Visualizzazione post con etichetta fisica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fisica. Mostra tutti i post

venerdì 21 giugno 2024

TAU ZERO

 
 

 
 
Paul Anderson
TAU ZERO
Editrice Nord
1989, brossurato
230 pagine

“Tau zero”, straordinario quanto a visione del tempo e dello spazio, è illuminante sulla concezione dell’universo come solo certi capolavori della fantascienza riescono essere. A scriverlo è Paul Anderson (1926-2001), statunitense ma di origini scandinave, uno fra gli autori di science-fiction più amati, a partire dagli anni Quaranta dello scorso secolo, dal pubblico di tutto il mondo e vincitore di numerosi Premi Hugo e Premi Nebula, con all’attivo cicli fantascientifici quali i racconti della Lega Psicotecnica e quelli dei Mercanti dello Spazio. “Tau zero” è la dimostrazione di come la SF possa aprire squarci su ipotesi che vanno oltre il futuro della Terra, del Sistema Solare, della Via Lattea, fino a concepire una possibile fine e un nuovo inizio dell’Universo stesso. Pubblicato per la prima volta nel 1970, scritto sulla scorta delle più audaci teorie scientifiche di allora (e per ora non confutate), il romanzo di Anderson immagina che cosa possa accadere a una astronave con a bordo cinquanta colonizzatori partiti dal nostro pianeta verso un mondo ritenuto abitabile nei paraggi del nostro sistema con la prospettiva di un viaggio lungo alcuni anni. La “Leonora Christine”, questo il nome della nave spaziale, viene lanciata in uno stato di accelerazione costante che deve portarla a una frazione della velocità della luce, per poi decelerare. Un incidente le impedisce però di rallentare e l’astronave si trova a viaggiare sempre più velocemente, senza che niente possa fermarla. Le leggi della fisica dicono che il tempo scorre diversamente per chi si muove rispetto a chi resta fermo. Più ci si avvicina alla velocità della luce, più ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, corrisponde ad anni, secoli, millenni trascorsi sulla Terra. E che cosa può accadere quando si supera il limite estremo previsto da Einstein? L’equipaggio della “Leonora Christine” vive questa incredibile esperienza ed assiste all’evoluzione dell’universo mentre lo attraversa tutto come un oggetto dalla massa incalcolabile. A bordo, i passeggeri subiscono traumi psicologici, qualcuno va in crisi, ad altri sembra di impazzire, serve chi tenga unito il gruppo. Al di là dell’aspetto scientifico (o fantascientifico), Anderson indaga, come suo solito, anche l’intreccio dei rapporti umani (e forse è questo l’aspetto più datato del romanzo). Una curiosità: le origini scandinave dello scrittore sono evidenziate dalla scelta di immaginare un futuro in cui lo svedese è una sorta di lingua franca e la Svezia, al termine di una guerra che ha visto contrapporsi il blocco occidentale e quello orientale, è stata scelta come nazione leader del rinnovato ordine mondiale perché sia Est che Ovest le riconoscono la funzione di mediatrice.


sabato 18 marzo 2023

BUCHI BIANCHI

 
 

 
 
Carlo Rovelli
BUCHI BIANCHI
Adelphi
brossurato, 2023
150 pagine, 14 euro


"Cronache dalla frontiera": così l'autore ha definito questo suo libro in una intervista che ho letto da qualche parte prima dell'uscita. E in effetti Carlo Rovelli, fisico teorico di fama mondiale ma anche abile divulgatore in grado di trovare la giusta misura per parlare a una platea eterogenea (semplici curiosi o iniziati alla materia), dà esattamente l'impressione di fare il punto della situazione su un dibattito fra scienziati ancora in corso. Esistono o no, i buchi bianchi? Se esistono, non sono ancora stati individuati. In ogni caso, sarebbero difficilissimi da individuare, essendo molto piccoli. Però, le equazioni matematiche su cui Rovelli e molti altri in tutto il mondo stanno lavorando da anni sembrano dimostrare l'ipotesi che i buchi neri abbiano una via di uscita, o uno stadio conclusivo della loro esistenza, alla fine di un tunnel che attraversa il tempo. Una stella si accende per la gravità che comprime grandi masse d'idrogeno (i cui atomi sono i più diffusi nell'universo), poi alla fine della loro vita, alcune stelle (quelle con una massa sufficiente) collassano su se stesse creando un buco nero che attira al proprio interno tutta la materia attorno. Rovelli spiega che, all'interno, il buco nero assomiglia a un lungo imbuto che conduce là dove la stella (ciò che ne rimane) è precipitata. E poi? Poi, la matematica (che è in grado di descrivere ciò che accade anche là dove nessun altro strumento può arrivare) sembra suggerire che una sorta di rimbalzo quantico crei un buco bianco, da cui fuoriesce la materia che è entrata: un processo che ai nostri occhi di osservatori dura un tempo lunghissimo, ma che a livello dei quanti è pressoché immediato, dato che il tempo smette di avere senso dentro l'orizzonte degli eventi. Le riflessioni di Rovelli giungono così a dipanarsi anche sull'entropia, sulla direzione del tempo, sulla nostra esperienza di esseri senzienti a cui la realtà appare come essenzialmente non è ("La realtà non è come ci appare" è appunto un altro saggio dello stesso autore, di cui ho parlato qui: http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2020/08/la-realta-non-e-come-ci-appare.html)
 

mercoledì 7 luglio 2021

TEMPO

 



 

Guido Tonelli
TEMPO
Feltrinelli
brossurato, 2021
196 pagine, 17 euro


Di Guido Tonelli, fisico del Cern di Ginevra, uno degli scienziati che ha scoperto il bosone di Higgs, ci eravamo già occupati a proposito del suo saggio, davvero entusiasmante, dedicato all'0origine dell'Universo: https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../genesi.html
Rispetti a quel libro, Tonelli, con questo ulteriore testo, non aggiunge poi molto, anche se si concentra sul Tempo, uno dei misteri della vita così come della fisica. Per approfondire l'argomento, lo scienziato fornisce (di nuovo, per chi abbia letto "Genesi") le informazioni di base sulla meccanica quantistica, argomento affascinante ma che porta a contraddire tutto ciò che l'esperienza quotidiana ci insegna. Tuttavia, per quanto assurde possano sembrare, le leggi che regolano i quanti (le particelle più piccole, e in buona parte inafferrabili, che compongono la materia) funzionano e sono alla base di gran parte della nostra tecnologia, anche se non riusciamo a capire come sia possibile un fenomeno, per fare un esempio, come quello dell'entanglement, o come possano dei corpuscoli comportarsi come onde. Tra i misteri della fisica quantistica c'è quello del tempo, che forma un tutt'uno con lo spazio nella concezione dello spazio-tempo einsteniano. Il tempo nasce con il big bang (come lo spazio) ma è relativo: non ha nessun senso dire "adesso" e pensare che esista un "adesso" in tutto il cosmo, dato che si riferisce sempre a un osservatore. Molte equazioni riguardanti i fenomeni quantistici sembrano funzionare lo stesso senza il fattore tempo, ma allo stessi tempo pare essere l'entropia, la tendenza al disordine connaturata con la natura delle cose, a dare al tempo una direzione che si direbbe non modificabile. Troppi se e troppi ma? Tonelli stesso confessa, alla fine, che la faccenda non è affatto chiara: ci sono decine di ipotesi sul tappeto (la teoria delle stringhe, per esempio) che soltanto il tempo (scusate il gioco di parole) ci permetterà di verificare sperimentalmente.

martedì 24 novembre 2020

HELGOLAND

 
 



 
Carlo Rovelli
HELGOLAND
Adelphi
brossurato, 2020
230, 15 euro


Helgoland è un'isola del Mare del Nord dove, nel 1925, il giovane studente Werner Heisemberg (aveva solo 23 anni, all'epoca) si era ritirato per combattere la sua allergia ai pollini (non ci sono pollini, su un'isola tanto freddo e rocciosa). Allievo di Max Born a Gottingen ma chiamato da Niels Bohr (non si confondano i due nomi) a lavorare con lui e uno staff di giovani menti a Copenaghen, Heisenberg a Helgoland aveva tutto il tempo che gli serviva per interrogarsi sui problemi che le ultime scoperte nel campo della fisica ponevano a tutti gli scienziati. Uno, in particolare, lo ossessionava: il salto delle orbite degli elettroni che ruotano attorno al nucleo atomico. Racconta il fisico: "erano più o meno le tre del mattino quando il risultato finale dei miei conti fu davanti a me. Mi sentivo profondamente scisso. Ero così agitato che non potevo pensare di dormire. Lasciai la casa e mi misi a camminare lentamente nell'oscurità. Mi arrampicai su una roccia a picco sul mare, sulla punta dell'isola, e attesi il sorgere del sole".  Heisenberg aveva trovato la soluzione del problema e gettato le basi della meccanica quantistica, cancellando anche, nel tempo stesso, il nostro concetto di realtà. Lo spiega bene Carlo Rovelli, fisico di fama internazionale, quando racconta di una sua passeggiata in riva al mare in margine a un congresso, assieme a un collega: i guardano le onde e si chiedono come sia possibile, come in effetti è, che tutto ciò che vedono non esista. Tutto è assurdo, parlando di quanti. Rovelli, con sincero entusiasmo, racconta gli sviluppi successivi della scoperta di Heisenberg, fino ai Nobel assegnati a lui, e a quasi tutti quelli che seguirono la sua scia, come Schrödinger, Pauli, Dirac. Oltre a spiegare i principi della nuova fisica, che si applicano solo a livello infinitesimale (così come visto dall'alto il mare può sembrare una tavola blu, ma scendendo si vedono le increspature), Rovelli racconta anche aneddoti gustosi, tra cui quello secondo il quale Schrödinger elaborò la principale delle sue teorie mentre era in una baita alpina con sua amante (c'era e non c'era). Nella seconda parte del saggio, l'autore si dilunga sulle teorie filosofiche che giustificano e sostengono i principi della quantistica, come la concezione della realtà come percezione. "La realtà non è come ci appare" è del resto il titolo di un precedente libro dello scienziato, di cui ci siamo già occupati in questo spazio.

venerdì 2 ottobre 2020

LA PRIMA ALBA DEL COSMO

 


 

Roberto Battiston
LA PRIMA ALBA DEL COSMO
Rizzoli
cartonato, 2019
260 pagine, 19 euro

 

 

Se qualcuno avesse dei dubbi sulla competenza di Roberto Battiston quale fisico e cosmologo, basterà far notare come, addirittura, nel 2017 sia stato dato il suo nome a un asteroide. In ogni caso, ha anche diretto dal 2014 al 2018 l'Agenzia Spaziale Italiana e non si contano le sue prestigiose collaborazioni con i più grandi laboratori del mondo (al di là della sua cattedra di Fisica Sperimentale a Trento e le sue pubblicazioni scientifiche). In ogni caso, con "La prima alba del cosmo" Battiston non si rivolge al pubblico degli iniziati ma veste i panni del divulgatore per il grande pubblico. Diversamente da altri saggi che ho recensito di recente in questo spazio, sempre più che abbordabili ma un tantino specialistici, qui non troviamo nessuna formula matematica e tutto viene spiegato in maniera tale da poter essere compreso senza eccessivo sforzo anche dalla casalinga di Voghera, almeno quella curiosa di scoprire a che punto siano le indagini sull'origine dell'universo. Origine che, spiega Battiston, sembra avvenuta gratis: le fluttuazioni quantistiche del vuoto a un certo punto hanno cominciato a ribollire scaturendo particelle che, caricate negativamente e positivamente, hanno creato quanti di energia a somma zero. Alan Guth, uno dei padri della cosmologia contemporanea, ha definito questa genesi "the ultimate free lunch", il più straordinario pranzo gratuito mai concepito. Un altro capitolo del libro che mi ha colpito è quello sulla materia oscura e sull'energia oscura che, qualunque cosa siano, costituiscono la maggior parte dell'universo, ma che noi non vediamo, non percepiamo, non possiamo indagare. Non solo l'Uomo non è al centro dell'Universo, ma dell'Universo può vedere solo una piccolissima porzione (e ciò basti a toglierci ogni illusione di essere, non si sa perché, il popolo eletto di una qualche divinità). Dopo aver ricostruito la storia della formazione delle stelle, delle galassie, dei pianeti e della Terra, Battiston prova a prevedere gli sviluppi futuri dell'astronomia, della fisica e dell'esplorazione del cosmo, dando un quadro assolutamente intrigante di ciò che ci aspetta nei prossimi anni.

martedì 1 settembre 2020

MASSA




Jim Baggott
MASSA
Adelphi
2019, brossurato
290 pagine, 32 euro


Anche quelli che hanno fatto il classico come me, sanno che, negli atomi, la massa (ovvero, quella che in soldoni si potrebbe definire "la quantità di materia", per quanto la definizione sia tutt'altro che soddisfacente) è racchiusa quasi del tutto nei protoni e nei neutroni del nucleo, essendone gli elettroni, che vi orbitano attorno in una nuvola quantistica, quasi del tutto privi. Più protoni e neutroni ci sono, insomma, più un atomo è "pesante" nella tabella degli elementi di Mendeleev. Leggendo lo straordinario saggio di Baggott scopriamo, però, che protoni e neutroni sono costituiti da altre particelle elementari, e più precisamente dai quark u e d. Uno si aspetterebbe che sommando fra loro la massa di questi "mattoncini" si arrivi a ricavare la massa del protone e quella del neutrone. Niente affatto. La massa dei quark uniti insieme costituisce solo l'uno per cento del totale. C'è da rimanerne strabiliati. E dunque? Di che cosa è fatta la materia? Gli studi più recenti suggeriscono che la maggior parte della massa dei protoni e dei neutroni sia una conseguenza delle interazioni fra quark e gluoni (altre particelle che fungono da collante, o meglio sono ciò che i quark si scambiano interagendo fra loro). A loro volta la pur minima massa dei quark è dovuta all'interazione dei medesimi con il bosone di Higgs, la "particella di Dio" che tiene insieme l'Universo. Quindi, la massa praticamente non esiste, è una "qualità secondaria" delle particelle: non è qualcosa che le particelle hanno, è qualcosa che le particelle fanno. Quindi, siamo fatti di energia, letteralmente. Jim Baggott, con chiarezza esemplare, esamina come la scienza, a partire dai filosofi greci, è arrivata a questa conclusione. Che peraltro è in perfetta corrispondenza con l'equazione di Einstein secondo la quale E = mc al quadrato.

mercoledì 26 agosto 2020

LA REALTA' NON E' COME CI APPARE






Carlo Rovelli
LA REALTA' NON E' COME CI APPARE
La struttura elementare delle cose
Raffaello Cortina editore
2014, brossura
240 pagine


Questo fantastico saggio è uscito nel 2014. La data è importante perché Rovelli non sapeva ancora che di lì a un anno, e più precisamente il 14 settembre del 2015, gli inteferometri del LIGO, negli Stati Uniti, avrebbero registrato per la prima volta le onde gravitazionali ipotizzate da Albert Einstein cento anni prima. L'osservazione seguiva un colossale scontro fra due buchi neri in una galassia lontana, evento apocalittico che ha appunto scatenato un'onda cosmica che, viaggiando alla velocità della luce, è giunta fino a noi ed è stata captata grazie a un apparecchio finalmente messo a punto e tarato nel modo giusto (in passato non avevamo interferometri del genere e anche la prima versione del LIGO non aveva ottenuto risultati). In seguito, altri eventi del genere sono stati registrati e il continuo aggiornamento dei dati apre una porta in grado di farci affacciare su scenari che prima era possibile soltanto ipotizzare. Nonostante il mancato aggiornamento, "La realtà non è come ci appare" è una lettura entusiasmante che ci porta davvero dentro "la struttura elementare delle cose", come recita il sottotitolo. E lo fa mostrandoci come gli scienziati, uno dopo l'altro, ognuno arrampicandosi sulle spalle degli altri, siano arrivati al punto in cui ci troviamo oggi. Un punto in cui persino Einstein, che già aveva sorpassato Newton, è stato sorpassato a sua volta dalla squadra dei fisici delle ultime generazioni, arrivati ormai a considerare acquisito il dato che al livello dell'infinitamente piccolo la realtà perde ogni riferimento con l'apparenza che noi percepiamo. Non solo i quanti sono l'unica realtà che costituisce ogni cosa, ma è la stessa materia che non esiste, e ci sono campi quantistici che creano lo spazio e il tempo, e il tempo non esiste o comunque si avvolge su se stesso e lo spazio è in realtà la gravità stessa, creato dalle onde gravitazionali. Onde che costituiscono il tutto e il nulla, in un ribollire di particelle che scaturiscono dal vuoto e nel vuoto ritornano. Non ci resta che convincerci, anche noi, del fatto che siamo energia fluttuante che interagisce in modi che nulla hanno a che fare con la nostra esperienza quotidiana, e aspettiamo nuove rivelazioni. Per fortuna, la matematica che descrive i fenomeni quantistici è in grado di fare previsioni probabilistiche tali da far funzionare grazie ad esse computer superveloce sempre più avanzati, perché la fisica dei quanti può essere sfruttata a nostro vantaggio anche se non la capiamo.

mercoledì 19 agosto 2020

LA MECCANICA QUANTISTICA





Roberto Battiston

LA MECCANICA QUANTISTICA
Castelvecchi
brossurato, 2018
50 pagine, 5 euro


Il 4 maggio del 2013, Roberto Battiston (classe 1956, professore di Fisica Sperimentale e direttore dell'Agenzia Spaziale Italiana) ha tenuto una conferenza sulla meccanica quantistica, aperta ai profani, nell'ambito della Festa di Scienza e Filosofia di Foligno. Il sottotitolo specificava le la quantistica sarebbe stata "spiegata a chi non ne sa nulla". Questo agile libretto è la trascrizione del suo intervento. Certe trascrizioni hanno, purtroppo, il limite di riportare le frasi del discorso parlato, quindi con ripetizioni, passaggi azzardati, mancanza di puntuali riferimenti a dati, equazioni, cifre. Di Battiston, insomma, è meglio rileggere gli articoli pubblicati su "Le Scienze" o i tanti studi accademici. Tuttavia, chi proprio di quantistica "non ne sa nulla", può anche cominciare da qui. Una buona infarinata la riceve comunque. Il punto di partenza è il passaggio, che all'inizio del Novecento si è reso indispensabile, dalla fisica newtoniana a un insieme di altre leggi in grado di spiegare il funzionamento degli atomi e delle particelle subatomiche. Le equazioni di Newton, che per secoli avevano perfettamente descritto e spiegato il mondo, studiando l'infinitamente piccolo non valevano più. Grazie a Einstein si è cominciato a capirci qualcosa. Peccato che tutto quanto si è scoperto sia completamente contro-intuitivo. Il tempo non esiste ma esiste lo spazio-tempo, si unificano le forze delle interazioni (nucleari, elettrica, magnetica), le particelle si comportano come onde e possono trovarsi in due posti diversi contemporaneamente, e via dicendo. Una materia affascinante e da approfondire.

venerdì 17 luglio 2020

LA FISICA DEI PERPLESSI




Jim Al-Khalili
LA FISICA DEI PERPLESSI
Bollati Boringhieri
brossurato, 2020
280 pagine, 14 euro

Il titolo, buon adattamento dell'originale "Quantum. A guide for Perplexed", rende perfettamente l'idea del contenuto. "Una spiegazione finalmente comprensibile di com'è fatto il mondo", recita una scritta in copertina, e il sottotitolo dice: "L'incredibile mondo dei quanti". Ora, se una cosa mi era sembrata piuttosto chiara dopo tutti i miei sforzi per capire qualcosa di meccanica quantistica, è che non ci si capisce niente. Nel senso che il comportamento dei quanti (le particelle elementari alla base della fisica e dunque della realtà) sfugge alla logica del senso comune. Come si può concepire il fatto che un fotone o un elettrone o perfino un intero atomo si trovino in due posti diversi contemporaneamente? Che una particella possa comportarsi come un'onda? Che un esperimento dia risultati diversi a seconda se stai a guardare mentre si svolge o se invece ti volti e osservi solo il risultato? Tuttavia, giù il cappello di fronte a Jim Al-Khalili, scienziato iracheno docente di Fisica teorica in Gran Bretagna. Oltre a essere una cima nel suo settore, si dimostra un divulgatore straordinario perché riesce a spiegare l'inspiegabile e a incuriosire sui possibili sviluppi che si prospettano in tempi anche brevi nel campo della fisica quantiatica. O meglio, della fisica tout-court perché ormai la fisica è quantistica, dato che tutta la realtà lo è. Perfino l'evoluzione, dato che pare dimostrato come le mutazioni avvengano per input a livello di quanti. Le fluttuazioni quantistiche del vuoto, da cui scaturiscono sempre nuove particelle, sono alla base della creazione e se c'è Dio è proprio lì. La realtà come la vediamo a livello macroscopico in realtà non esiste, nel senso che andando all'essenza di ogni cosa troviamo vuoto ed e energia che vibra. Al-Khalili traccia il suo quadro d'insieme confrontando anche teorie contrapposte e ripercorrendo la storia delle scoperte, cioè parlando degli uomini che hanno calcolato l'incalcolabile scoprendo l'incredibile. Se vi fidate di uno che di fisica ne capisce meno che di calcio, e volete anche voi provare a destreggiarvi fra bosoni, gluoni, fermino e leptoni leggete questo libro, avvincente come un giallo dai meccanismi complessi e dalla soluzione sorprendente.

giovedì 16 luglio 2020

LA STORIA DI TUTTE LE STORIE




Edoardo Boncinelli
LA STORIA DI TUTTE LE STORIE
Castelvecchi
2019, brossurato
50 pagine, 5 euro


La collana "irruzioni" della Castelvecchio propone agili libretti di divulgazione scientifica, si direbbe trascrizioni di brevi conferenze tenute da studiosi a un pubblico di non specialisti. A dire il vero, questo di Edoardo Boncinelli non reca nessuna indicazione sull'origine del testo, però una pubblicazione di Roberto Battiston del tutto analoga, nella stessa collana, dedicata alla meccanica quantistica, segnala che si tratta di una conferenza tenuta nel corso del Festival di Scienza e Filosofia di Foligno, di cui Boncinelli era uno dei referee. Ci sono perciò buone probabilità che anche questa trascrizione derivi da un intervento in quel contesto -o comunque, in uno simile. Perché di trascrizione di conversazione orale, tenuta molto probabilmente a braccio senza le lettura di un testo scritto, evidentemente si tratta, con tutti i limiti del caso: approssimazione nei dati citati, salto di palo in frasca, spiegazioni superficiali, semplificazione estrema. Boncinelli è uno scienziato coi fiocchi e i contrifiocchi (genetista, autore di decine di libri) e questa pubblicazione non aggiunge niente alla sua fama: quantomeno, il testo trascritto da un discorso a voce andava rivisto, perfezionato, annotato. Tuttavia, quel che è indiscutibilmente un limite, potrebbe persino essere considerato un pregio se si valuta l'immediatezza della comunicazione e ci si accontenta dell'infarinatura sommaria che il relatore propone al suo pubblico. Si traccia una storia dell'Universo e dell'Uomo, dal Big Bang all'apparizione della nostra specie, condotta accennando anche alla progressione degli studi scientifici che ci hanno portato sempre più vicini alla verità. Quindi si passa dalla nascita di quark e leptoni, le particelle ultime (allo stato attuale delle conoscenze) della materia, alla formazione delle prime stelle, fucine degli atomi sempre più pesanti, e quindi alla costituzione delle galassie, dei sistemi stellari, della Terra, dei continenti. Un viaggio narrato per sommi capi, e per accenni, che magari ha fatto nascere in chi ascoltava la voglia di approfondire.

sabato 25 aprile 2020

GRAVITA'


Nessuna descrizione della foto disponibile.

A.Zee

GRAVITA'
Bollati Boringhieri
cartonato, 2019
220 pagine, 20 euro


"Trattazione leggera di un soggetto pesante", recita il sottotitolo. L'autore, insegnante di fisica un una università californiana, premette di aver voluto scrivere un saggi agile sulla gravità einsteiniana - che fosse appena un po' più complicato del solito manualetto divulgativo ma meno complicato dei testi accademici. Ed è esattamente quello che ha fatto, partendo appunto dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein, messa a punto nel 1918. Uno dei cardini fondamentali è che la gravità non esiste, esiste soltanto lo spaziotempo curvo. La massa (qualunque massa) deforma (poco o tanto) il tempo e lo spazio attorno a sé, e questa deformazione (così almeno l'ho capita io) dà origine agli effetti che noi chiamiamo gravitazionali. Einstein naturalmente veniva dopo Galileo, Cartesio, Fermat, Newton, Lagrange, Laplace, Faraday, Maxwell, Hilbert... al contributo di tutti si accenna. La gravità sembra un paradosso (e infatti Newton non si convinse facilmente di ciò che stava scoprendo) perché causava effetti su corpi che non si toccano (la Terra e la Luna non sono in contatto, ma si influenzano). Ciò rimase un paradosso finché Faraday e Maxwell non teorizzarono, provarono empiricamente e descrissero con formule matematiche, i campi di forza: sono appunto i campi di forza a essere in contatto. La fisica quantistica avrebbe poi scoperto i gravitoni, che danno luogo alle onde gravitazionali che si propagano all'infinito (mentre i campi di altre forze estremamente più potenti, come le due nucleari, hanno effetto solo sulle piccole o piccolissime distanze). Sul confine con la fisica quantistica A.Zee si ferma, rilevando come la "quantizzazione" della gravità sia uno dei grossi problemi del prossimo futuro. La mia impressione da profano è di assoluta ammirazione per come i fisici riescono a descrivere così tanti aspetti dell'universo attraverso i loro calcoli: nelle equazioni degli scienziati sembra esserci il passato, il presente e il futuro. Pare che i prossimi anni ci riserveranno sorprese e scoperte di grande importanza: chissà se esiste l'equazione che descrive la curiosità.

martedì 4 settembre 2018

SE L'UNIVERSO BRULICA DI ALIENI, DOVE SONO TUTTI QUANTI?



Stephen Webb
SE L'UNIVERSO BRULICA DI ALIENI, DOVE SONO TUTTI QUANTI?
Sironi
2018, 494 pagine
brossura, 25 euro 

La domanda è quella del cosiddetto “paradosso di Fermi”, e cioè: se l’universo brulica di vita, dove sono tutti quanti? Fu questo, infatti, il quesito che Enrico Fermi pose ai suoi colleghi di Los Alamos durante un pranzo di lavoro nell’estate del 1950. E nel 2002, Stephen Webb ha scritto un brillante saggio intitolato proprio così: “If the Universe is teeming with aliens, where is everybody?”. Il libro è stato pubblicato in Italia nel 2004 da Alpha Test e  inserito nella collana “I saggi di Focus”. Adesso viene ripreso, in edizione ampliata da Sironi. Il punto di partenza del “Fermi’s paradox” è che tutte le evidenze sembrano dirci che ci siano nell’universo migliaia (se non milioni) di pianeti su cui sia possibile la vita e che questa, pertanto, dovrebbe essersi sviluppata, con estrema probabilità, in molti di essi. Dunque, perché non ne scorgiamo la minima traccia? Dove si nascondono gli alieni? Webb fornisce decine di possibili risposte, tutte perfettamente argomentate con i pro e i contro. Le spiegazioni si dividono in tre gruppi. Il primo, risolve il paradosso ipotizzando che in realtà non sussista, perché il contatto è già avvenuto anche se non è di dominio pubblico. Il secondo, parte dal presupposto che gli alieni esistano ma che sia impossibile comunicare con loro. Il terzo gruppo, contiene tutte le teorie che descrivono la vita come un evento molto raro, se non unico, e comunque tendente a estinguersi con grande velocità a causa dei fattori più diversi, compresi i lampi di raggi gamma che sterilizzano intere galassie (e potrebbero verificarsi in ogni momento anche nella nostra). Insomma, gli alieni o sono già qui, o esistono ma non possiamo contattarli, o non esistono. La teoria finale di Webb è che non esistono: la vita potrebbe essere una singolarità irripetibile. Isaac Asimov, che all'argomento dedicò il suo saggio "Civiltà extraterrestri",  la pensava diversamente: secondo lui gli extraterrestri esistono, ma le distanze interstellari sono impossibili da superare anche per loro, come per noi, e dunque siamo destinati non incontrarci. Personalmente, preferirei che non ci trovassero. Non si sa mai.

martedì 17 aprile 2018

ONDE GRAVITAZIONALI





Sandro Ciarlariello
ONDE GRAVITAZIONALI
Edizioni Cento Autori
2017, brossura,
190 pagine, 12.80 euro

Il 14 settembre del 2015, gli inteferometri del LIGO, negli Stati Uniti, hanno registrato per la prima volta le onde gravitazionali la cui essenza era stata ipotizzata da Albert Einstein cento anni prima. L'osservazione seguiva un colossale scontro fra due buchi neri in una galassia lontana, evento apocalittico che ha appunto scatenato un'onda cosmica che, viaggiando alla velocità della luce, è giunta fino a noi ed è stata captata grazie a un apparecchio finalmente messo a punto e tarato nel modo giusto (in passato non avevamo interferometri del genere e anche la prima versione del LIGO non aveva ottenuto risultati). In seguito, altri eventi del genere sono stati registrati e il continuo aggiornamento dei dati apre una porta in grado di farci affacciare su scenari che prima era possibile soltanto ipotizzare. Oltre a spiegare in maniera chiara che cosa sono le onde gravitazionali e com'è stato possibile osservarle, Sandro Ciarlariello (astrofisica molisano autore del blog "Quantizzando") traccia un quadro d'insieme comprensibile anche ai profani sull'evoluzione delle teorie legate alla gravitazione partendo da Faraday e passando per le principali scoperte astronomiche (buchi neri, stelle di neutroni, pulsar), ma soprattutto entusiasma il lettore su quanto sarà possibile scoprire in un prossimo futuro. Sembra davvero che siamo sul punto di grandi scoperte sull'origine dell'universo, la struttura della materia, la teoria unificata del tutto. Attendiamo curiosi.

mercoledì 2 agosto 2017

L'ORDINE DEL TEMPO





Carlo Rovelli
L'ORDINE DEL TEMPO
Adelphi
2017, 210 pagine, 
brossurato, 14 euro

Dopo "Sette brevi lezioni di fisica", Carlo Rovelli (sicuramente uno dei maggiori fisici teorici italiani e forse del mondo) ci consegna un altro aureo libretto con il quale, in poche pagine e senza formule matematiche (se non una, quella su cui si basa il concetto di entropia), smonta la nostra concezione del mondo e ci dimostra quanto sia limitato il punto di vista dell'essere umano sulla realtà delle cose che ci circondano. Quella che soprattutto viene rasa al suolo è la nostra abituale concezione del tempo e del suo scorrere. Siamo abituati a pensare che il tempo proceda in un'unica direzione e a una precisa e immodificabile velocità, quella per esempio per la quale siamo certi di poter dare un appuntamento a qualcuno a un'ora stabilita. La verità è che il tempo scorre a velocità diverse (e con differenze facilmente verificabili) sul pavimento piuttosto che all'altezza del soffitto, perché è subisce l'influsso della gravità. Non solo: non esiste un tempo che consenta di dire "ora" in tutto l'universo e, in ogni caso, tutte le principali equazioni che descrivono la realtà, le leggi della fisica, non prevedono la variante temporale. Sono valide comunque anche in assenza del tempo o con il tempo che scorre indifferentemente in un senso o nell'altro. L'unica legge che prevede un cambiamento unidirezionale e dunque rende valido il concetto di tempo è quella dell'entropia, ovvero del calore che si diffonde dal caldo verso il freddo, il cui moto non può essere invertito. Ma anche l'entropia pare essere un fenomeno, se non locale, quantomeno registrabile soltanto per una scarsità di visione prospettica che non tiene conto dell'infinita complessità di ciò che sfugge al nostro sguardo. Il fatto che ci sia una tendenza al disordine nelle nostre vicinanze non significa che, su scala maggiore, ci sia un ordine diverso. Rovelli conclude ipotizzando che sia la percezione umana a creare il tempo, che non esiste in assoluto. Insomma, la realtà non è come ci appare (per citare il titolo di un altro - ben più ponderoso -saggio del fisico). Personalmente me ne faccio una ragione, tenendone conto ogni volta che qualcuno propone verità assolute.

domenica 31 luglio 2016

LA SECONDA VITA DI MAJORANA


LA SECONDA VITA DI MAJORANA
di Giuseppe Borello, Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini
Chiarelettere
2016, brossurato
200 pagine, 16.90 euro

"Finalmente risolto uno dei più misteriosi gialli italiani - uno scoop internazionale", recita la scritta sulla fascetta. Che la misteriosa scomparsa del fisico Ettore Majorana, uno dei geniali "ragazzi di via Palisperna" radunati attorno a Enrico Fermi negli anni Trenta, sia uno dei più affascinanti casi di sparizione nel nulla su cui si sia indagato dal 1938 in poi, non ci sono dubbi. Che il giallo però possa essere del tutto risolto dopo la pubblicazione di questo elettrizzante libro, però, è difficile poter concordare. Vedremo perché dopo aver riassunto per sommi capi la vicenda. Ettore Majorana, catanese classe 1906, è un ragazzo prodigio in grado di intuizioni matematiche fuori del comune e con capacità di calcolo e di analisi in grado di competere con le menti più eccelse della fisica teorica. Enrico Fermi lo chiama a lavorare con lui, il rapporto fra i due però è conflittuale. Majorana ha un carattere introverso, è solitario e riservato, pare sfortunato in amore. Per di più il periodo di Via Panisperna prelude alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, di cui forse Ettore intuisce l'apocalittica portata. Fatto sta che dopo aver lasciato alcune lettere sibilline in cui fa capire di aver maturato una decisione drastica, sparisce nel nulla. Ha però ritirato tutti i suoi risparmi e si è portato dietro il passaporto. Anche per ordine di Mussolini, il giovane scienzato viene cercato dovunque ma le ricerche sono vane. C'è chi teme un suicidio (si sarebbe affogato in mare gettandosi da una nave di linea in navigazione fra Palermo e Napoli - viaggio per cui aveva comprato un biglietto), chi lo ritiene rifugiato in un convento, chi giura di averlo riconosciuto in un barbone che vive alla macchia. Finché, nel 2008, un settantenne di Latina, Enrico Fasano, presenta alla magistratura (dopo aver contattato la trasmissione "Chi l'ha visto?") una foto scattata in Venezuela negli anni Cinquanta (là dove lui era emigrato in cerca di lavoro, essendo in quel periodo quel Paese ricco e pieno di opportunità). La foto lo mostra, lui poco più che ventenne, con un cinquantenne che sembra proprio essere Ettore Majorana, ma che diceva di chiamarsi Bini. Almeno, tutte le perizie effettuate dagli inquirenti danno esito positivo: Bini, stando agli esperti, è Majorana. Fasano ricorda Bini come un amico molto riservato di cui però sapeva poco, proprio in ragione del fatto che non raccontava quasi nulla di sé. Di lui perse le tracce durante un colpo stato avvenuto in Venezuela nel 1958, che lo obbligò a ritornare in Italia. Che fine abbia fatto Bini, non si sa. Fasanbo cita però degli amici comuni, un certo Nardin, un certo Carlo, un certo Ciro. Uno di loro, Carlo, gli avrebbe appunto detto che Bini non era il vero nome dell'uomo, che in realtà si chiamava Majorana ed era uno scienziato. Non solo: Fasano è in grado di esibire una cartolina scritta da un fratello di Majorana a un amico americano, che Bini aveva con sé e che per caso è rimasta nelle sue mani. Purtroppo Fasano è morto nel 2011, ma i tre autori dell'inchiesta alla base del libro hanno potuto ricostruire molti altri particolari parlando con la sua famiglia, depositaria di confidenze e ricordi non finiti nei verbali della magistratura. Borello, Gironi e Sceresini sono partiti per il Venezuela (uno dei paesi del mondo in cui è più difficile indagare, per le difficoltà economiche attuali e l'imperversare di banditi pronti a uccidere chiunque in qualsiasi luogo). "La seconda vita di Majorana" ricostruisce passo per passo la loro inchiesta, e la lettura è avvincente. Il racconto di Fasano trova di decine di conferma, anche solo per "sentito dire". Tutti ci aspettiamo, a un certo punto, una prova regina: che però non c'è. Anzi, se abbondano gli indizi mancano le tracce. Per ogni tassello che va al suoi posto ci sono cento "non ricordo", "non risulta", "niente è agli atti". E' vero che ci sono mille motivi che giustificano la mancanza di riscontri concreti, fatto sta che tutto resta approssimato. L'indagine sembra condurre, a un certo punto, a una sorta di laboratorio segreto del governo venezuelano, dove probabilmente Majorana aveva qualche incarico scientifico: sembra però la trama di un film di spionaggio. Gli elementi ci sono, ma le conclusioni no. I dubbi più clamorosi, secondo me, sono sollevati dagli anni che, a quanto pare, il fisico trascorse a Buenos Aires: varie testimonianze affermano che il catanese vivesse in Argentina con il suo vero nome e frequentasse la comunità italiana. Chi dice di averlo incontrato (senza poter esibire prove) sostiene che la sua fuga fosse dovuta ai dissapori con Fermi. Solo i sommovimenti politici dopo il crollo del peronismo lo avrebbero convinto a spostarsi, con l'amico Carlo, nel vicino e (in quel momento) ospitale Venezuela. Ecco: capisco la difficoltà di trovare tracce di un fantomatico Bini (nome falso) in territorio venezuelano, ma possibile che non resti traccia nei luoghi dei lunghi anni argentini, trascorsi presentandosi proprio come Ettore Majorana? E sarà mai possibile, che uno che scompare ed è risercato dovunque, non si celasse sotto una falsa identità? Anche in questo caso gli autori dell'indagine fanno ipotesi sul perché di certe testimonianze non si trovino conferme, ma ecco, se fossi io a indagare, più che sul Venezuela mi concentrerei su Buenos Aires. Per concludere: Borello e compagni mi hanno convinto sul fatto che Bini fosse Majorana e che dunque il fisico fosse vivo attorno al 1955 in Sud America, mentre resta nel mistero quale fosse il suo lavoro (onesto, o invischiato con i servizi segreti di potenze straniere?). C'è spazio un altri libri. E per cento film, fumetti e romanzi.