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venerdì 2 giugno 2023

LUMACHINO



Bruno Quagliotti
LUMACHINO
STORIA DI UN PARTIGIANO
Tielleci Editore
2003, brossurato
132 pagine, p.n.i.
 
 
E’ sempre affascinante sentire raccontare dalla viva voce dei protagonisti testimonianze dirette di avvenimenti che hanno scritto la Storia. E leggere “Lumachino – Storia di un partigiano” dà proprio l’impressione di ascoltare il protagonista, Bruno Quagliotti, come avendolo di fronte: il testo, infatti, non è organizzato in alcun modo, sembra (e probabilmente lo è) la trascrizione di un racconto orale che riferisce aneddoti in ordine sparso. L’autore, di professione cuoco, in più punti, si rivolge ai ragazzi di “quarta e quinta elementare”, perché “imparino a non dimenticare”, e fa riferimento ad alcune sue visite nelle scuole per raccontare agli studenti (pare molto giovani) i mesi (tra il 1943 e il 1945) in cui, dopo la caduta del Fascismo, scelse di unirsi ai partigiani e combattere i tedeschi sulle montagne attorno alle Valle del Taro, non distante da Mezzani, il paese nei pressi di Parma di cui era originario. Lumachino, questo il nome di battaglia che gli venne attribuito, non spende troppe parole per spiegare il motivo della scelta di arruolarsi tra i partigiani, la dà per scontata. La narrazione, scritta senza pretese letterarie ma indubbiamente capace di attirare empatia e simpatia, non ha risvolti politici né indaga sulle vicende belliche inquadrando infatti in un contesto storico ordinato, riguarda solo piccoli fatti di vita vissuta sulle montagne con tante marce, tanto freddo, tanta fame. Tuttavia, Lumachino riesce a inserire aneddoti anche buffi di scherzi e di battute fra compagni di battaglia. Viene data altrettanta importanza a uno scontro a fuoco con tedeschi quanto alle spedizioni mirate a cercare qualcosa da mettere sotto i denti, ma anche un paio di scarpe adatte a marciare in montagna. Scrive Lumachino: “Vi dico francamente che quelli sono stati i mesi più belli della mia vita, anche se ho rischiato parecchie volte di perderla a vent’anni”. E proprio con l’incoscienza dei vent’anni, e la leggerezza che evidentemente gli era propria,  Bruno Quagliotti esce indenne da situazioni in cui è stato a un passo dal venire catturato e fucilato, o ucciso in combattimento. Più volte lo sentiamo comunque raccontare di aver riservato ai nemici catturati un trattamento umano che invece a parti inverse probabilmente non avrebbe avuto, e di aver impedito a compagni con molti meno scrupoli dei suoi di rubare o uccidere senza necessità.

domenica 2 aprile 2023

QUESTA CREATURA DELLE TENEBRE

 




Harry Thompson
QUESTA CREATURA DELLE TENEBRE
Nutrimenti
2006, brossura
752 pagine, 19.50
  
Settecentocinquanta pagine e non sentirle. Si leggono con gli occhi che corrono fra una riga e l’altra senza stancarsi mai, rimandando magari l’ora della cena pur di andare avanti e vedere che succede. Tutto ciò senza che l’autore racconti un intrigante giallo o intrecci trame piene di misteri e colpi di scena studiati a tavolino o si inventi personaggi romanzeschi. L’argomento di “Questa creatura delle tenebre” è una storia vera, e la narrazione è basata sulle testimonianze dei protagonisti, senza che nulla di ciò che accade sia frutto di invenzione. Quasi un docufilm. Thompson premette una semplice frase: “Questo romanzo si basa fedelmente su eventi reali che ebbero luogo tra il 1828 e il 1865. La storia di cui stiamo parlando è sostanzialmente quella Robert FitzRoy (1805-1865), dei suoi sue due viaggi di esplorazione a bordo del brigantino Beagle della marina inglese, quale comandante del vascello passato alla storia per aver permesso a Charles Darwin (1809-1982) il viaggio attorno al mondo (1831-1836) che fornì a quest’ultimo le osservazioni alla base della teoria dell’evoluzione. Personaggio straordinario, quello di FitzRoy, al pari di Darwin: tra i due sorsero continui contrasti dovuti principalmente alle profonde convinzioni religiose dell’ufficiale a proposito della veridicità del racconto biblico della creazione, messe continuamente alla prova dalle evidenze scientifiche riscontrate dal naturalista. Contrasti che continuarono anche dopo il ritorno in Inghilterra, negli anni in cui FitzRoy inventò la meteorologia studiando tecniche di previsione dei fenomeni atmosferici, con l’intento soprattutto di salvare le vite ai marinai in navigazione, anticipando l’arrivo delle tempeste. Ma anche contrasti che, in qualche misura, contribuirono alla tragica fine (suicida) di FitzRoy, la cui personalità forte ma contrastata è perfettamente scandagliata da Harry Thompson (1960-2005), scrittore memorabile purtroppo prematuramente scomparso e di cui, incredibilmente, pochissimo è stato tradotto in italiano. Impossibile leggere “Questa creatura delle tenebre” senza provare la voglia di andare a vedere di persona i luoghi visitati dal Beagle: io infatti non ho resistito e mi sono recato in Terra del Fuoco, oltre ad aver reso FitzRoy e Darwin protagonisti di due avventure di Zagor. Ma non soltanto del comandante e del naturalista racconta Thompson. Straordinaria è anche la vicenda di alcuni fuegini imbarcati sul Beagle e portati a Londra al termine del primo viaggio del brigantino, e ricondotti in Sud America durante il secondo: Jemmy Button, York Minster, Fuegia Basket e Boat Memory. Il vero nome di Jemmy Button era Orundellico, così come lo avevano chiamato i suoi genitori alla sua nascita nel 1815 (più o meno). Fu però ribattezzato Jemmy Button (“Bottone di madreperla”) dai marinai del Beagle. Catturato in circostanze avventurose (il tentativo di recuperare una lancia rubata dai fuegini, in cui ci scappò anche il morto), Jemmy fu portato in Europa assieme agli altri tre indigeni imbarcati con lui. Fitzroy, convinto assertore della necessità di civilizzare i popoli ritenuti primitivi, volle tentare di fare dei quattro dei perfetti inglesi, dando loro una buona educazione. Con Jemmy e Fuegia (una ragazzina all’epoca del rapimento) i tentativi sembrarono andare a buon fine, dato che divennero modelli di buone maniere e furono addirittura ricevuti dalla regina. Boat Memory si ammalò e morì prestissimo di vaiolo, lo scontroso York Minster non fu mai del tutto civilizzato. L’intento di FitzRoy era quello di riportare i fuegini nella loro terra in modo che parlassero agli altri abitanti della Terra del Fuoco dei vantaggi della vita civile e insegnassero loro l’inglese, così che in futuro i contatti e gli scambi fra europei e indigeni fossero facilitati. Quando il Beagle ripartì dall’Inghilterra con a bordo anche Darwin (che parla dei fuegini nel suo diario), i tre ex-selvaggi furono imbarcati per tornare a casa. Con loro c’era anche un missionario. Le cose non andarono però come previsto. La missione fu saccheggiata e il missionario, terrorizzato dall' "inciviltà" dei nativi, ripartì con la nave. Alcuni mesi più tardi il Beagle tornò sul posto e trovò Jemmy di nuovo nudo come quando era stato catturato, con i capelli lunghi e il visto pitturato. Darwin racconta che si vergognava dello stato in cui era e attribuì il suo rifiuto di tornare in Inghilterra alla "giovane e affascinante moglie", Lassaweea. Basket e York Minster erano invece scappati dal villaggio. Circa venti anni dopo un gruppo di missionari, incontrò un fuegino che conosceva alcune parole di inglese: quasi certamente si trattava di Jemmy. Ci furono anche altri incontri di occidentali con Fuegia Basket divenuta vecchia e vedova di York, anche lei non ricordava più l’inglese. In pratica, il tentativo di Fitzroy fallì: lo stato di natura aveva richiamato i tre “rapiti” dal Beagle alla loro condizione originaria. Una storia vera assolutamente romanzesca.

 

venerdì 9 luglio 2021

SWEA

 
 

 
Raffaele D'Argenzio
Nadir Quinto
SWEA
Allagalla
2021, cartonato
280 pagine, 30 euro


Un universo da riscoprire, quello delle serie a fumetti sulle riviste per ragazzi in edicola negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta del secolo scorso. Non solo "L'Intrepido" e "Il Monello", ma anche "Il Giornalino"e "Il Corriere dei Ragazzi", per non parlare di "Lanciostory" e "Skorpio". Allagalla, una delle case editrici più attive nel recupero e nella valorizzazione di questo tipo di materiale, presenta la raccolta in volume di tutte le avventure di Swea, eroina pubblicata tra il 1976 e il 1977 su "Corriere Boy", una versione del "Corrierino", i cui logo e format vennero rinnovati proprio in quegli anni per cercare di superare la forte crisi editoriale in cui versava la storica testata.
Nel marzo del 1975 era stato licenziato lo storico direttore Giancarlo Francesconi, sostituito da Alfredo Barberis il quale, per colpa o per sfortuna, non riuscì comunque a far risalire le vendite. Venne perciò assunto Raffaele D’Argenzio, strappato alla concorrenza, con l’incarico di operare una radicale trasformazione. Passato in seguito nelle mani di altri direttori, la testata chiuse, comunque, nel 1984. D’Argenzio, nato a Caserta nel 1943, aveva esordito come sceneggiatore di fumetti, firmandosi Ledar, proprio con le testate della Universo, per la quale creò alcune serie come “Cristall” ed “Edizione straordinaria”, fino a diventare prima caporedattre poi direttore de “L’Intrepido”. Per “Corrier Boy”, oltre a Swea ideò altre serie, quali “Chris Lean”, “Charlie Charleston” e “Savage”. Dopo aver a lungo portato avanti gli episodi della bionda eroina western, la passò poi a Domenico Cammarata. Per la sua indiana bianca, D’Argenzio volle accanto a sé un veterano, vera leggenda del fumetto popolare italiano, attivo fin dal 1939: Nadir Quinto.
Swea principessa di sole, ha i capelli biondi perché discendente dagli antichi vichinghi sbarcati sulle coste dell’America settentrionale ancora prima di Cristoforo Colombo. Proprio in ragione di questa misteriosa origine, la zona in cui principalmente sono ambientate le sue avventure è quella del Nord-Est, come dimostrano i nomi delle tribù indiane in cui ci si imbatte: Irochesi, Uroni, Tuscarora, Mohicani. In particolare, Swea è sakem, per elezione e acclamazione, dei Mohawk. L’epoca si può identificare nell’arco di anni tra il 1869 e il 1877, dato che in alcuni episodi si mostra Ulysses Grant nei panni di Presidente. Non che la ricostruzione degli ambienti e della realtà storica sia attenta e puntuale: anzi, la serie propone scenari immaginari ed elementi del tutto fantastici: accanto ai tipici elementi western troviamo spunti avventurosi alla Rider Haggard, missioni in trasferta nelle terre delle antiche civiltà precolombiane, addirittura un incontro con un romantico alieno. La ragazza, che Nadir Quinto ha raffigurato (si dice) con i tratti della moglie Enza, è dotata di strani poteri paranormali di cui non è del tutto padrona e che lo stregone Toneaga gli insegna a controllare. Gli elementi rosa sono costanti, a partire dall’evidente attrazione fra Swea a il meticcio Falco, ma se si sottolinea come la fanciulla abbia il cuore tutt’altro che di ghiaccio, solo raramente la vediamo sciogliersi in un bacio. A solleticare la curiosità dei giovani lettori, al posto delle scene d’amore bastano le pose da pin up dell’eroina, che come la Ka-Laa e la Barbara di Juan Zanotto mostra disinvoltamente le proprie grazie (quelle evidenziate dalla discinta mise) mentre vive le proprie pericolose avventure. Grazie che la strepitosa copertina di Emanuele Taglietti ben evidenzia.

lunedì 5 luglio 2021

QUEI DUE: PIU' VICINI

 

 


 

Tito Faraci
Silvia Ziche
QUEI DUE: PIU' VICINI
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 221
74 pagine, 16 euro


Quarto e ultimo (anche se verrebbe da chiedersi se lo sia davvero, l'ultimo) della sit-com a fumetti di Tito Faraci e Silvia Ziche, "Quei due". Delle tre precedenti puntate abbiamo già parlato. La mia recensione del primo volume la trovaste cliccando qua:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../quei-due...

Per quella del secondo volume, "Un dolorino qui", il link invece è questo:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../quei-due...

Del terzo episodio, "Un buon partito", ne parlo invece in quest'altro articolo:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../quei-due...

Nella sua postfazione, Tito Faraci parla di un "episodio che conclude (per ora) la serie", lasciando intendere come chissà, ci potrebbe persino essere un seguito. Lo sceneggiatore usa l'aggettivo "spiazzante" per definire questo finale parziale, dato che i lettori sono chiamati a rivedere, almeno in parte, i propri giudizi sui personaggi. In effetti è vero: come dichiarato già dalla copertina, Marco sembra redimersi (ha un'aureola in testa) e Marta invece viene mostrata con un'espressione luciferina. In realtà, il caratterino di Marta a me sembrava sulfureo anche prima e al ravvedimento di Marco, a parer mio, non crede nessuno. 
Un esame clinico convince infatti il lui di quei due di avere poco da vivere (lo si sapeva terrorizzato dai medici) e ciò lo spinge a riflettere sui propri errori. Marta, da canto suo, viene spinta dalle amiche a mettere in dubbio le sue certezze di essere indubitabilmente quella dalla parte della ragione nella fine del suo matrimonio. Faraci rinuncia, in questo che è il volume con il minor tasso umoristico della serie, a sviluppare gli aspetti da commedia e preferisce approfondire la psicologia dei due protagonisti. I quali si riavvicinano, come dice il titolo, anche se non c'è l'happy end della riconciliazione, e meno male. Singolare anche l'evoluzione del personaggio di Baldo Comini, il politico che tutti adorano ma che nessuno vota: alla fine, se lo slogan del sui neonato partito è che "tanti gattini tristi, uniti, possono cambiare il mondo", vabbè, tanti applausi ma poi i voti vanno a quelli più pragmatici. Chissà se Marta continuerà a sperare di rifarsi una vita con lui, e se Marco troverà una nuova fiamma (gli indizi ci sono) che gli faccia rimettere la testa a posto. I personaggi della sit-com ci sono tutti (principali e secondari), ben caratterizzati graficamente dalla bravissima Ziche, lo spazio per una seconda stagione c'è tutto

domenica 11 aprile 2021

QUEI DUE: UN BUON PARTITO

 
 

Tito Faraci

Silvia Ziche
QUEI DUE: UN BUON PARTITO
Sergio Bonelli Editore
2020, cartonato
74 pagine, 16 euro


Non c'è due senza tre, anche per una serie intitolata, in attesa del quarto volume che verrà da sé, anche se il titolo della serie è "Quei due". Delle precedenti uscite abbiamo già parlato, in questo spazio, e valgono le cose già dette. Le potete leggere o rileggere qui:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../quei-due...

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../quei-due...

Torna dunque il teatrino dei personaggi mossi da Tito Faraci e da Silvia Ziche sullo sfondo dei Navigli, con la coppia in crisi (anzi, già definitivamente scoppiata) composta da Marco e Marta, proprietari di un ristorante chiamato "Da Marto". Animale da bar, donnaiolo, immaturo e fifone nei confronti delle malattie (con l'unico pregio di essere un collezionista di fumetti) lui, frantuma-maroni e spietata nei confronti dell'ex che ancora le ingombra la casa con la propria roba, lei. Attorno a loro, un gruppo di amici, fra cui Carlo e Valeria, altra coppia in crisi (qui le simpatie vanno a lui, tanto è stronza lei). Alla ribalta giungono adesso Anna, la dottoressa che cura Marco dal un certo dolorino lì, e Baldo Comini, uomo politico di bell'aspetto, dalle idee illuminate ammirato da tutti ma che nessuno vota. In quest'ultimo, per chi conosca le simpatie e le amicizie di Faraci, è facile riconoscere Pippo Civati. Pare che nasca del tenero fra Comini e Marta, e del resto anch'io su Marta ci farei un pensierino, nonostante il caratteraccio. Assisteremo nel quarto volume alla formazione delle nuove coppie Anna/Marco (in onore di Lucio Dalla) e Marta/Baldo? Ai posteri l'ardua sentenza.

venerdì 15 gennaio 2021

QUEI DUE: UN DOLORINO QUI


 
 
 
Tiro Faraci
Silvia Ziche
QUEI DUE: UN DOLORINO QUI
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2020
74 pagine, 16 euro


Seconda puntata della sit-com a fumetti di Tito Faraci e Silvia Ziche, "Noi due". La prima, è stata recensita qui: https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/01/quei-due.html. In realtà, sebbene io stesso abbia usato il termine "sit-com" per definire questa serie, me ne pento. Infatti, leggere in quarta di copertina che "Noi due" parla "il linguaggio moderno delle serie televisive" mi ha dato il briciolo di fastidio che provo sempre se mi si prospetta una sudditanza del fumetto verso la televisione. Vade retro! Il fumetto è fumetto e parla il linguaggio del fumetto. E non deve fare il verso alla TV per essere (men che mai per sembrare) moderno. E grazie al Padreterno, che sicuramente ha agito attraverso i due autori, "Noi due" è puro fumetto e non ha bisogno di assomigliare a niente du trasmesso via etere. E' fumettoso nella recitazione dei due protagonisti (io, lo confesso, su Marta ci farei un pensierino; e Marco lo prenderei a calci in culo); è fumettoso nei ritmi e nei tempi con cui si raggiungono gli effetti voluti; è fumettoso nei dialoghi e nella ricostruzione (essenziale ma efficacissima) della vita da bar dei Navigli; è fumettoso per come Tex (o un personaggio che gli somiglia moltissimo) compare a dare consigli quando servono, e spesso quando non servono (a fare da contrappasso, le amiche di Marta, che non può contare su un Ranger come confidente). La trama (a quella del primo volume abbiamo già accennato) si complica ed entrano in scena nuovi personaggi, come Valeria, l'ex moglie di Carlo, che è ha avuto una breve storia con Marta pur essendo il miglior amico di Carlo, che di Marta è l'ex marito in guerra. Non posso spiegare tutta la soap-opera... argh! Ho detto soap opera, facendo un paragone con la TV! Insomma, comunque sia ci si diverte.

domenica 10 gennaio 2021

QUEI DUE

 



 
Tito Faraci
Silvia Ziche
QUEI DUE
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2019
74 pagine, 16 euro

Marco e Marta hanno aperto un ristorate sui Navigli, a Milano. Incapaci entrambi di cedere anche solo di un'unghia, piuttosto che chiamarlo "Da Marta" o "Da Marco", lo hanno chiamato "Da Marto". E' chiaro che un matrimonio così non poteva durare. E infatti non dura. Solo che rilevare la proprietà del locale significa un esborso di due milioni di euro, stando al comune amico commercialista, e dunque devono gestirlo pur in guerra fra loro. Per fortuna, i loro litigi di fronte ai clienti sono recensiti su Trip Advisor fra i commenti positivi. Attorno ai due ruotano altri personaggi: i rispettivi avvocati, gli amici, il personale del ristorante, Tex Willer (o un personaggio dei fumetti, passione di Marco, che gli assomiglia parecchio e che giunge a dargli consigli). Marco è un immaturo che cerca di portarsi a letto qualunque donna gli capiti a turo; Marta una tritamaroni con cui però è più facile però sodalizzare, visto che il marito non è decisamente in grado di gestire una relazione, figuriamoci essere il compagno di vita di una donna dal carattere forte e piccato come lei. Lei che, stanca dei tradimenti di Marco, ha intessuto una tresca con Carlo, il di lui miglior amico, cosa che sconquassa il poveretto (Carlo) più di quanto possa potrebbe essere sconquassato Marco se lo scoprisse. E difatti l'ha scoperto, ma non lo dice, un po' perché capisce il dramma del tapino (Carlo), un po' perché la cosa può tornargli utile nella guerra con Marta. A fare da scenario a tutta la sit-com, la vita sui Navigli, fatta di bottiglie bevute sul marciapiede e andirivieni della fauna locale. "Questa non è una serie autobiografica. Marta e Marco non siano noi", spiegano Tito Faraci e Silvia Ziche nelle note in fondo al volume, "eppure, allo stesso tempo, racconta il nostro mondo, la nostra vita e quella delle persone che circondano. Ci siamo guardati attorno. Ci siamo basati sulle storie che abbiamo sentito (e, a volte, viste di persona) durante cene, feste, serate in locali. Storie di amici, storie di amici di amici. Storie vere, anche se miscelate fra loro e reinventate." Forti di un sodalizio artistico ormai più che rodato, già alla seconda o terza revisione, Faraci e la Ziche (entrambi autori disneyani, tra le altre cose) si intendono a meraviglia. Testi brillanti, battute divertenti, situazioni ben raccontate. Disegni agili e guizzanti, peccato per il bianco e nero. Si tratta della prima puntata di quattro.

giovedì 5 novembre 2020

ELLERY QUEEN NON SBAGLIA

 

 
Ellery Queen
ELLERY QUEEN NON SBAGLIA
A cura di Marco Polillo
Mondadori
cartonato, 510 pagine
1980, 9500 lire


Ellery Queen figura come autore dei gialli che hanno Ellery Queen come protagonista, ma dove Ellery Queen non racconta in prima persona ma viene raccontato in terza. Ellery Queen personaggio non esiste, essendo d'invenzione, ma neppure Ellery Queen scrittore esiste, essendo lo pseudonimo utilizzato da due cugini, i newyorkesi Frederick Dannay (1905-1982) e Manfred Bennington Lee (1905-1971), nell'arco di tempo che va dal 1929 al 1972. La coppia ha firmato circa quaranta romanzi e svariati racconti, da "La poltrona n° 30",  a "La prova del nove", postumo a Lee - morto alcuni mesi prima. Dopo la scomparsa del cugino, Dannay non volle più proseguire con la serie.
Ellery è uno scrittore di gialli, come Jessica Fletcher, e come lei investigatore dilettante (chiaramente è la Fletcher a venire dopo). Suo padre, Richard Queen, è un ispettore della Squadra Omicidi della polizia di New York. In alcuni casi Ellery indaga da solo, in altri affianca il padre.
Il personaggio divenne così famoso da consentire la nascita di una rivista, l' "Ellery Queen's Mystery Magazine", destinata a fare scuola e a lanciare decine di giovani giallista.
"La poltrona n° 30", il primo romanzo della serie, è quello d'apertura in questa antologia, che ne contiene anche un altro, "Il paese del maleficio", più quattro racconti di lunghezza variabile. Davvero una lettura accattivante, perché Dannay e Lee scrivono in maniera chiara, persuasiva, efficace, gradevole. Il loro è stato definito "il romanzo-enigma", in cui l'autore mette davanti al lettore tutti gli indizi e gli chiede di risolvere il caso, se ne è capace. Di solito, i sospetti sono un numero ristretto di persone, tra cui scegliere.    Se il meccanismo sembra facile da gestire, Ellery Queen in realtà propone soluzioni non banali, convincenti, logiche. Tra le storie del volume curato da Marco Polillo, a me è piaciuta molto la seconda, "Il paese del maleficio", del 1942, con Ellery che quasi si innamora e ha un caso di avvelenamento da risolvere.

mercoledì 4 aprile 2018

UNA QUESTIONE PRIVATA





Beppe Fenoglio
UNA QUESTIONE PRIVATA
Einaudi
2014, brossurato
130 pagine, 12 euro

"Chi non legge avrà vissuto una sola vita, la propria", scrisse Umberto Eco. Chi legge, invece, potrà vivere anche pezzi di quelle altrui, distribuite sull'arco di tremila anni di storia della letteratura. E' questa la sensazione che rimane al termine del romanzo "Una questione privata" di Beppe Fenoglio. Leggendolo, è come aver visto con gli occhi del protagonista, il partigiano badigliano Milton, uno squarcio della guerra civile combattuta attorno ad Alba durante la Resistenza. Calarsi nei panni di uno che c'è stato davvero, in un certo tempo e in un certo luogo (come c'è stato Fenoglio, partigiano a partire dal gennaio del 1944), vuol dire però vedere gli avvenimenti con occhi diversi da quelli di chi scrive i libri di storia. Vuol dire combattere anche per "questioni private", vedere la guerra dalla parte della gente comune, assistere a drammi e crudeltà spicciole e quotidiane che sfuggono alle analisi statitistiche, ideologiche e dei massimi sistemi. Milton, passando davanti alla casa ormai abbandonata (gli abitanti sono sfollati) della ragazza di cui è innamorato, Fulvia (anch'essa fuggita), viene a sapere dalla donna che fa da custode dell'edificio che la giovane aveva una tresca con Giorgio, un amico di Milton, partigiano anche lui. Milton decide di scoprire se è vero: vuol chiederne conto a Giorgio. Ma Giorgio è stato catturato dai fascisti, probabilmente verrà processato e fucilato. Bisogna liberarlo. Milton crede di poterci riuscire catturando un ufficiale nemico e proponendo uno scambio. Ma lo fa soprattutto, appunto, per una "questione privata". Come privata è la diatriba fra due popolane, una fascista e una simpatizzante per i partigiani, la seconda delle quali denuncia la prima a Milton come amante di un sergente camicia nera che il partigiano riesce in effetti a far prigioniero mentre fa visita alla donna. L'uomo però muore e la sua uccisione fa scattare la rappresaglia fascista contro due giovanissime staffette della Resistenza, di appena quattordici anni, fatte prigioniere in precedenza. Del resto, non è che i partigiani stessi, stando a Fenoglio, facessero sconti: Milton è un partigiano "azzurro" e a un certo punto si reca dai "rossi" a chiedere "in prestito" un ostaggio da scambiare con Giorgio. I Rossi non ce l'hanno perché loro i fascisti li fucilano subito (anzi, il prete chiamato per confessare la loro ultima vittima si lamenta di doverlo fare sempre lui, e chiede che qualche volta tocchi a un suo collega). Insomma, la tensione, i drammi, gli episodi sono tanti, tutti coinvolgenti e sconvolgenti, tutti vissuti da gente comune, da combattenti semplici, nella quotidianità di una guerra così vicina (neppure vent'anni prima che nascessi io) da non sembrar vero. Il romanzo non si conclude: finisce in modo brusco (Milton fugge inseguito dalle pallottole nemiche) ma non serve una conclusione diversa, ha già capito che la verità è nelle cose che ha capito, che ha saputo, e cioè che Fulvia l'ha tradito con Giorgio, oppure che neppure si è trattato di un tradimento, perché promesse d'amore non ce n'erano mai state. La vita è fatta di questioni private. Sul fatto che il libro sia incompiuto c'è una lunga diatriba critica: di sicuro uscì postumo nel 1963 dopo la prematura morte di Fenoglio, che in vita aveva dato alle stampe soltanto tre altri romanzi. Aveva scritto che dopo quest'ultimo lavoro avrebbe detto "basta" ai partigiani, e si sarebbe dedicato ad altre tematiche. Non fece in tempo in farlo. La conclusione manca volutamente o la morte dell'autore ne ha imposta una, incerta come incerta è la vita?

lunedì 15 maggio 2017

CORTI E CRUDI


Anna Brandoli 
Renato Queirolo
CORTI E CRUDI
Comicout
2016, 62 pagine
brossurato, 16.90 euro

C'erano una volta le riviste d'autore. A fumetti, cioè. "Alter", "Orient Express", "Comic Art", "Metal Hurlant". E c'erano gli Autori che le riempivano di racconti. A puntate, oppure brevi, autoconclusivi. Erano una gioia per gli occhi, anche se io (personalmente) consideravo d'autore anche "Il Monello", "L'Intrepido" e "Skorpio", dato che c'erano autori anche lì (la "a" minuscola non mi è mai sembrata offensiva e a dire il vero non ho neppure ben capito la differenza). Comunque sia, le riviste c'erano e si distinguevano per le caratteristiche diverse dei prodotti offerti, per me intriganti comunque. Anna Brandoli (disegni) e Renato Queirolo (testi) hanno realizzato in coppia alcuni dei graphic novel più belli del fumetto italiano di quegli anni (fine Settanta, inizio Ottanta), come "La strega", "Rebecca", "Alias". Queirolo, nato a Milano nel 1944, esordisce come sceneggiatore nel 1978 pubblicando sulle pagine di “Alter” appunto “La strega”, illustrata da Anna Brandoli. Tra il 1979 e il 1980 lo troviamo attivo, sempre con la medesima illustratrice, sul “Corriere dei Piccoli” con “Fata Colorina” e “Il Mago di Oz”, poi, nel 1981 eccolo rinnovare il tandem con la Brandoli pubblicando “Rebecca” su “Linus”. Sia “La Strega” che “Rebecca” sono due fumetti dal taglio autoriale: il primo, ambientato nel Delta del Danubio, collega le leggende dell’Orda d’Oro mongola intrecciandole con le vicende dell’inquisizione europea nel più cupo dei medioevi (siamo negli anni Settanta del XIII secolo); il secondo ha come protagonista una zingara, detta “la Lupa” in fuga dal suo clan nella Lombardia di fine Quattrocento, con il sogno di raggiungere le Indie. Oltre a questi romanzi a fumetti, però, Queirolo e la Brandoli hanno realizzato, pubblicandoli su rivista, alcuni suggestivi e inquietanti racconti brevi, tra cui quelli raccolti in volume adesso da Comicout. "Lupo Mannaro" e "A Natale si torna bambini" i miei preferiti, ma notevoli anche gli altri. I disegni di Anna Brandoli sono evocativi e affascinanti, e fa piacere leggere che è in arrivo il seguito di "Rebecca".

venerdì 12 febbraio 2016

I QUADERNI SEGRETI DI AGATHA CHRISTIE






John Curran
I QUADERNI SEGRETI  DI AGATHA CHRISTIE
Oscar Mondadori
2010, brossurato
400 pagine, 13 euro

Una decina di anni fa sono stati ritrovati, in una scatolone nella casa della scrittrice, 73 quaderni contenente frettolosi appunti scritti a mano dalla Christie nel corso di oltre cinquant'anni. Della loro esistenza si sapeva perché la giallista ne aveva parlato nella sua autobiografia, raccontando di averli usati fin dai tempi del primo romanzo per prendere nota delle sue idee, ma di avere anche il difetto di perderli continuamente. Li perdeva e li ritrovava, visto che ogni quaderno contiene appunti riferibili a libri diversi e di epoche diverse, in un calderone inestricabile di scarabocchi di ogni tipo, dall'elenco per i regali di natale ai tentativi di risolvere delle parole incrociate. John Curran, un christologo di prim'ordine, si è preso la briga di decifrare uno per uno tutti i quaderni, convincendosi che sono pochi quelli ad essere stati definitivamente smarriti e assemblando gli appunti sparsi in capitoli riferibili a un periodo o a un romanzo preciso, e commentando ogni annotazione con acume e perspicacia, in modo da svelare in modo brillante il modo di lavorare di lady Agatha. Vedere come la scrittrice ragionava sulle sue trame e cercava di trovare il modo giusto per ingannare i suoi lettori è elettrizzante. Si fanno anche delle scoperte interessanti: per esempio, i personaggi di "Dieci piccoli indiani" all'inizio dovevano essere dodici, "Poirot sul Nilo" avrebbe dovuto essere un romanzo di Miss Marple, il finale di "C'era una volta" originariamente era diverso, per quello di "E' un problema" erano state valutate più soluzioni, e via dicendo. Su Agatha Christie io ho scritto un fumetto, illustrato da James Hogg, pubblicato su "Il giornale dei misteri": ma ogni mio "giallo" zagoriano è costruito secondo gli schemi della magistrale Agatha. Questo libro, è consigliato a tutti coloro che, come me, la adorano.