnando roba sua. In realtà fa anche dell’altro: dipinge. Quadri astratti, ma anche ceramiche con vedute della costiera sorrentina e persino affreschi con soggetti religiosi (chiedete al parroco del suo paese). La verità è che disegnatori si nasce e ancor di più fumettisti. Si finisce per vivere a fumetti, pensare a fumetti, sognare a fumetti. Sto scrivendo troppo per una prefazione ma, che volete, anche scrittori di fumetti, e sui fumetti, si nasce e io lo nacqui.




sabato 20 aprile 2024

PASQUALE FRISENDA ARTBOOK

 

Pasquale Frisenda
ARTBOOK
Cut-Up Publishing
2024, cartonato
96 pagine, 35 euro


Gli artbook sono un genere a se stante. Si potrebbero definire “cataloghi” o “campionari” delle opere di un artista, realizzati indipendentemente da una mostra che le esponga in una galleria o in un museo. Dunque, vere e proprie mostre essi stessi, da tenersi in casa, da venire portate in giro, da poter essere visitate semplicemente sfogliando le pagine di un libro ogni volta che lo si desideri. Non sono il “ricordo” di una esposizione, sono l’esposizione stessa. Gli artbook risultano particolarmente interessanti quando ripercorrono l’evoluzione di anni di lavoro di un fumettista perché dimostrano come i disegnatori di comics siano al tempo stesso narratori di storie e illustratori, e si dimostrino in grado di eccellere in ambiti diversi, ora al servizio di una storia articolata o di un personaggio dalla lunga tradizione che si intende rispettare o reinterpretare, ora folgorandoci o incantandoci con una sola immagine, che basta a se stessa. Tutto ciò è straordinariamente ben dimostrato dall’artbook di Pasquale Frisenda, classe 1970, milanese, attivo a livello professionale a partire dal 1991 (l’esordio avviene sulla rivista “Cyborg”) ma alle prese con chine e matite (e sogni) già dal 1985, grazie al suo incontro con lo Studio Comix di Carlo Ambrosini, Giampiero Casertano ed Enea Riboldi, dove fa apprendistato. Ci sono, nel volume edito da Cut-Up, anche esercitazioni grafiche precedenti, a testimonianza di come si nasce fumettisti anche prima di imparare la tecnica, esercitandosi, copiando, inventando racconti disegnati. Ma la svolta, per Frisenda, arriva grazie alla collaborazione con Ivo Milazzo che lo mette al lavoro su storie di Ken Parker sceneggiate da Giancarlo Berardi, pubblicate sul “Ken Parker Magazine”. Da Lungo Fucile a Magico Vento il passo è breve: entrambi grandi personaggi autoriali (il secondo è scritto da Gianfranco Manfredi), eroi western fuori dai canoni. Di Magico Vento, Pasquale diventa anche il copertinista. Fuori dal canoni è anche il Texone che Frisenda viene incaricato di illustrare nel 2009, su testi di Mauro Boselli, intitolato “Patagonia”. Un capolavoro che gli vale di Gran Guinigi a Lucca Comics & Games, e che dimostra (se mai ce ne fosse il bisogno) sia la dignità del fumetto popolare in grado di proporsi come produzione “alta” senza rinnegare i propri canoni, sia la vocazione di Frisenda a incarnare il popolare d’autore nella più nobile accezione. Da quel momento in poi è impossibile non considerarlo un maestro, qualunque cosa faccia, a colori e in bianco e nero, in Italia e all’estero (Dylan Dog, Deadwood Dick, Le Storie, Peux Epaisses). Nel 2024 esce la versione a fumetti de “Il deserto dei tartari”, di Dino Buzzati, su sceneggiatura di Michele Medda. L’artbook della Cut-Up si ferma tuttavia al 2021. Ho un solo rimpianto: che manchi l’illustrazione realizzata con la biro e pubblicata su un numero della rivista “Dime Press”, raffigurante un poderoso Zagor la cui sagoma avanza verso il lettore stagliata contro la luce di un fulmine.

domenica 10 marzo 2024

VIVO O MORTO!



Mauro Boselli
Roberto De Angelis
VIVO O MORTO!
Sergio Bonelli Editore
Cartonato, 2023
258 pagine, 28 euro

Nel novembre del 2018 fece la sua prima apparizione nelle edicole italiane una nuova collana riservata a Tex, dedicata alle avventure giovanili del personaggio creato da Giovanni Luigi Bonelli nel 1948 (si festeggiavano per l’appunto i settanta anni di vita editoriale di Aquila della Notte), curata (e in gran parte sceneggiata) da Mauro Boselli. Lo spin-off venne intitolato, per differenziarlo dalla testata madre, “Tex Willer”. La foliazione era più agile, sole 64 tavole a fumetti contro le 110 della serie regolare. Ma, soprattutto, oltre alla più giovane età del protagonista era diverso il ritmo, il mood narrativo. Il giovane Tex è scavezzacollo, vive avventure rocambolesche, serrate come erano, anche in ragione del minor spazio concesso dal formato a strisce delle origini, gli episodi degli anni Quaranta e Cinquanta. L’operazione si rivela fortunata, riscontrando l’apprezzamento del pubblico. Nel 2021, la Sergio Bonelli Editore comincia a raccogliere e riproporre in una collana cronologica di volumi cartonati destinati alla distribuzione in libreria le tavole degli albi da edicola, in prima edizione a colori, in bianco e nero nelle successive (il volume del 2023 fotografato nelle mie mani che vedete in apertura è una terza edizione del giugno 2023). Scrive Mauro Boselli nella sua introduzione intitolata “Quando il West era giovane”: “Il Tex che conosciamo ha 45 anni, ed è vedovo, con un figlio grande. I suoi lettori affezionati, però, conservano indelebile, nella memoria e nell’anima, il ricordo del giovane scatenato che era: le due immagini, il fuorilegge coraggioso ingiustamente perseguitato e l’odierno ranger e capo Navajo, si sovrappongono, concorrendo entrambe al fascino del personaggio”. Le avventure del Tex ventenne riempiono gli spazi vuoti lasciati da Giovanni Luigi Bonelli nella sintesi delle sue prime sceneggiature: per esempio, in “Vivo o morto!” scopriamo gli antefatti della vignetta d’esordio del personaggio, quella in cui il giovane ricercato si chiede se i cavalieri che vede giungere sulla sua pista siano gli uomini di un certo sceriffo, e ci vengono fornite esaustive spiegazioni circa i precedenti dell’indianina Tesah (fortunatamente con le cosce scoperte prima della censura imposta nelle ristampe degli anni Cinquanta dal famigerato marchio “Garanzia Morale”). In avventure successive vediamo in azione anche Kit Carson, Mefisto, Montales, Cochise, anch’essi con venticinque anni di meno. Questo primo volume raccoglie quattro albi di “Tex Willer”, illustrati da uno strepitoso Roberto De Angelis, che già si era cimentato con successo con Aquila della Notte nel 2004 con il diciottesimo “Texone” (“Ombre nella notte”, testi di Claudio Nizzi). Tuttavia, in quel caso, era ancora un illustre ospite in prestito dalla serie di Nathan Never. Con “Vivo o morto!” il passaggio al western è (o sembra) definitivo: De Angelis sembra tuttavia non aver fatto altro.

domenica 3 marzo 2024

BOUNTY HUNTERS

 

Pasquale Ruju
Massimo Rotundo
BOUNTY HUNTERS
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2024
52 pagine, 9.90 euro


Per me, il nome di Massimo Rotundo resterà per sempre legato al graphic novel post apocalittico "Il pescatore", sceneggiato da Riccardo Barreiro e pubblicato ne "Gli albi di Orient Exress" dopo essere apparso su rivista nel 1983. Una di quelle letture che lasciano il segno, che si riprendono in mano più volte nel corso degli anni. Mi sono sempre chiesto perché non ne sia nata una intera serie. Ma anche Sera Torbara, del 1987, personaggio di ambientazione storica ottocentesca sceneggiato da Giuseppe Ferrandino, è stato una gioia per gli occhi. Ho apprezzato gli "Ex Libris Eroticis" e naturalmente ho seguito Rotundo in Bonelli su Brendon, Volto Nascosto e Shangai Devil. Sono stato felice di vederlo arrivare a Tex, e quindi lieto di vederlo all'opera su questo nuovo cartonato "alla francese" di Aquila della Notte di cui ha realizzato, oltre ai disegno, anche i colori. "Alla francese" per formato, policromia, scansione narrativa e taglio delle tavole, ma distribuito "all'italiana" in edicola, a un prezzo che, rapportato alle caratteristiche editoriali, è quanto di più concorrenziale si possa desiderare. La sceneggiatura, firmata dal veterano Pasquale Ruju, è quanto di più classico si possa immaginare: un bandito in fuga in territorio messicano, Tex che lo cattura, un gruppo di bounty killers che fanno comunella per soffiargli la preda prima che venga riportata oltre il confine americano e consegnata a uno sceriffo. Che bello però se il prossimo lavoro di Rotundo fosse una miniserie con protagonista il Pescatore o Sera Torbara.

lunedì 30 ottobre 2023

LA FONTE DELLA GIOVINEZZA

 


Fabio Civitelli
Giorgio Giusfredi
LA FONTE DELLA GIOVINEZZA
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2023
52 pagine, 9.90 euro


La lettura del diciassettesimo cartonato di Tex “alla francese” (ma destinato all’edicola e venduto a un prezzo competitivo) richiede la conoscenza di alcuni antefatti, come ben dimostra la scure di Zagor al fianco di Aquila della Notte che si vede in quarta di copertina. Non a caso la Casa editrice di via Buonarroti ha pubblicato nel settembre 2023 il n° 9 di una collana denominata “Le grandi storie Bonelli”, intitolato “Le sette città di Cibola”, che raccoglie in unico volume un “classico moderno” zagoriano uscito originariamente suddiviso in tre albi, i numeri 355/356/357 di Zagor, dati alle stampe tra il febbraio e l’aprile del 1995, con i testi di Mauro Boselli e i disegni di Alessandro Chiarolla. “La fonte della giovinezza”, di Giorgio Giusfredi e Fabio Civitelli trova infatti in quell’avventura i propri presupposti. Lì, a partire da un primo episodio intitolato “Conquistadores”, facciamo la conoscenza del saggio sciamano Hopi chiamato Masewi e della sua giovane figlia Shumavi. Gli Hopi vengono però attaccati dai Navajos guidati dal fiero Nakai, i quali rapiscono sia il vecchio uomo della medicina che la ragazza perché rivelino l’ubicazione delle leggendarie Sette Città di Cibola. In una di esse, la Grande Città Rossa del Sud, si crede siano state nascoste le Tavole Sacre, sottratte molti anni prima dagli Hopi ai Navajo. Queste tavole, secondo la tradizione, garantirebbero la prosperità al popolo di Nakai. Le Sette Città, attribuite al misterioso popolo degli Anasazi, si rivelano invece una base di una civiltà antidiluviana, quella di Mu, nemica dell’altrettanto antica civiltà atlantidea (si gettano qui le basi di una lunga saga legata ad Atlantide, condotta negli anni, attraverso varie avventure, da Boselli e dal sottoscritto). Nella vicenda sono implicati anche dei bianchi senza scrupoli, inizialmente alleati di Nakai ma poi destinati a rivelarsi per quelli che sono: assassini e predoni. Zagor e Cico, gettatisi sule tracce del gruppo per liberare i due prigionieri, riescono invece a dimostrare valore, coraggio e nobiltà d’animo agli occhi dei Navajos, che finiscono per far causa comune con gli Hopi, i quali restituiscono le antiche Tavole Sacre. Masewi, grazie alle sue dori sciamaniche, riesce a prevedere un futuro prospero per i Navajos e profetizza: “Un grande capo bianco vi proteggerà dal male”. Il riferimento, naturalmente, è a Tex, che irromperà sulla scena una trentina di anni dopo (ed è questo il punto nodale che unisce gli universi narrativi dello Spirito con la Scure e Aquila della Notte, destinati ad alcuni altri incroci). Non solo: nel corso dell’avventura, Nakai e Shumawi si innamorano e Masewi benedice la loro unione. Fin qui, ciò che accade (riassunto molto in breve) nella storia di Zagor del 1995. Nakai, Shumavi e Masewi ricompaiono sulla scena in altre due avventure pubblicate sulla Collana Zenith: una prima volta nell’episodio immediatamente successivo a quello di cui abbiamo parlato finora, “La strega della sierra”, apparso diviso in due puntate sceneggiate dal sottoscritto (su soggetto di Boselli) e disegnate da Marco Torricelli; una seconda volta nel 2008, con la storia (sempre divisa su due albi) intitolata “L’orda del male”, scritta da Luigi Mignacco e illustrata da Gianni Sedioli. Ne “La fonte della giovinezza” Nakai e Shumavi tornano dunque per la quarta volta e lo fanno nel contesto delle avventure di Tex, invecchiati di trent’anni ma sempre in forma. Di Masewi ci viene invece mostrata, in retrospettiva, la morte, avvenuta per mano di sconosciuti assassini. E’ inseguendo costoro che Nakai trova, accanto ai loro cadaveri, uccisi da mani misteriose, una bambina messicana che adotta e a cui dà il nome navajo di “Sitsi”, che significa semplicemente “figlia”. La piccola è molto confusa riguardo all’accaduto. I ricordi però in parte riaffiorano e il desiderio di scacciare i fantasmi del passato la convince a lasciare Nakai e unirsi a un gruppo di uomini in cerca della mitica Fonte della Giovinezza, legata in qualche modo a quanto accaduto anni prima. Lascio volentieri al lettore scoprire il resto del racconto, però vanno spiegate le parole che Tex pronuncia a pagina 31, allorché Shumavi gli consegna la scure di Zagor, che potrebbe essergli utile: “Conosco questa scure e l’uomo a cui apparteneva”. Ora, sia Nakai che Shumavi hanno conosciuto Zagor, e questo l’abbiamo spiegato. Masewi ha profetizzato l’arrivo di Tex fra i Navajos, ed è accaduto. Ma come può Tex conoscere Zagor? La risposta, che i cultori dei due personaggi sanno benissimo, è contenuta in un albo speciale intitolato “Bandera!”, uscito nel 2021 (in occasione del sessantennale zagoriano) come supplemento della collana “Tex Willer”, che racconta le avventure del futuro Ranger ancora ventenne. In quella storia, scritta da Mauro Boselli e disegnata da Alessandro Piccinelli, viene mostrato l’incontro fra il maturo Zagor e il giovane Tex. Dunque, il Tex di una ventina di anni dopo che ritrova Nakai e Shumavi ricorda l’eroe di Darkwood al cui fianco ha combattuto in una serrata battaglia ambientata in Texas. “Bandera!” a sua volta è il sequel di una avventura zagoriana del 1995, “Texas Rangers”, di Boselli e Carlo Raffaele Marcello, anch’essa riproposta nella collana “Le grandi storie Bonelli” come vademecum per la lettura del team up. Insomma, gli universi dei due eroi stanno collidendo. In attesa di scoprire quali altri incroci uniranno le loro piste, complimenti a Giorgio Giusfredi e al magistrale Fabio Civitelli, noto per essere un certosino cesellatore e qui chiamato a rompere la tradizionale gabbia bonelliana. I colori sono di Laura Piazza.

lunedì 26 giugno 2023

I DUE DISERTORI



 

Mauro Boselli
Bruno Brindisi
I DUE DISERTORI
Sergio Bonelli Editore
Cartonato, 2019
320 pagine, euro 28
 
Nel novembre 2018, la Sergio Bonelli Editore ha affiancato alla collana regolare dedicata a Tex (il ranger creato nel 1948, dunque settanta anni prima, da Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini, il più longevo tra i fumetti italiani) una nuova serie mensile intitolata “Tex Willer”, che propone storie diverse e inedite rispetto alla testata madre. A caratterizzare la seconda collana rispetto alla prima sono essenzialmente tre elementi: il Tex di cui si narrano le avventure è più giovane di vent’anni circa rispetto all’altro; la narrazione è più veloce e concitata (quasi un ritorno alle origini, quando i tempi dell’azione erano dettati dal formato a striscia); le pagine di ogni numero sono soltanto 64 (contro le 110 del formato classico). Dunque “Tex Willer” garantisce una lettura agile e veloce, in linea con i tempi di fruizione medi di ogni contenuto di fiction dei giorni nostri, veicolati dai social o dalle piattaforme in Rete. Siccome il giovane Tex ha vent’anni mentre il Tex della tradizione ne dimostra una quarantina, anche il suo carattere è più brusco e spavaldo, irruente a tratti, spericolato in altri, pur risultando assolutamente riconoscibile. Anche il Tex della prima striscia di Bonelli e Galleppini era e sembrava, tutto sommato, più giovane rispetto a quello che abbiamo visto maturare nei decenni successivi, per cui si può dire che “Tex Willer” narra avventure del periodo di poco precedente a quello dell’entrata in scena del personaggio ne “Il totem misterioso”, l’albetto del ’48 da cui tutto ebbe inizio, quando l’eroe era ancora un fuorilegge, ingiustamente perseguitato dalla giustizia. Ciò permette a Mauro Boselli, principale sceneggiatore della nuova serie, ma da tempo anche stabilmente alle redini della testata madre, di fornire retroscena ed antefatti riguardo alcune delle prime storie bonelliane (per esempio, riguardo gli esordi di Mefisto). L’intento di Boselli è chiaramente quello di costruire una narrazione organica e coerente risolvendo molti passaggi dubbi della biografia dell’eroe, e in quest’impresa lo avevano aver già visto all’opera con alcune storie sull’infanzia e sula giovinezza di Tex pubblicate su altri albi, come Texoni o Maxi, già prima che iniziasse la nuova collana. Il tutto, come si capisce, è (almeno per il sottoscritto) estremamente interessante, e allora ben vengano anche grandi volumi cartonati da libreria come “I due disertori” che raccolgono e ripropongono a colori le avventure complete apparse in bianco e nero e in piccolo formato in edicola. Il volume di cui vedete la copertina (opera di Massimo Carnevale e dunque diversa rispetto a quelle originarie di Maurizio Dotti) presenta in un unico tomo la seconda storia della collana “Tex Willer”, uscita precedentemente in edicola su cinque albi (dal numero 5 al numero 9) tra il marzo e il luglio del 2019. Gli avvenimenti narrati (puro western di ambientazione di frontiera, quella tra il New Mexico e il Messico) si ricollegano a quanto narrato precedentemente: il giovane Tex deve liberare l’indianina Tesah (protagonista anche del “Totem misterioso”) rapita dai comancheros (la prefazione di Mauro Boselli chiarisce bene chi siano e come non si debbano confondere con i Comanche). Lungo la sua pista, l’eroe si imbatte in due disertori dell’esercito messicano, fuggiti da paghe misere e trattamento da cani, Miguel e Pedro. Una coppia non certo adamantina, di cui inizialmente Tex giustamente diffida, ma i due poi si rivelano validi alleati: torneranno in altre avventure. Così come tornerà Juan Cortina, “l’inafferrabile desperado, impegnato in una guerra solitaria contro gli Sati Uniti d’America”, come lo definisce il futuro Aquila della Notte, personaggio storico. Già, perché un’altra caratteristica delle avventure del giovane Tex Willer è l’intreccio dei racconti con la Storia scritta con la S maiuscola. Dando però la precedenza alle scorribande a cavallo, alla polvere del deserto e a quella da sparo, al sudore e al sangue, tutto perfettamente reso da Bruno Brindisi, disegnatore in grado di dimostrarsi a suo agio con Tex tanto quanto con Dylan Dog.

sabato 27 maggio 2023

L'UOMO SENZA PASSATO

 

 



Claudio Nizzi
Claudio Villa
L'UOMO SENZA PASSATO
Sergio Bonelli Editore
2022, cartonato
282 pagine, 28 euro
 
Ho sempre considerato questa storia (apparsa originariamente sugli albi di Tex dal n° 423 al n° 425, usciti in edicola nel 1996) la migliore fra quelle realizzate in coppia da Claudio Nizzi e Claudio Villa, e sarei tentato di allargarmi a valutarla come la più bella scritta dal primo e disegnata dal secondo nell'ambito della loro produzione texiana, anche se giudicati separatamente. L'edizione cartonata del racconto in un volume di grande formato è dunque più che meritata, e il colore proposto per l'occasione non aggiunge comunque nulle alle tavole di Villa, bellissime anche, se non si più, in bianco e nero. Trattandosi di un classico molto noto e ristampato più volte (anche se mai così in grande) mi consentirete di non tener conto, parlandone, dello spoiler. In ogni caso consideratevi avvisati e non proseguite la lettura di questa recensione se non volete rovinarvi la sorpresa nel caso non abbiate prima già affrontato quella del racconto.
Partiamo con il rilevare come la maledizione di Taniah colpisca ancora. Era stata lei, la squaw di Tiger Jack, a inaugurare (cronologicamente, stando alla continuity interna) la catena di tristi sorti che lega inesorabilmente le belle compagne indiane dei nostri pards (l’unico immune è Carson, per ora). Taniah era morta  suicida per sottrarsi alle insane attenzioni di Don Liborio Torres, in una storia del 1992 (di Nizzi e Ticci). Dopo qualche tempo la sventura si abbatte sulla famiglia di Tex: muore atrocemente Lilyth, la moglie pellerossa del ranger, e ancora una volta per colpa dell'odio dei bianchi (straordinariamente evocativa, ricca di nostalgico colore e struggente per le parole pronunciate da Willer, è la sequenza che ritrae Tex, abbigliato da Aquila della Notte, giurare vendetta davanti alla tomba dell’amata consorte defunta: la si vede in un classico di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini del 1972,). E ora tocca al figlio di Lilyth e di Tex, Kit Willer, subire un'analoga, straziante perdita. Ripescato senza memoria dalle acque tumultuose del Little Colorado, dopo esservi caduto con una brutta ferita durante una conflitto a fuoco contro un gruppo di feroci contrabbandieri capeggiati dal vile Simon Gentry, Kit si innamora della sua salvatrice, Fiore di Luna, la più bella donna della tribù degli Ute. E' Fiore di Luna che fa rinascere Kit, battezzandolo con le fresche acque correnti d'Arizona e con un nuovo nome, Tonkawa, che significa "portato dal fiume". La passione che sboccia fra i due giovani rischia di scatenare un nuova guerra indiana: il bellicoso Falco Nero, gran testa calda degli Ute, vistosi respinto da Fiore di Luna che gli preferisce il nuovo arrivato, complotta contro il padre di lei, il saggio e pacifico capo Naso Piatto, e provoca numerosi morti. Sarà Kit a fermarlo per sempre, ma non riuscirà a evitare la fine di Fiore di Luna che, in un gesto di estremo sacrificio, intercetta una pallottola mortale destinata all'amato, sparata da quel serpente a sonagli di Simon Gentry, a cui ordini agiva Joe Galvez, il meticcio che aveva ferito Kit Willer. Galvez e Gentry finiscono tra le fiamme di Satanasso grazie alla mira di Tex, ma Fiore di Luna? "Ti ho voluto bene, Tonkawa… tanto! Sognavo di diventare la tua sposa", e la dolce Ute spira tra le braccia di un attonito Kit.
Né questo è l’unico dramma che rende indimenticabile il racconto. Straordinario il pathos trasmesso dalle scene in cui Tex dimostra la sua sofferenza di padre di fronte alla possibilità, purtroppo sempre più probabile, della morte del figlio scomparso nel fiume, di cui inizialmente viene ritrovato soltanto il cappello.  Fino alla scena clou, davvero sconvolgente, dei due Willer che si trovano di fronte da avversari e si sfidano a duello. Kit, vedendo in Tex solo “uno di quei cani” che avevano ucciso il padre di Fiore di Luna, gli spara contro ripetuti colpi di fucile. Disarmato da un proiettile di Aquila della Notte, lo aggredisce armato di coltello. “In nome di Dio, Kit! ...Torna in te!”: Grida Tex lottando, nel tentativo di fermare il figlio senza fargli del male. Tentativo che fortunatamente riesce. Anzi, proprio nel corso del combattimento Piccolo Falco urta violentemente la testa contro una pietra e recupera la memoria.
Quinta e ultima storia del Novecento texiano a portare la firma di Claudio Villa, ideatore peraltro dello spunto che è alla base della storia; e prima volta per la straordinario artista comasco nell’illustra le copertine di una sua avventura. Nizzi non poteva trovare spalla migliore per il suo ricco soggetto. Il disegno di Villa è in effetti potentissimo, travolgente. Mozza il fiato del lettore sia quando deve rappresentare scenari naturali (le fantastiche inquadrature dall’alto del covo di Gentry, per esempio), sia quando deve ritrarre volti umani, al quale riesce a infondere, con virtù divina, l’alito di vita (notare l’espressione di Tex, con gli occhi che brillano all’ombra della tesa del cappello, quando si accorge che i banditi hanno colpito Kit alla testa; oppure, ancora la faccia del Ranger, sconvolta dal dolore per la presunta perdita del figlio e nello stesso momento quasi impercettibilmente rischiarata da un lampo di speranza). Una storia da leggere e rileggere.