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lunedì 19 agosto 2019

COSIMO I DE' MEDICI



Roberto Cantagalli
COSIMO I DE' MEDICI
Mursia
cartonato, 312 pagine
1985, 25.000 lire

Più che si leggono, per passione, libri sulle vicende del passato e biografie di personaggi storici, più ci si rende conto di come la storia non sia proposta nel migliore dei modi dai programmi scolastici. Gli studenti, in genere, la trovano una materia noiosa. Invece, se si riuscissero a far risaltare la personalità degli uomini che ne furono protagonisti e il lato romanzesco delle dinamiche del suo scorrere, sicuramente anche i forzati delle aule di scuola imparerebbero a divertirsi nel leggere le pagine che li riguardano. Cosimo I de' Medici, tuttavia, è un personaggio affascinante anche se nessuno ricorda di averlo visto brandire una spada sul campo di battaglia. Non fu protagonista di imprese eroiche, non lo si ricorda perché fu campione di ideali democratici e liberali, non assassinò le sue mogli. Però, caspita, si trovò giovanissimo e assolutamente per caso nominato Duca di una Firenze distrutta da anni di guerre interne e da un assedio durato un anno (quello degli imperiali, tra il 1529 e il 1530) e trasformò il suo dominio nel Granducato di Toscana, uno stato vero e proprio al pari degli altri Regni europei, destinato a durare fino all'Unità d'Italia, nella seconda metà dell'Ottocento. La storia della sua salita al potere ha dell'incredibile. Dopo che l'imperatore Carlo V (un altro personaggio degno di monumentali biografie) ebbe restaurato a Firenze i Medici al governo di Firenze, papa Clemente VII (Giulio de' Medici) gli fece nominare Duca il proprio figlio naturale Alessandro (avuto dal Pontefice da una serva di colore, e per questo scuro di pelle e dai capelli crespi, detto appunto "il Moro"). Firenze e la sua campagna erano stati ridotte allo stremo, ferma l'agricoltura, interrotti i commerci, vendette politiche dei palleschi sui repubblicani all'ordine del giorno. Ma, soprattutto, la città era sotto tutela dell'imperatore che conservava le sue truppe stabilmente sul territorio. Carlo V era in pratica un occupante, il nuovo regime mediceo solo una facciata. Per di più Alessandro de' Medici era un gozzovigliatore incapace. Non c'era di che stare allegri. Sennonché, la notte dell'epifania del 1537, il cugino del Duca, Lorenzino, che di Alessandro era un compagno di baldoria, per motivi oscuri e del tutto personali, gli tende un agguato e lo ammazza a coltellate. Poi fugge a Venezia. Lorenzo era anche l'erede dello scettro ducale, ma certamente non avrebbe potuto essere lui il nuovo Duca, assassino com'era del genero di Carlo V (Alessandro ne aveva sposata una figlia). I maggiorenti del partito pallesco, capitanati da Francesco Guicciardini, individuano allora nel diciassettenne Cosimo (nato nel 1519), orfano di Giovanni delle Bande Nere, rampollo del ramo cadetto dei Medici (quello detto "dei popolani"), il migliore dei candidati possibili perché, essendo giovane e inesperto, avrebbe potuto essere facilmente manovrato dalle volpi più anziane, Guicciardini in testa, che si illudevano di regnare al posto suo, per interposta persona. Cosimo quindi venne nominato Duca credendo che potesse essere un burattino nelle mani dei maggiorenti fiorentini. Del resto, il ragazzo (alto e di bellissimo aspetto) era sempre vissuto in disparte con la madre e sembrava non capire nulla di politica. Ed ecco che, contro ogni aspettativa, Cosimo riesce in pochi mesi a far fuori o mettere all'angolo tutti i suoi tutori, a trattare direttamente con Carlo V, a sventare la minaccia dei fuoriusciti (come Filippo Strozzi), a prendere saldamente in mano il potere. Crea un regime di spie, di polizia, di censura, ma risolleva le sorti fiorentine, restaura la città, la abbellisce (Palazzo Pitti, il Giardino di Boboli, il corridoio Vasariano), rilancia i commerci, ingrandisce i domini. Sposa la figlia del viceré di Napoli, ne investe le cospicue ricchezze, ci fa undici figli e si assicura una dinastia. Con estrema furbizia, fingendosi amico di Carlo V, lo convince a ritirare, progressivamente, le truppe occupanti (gli fa prestiti in denaro di cui l'imperatore ha estremo bisogno e chiede quelli che potremmo definire "rimborsi in natura"), si annette Siena, rinforza Pisa e Livorno per scongiurare attacchi saraceni, manovra tre papi intortandoli magistralmente anche a costo di consegnare prigionieri all'inquisizione (perfino amici propri, come il povero Piero Carnesecchi). Insomma, Cosimo si rivela un politico machiavellico (sicuramente aveva letto "Il Principe"). Un despota, e senza scrupoli, ma intelligente e in grado di fondare un Regno. Nel 1570 Cosimo venne incoronato Granduca da Pio V. Morì nel 1574 e gli successe il figlio Francesco.

sabato 4 agosto 2018

CATERINA SFORZA




Natale Graziani 
Gabriella Venturelli 
CATERINA SFORZA 
Dall'Oglio Editore 
1987, cartonato 380 pagine 

Se visitate i castelli della Romagna fra Imola e Forlì, in ognuno troverete un pozzo in cui, vi dirà la guida, Caterina Sforza faceva gettare i suoi amanti dopo esserseli portati a letto (o dove avesse avuto voglia di portarseli). Leggende e dicerie, indubbiamente, ma che Caterina fosse discretamente lussuriosa è vero, come è vero che facesse frustare o gettare per qualche tempo in prigione chi, fra i suoi sudditi, osasse malignare sui suoi appetiti sessuali spettegolando su questo e su quello. Del resto, da perfetta e astuta donna di potere (questo è un caso in cui "donna" equivale perfettamente a "uomo"), aveva una fitta rete di spie e di informatori che intercettavano subito i discorsi delle lingue lunghe. Che fosse machiavellica non ci sono dubbi. Peraltro, Niccolò Machiavelli stesso, mandato da lei dai fiorentini per ambascerie, nel rimase colpito, e ne scrisse, per quanto era abile nei giochi politici con gli altri potenti, ferrea nel governo delle sue terre, spietata conto i nemici. Machiavelli racconta anche, e dunque l'episodio lo diamo per certo, di cosa successe quando una congiura di palazzo gli uccise il primo marito, Girolamo Riario, nipote del papa Sisto IV Della Rovere, sposando il quale aveva ricevuto con lui la signoria di Forlì. I congiurati avevano fatto prigioniera la contessa e la portarono davanti a un castello perché ordinasse a chi lo difendeva di aprire il portone e arrendersi. Caterina finse di entrare per dare disposizioni in tal senso e invece si barricò dentro con i difensori. I congiurati portarono sotto le mura i figli della contessa minacciando di tagliar loro la gola se non si fosse arresa. Caterina salì sulle mura, si alzò il vestito mostrando i genitali e disse: uccideteli pure, ho lo stampo per farne degli altri. La congiura fallì e i figli furono salvi, ma la scena fu epica. "Tygra", la definirono una volta: la Tigre. Ebbe tre mariti e un grande amore, quello per Giacomo Feo, un popolano di cui si innamorò al punto che alcuni dei suoi sudditi glielo uccisero convinti che la contessa ne fosse succube e che fosse diventato lui, il Feo, il vero signore di Forlì, pronto anzi a uccidere il legittimo erede, Ottaviano, ancora ragazzetto. Che Caterina potesse essere succube di qualcuno non è dato di crederlo. I congiurati che credevano di farle del bene, furono tutti torturati e squartati. L'ultimo dei suoi mariti, Giovanni il Popolano dei Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico, la incontrò perché anche lui venne mandato da Firenze a Forlì per una ambasciata, e fu sedotto dalla bellezza di Caterina da poco rimasta vedova per la seconda volta. Lo stesso anno in cui nacque il loro figlio Ludovico, Giovanni morì (di malattia) e a Ludovico venne cambiato nome, diventando il celebre Giovanni Delle Bande Nere. Che Caterina fosse bella e prosperosa è detto a tutti, ci manca però un suo ritratto, abbiamo delle monete in cui tanto bella non è avendo il nasone degli Sforza. Del resto era figlia illegittima (nata a Milano nel 1463) di duca Galezza Maria e della cortigiana Lucrezia Landriani, ma era stata cresciuta con il resto della prole sforzesca, prima di venire offerta, a nove anni, sposa bambina a Girolamo Riario, in ragione di giochi politici troppo lunghi da raccontare. Se volete saperne di più, compresi gli aneddoti sugli "experimenta" da lei condotti per tutta la vita sui cosmetici e gli afrodisiaci (pare che avesse un rimedio per le disfunzioni erettili maschili che il Viagra levati), questo libro, serio e documentatissimo a dispetto di questa ilare recensione, fa decisamente al caso vostro.