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sabato 22 febbraio 2025

50 SFUMATURE DI MARTIN


Valentino Forlini
50 SFUMATURE DI MARTIN
Amys
2024, brossurato
140 pagine, p.n.i.
 
Una chicca. Ma prima di spiegare perché, due parole sul percome. Innanzitutto, il Martin a cui allude il titolo è Martin Mystére, il Detective dell'Impossibile creato nel 1982 da Alfredo Castelli (1947-2024). Poi, Amys significa Amici di Martin Mystére, una benemerita Associazione Culturale con oltre venti anni di attività legata alla passione per il BVZM e il BVZA (Buoni Vecchi Zii Martin e Alfredo). Il volume che vedete in foto è stato pubblicato senza scopo di lucro, né l'autore né i curatori del progetto hanno percepito compensi, il ricavato della vendita risulta devoluto all'Associazione VIDAS (cito testualmente, "che ha permesso ad Alfredo Castelli di vivere con dignità i suoi ultimi giorni"). Veniamo all'artefice, Valentino Forlini, che si presenta efficacemente nella sua introduzione: cremonese, classe 1970, grafico e illustratore poliedrico (Lazarus Ledd, Samuel Sand, Erinni, Goccianera, John Doe, Nathan Never, Disney), animatore e character designer, attivo anche all'estero. Di che cosa si tratta? Di una galeria di "interpretazioni" di Martin Mystère, ma anche di Java e di Diana, visti come se fossero stati disegnati da altri (ben cinquanta) fumettisti diversi. Si comincia con Winsor McKay, si passa a Schulz,  e poi Jacovitti, Sio, Zerocalcare, Mordillo, Hergé, Kirby, Silver, Altan, Watterson, Smythe, Aragones, Hart, Quino, Walker, Toriyama, Segar, Carnevali, Haring, Uderzo, Groening, Miyazaki, Peyo, Bonvi, Hanna & Barbera... e ne ho citati soltanto alcuni. Di ogni autore di cui Forlini ha preso in prestito lo stile viene fornita una scheda di presentazione. Ci si diverte un sacco, tornano alle mente tanti ricordi, si ha la conferma una volta di più di quanto sia variegato, meraviglioso, immenso, magico il mondo del fumetto. E vien fatto di pensare che Castelli stesso ha sempre allargato i confini del microcosmo di Martin Mystére invadendo con ogni sorta di mezzo i cortili e i regni dei vicini di casa. Soprattutto, vien fatto di pensare che se ne avesse avuto il tempo, prima o poi un libro del genere l'avrebbe commissionato a Forlini lui stesso.
 

lunedì 4 marzo 2024

L’OCEANO DEI VELENI

 


Alfredo Castelli
Giancarlo Alessandrini
L’OCEANO DEI VELENI
Sergio Bonelli Editore
Cartonato, 2022
242 pagine, 24 euro

Questa lunga storia del Detective dell’Impossibile, raccolta in un unico volume cartonato destinato alla distribuzione libraria, apparve per la prima volta in edicola tra l’aprile e il giugno del 1991 sugli albi mensili n° 109, 110 e 111 di Martin Mystère. Secondo Alfredo Castelli (1947-2024), autore (oltre che della sceneggiatura) di una esaustiva presentazione, si tratta del capolavoro grafico di Giancarlo Alessandrini (1950) per il suo “uso dei bianchi e dei neri davvero sapiente”. Si potrebbe discutere se in altri casi Alessandrini sia stato ancora più sapiente, ma che le tavole de “L’oceano dei veleni” siano magistrali non c’è alcun dubbio. Colpisce l’aneddoto che Castelli racconta a proposito dell’ingresso del disegnatore nello staff del “Corriere dei Ragazzi”, nella cui redazione i due si incontrarono. Correva l'anno 1972, e Giancarlo era venuto a Milano accompagnando un professionista già affermato che cercava lavoro. Lui, poco più che ragazzino, aveva portato dei suoi schizzi per farsi dare dei consigli da qualcuno degli illustratori che fossero stati presenti in sede. Risultato, il professionista viene bocciato, mentre del ragazzino Aldo Di Gennaro dichiara: “Ehi! Abbiamo qui un talento naturale!”. Così Alessandrini torna a casa con già una prima sceneggiatura da disegnare. “L’oceano dei veleni” riporta Martin Mystère sulle isole del Pacifico (il primo arcipelago nelle cui acque cui vediamo il Detective dell’Impossibile, una volta tanto in vacanza, immergersi con Java per fare riprese subacquee è quello delle Samoa), e non mancano i riferimenti a precedenti avventure in Oceania, che spiegano il legame psichico
che si stringe fra lui e un nativo (siamo in zona “terzo occhio”, quella “mistica” della saga martinmysteriana), legame da cui prende le mosse il coinvolgimento del BVZM in un losco intrigo internazionale. Siamo ancora in clima di Guerra Fredda e c’è di mezzo il recupero di un satellite americano che non avrebbe dovuto esserci, abbattuto in mare da un satellite killer sovietico, il quale a sua volta non avrebbe dovuto esserci. Però le cose si complicano allorché quale nave incaricata dell’operazione viene scelta una utilizzata da compagnie senza scrupoli per seppellire nelle profondità oceaniche rifiuti tossici, che devono essere rapidamente affondati in basse acque coralline. Da qui una strage di nativi, che nessuno bloccherebbe se Martin non intervenisse. La sceneggiatura di Castelli trae origine da un soggetto” di Elio Ottonello (1954), laureato in biologia marina, scrittore di romanzi, attivo collaboratore del BVZA quando si tratta di indagare sui misteri del mare (suoi gli spunti di altre storie mysteriose sull’argomento). Una piacevole e avvincente rilettura. Ah, ci sono due vignette con Diana in topless (all'epoca si poteva). Stefania Divertito e Marco Gisotti, giornalisti ambientali, firmano, in apertura di volume, un saggio di approfondimento scientifico sull'inquinamento degli oceani.


sabato 17 febbraio 2024

49 STORIE BREVI

 

 
Alfredo Castelli
49 STORIE BREVI
Allagalla
Cartonato, 2023
320 pagine, 45 euro

Come giustamente fanno notare Matteo Pollone  e Roberto Guarino nella loro introduzione al volume, “quando, nel 1982, comincia a uscire Martin Mystère, Alfredo Castelli ha trentacinque anni e alle spalle un numero di sceneggiature e di collaborazioni editoriali che da sole varrebbero un’intera carriera”. L’autore aveva infatti iniziato a pubblicare le sue storie fin dal 1965, appena diciottenne (facendo partire il conto da quelle realizzate professionalmente), essendo lui nato nel 1947. Nel momento di dare alle stampe il primo albo del suo Detective dell’Impossibile, Castelli poteva fregiarsi di un curriculum in cui figuravano fumetti dei generi più diversi realizzati per Diabolik, il Monello, Topolino, Horror, il Giornalino, il Corriere dei Piccoli, il Corriere dei Ragazzi, SuperGulp, ma anche per testate straniere. Per non parlare degli articoli e dei saggi scritti, delle esperienze come inventore di fanzine e di riviste o di redattore fac-totum in varie Case editrici. Per Sergio Bonelli aveva scritto vari episodi di Zagor e un volume della collana “Un uomo, un’avventura”. Anche dopo il varo di Martin Mystère, tuttavia l’iperattività castelliana non avrebbe trovato sosta, né la sua vulcanicità creativa sarebbe venuta meno. Il volume edito da Allagalla “49 storie brevi”, curato dallo stesso Castelli (che commenta ogni singolo racconto), raccoglie una selezione di una cinquantina di short stories apparse tra il 1971 e 1978 sul Giornalino, il Corriere dei Ragazzi e SuperGulp. Tutte  (tranne una, la prima) rappresentano esempi di graphic journalism, genere in voga sulle riviste per ragazzi dell’epoca, e sono basate su episodi storici (soprattutto quelle scritte per Il Giornalino) o fatti di cronaca (soprattutto quelle scritte per il Corriere dei Ragazzi). Si tratta dunque di racconti liberi, realizzati da Castelli mentre portava avanti anche serie con personaggi fissi, come “Gli aristocratici” o “L’Ombra”. C'è, evidentemente, un fine didattico o divulgativo dietro ogni storia, ma l'intento non inficia l'approccio accattivante e contagiosamente curioso dell'autore all'argomento affrontato. Stupisce il gran numero di illustratori che affiancano lo sceneggiatore: disegnatori di ottimo, se non straordinario livello, come Sergio Toppi, Attilio Micheluzzi, Aldo Di Gennaro, Franco Caprioli, Ruggero Giovannini, Alarico Gattia, Sergio Zaniboni, Mario Uggeri. Ma ci sono anche i nomi di alcuni che Castelli avrebbe portato con sé nello staff di Martin Mystère, come Giancarlo Alessandrini, Franco Devescovi, Sergio Tuis, Paolo Ongaro. Il disegnatore più sorprendente, rappresentato con ben cinque racconti, è sicuramente Bonvi.


venerdì 24 novembre 2023

FRANKENSTEIN ILLUSTRATO




Alfredo Castelli
FRANKENSTEIN ILLUSTRATO
Cut-Up Publishing
Cartonato, 2023
114 pagine, 22.90 euro

Sotto il titolo, in copertina, compare la scritta “nuova edizione completamente riveduta e aggiornata al 2023”, e dunque c’è da chiedersi quando sia avvenuta la prima pubblicazione ldi questo “Frankenstein illustrato”. Alfredo Castelli lo spiega subito all’interno, insieme a un milione di altre cose di cui provvede a informarci: il primo varo di questo imprescindibile manuale risale al 2018, quando venne dato alle stampe in tiratura limitata nell’ambito della manifestazione catanese “Etna Comics”. Rispetto a quella, dunque, si aggiorna la filmografia (dal 1910 al 2023) che rappresenta la parte più consistente del libro, una settantina di pagine. Ma sono stati anche rivisti e corretti dimenticanze e refusi (bisognerebbe controllare pagina per pagina per scoprire quali).

Ne abbiamo parlato qui:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2018/07/frankenstein-illustrato.html

Se la prima edizione di questo aureo libello risale dunque al 2018, molto più antico è l’interesse di Castelli verso il romanzo di Mary Shelley “Frankenstein or the modern Prometheus” (1918). Come l’autore riferisce nel primo capitolo, nel 1969, pubblicò ne “I classici a fumetti” della Sansoni un adattamento illustrato da Giorgio Montorio. Visto il buon esito, Castelli propose a Gino Sansoni di dedicare al personaggio della Shelley un saggio sulla storia del libro e sulle sue versioni teatrali, cinematografiche, televisive. Il progetto fu messo in cantiere, si ottenne addirittura una prefazione di Forrest J Ackerman (la “J” senza punto non è un errore), fondatore della rivista “Famous Monsters”, ma poi non se ne fece di nulla. Dopo oltre cinquanta anni, il testo viene finalmente collocato all’inizio del saggio per cui venne scritto. Castelli, con grande abilità di divulgatore essenziale ma esaustivo (peraltro supportato da un ricco corredo iconografico), ripercorre velocemente la genesi del racconto della Shelley, relaziona circa le sue varie riscritture e sulla tardiva prima traduzione italiana, poi accenna agli apocrifi autori di sequel, quindi passa a trattare delle versioni teatrali e degli adattamenti a fumetti. Un capitoletto si intitola “Il mio Frankenstein” e si occupa di tutte le (tante) volte in cui proprio Castelli ha utilizzato il mostro, non mancando di citare l’avventura “Molok” scritta per la serie di Zagor. Segue la riproposta delle trentaquattro tavole della storia del 1969 pubblicata da Sansoni. A questo punto si passa a parlare di film, cartoni animati, programmi TV. Ciliegina sulla torta, un sedicesimo a colori con le locandine delle pellicole più interessanti. Si resta stupiti di quanto il mito di Frankenstein abbia permeato l’immaginario collettivo e la fiction negli ultimi duecento anni.

sabato 3 giugno 2023

IL RITORNO DI TILT

 

 

Alfredo Castelli
Daniele Fagarazzi
IL RITORNO DI TILT
Cut-Up Publishing
2023, cartonato
98 pagine, 26.90 euro


La definizione più sintetica e calzante per questo volume è “must”. Lo si deve avere per forza, perché racconta e antologizza un “cult”, vale a dire “Tilt”. Insomma è un must su quel cult al top che fu “Tilt”. E dopo questo incipit, a cui diciamo stop, passiamo a illustrare meglio di che cosa si tratta. Bisogna innanzitutto partire da una rivista umoristica intitolata appunto “Tilt”, uscita tra il 1968 e il 1969, alla cui realizzazione lavorarono Alfredo Castelli, Marco Baratelli, Mario Gomboli e Carlo Peroni. Ne uscirono soltanto due numeri, che sono stati raccolti in un precedente volume targato Cut-Up, “La preistoria di Tilt” (2022), copertina in calce, di cui abbiamo parlato qui:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2022/04/la-preistoria-di-tilt.html

Questa prima versione di “Tilt” era ispirata alla rivista americana “Mad” (1952) che, nei suoi primi 23 numeri pubblicava essenzialmente parodie. Ed essenzialmente parodie furono quelle proposte dal "Tilt" degli anni Sessanta. Nel 1972 Alfredo Castelli propose al direttore del “Corriere dei Ragazzi”, Giancarlo Francesconi (1925-2015), di trasformare “Tilt” in una rubrica del rivista, per la quale lavorava come redattore. Visto approvato il progetto, adattò i contenuti a un nuovo genere umoristico, il “kibitzer”, esattamente come aveva fatto “Mad” dal numero 24 in poi. Il “kibitzer” (termine Yiddish che letteralmente significa “spettatore”) si differenzia dalla parodia perché si occupa di commentare temi di attualità in modo satirico o ironico. Le prime puntate del “Tilt” del “Corriere dei Ragazzi” furono illustrate da Bonvi (1941-1995), che poi passò il pennello a Daniele Fagarazzi (con sporadiche intromissioni di Silver, Gomboli e ancora di Bonvi). In tutto, uscirono 119 puntate di due pagine, tra il 1972 e il 1975, con alcune eccezioni che ne contarono tre o quattro. Il secondo volume Cut-Up dedicato a “Tilt” raccoglie appunto una selezione di tavole scritte da Castelli e illustrate da Fagarazzi (1944-2019). Si tratta di materiale uscito tra il 1972 e il 1974, per metà a colori (ricavato dalle pagine della rivista), per metà in bianco e nero (ricavato da un rimontaggio fatto nel 1976 per un volume progettato dalla Dardo che però non uscì mai, e che vide la luce invece nel 1978 grazie a Luigi F. Bona).
Tutti questi dati non sono frutto di una mia attenta ricerca ma della mia attenta lettura delle esaustive prefazioni e postfazioni di Alfredo Castelli che, con precisione maniacale, cita dati e dati, nomi e cognomi, allegando una puntuale cronologia e perfino un dizionario dei personaggi citati (da Paolo Cavallina e Gabriella Farinon), nel caso i lettori più giovani non sappia a chi ci si riferisca (io, ahimè, per motivi anagrafici li conosco tutti). Una caratteristica delle inesauribili gag ideate da Castelli e illustrate da Fagarazzi è quella di dar vita a una sorta di “trasmissione in diretta” dalla redazione del “Corriere dei Ragazzi”, chiamando in causa gli stessi autori obbligati dal direttore Francesconi a trovare sempre nuovi argomenti settimana dopo settimana; direttore caricaturizzato in quasi tutte le puntate della rubrica, impegnato in una strenue lotta contro i suoi redattori (Castelli in primis, ugualmente caricaturizzato con i colleghi) troppo sfaticati, oppure troppo pungenti per un giornale destinato ai ragazzi. Su “Tilt” esordirono personaggi indimenticabili di Castelli, quali l’Omino Bufo e Otto Kruntz, vennero proseguite serie come “Zio Boris” e “Lo zoo pazzo” (di Mario Gomboli”). Castelli cita una dichiarazione di Alessandro Barbero, che scrive. “All’immortale Tilt credo di dovere la scoperta, a 14 o 15 anni, del senso dell’umorismo”. Anche tanti altri, professor Barbero, glielo assicuro. L’antologia di Cut-Up, che si spera possa essere la prima di una serie, si fregia di una mirabolante copertina di Massimo Bonfatti, disegnatore a cui io affiderei in toto, se fossi un editore, una ripresa delle pubblicazioni di “Tilt”. Con testi sempre scritti da Alfredo Castelli, naturalmente.
 
 

 

domenica 12 febbraio 2023

I DUE DOTTORI

 

Alfredo Castelli
Lucio Filippucci
Paul d'Ivoi
Louis Bombled
 
I DUE DOTTORI
 
Cut-Up Publishing
cartonato, 2022
50 pagine, 20.90 euro


Una chicca sicuramente imperdibile per gli appassionati di Martin Mystère , ma apprezzabile anche dai lettori curiosi di ogni genere, non soltanto di fumetti (per esempio, è consigliabile agli amanti della letteratura popolare e d'appendice). Alfredo Castelli spiega all'interno del volume tutti i retroscena che hanno portato alla pubblicazione di questo agile cartonato, e lo fa con dovizia di particolari e con la consueta chiarezza. Cercherò di riepilogare. Lo scrittore francese Paul Deleutre (1856-1915), che si firmava con lo pseudonimo di Paul d'Ivoi, fu autore di molti romanzi e racconti d'avventura che si inserivano nel filone dei "Viaggi straordinari" di Jules Verne. Fra questi, pubblicò nel 1900 il romanzo "Docteur Mystère", illustrato (come all'epoca si usava) con tavole di Louis Bombled. Protagonista ne era un ricco e presumibilmente nobile indiano, il cui vero nome rimane ignoto e che si fa chiamare così come risulta dal titolo in copertina. Costui, caratterizzato da una cultura enciclopedica e dal fatto di viaggiare su un "Hotel Elettrico" di sua invenzione, ha come assistente un giovane francese, trovatello, soprannominato Cigale, ed è giunto in Europa per compiervi una missione misteriosa. Mentre il Docteur non compare più, se non di sfuggita, in altri romanzi di d'Ivoi, Cigale invece diviene protagonista di una serie tutta sua. Trascorso quasi un secolo, nel 1994, Alfredo Castelli scopre in una libreria antiquaria una edizione di "Docteur Mystère", si incuriosisce per la corrispondenza del nome del personaggio principale con quello di Martin Mystère, l'eroe a fumetti da lui creato nel 1982, e decide di inserire il ricco indiano di d'Ivoy nella saga del suo Detective dell'Impossibile, facendone un antenato. Come conciliare, però, i tratti somatici WASP di Martin con le sembianze etniche tipiche dell'India del Docteur? In una storia del 1996 Castelli spiega che Cigale era stato adottato dal suo mentore, assumendone come cognome proprio "Mystère". Quindi Martin Mystère si rivela essere discendente dal trovatello francese e giustamente può avere i capelli biondi. Il Buon Vecchio Zio Alfy non si ferma qui: nel 1998 trasforma il Docteur Mystére e Cigale in protagonisti di avventure scritte ex novo (da lui e da Carlo Recagno) pubblicate in albi fuori serie del Buon Vecchio Zio Marty (sei, per la precisione) e ristampate poi (tre) in volumi cartonati. Le caratteristiche dei due personaggi, ricreati graficamente da Lucio Filippucci, risultano un po' diverse da quelle degli eroi di d'Ivoi, ma resta il sapore della letteratura d'appendice e il fascino dell'ambientazione ottocentesca o d'inizio Novecento, il tutto contaminato con un sottofondo di brioso umorismo, un pizzico di elementi sexy, ed esotismo. A partire dal 2010, infine, l'almanacco annuale "Poe - Criminal Magazine", ideata e diretta da Antonio Vianovi, pubblica tre puntate di una ulteriore avventura scritta in prosa (non a fumetti) proprio da Alfredo Castelli, ripescando appunto la consuetudine della narrazione "à suivre". Il racconto, intitolato "Docteur Mystère e il mistero del corvo", rimane interrotto ma poi è portato a conclusione nel 2019 su un fascicolo distribuito in occasione di Riminicomix. Il riferimento al corvo presente nel titolo non è casuale, ma rimanda appunto a Poe (da cui prende nome la rivista di Vianovi) e al mistero della sua morte, a cui si cerca di dare una spiegazione. Proprio questo racconto, splendidamente illustrato da tavole fuori testo di Filippucci, viene riproposto integralmente, da pagina 29 in poi, nel volume edito da Cut-Up Publishing di cui ci stiamo occupando. Prima, il cartonato si apre con tre capitoli (tradotti per la prima volta in italiano proprio da Castelli), tratti dal romanzo "Docteur Mystère" di Paul d'Ivoi, e precisamente quelli che narrano dell'incontro fra il ricco indiano e il giovane Cigale (con il corredo delle illustrazioni di Louis Bombled). Quindi, ricapitolando: i due Docteur Mystère (quello originale e quello protagonisti delle storie castelliane) vengono messi a confronto tramite scritti in prosa. Non ci sono fumetti, non c'è neppure Martin Mystère, ma è come se ci fossero

lunedì 6 giugno 2022

VAN HELSING

 



 

Alfredo Castelli
Marco Baratelli
Carlo Peroni
VAN HELSING
Cut-Up Publishing
cartonato, 2022
138 pagine, 29.90 euro


Prosegue la riedizione in volumi cartonati, da parte di Cut-Up Publishing, delle "opere perdute" di Alfredo Castelli, quelle realizzate, come avrebbe detto Sergio Bonelli, quando ancora il BVZA portava i calzoni corti. Questa volta tocca a Van Helsing, "il detective del soprannaturale", personaggio creato da Castelli in coppia con Marco Baratelli (sceneggiatore purtroppo scomparso giovanissinmo in un incidente stradale, nel 1970) per la rivista "Psyco" (1969), diretta da Lionello Martini, e pubblicato da una casa editrice appena fondata da Marcel Navarro (delle Editions Lug di Lione) e da Giorgio Casarotti, patron della Dardo. Di Van Helsing, i cui disegni vennero affidati al poliedrico Carlo Peroni, uscirono solo cinque episodi, perché "Psyco" chiuse con il numero 6 (interamente dedicato a "La rivoltra dei racchi" di Guido Buzzelli). Come sempre in questi volumi, è Castelli stesso a fornire ogni sorta di informazioni introduttive corredate da una quantità di sfiziosissime immagini. Informazioni che, in questo caso, non riguardano soltanto Van Helsing (personaggio tratto dal "Dracula" di Bram Stoker), ma anche la complessa figura di Vlad III Dracula, personaggio storico inserito in un contesto difficile da districare ma che Castelli districa benissimo. Si ricostruisce poi, sia pure con indispensabile brevità, la tradizione letterartia (ma anche leggendaria e folkloristica) legata appiunto a Dracula, fino ad arrivare al Van Helsing di "Psyco", personaggio originale (non sovrapponibile a quello stokeriano), vampiro passato dalla parte del bene, indagatore di casi dell'occulto e del soprannaturale non necessariamente legati ai vampiri (benché Dracula resti il suo nemico giurato). Castelli ritiene che il suo Van Helsing sia il primo dei Van Helsing estrapolati dall'opera di Stoker ad agire come personaggio a se stante. Le cinque avventure raccolte in questo volume sono godibilissime anche a distanza di oltre cinquanta anni dalla loro prima uscita.

domenica 10 aprile 2022

LA PREISTORIA DI TILT



 

LA PREISTORIA DI TILT
a cura di Alfredo Castelli
Cut-Up
cartonato, 2022
100 pagine, 23.90 euro


Tanto è interessante Alfredo Castelli quando racconta le vicende editoriali di pubblicazioni (a fumetti e non solo) degli anni passati, tanto è divertente il recupero, proposto in questo volume, delle parodie presentate dalla rivista "Tilt" alla fine degli anni Sessanta, di cui appunto l'illustratissima e brillante introduzione del BVZA rende conto e ragione. Gli autori citati in copertina, oltre allo stesso Castelli, sono Marco Baratelli, Mario Gomboli, autori dei testi, e Carlo Peroni, quest'ultimo spiritosissimo e talentuoso disegnatore, in pratica, dell'intera rivista. Di Baratelli si sa poco, perché scomparso giovanissimo in un incidente stradale (chissà quanto altro divertimento avrebbe potuto darci), i nomi degli altri tre sono una garanzia. "Tilt" nacque come una sorta di versione italiana di "Mad", proprio su proposta di Alfredo Castelli che della testata americana era un lettore accanito. Non si trattò di una banale imitazione, beninteso, ma di un prodotto originale con particolarità precipue dovute alle personalità e al talento dei quattro moschettieri che ci cimentarono nell'impresa. Di "Tilt" uscirono soltanto due numeri, poi l'editore Ivaldi ("poco portato per il fumetto umoristico", spiega Castelli) chiuse frettolosamente i battenti dopo aver distribuito tirature troppo limitate per garantire il successo dell'operazione. Peccato, perché c'era da ridere. "Tilt" è rimasta comunque nella storia del fumetto italiano, ricordata da chi la lesse al tempo e da chi potè recuperare in seguito i due numeri. Il volume edito da Cut-Up li ripropone in versione quasi anastatica. Resta il mistero del perché il cartonato si intitoli "La preistoria di Tilt" e si annunci un seguito: se c'è una "preistoria" ci sarà una storia (ulteriore) di cui Castelli si prepara a proseguire la narrazione. Vedremo! Intanto godiamoci le parodie di Diabolik, Charlie Brown, Topolino, Ringo, Sherlock Holmes, Calimero e altri sbeffeggiati ancora di cui tracimano le pagine di "Tilt". Castelli si chiede, in quarta di copertina, se il lettore di oggi può apprezzare e sorridere e battute riferite a personaggi e situazioni di più di mezzo secolo fa. La risposta, per quanto mi riguarda, è sì.

venerdì 1 ottobre 2021

IL CARCIOFO NAZIONALE

 

 

 
 
Alfredo Castelli
IL CARCIOFO NAZIONALE
Cut-Up
2011, cartonato
100 pagine, 19.90 euro


Questo volume, contenente "testi e disegni desecretati dopo trent'anni", è la versione cartonata e distribuita su tutto il territorio nazionale, di una pubblicazione intitolata "Non vedo che cosa ci sia da ridere" edita in tiratura limitata a Catania dagli organizzatori di Etna Comics edizione 2019, grazie ad AC Press Edizioni (sono quasi sicuro che il mio amico Marco Grasso ci abbia messo le mani). Cut-Up la recupera e la rende disponibile per un pubblico più vasto e fa avverare un mio vecchio desiderio. Tempo fa, infatti, incontrando Castelli in redazione, gli dissi che sarebbe stato bello raccogliere in un opuscolo i testi dell’esilarante (e politicamente scorrettissima) rubrica “Lombroso aveva ragione”, che ricordavo di aver letto sulle pagine di "Eureka", quando il Buon Vecchio Zio Alfy, allora Giovane Zio, fu chiamato insieme a Silver da Andrea Corno per un estremo tentativo di salvare la rivista (e ancora oggi la dozzina di numeri dell’”Eureka” di Castelli & Silver vengono ricordati con rimpianto, meraviglia e nostalgia da tutti quelli – temo non tantissimi – che la leggevano a quel tempo). Castelli mi informò del fatto che “Lombroso aveva ragione” non era una rubrica ideata per “Eureka”, ma compariva lì dopo essere apparsa in precedenza su un’altra rivista, “La bancarella del Gorilla”. Mi sono morso le labbra, scoprendo un’altra cosa di Alfredo che non sapevo. E sì che ne so proprio tante. So per esempio che scrisse un articolo proprio sul primo numero di “Eureka”, ancora diretta da Luciano Secchi. So che era lui a disegnare Scheletrino su “Diabolik”. So che è stato uno dei primi fanzinari italiani all’epoca in cui, come suol dire Sergio Bonelli, aveva ancora i calzoni corti (quanto mi piacerebbe vedere una foto di Castelli in calzoni corti). So che ha scritto testi per Antonio Ricci e per Enrico Beruschi, arrivando anche a portare in edicola una rivista dal titolo “Il dottor Beruscus”. So del suo gran lavoro al “Corriere dei Ragazzi”, delle strisce fatte con Carlo Peroni, della sua collaborazione con “Horror”, del fatto che alla fine ha collaborato con tutti i più importanti autori del mondo, ma anche si è volentieri speso e concesso per aiutare la pubblicazione delle rivistine più piccole. So delle sue ricerche e dei suoi studi ormai ventennali, accuratissimi e sterminati, sulla produzione dei fumetti dei primordi. So della sua capacità nel creare eventi, ideare merchandising, vendere diritti all’estero, eccetera eccetera. Le so tutte. Ovvero, credevo di saperle tutte. Non sapevo della “Bancarella del Gorilla”. E chissà dunque quante non ne so. Però, poi, a consolarmi è arrivato un altro pensiero. Quello cioè che per quanto si cerchi di fare un elenco completo delle storie, degli articoli, delle iniziative di Castelli, per quanto ci sia chi si reputi ferratissimo in materia e sappia persino che “Lombroso aveva ragione” apparve sulla “Bancarella del Gorilla”, ebbene si tratterebbe sempre e soltanto della punta dell’iceberg. Perché Alfredo Castelli non si può rinchiudere in una cronologia di opere, per quanto esaustiva e ragionata. Non senza prima, almeno, essersi messi d’accordo sul termine “opere”. Si intende tutto ciò che è frutto di un lavoro professionale destinato a un pubblico? Si sappia allora che Castelli realizza da sempre lavori professionali destinati a pubblici limitatissimi di magari dieci persone, oppure per due o tre, a volte per una persona sola. Sulla rivista “Dime Press”, a cui collaboravo dopo averla fondata ai tempi in cui anch’io (imitando Alfredo) ero un fanzinaro (ma si è fanzinari per sempre), pubblicammo alcune sue battute scritte su fogli di carta volante (che il buon Vianovi intercettava), tra cui un estratto della monumentale raccolta dedicata a Antonio Serra, che ancora oggi è custodita in un album presso la redazione Bonelli. Per chi realizzava quei testi, Castelli? Per chi aveva vicino in quel momento in redazione, magari per Sclavi, per una letterista, per una segretaria, per chi poteva passare e leggere al volo. E le battute erano sempre professionali, mai dilettantesche, per quanto realizzate in fretta. C’era la professionalità, c’era il pubblico. Le battute su Serra si sono salvate, raccolte da qualcuno che ne ha intuito il valore (forse lo stesso Serra?). Ma quanti foglietti volanti saranno andati perduti? E chi potrà farne mai la cronologia? Una volta ho sorpreso Alfredo a fare un fotomontaggio: si era messo in posa, decisamente poco vestito, e si era fatto un autoscatto per poi poter collocare la propria immagine al posto del celebre Menneken pis, la fontana di Bruxelles raffigurante un bambino che fa la pipì. Il lavoro era geniale e impegnativo. Chiesi a chi fosse destinato. Pare che si trattasse di realizzare una falsa foto spiritosa da allegare a una mail destinata a un amico, e naturalmente c’era un motivo (nella mail, assolutamente esilarante, era spiegato il perché del Menneken pis). Che fine avrà fatto quella mail? E la foto, ci sarà ancora? Non si tratta forse di un testo d’autore e di un fotomontaggio professionale? Mi è capitato anche, e ne ho scritto un articolo sempre su “Dime Press”, di andare a casa di Alfredo e di aver bisogno di usare il bagno. Ecco, le pareti della stanza erano coperte dalla sua collezione, rigorosamente incorniciata, di “scritte da cesso”. Si tratta cioè di cartelli vergati a mano da proprietari di bar, ristoranti, negozi o altri locali pubblici, in cui si esorta la clientela (per lo più in modo esilarantemente sgrammaticato) a lasciare pulito il gabinetto. Castelli si impossessa dei cartelli e li incornicia in casa sua (anzi, nel bagno suo). Ora, perché questa vera e propria mostra permanente degna di uno studio di antropologia culturale, non deve essere citata fra le mostre organizzate da Alfredo presso saloni del fumetto, biblioteche o università? C’è la professionalità (quella indiscussa del BVZA) e c’è il pubblico (chiunque abbia bisogno del bagno nel suo appartamento). Appesa alle pareti della redazione di Via Buonarroti c’è poi (sotto cornice) la copertina di uno dei “librini” allegati per anni agli speciali di Martin Mystère. Una copertina assolutamente in stile con tutte le altre, perfettamente mimetizzabile, soltanto falsa e riferita a uno spillato che non è mai uscito: raccoglierebbe l’elenco di tutte le cose che Sergio Bonelli non sopporta (dal pesce all’aria condizionata passando per gli antichi romani) e su cui circolano leggende urbane incontrollabili. Si intitola: "I segreti di Bonelli". Quanta professionalità per realizzare il falso opuscolo! E quanto pubblico: chiunque venga in redazione non può fare a meno di notarlo. Ma esisterà anche il testo o c’è solo la copertina? Mistero. Ma a questo punto, il vero mistero è: quant’è grande l’iceberg delle cose fatte da Castelli e che sfuggono a ogni possibilità di censimento? Mistero. Anzi, Mystero. Però, c'è un però: a rimediare almeno in parte alla mancanza di un censimento, censendo almeno una parte della produzione umoristica e "laterale" del BVZM, giunge questo volume d. C'è il librino "I segreti di Bonelli". Ci sono le vignette su Antonio Serra. C'è il fotomontaggio che mi riguarda, quello con Barack (Obama) e Burattini, c'è la dichiarazione consensuale da far firmare alla donna con cui si esce perché accetti il nostro corteggiamento senza scambiarlo per molestie sessuali, c'è la rubrica "Lombroso aveva ragione". C'è un sacco di altro materiale, quale quello delle "Riviste Impossibili", realizzatr per "La Bancarella", tra cui spiccano Unopiù (parodia di "Duepiù", ma riservata agli onanisti), Prayboy (un "Playboy" per preti) e "La zuppina italiana" ("La cucina italiana" fatta per chi mangia scatolette). Il tutto realizzato anche con la complicità di numeri uno quali Silver e Claudio Villa. Insomma, "Non vedo cosa ci sia da ridere" fa vedere un sacco di cose da ridere.

sabato 6 febbraio 2021

LA FINE DEL MONDO

 
 



 
Alfredo Castelli
Giovanni Freghieri
Tiziano Sclavi
LA FINE DEL MONDO
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2020
180 pagine, 19 euro

Nell’ottobre del 1990 e poi in quello del 1992 uscirono in edicola due albi speciali di Martin Mystère in coppia con Dylan Dog, scritti da Alfredo Castelli insieme a Tiziano Sclavi: “Ultima fermata: l’incubo!” e “La fine del mondo”. Le storie erano state precedute da apparizioni “cameo” negli albi regolari delle rispettive serie. Il team-up fra il Detective dell'Impossibile e l'Indagatore dell'Incubo era stato fortemente voluto dal BVZA, che riuscì a convincere Sergio Bonelli e il Tiz che, stando a quanto racconta Castelli stesso nella postfazione al volume cartonato che ha ristampato la prima avventura, non erano, inizialmente, del tutto entusiasti e che, in corso d'opera, pare avessero palesato qualche mugugno. Ma il redazionale dell'albo che pubblicò il secondo team-up rivela che cosa accadde: "Il primo DD & MM, in realtà, doveva rimanere un numero unico, ma le vendite stratosferiche e, soprattutto, le vostre lettere hanno convinto Bonelli a dargli un seguito". Se: "Ultima fermata l’incubo" (di cui abbiamo parlato in questo blog, come potete vedere cliccando) era stato scritto da Castelli e supervisionato da Sclavi, "La fine del mondo" venne scritto da Sclavi e supervisionato da Castelli: si è così potuto notare il differente approccio alla narrazione, decisamente più “martinmysteriano” in un caso e più “dylandoghiano” nell’altro”. Nel 2018 c'è stato un terzo team up, "L'abisso del male", scritto da Carlo Recagno (e allargato anche alla partecipazione di Zagor). Tutti e tre gli incontri sono stati realizzati graficamente da Giovanni Freghieri. Nel Nel 2019 e nel 2020 la Bonelli ha ripubblicato le prime due avventure in altrettanti volumi cartonati. Rileggendo "La fine del mondo" (che inizia esattamente là dove si era interrotto l'episodio precedente, ma che poi prende del tutto un'altra strada, anzi, parecchie altre strade) si nota come Sclavi, per scelta o per istinto, non abbia cercato in alcun modo di "mysterizzare" la sua storia (mentre Castelli si era sforzato di "dylaniare" la sua), dando vita a una sorta di Hellzapoppin' apparentemente senza né capo né coda, giocato comunque sui prodromi dell'Apocalisse e sulle visioni della Fine del Mondo, in cui la suggestione delle immagini e dei paradossi conta più che il senso logico e la sensatezza del narrato. Se Castelli, in Martin Mystère, offre tutta la documentazione utile al racconto, Sclavi a un certo punto, quasi provocatoriamente, inserisce alcune informazioni scientifiche su un animale inesistente, un insetto, ma precisa, rivolgendosi direttamente al lettore: "di biologia non so un granché". Tutta la storia è percorsa del resto da tentativi, riusciti, di marcare le differenze tra Dylan e Martin, che si riempiono di cazzotti a ogni più sospinto, e, pare di capire, fra Sclavi e Castelli. Scrive Franco Busatta nella sua postfazione: "Se questa storia non ha rappresentato la fine del mondo, di certo ha siglato la fine del loro sodalizio". Sodalizio di cui lo stesso Busatta traccia la storia, iniziato con qualche primo incontro al salone di Lucca, dove il giovane Tiziano andava da semplice lettore accompagnato dalla madre, e proseguito nella redazione del Corriere dei Ragazzi prima dello sbarco di entrambi, in tempi diversi, in casa Bonelli. "Quando i Nostri si ritrovarono a unire gli ingegni per mettere in cantiere questo team up, le loro carriere erano al top e le loro visioni autoriali, ormai perfettamente focalizzate, avevano preso strade molto lontane, per lo stile di scrittura e per il modo in cui l'immaginifico, la scienza, il fantastico e l'inconoscibile venivano trattati. Sempre lirico, elusivo e labirintico quello sclaviano, mentre quello castelliano si distingueva per la netta vocazione alla divulgazione. Non è quindi un caso, che dopo 'La fine del mondo', i loro due sentieri non si siano più incrociati, se non in maniera sporadica", scrive ancora Busatta. Una annotazione a proposito dell'insetto immaginario la cui estinzione (a causa di una imprevedibile pioggia nel deserto di Atacama, in Cile, dove non piove mai) causa la fine del mondo con la complicità degli alieni del pianeta AIW (acronimo anche di "Alice In Wonderland") e di un ragazzino dotato di poteri paranormali che si mette in contatto con loro grazie a un computer costruito con una vecchia macchina da scrivere e la tromba di un grammofono. L'insetto si chiama Pisum Alatum. Lo stesso nome dato da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, a un rarissimo coleottero che Cico usa come esca per pescare nel classico zagoriano intitolato "Il mostro della laguna". Peccato che Giovanni Freghieri, per il resto inappuntabile, non gli abbia dato lo stesso aspetto