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mercoledì 27 maggio 2026

LA DONNA FOCA

             


 
Fred Vignaux
Yann
THORGAL
LA DONNA FOCA
Alessandro Editore
2026, cartonato
50 pagine, 18,90 euro
 

Asterix, Thorgal, Yoko Tsuno, Tintin, Blake et Mortimer, Spirou, Blueberry, Gaston Lagaffe, Lucky Luke, i Puffi, Valérian. Queste, in ordine di gradimento, le dieci serie francesi più apprezzate dal sottoscritto. Mi sorprendo anch’io della seconda e della terza posizione, soprattutto perché precedono la quarta e la quinta, ma tant’è. Quella di Thorgal è una saga a fumetti iniziata Oltralpe nel 1977 sulla rivista "Tintin" ma che io ho imparato ad amare sulle pagine di "Comic Art" e che ho cercato di seguire in ogni possibile edizione italiana. Qualche anno fa ho avuto anche la fortuna di conoscere di persona lo sceneggiatore Jean Van Hamme, in una manifestazione fumettistica in Croazia in cui eravamo entrambi ospiti. Van Hamme, belga classe 1939, è un autore stellare con mille altre opere all’attivo – tra cui ricordo con piacere la serie “I maestri dell’orzo”, basata sulla saga di una famiglia di birrai. Insieme al disegnatore Grzegorz Rosiński, polacco classe 1941, dato vita all’universo fantastico di Thorgal, vichingo dai capelli neri perché piovuto letteralmente dal cielo tra i guerrieri norreni. “La donna foca” è il trentottesimo volume della saga, il secondo firmato da Yann ai testi e Fred Vignaux ai disegni (l’ultimo episodio firmato da Van Hamme e Rosiński è il ventinovesimo, del 2006). È uscito in Francia il 6 novembre 2020 per Le Lombard con il titolo La Selkie, mentre in Italia arriva nel 2026 per Alessandro Editore. Ho talvolta paragonato la saga di Thorgal a quella di Zagor: entrambe sanno mescolano avventura e azione, dramma e sfondo storico, con elementi fantastici, mitologici e a volte fantascientifici. Così come lo Spirito con la Scure combatte banditi, creature sovrannaturali, stregoni e minacce di ogni tipo tra le foreste del Nuovo Mondo, anche in Thorgal l’eroe si trova costantemente a confrontarsi con pericoli creati da avversari umani o sovrumani. In entrambe le serie l’avventura è il motore principale, ma è arricchita da uno strato di profondità emotiva e morale: Zagor è un difensore della giustizia tormentato dal suo passato, Thorgal è un uomo che cerca solo una vita serena con la sua famiglia ma viene continuamente trascinato dal Fato in imprese epiche. Thorgal Aegirsson, detto “il figlio delle stelle”, è un eroe atipico che mi ha sempre affascinato: un guerriero coraggioso ma tormentato, non un superuomo invincibile, ma un uomo comune con un destino straordinario. Orfano adottato da un clan vichingo, scoprirà di avere origini spaziali, discendendo da una razza di viaggiatori delle stelle (il figlio, e non lui, eredita poteri legati a questa ascendenza). Sua moglie Aaricia, figlia di Gandalf il Folle e principessa vichinga, è una donna forte, leale e profondamente umana, legata a Thorgal fin dalla nascita da un oggetto magico. Insieme hanno due figli: Jolan e Louve (Lupa). Pur essendo di ambientazione vichinga con molti riferimenti alla mitologia nordica, gli scenari variano continuamente in modo affascinante. La saga creata da Jean Van Hamme e Grzegorz Rosiński evolve nel tempo, passando da storie più autoconclusive a una vera e propria epopea familiare, dove i legami con Aaricia, Jolan e Louve diventano centrali. Ci sono anche personaggi memorabili come Kriss di Valnor, spietata e affascinante guerriera che si è meritata uno spin-off tutto suo. I testi di Van Hamme sono solidi, ritmati, con dialoghi efficaci e personaggi che crescono volume dopo volume. Sui disegni, Rosiński è un maestro nel rendere scenari suggestivi, battaglie e creature fantastiche. Con “La donna foca” Yann e Vignaux proseguono la nuova fase della serie. Louve viene rapita e portata sull’isola di Kalsoy; Thorgal e Jolan si lanciano al suo salvataggio finendo invischiati nelle trame di una comunità isolana brutale e nell’antica leggenda della Kopakonan, la donna foca (selkie) del folklore norreno. Niente di paragonabile alle storie di Van Hamme e Rosiński, ma l’avventura è solida, con buon ritmo e qualche approfondimento interessante, senza stravolgere la formula ma rispettando le radici mitologiche della saga.

 

Recensioni precedenti su Utili sputi di riflessione:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/05/thorgal.html

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/05/thorgal-volume-2.html

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/07/thorgal-volume-3.html

 

sabato 25 febbraio 2023

YOUTHLESS - FIORI DI STRADA

 

 



Massimo Carlotto
Patrizia Rinaldi
Alessandra Acciai
Pasquale Ruju
Massimo Torre
YOUTHLESS - FIORI DI STRADA
HarperCollins
brossurato, 2022
320 pagine, 18.50 euro


Cinque scrittori italiani raccontano, a dieci mani, l'odissea di sei giovani donne ricercate dalla Polizia, in fuga dal Nord al Sud Italia, dove sperano (giunte in Calabria) di potersi imbarcare clandestinamente su una nave che le porti in Africa. In fuga perché? Il gruppo è eterogeneo e ogni ragazza ha una propria motivazione, ed erano già braccate (chi per droga, chi perché fuggita da casa, chi per aver partecipato a una manifestazione degenerata in scontri di piazza) quando è successo un grosso guaio: hanno ucciso un poliziotto. In realtà si tratta di uno psicopatico in divisa, Cristoforo Marino, che fa coppia con una poliziotta più psicopatica di lui, Giustina Rebellin. I due fanno parte di un giro di perversi che filmano i propri stupri, violenze e uccisioni, scambiandosi video e vittime su cui accanirsi. La morte di Marino avviene per legittima difesa: le ragazze, imprigionate su un furgone, stavano per essere violentate. Le fuggitive portano con loro la pistola sottratta al poliziotto, e la memoria di un cellulare con i filmati che possono incastrare la Rebellin. Rebellin che si mette immediatamente a dare la caccia, per conto proprio, come un predatore che fiuta la preda, alle sei donne. Ci sono anche i poliziotti buoni: il commissario Pavan, incaricato delle indagini, intuisce fin da subito che le ragazze in fuga sono vittime e non criminali: ritrovarle significa aiutarle. Il romanzo segue le mosse di un complesso gruppo di personaggi, e racconta benissimo le diverse personalità di Domitilla, Rachida, Anna, Claudia, Lea e Teresa, personaggi con cui si entra in forte empatia, solidarizzando con le loro debolezze, ammirando il loro coraggio, accompagnandole ciascuna fino al proprio diverso destino.
Ma anche Giustina Rebellin è un personaggio che lascia il segno, una "cattiva" perfetta.Come si legge in quarta di copertina: "Un romanzo noir sulla speranza, il dolore e l'amicizia".

sabato 16 aprile 2022

YOKO TSUNO: ALL’INSEGUIMENTO DEL TEMPO

 
 
 
 
 


Roger Leloup
YOKO TSUNO: ALL’INSEGUIMENTO DEL TEMPO
Nona Arte
Cartonato, 2021
180 pagine, 34.90 euro


“All’inseguimento del tempo” è il terzo volume di una collana che si propone di pubblicare in Italia l’edizione integrale della saga di Yoko Tsuno, composta da venticinque episodi, destinati a venire riuniti tre per volta. Edizione integrale ma non cronologica, dato che le tre avventure raccolte in questo cartonato non sono uscite una dopo l’altra nell’edizione originale franco-belga della Dupuis, ma rispettivamente nel 1981, nel 1988 e 1994. C’è però un fil rouge che le collega giustifica la proposta in un unico volume: tutti e tre gli episodi raccontano di viaggi nel tempo. Prima di arrivare a parlarne in dettaglio, presentiamo Yoko Tsuno, la protaginista. Si tratta di una deliziosa (e secondo me perfino sexy) giapponesina creata da Roger Leloup (classe 1933), cartoonist belga già collaboratore di Hergé (il papà di Tintin). Yoko Tsuno, ingegnere elettronico di origini nipponiche ma naturalizzata in Belgio, che non disdegna di fare da modella e lavorare a documentari per la TV, nacque nel 1968 come personaggio secondario della serie “Jacky et Celestine”, ma due anni dopo si guadagnò una collana tutta sua pubblicata da Dupuis, a puntate, sulla rivista “Spirou” a partire dal numero del 24 settembre 1970. Le sue avventure sono ambientate ai giorni nostri un po’ in tutto il mondo e dimostrano la grande attenzione dell’autore per la tecnologia e la scienza e nella ricostruzione di ambienti naturali e architettonici. La grande passione di Leloup per gli aerei e i treni è dimostrata da come sa muovere, in modo credibile e affascinante, mezzi di trasporto reali e immaginari, dagli aerei e dagli elicotteri fino alle astronavi aliene e le macchine del tempo. Per quanto i temi di anticipazione e il futuribile siano spesso alla base delle affascinanti avventure della giapponesina, tuttavia la materia è trattata con rigore: “la credibilità prima di tutto” dichiara l’autore. Tra i 1972 e il 1992 alcune storie di Yoko Tsuno sono state tradotte e pubblicate in Italia dalla rivista “Il Messaggero dei Ragazzi” (nota anche come Mera), ed è su quelle pagine che io, personalmente, mi sono imbattuto nel personaggio, innamorandomene all’istante, sia per le storie avventurose e fantascientifiche raccontate e illustrate in modo coinvolgente, grazie a testi e disegni maturi pur se rivolti a un target adolescenziale, sia per la personalità e l’avvenenza della protagonista. Nei tre episodi incentrati sui viaggi nel tempo proposti in questo volume, oltre ai soliti compagni d’avventura che abitualmente troviamo al fianco di Yoko (Vic e Pol, audace il primo, comico il secondo), compare anche una ragazza, Monya, che è ultima terrestre rimasta in vita nel XXXIX secolo, giunta nei nostri giorni per impedire, cambiando il corso della Storia, la fine del mondo nel 3872. E’ quanto raccontato nella prima avventura, “La spirale del tempo” (1981). “Il mattino del mondo” (1988) vede i nostri eroi raggiungere Bali nel 1359 per liberare una danzatrice destinata a una orribile sorte (per colpa di un oggetto incautamente sottratto dal suo tempo), ritrovandosi però coinvolti nella catastrofica eruzione di un vulcano. “L’astrologo di Bruges” (1994) ricostruisce, con certosina documentazione, la realtà delle Fiandre nel 1545, là dove Yoko e i suoi amici si recano per recuperare una fiala che potrebbe scatenare la peste nera ai nostri giorni. Se non conoscete la giapponesina di Leloup, ecco un’occasione per incontrarla.

sabato 17 luglio 2021

YOGA

 

 
 
Emmanuel Carrère
YOGA
Adelphi
brossurato, 2021
318 pagine, 20 euro


Carrére è ipnotico. Potrebbe raccontare a modo suo l'elenco del telefono e si starebbe a leggerlo incantati per ore e ore. Per di più, lo scrittore francese racconta sempre la propria vita: anche quando ha pubblicato le (straordinarie) biografie di San Paolo e di Limonov, in realtà ha trovato il modo di parlare di se stesso. Stavolta parla proprio di se stesso, e ugualmente si resta ipnotizzati, non c'era da dubitarne. Il periodo preso in esame, cioè dal 2015 al 2019, coincide con quello di una terribile depressione e una diagnsi di disturbo bipolare che lo porta quasi al punto di non ritorno, di cui fa la cronaca, e quindi l'argomento è ostico. Carrère lo affronta partendo dal momento in cui si ritira in una tenuta in campagna dove un gruppo di iniziati alla meditazione Vipassana ha organizzato una sorta di ritiro spirituale di una decina di giorni per praticanti intenzionati a perfezionarsi. Lo scrittore, che pratica meditazione, yoga e tai chi da molti anni, decide di prendervi parte perché è intenzionato a scrivere un libro proprio su questo tipo di argomento. Il corso, che prevede un isolamento totale e, viene detto, può provocare effetti collaterali a livello psicologico. Non è ben chiaro (almeno io non l'ho capito) se proprio il corso scatena dei disturbi psichici già latenti in Carrère (lo scrittore dce di averne già sofferto, in forma più lieve, in passato), che comunque non porta a termine la prova costretto a lasciare il gruppo in seguito alla strage di Charlie Hebdo (un suo amico è fra le vittime, e lui stesso potrebbe essere un bersaglio, per una recensione positiva al libro di Houellebecq "Sottomissione", che parla di Islam). Fatto sta che poco dopo, nonostante Carrère  fosse convinto di attraversare un periodo felice e fortunato della propria vita, cade in un incubo che sembra senza fine, in un abisso che sembra senza fondo, al punto che, come extrema ratio, subisce più volte l'elettroshock. Gli viene diagnostica una patologica psichiatrica, è sottoposto a una terapia a base di litio. Miracolosamente le cure funzionano, e il ritorno al lavoro (prima in Iraq come inviato di un giornale, poi in un campo profughi in Grecia) gli salva la vota. Carrère racconta, come sa fare lui, un aneddoto dopo l'altro (storie d'amore, storie di sesso, storie di viaggi, storie di incontri), in brevi capitoli che narrano fatti intriganti del presente e del passato, ed è gradevole da seguire. Peccato però per il troppo buonismo (neppure contro gli attentatori che gli hanno ucciso un amico riesce a scagliarsi) e per il troppo minestrone di yoga, meditazione, filosofia orientale che, sinceramente, finisce per annoiare un po', chi, come me, è alieno dalle cineserie. Chissà poi se tutti gli aneddoti raccontati sono del tutto veri: l'ex moglie, per esempio (dopo il recente divorzio e l'accordo fatto con l'ex marito perché di lei non si parlasse), sostiene in un'intervista che Emmanuel si è inventato più di qualcosa (ad esempio, nel campo profughi ci sarebbe rimasto solo pochi giorni e non dei mesi). Ma questo importa ben poco: se un aneddoto è raccontato bene, non importa se è vero a metà.

sabato 16 dicembre 2017

COCO' DELL'ARTE IL DESIDERIO
















Nik Guerra
Cristina You-Bad-Girl
COCO'
DELL'ARTE IL DESIDERIO
Edizioni Di
2017, 114 pagine
brossura, 25 euro


"Se fai ciò che voglio, ottieni ciò che vuoi!", dice l'inquietante gallerista Desiderio Dell'Arte alla pittrice Cocò Von Sade, venuta a bussare alla porta della Galleria Vendilanima, con un pacco di quadri profumati (dato che lei mescola le sue essenze odorose preferite ai colori con cui dipinge). Desiderio è un diavolo (o IL diavolo) a cui bisogna prostituirsi per avere successo. Successo che ha un prezzo che bisogna essere disposti (se lo si è) a pagare. L'argomento è scottante e quanto mai d'attualità. L'arte necessita di un pubblico e dunque di un canale per contattarlo: bisogna venire a patti con chi lo fornisce, anche al punto di vendere l'anima. Oppure no? Forse l'arte è espressione pura, non destinata a dei fruitori esterni all'autore stesso? Fruitori, insomma, che ben vengano se ci sono ma che non importa che ci siano? Belle domande. Cristina You-Bad-Girl, l'affascinante sceneggiatrice delle affascinanti tavole del sempre più bravo Nik Guerra, spiega (dimostra) come si possa spazzar via ogni compromesso, annullando qualsiasi patto con il diavolo. "Nessun contratto venne stipulato". L'arte è la vita stessa, il desiderio di viverla e di esprimerla. Le gallerie che la espongono sono non-luoghi che suscitano disgusto quando diventano esibizione mondana e luogo di mercimonio. La scena in cui i frequentatori vomitano irritati dal profumo dei quadri di Cocò è paradigmatica da questo punto di vista. La sexy pittrice non è un personaggio caratterizzato in chiave erotica come l'altro character di Nik Guerra, Magenta, ma resta comunque un'icona intrigante.

mercoledì 8 febbraio 2017

MEMORIE DI ADRIANO



MEMORIE DI ADRIANO
di Marguerite Yourcenar
Einaudi
2014, brossurato
340 pagine, 13 euro

Affascinante e a tratti sorprendente per la descrizione "dal vivo" di realtà storiche lette come "morte" sui libri di scuola, "Le memorie di Adriano" non sono però né un romanzo, né un saggio storico. Pubblicata per la prima volta nel 1951 in Francia (dopo essere stata concepita dalla Yourcenar già negli anni Venti e poi a lungo rielaborata dopo una lunga fase di minuziosa documentazione), l'opera ha vinto il Prix des Critiques. Il libro è suddiviso in sei parti (prologo ed epilogo compresi) ed è immaginato come una lunga epistola scritta dall'anziano imperatore Publio Elio Traiano Adriano, nato in Spagna nel 76 dopo Cristo e morto a Napoli nel 138, indirizzata al giovane Marco Aurelio, a sua volta futuro sovrano. Nella lettera, Adriano si confessa sentendosi giunto ormai prossimo alla morte e racconta la sua vita. Adriano fu indubbiamente uno dei migliori imperatori romani: conservò le conquiste del suo predecessore Traiano, e sotto il suo governo si praticarono e si svilupparono la tolleranza, l'efficienza, le arti e la filosofia. Del resto, educato ad Atene (città a cui fu sempre legatissimo), Adriano era imbevuto di cultura ellenica, illuminata e cosmopolita. Stupisce il numero e la diversità di mete dei sui ininterrotti viaggi in tutte le regioni dell'Impero e la capacità con lui l'imperatore riusciva a trattare con popoli diversissimi fra loro, da quelli delle isole inglesi ai Parti ai confini sud orientali. Le riflessioni contenute nella lettera spaziano dai trionfi militari (spesso conclusi con trattati di pace convenienti per entrambi i contendenti) all'amore verso la musica e la poesia. Ma colpisce anche la storia d'amore omosessuale con il giovanissimo amante Antinoo, morto prematuramente e celebrato con l'imbalsamazione del corpo in una piramide egizia. Né Antinoo fu l'unico, in una società molto più aperta (da questo punto di vista) della nostra. Il senso dell'opera sta forse proprio della scelta, non casuale, dell'autrice di un'epoca in cui non si credeva più negli dei, ma il Cristianesimo non si era ancora imposto con i suoi dogmi e le sue regole e costrizioni, per cui c'era spazio per l'umanità. La Yourcenar cita a qesto proposito Flaubert: "Quando gli dèi non c'erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c'è stato un momento unico in cui è esistito l'uomo, solo". Dal mio punto di vista, c'è però un difetto nelle "Memorie di Adriano": consiste nel suo non essere un romanzo, per cui manca la tensione drammatica, mancano i dialoghi, mancano i colpi di scena, manca la costruzione letteraria con i climax che fanno la gioia dei lettori. Tutto resta piatto e sommesso, pur trattandosi di un'opera di fantasia (benché documentata e realistica). Da leggere, comunque, e meditare dopo aver sottolineato frasi come questa: "Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi: la mia prima patria sono stati i libri".

mercoledì 7 dicembre 2016

L'OPERA AL NERO





L'OPERA AL NERO
di Marguerite Yourcenar
Universale Economica Feltrinelli
2003, brossurato
304 pagine, 9 euro


Si tratta di un romanzo scritto nel 1968, da cui nel 1988 è stato tratto un film con Gian Maria Volonté nei panni di Zenon Ligre. Zenone è il protagonista di una trama avventurosa, storica e filosofica al tempo stesso, intendendo per "avventura" un susseguirsi di spostamenti, di fughe, di anni passati sotto mentite spoglie in varie regioni dell'Europa rinascimentale, ma con un centro di gravità permanente nelle Fiandre e nella città di Bruges in particolare. E' inutile ricapitolare per filo e per segno le traversie di Zenone, uomo di scienza e di libero pensiero in un'epoca (il Cinquecento) dove la Controriforma mandava al rogo i presunti eretici al pari dei fornicatori, degli omosessuali e degli atei. Preferisco buttare giù di getto qualche considerazione immediata da lettore che ha appena chiuso l'ultima pagina con un groppo alla gola. La prima cosa che mi viene in mente di dover dire è che si tratta di un libro molto bello. Però, per tutta la durata della prima parte, ho proceduto con fatica nella lettura, e sono stato più volte tentato di lasciar perdere per passare ad altro. Mi rendevo conto che la lingua sontuosa e le lunghe dissertazioni filosofiche erano utili e da ammirare, ma i capitoli mi sembravano di una noia mortale. Tuttavia, non ho ceduto alla voglia di smettere e sono andato avanti, venendo ampiamente ripagato. Da un certo punto in poi, la storia è diventata ipnotica e affascinante, pur nella sua lentezza e nella sua assenza di accadimenti clamorosi e di dialoghi serrati. La prosa ricercata, i vocaboli scelti con precisione certosina, l'eleganza formale della narrazione, la ricchezza di particolari nella descrizione di mille sfumature e il ricorso a ricercate metafore, alla fine mi hanno portato a una sbalordita ammirazione per l'autrice, in grado di descrivere la vita quotidiana così come i moti dello spirito e del pensiero di un'epoca così complessa come quella di Filippo II. Chi è, alla fine, Zenone? E' un libero pensatore che non si rassegna a tenere la bocca chiusa celando le sue convinzioni (che non sono neppure blasfeme), e finisce per pagare con una vita trascorsa braccato dal Santo Uffizio, dagli inquisitori, dai filosofi della Sorbona, dai procuratori dei sovrani cattolici. Uno che fino all'ultimo secondo, quando sente la vita sfuggirgli dalle vene tagliate, cerca di riflettere sulle sue sensazioni per approfondire su se stesso i suoi studi di anatomia. Zenon Ligre è un laico guidato dalla ragione in un mondo strangolato dall'irrazionalità delle sovrastrutture religiose che imbrigliano il pensiero della sua epoca, uno che si chiede il perché delle cose, e indaga sui moti dell'animo come sulla meccanica dei fluidi. Un medico che fa della filosofia una ragione di vita, ma non esita ad aiutare una donna, che lo supplica, ad abortire per evitargli di essere uccisa dal marito che, tornando da un viaggio, avrebbe scoperto il tradimento di lei, che cura i ricercati rischiando di finire sulla forca con loro, che consiglia la prudenza a chi rischia l'arresto per una storia d'amore ma che non alla fine si consegna da solo ai suoi persecutori che hanno fatto roghi con i suoi libri, convinto di dover essere coerente con le proprie idee e smettere di nascondersi. Dopo qualche giallo, qualche romanzo di fantascienza, qualche racconto gotico e qualche graphic novel, un testo impegnativo come questo, basato sulle idee che hanno fondato il pensiero moderno (una conquista costata la vita a tanti), è un'esperienza da fare.

domenica 29 novembre 2015

AMARA, VERVELIA E CRIPZIA


AMARA, VERVELIA E CRIPZIA
STORIE BREVI DI BELLISSIME ZOMBIES
di Nik Guerra e Cristina You-Bad-Girl
Edizioni Di
2015, brossurato
116 pagine, 20 euro

"Nik è il diminutivo di Nicola, nonché l'anagramma di Ink, inchiostro", scrive di sé il disegnatore nelle Note in appendice. D'altro canto, "You-Bad-Girl" vuol dire "Tu, ragazzaccia", e dunque anche la sceneggiatrice si sceglie un nome d'arte che, in qualche modo, identifica la sua originale calligrafia applicata al fumetto dark, trasgressivo persino nei confronti della trasgressione. Già, perché Nik e Cristina trasgrediscono le regole dello splatter, dell'horror, dell'erotico e del macabro realizzando un volume che evita i luoghi comuni e spiazza il lettore: niente sesso, anche se le storie e i disegni sono carichi di sensualità; nessun morto, anche se abbondano le tombe; nemmeno un po' di paura, ma strizzate d'occhio ironiche e maliziose. Il che non significa che non ci siano emozioni: al contrario. Le figure femminili di Nik Guerra sono sempre estremamente conturbanti, e il loro abbigliamento (curato nei minimi dettagli) eccita più di un nudo integrale. Cristina You-Bad-Girl, dal canto suo, gioca con gli zombie, anzi, le zombie, ideando tre eroine (una diversa dall'altra) che non obbediscono alle regole di George Romero e non sono come la consuetudine prevede debbano essere. Amara Long, procace morta vivente sui tacchi a spillo, non mangia ma si rigenera venendo mangiata (in questo il segreto della sua immortalità); Vervelia Bones, pantera bionda, si risveglia in un cimitero per andare ad aprire ogni notte un negozio di tatuaggi e si nutre dell'acqua marcia dei vasi da fiori delle tombe; Cripzia Coffin, la più pericolosa delle tre, dorme in una bara e ne esce periodicamente per andare a nutrirsi di cervelli umani, ma andando in giro ai giorni nostri non ne trova più, così come sono spariti i negozi di dischi: "in che epoca di merda sono finita?", si chiede, poco prima di venire addirittura scambiata per una cosplayer. Le tre macabre vamp sono protagoniste di varie storie brevissime e divertenti, in cui gli ammiccamenti erotici si fondono con folgoranti frecciate di satira sociale e di costume. Non manca un incontro con Magenta, il più celebre dei personaggi usciti dal pennello di Nik Guerra. La seconda parte del volume, come era già successo con il precedente, presenta le bellissime matite del disegnatore e una carrellata di pin up a colori.