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lunedì 8 dicembre 2025

ALLA SCOPERTA DELLA BD

 

 

 


 

Mauro Giordani
ALLA SCOPERTA DELLA BD
Index del fumetto franco-belga
Nona Arte
2025, brossurato
450 pagine, 29,90 euro
 
Sulla soglia del terzo Millennio, Alessandro Editore pubblicò un index alfabetico del fumetto d'Oltralpe intitolato "Alla scoperta della Bande Dessinée" e sottotitolato "Cento anni del fumetto franco-belga - Tutti i personaggi e gli autori in Italia fino all'anno 2000". Il compilatore delle dettagliate cronologie, particolarmente preziose in un'epoca senza Intelligenza Artificiale, era il certosino Mauro Giordani. Quel saggio contava 160 pagine (e, per la cronaca, costava 35.000 lire). Ne vedete la copertina più in basso. 
Venticinque anni dopo, lo stesso, infaticabile saggista aggiorna il suo lavoro quasi triplicandone la mole e mettendo a disposizione degli appassionati e dei collezionisti un monumentale catalogo che consente di rintracciare le edizioni italiane di tutti i fumetti, seriali e non, di origine francofona. Il titolo del nuovo volume abbrevia "Bande Dessinée" in "BD". Di ogni pubblicazione etichettabile come Bedé, Giordani fornisce la cronologia originale, quella tradotta nella Lingua del Sì, l'indicazione degli autori e degli editori, e persino una descrizione della trama e dei protagonisti. Colpisce la gran quantità di materiale inedito o da tempo irreperibile, e del resto mi stupisco sempre di come abbia mal funzionato lo scambio tra noi e i cugini. Personalmente aspetto la decina di titoli mancanti della mia amata Yoko Tsuno, ma quanti ce ne sono non tradotti di Spirou! Fra i dati forniti, l'indicazione del settimanale "Tintin", edito da Vallardi, purtroppo senza successo, nel 1955, quale primo contratto fra il pubblico italiano e il fumetto francofono. L'introduzione è firmata da un altro esperto di Bedé, Andrea Sani. Riguardo a Giordani, fra le tante altre cose, lo ricordiamo compilatore con Gisello Puddu della fondamentale guida al fumetto bonelliano "Tutto Bonelli", in due volumi.
 
 

 

mercoledì 14 settembre 2022

L'UOMO CON LA FACCIA IN OMBRA

 

 


 


Tito Faraci
L'UOMO CON LA FACCIA IN OMBRA
Feltrinelli
brossurato, 2022
224 pagine, 18 euro
 
"L'uomo con la faccia in ombra" a cui allude il titolo è, evidentemente, lo sceneggiatore di fumetti. Una figura la cui esistenza, al di là della ristretta cerchia degli adepti e degli iniziati, sfugge al senso comune. Il rasoio di Occam, il principio filosofico che invita a sceglidere, fra le varie ipotesi possibili, quella più semplice, spinge a ritenere che i fumetti li faccia uno, e uno solo: il fumettaro. Se i fumetti li crea il disegnatore, costui è già il motore immobile aristotelico e non c'è bisogno di una entità precedente. Invece, coloro che lavorano nel mondo del fumetto si dividono principalmente in due grandi famiglie: autori dei testi, quelli cioè che inventano una storia e la raccontano dividendola in vignette, e disegnatori, che si occupano di illustrare quanto sceneggiato dai primi. In realtà non è così semplice, dato che a volte gli sceneggiatori sono persone diverse dai soggettisti, e i disegnatori possono divedersi in matististi, inchiostratori e coloristi, e poi ci sono i letteristi, i grafici e gli editor. Ma per non confondere le idee, limitiamoci a parlare di sceneggiatori e disegnatori. Tito Faraci appartiene alla prima categoria. E', appunto, una di quelle persone di cui pochissimi sospettano l'esistenza. Sto scherzando. In realtà, da autore vulcanico e poliedrico qual è, tutti lo conoscono. “Ho scritto tante cose molto diverse fra loro per non annoiarmi, e non annoiare”, ha dichiarato in una intervista a uBC. Nato a Gallarate (Milano) il 23 maggio 1965, Luca “Tito” Faraci, sceneggiatore non soltanto di storie a fumetti di eroi di propria ideazione, ma anche brillante e originale interprete di storici personaggi italiani e internazionali, tant’è vero che è stato uno dei primi scrittori europei a essersi cimentato con racconti di personaggi Marvel, quali Capitan America, Devil e l’Uomo Ragno. E' noto come sceneggiatore Disney (con particolare predilezione per Topolino), ma anche di Diabolik, di Tex, di Dylan Dog, di Zagor, di Lupo Aberto e perfino dell'Uomo Ragno. Aggiungiamoci vari graphic novel, alcuni romanzi, la direzione di collane di libri, la sua attività di critico musicale, di paroliere di brani rock e addirittura cantante e batterista.
Pochi autori di fumetti possono vantare un curriculum ricco come quello di I suoi primi passi nel mondo della carta stampata avvengono come giornalista musicale, per poi esordire in campo fumettistico lavorando sotto pseudonimo per un’ agenzia, prima di entrare, nel 1995, a far parte dello Staff di If e poter firmare con il suo vero nome le prime sceneggiature disneyane (la storia d’esordio, “Ciccio e la penna indigesta”, è del 1996). A partire dal 1998, Faraci comincia a collaborare direttamente con la Disney inaugurando una serie di storie “gialle” ambientate a Topolinia, caratterizzate da un taglio moderno e maturo sia nei contenuti che nello stile. Nel 2000, questi racconti vengono raccolti dalla Einaudi in un volume dal titolo “Topolino Noir”, destinato a dare molta notorietà all’autore anche al di fuori dal tradizionale circuito degli appassionati. Faraci dà un’impronta molto personale alle sue storie di Mickey Mouse, e dimostra, oltre che un grande talento comico (le sue gag sono sempre molto divertenti), anche una capacità di raccontare trame originali in cui elementi drammatici e avventurosi si sposano con l’umorismo in un gradevole mix. Tra i disegnatori con cui soprattutto stringe sodalizio c’è Giorgio Cavazzano: si deve ai due la creazione di Rock Sassi, uno rude e bizzarro poliziotto texano messo al fianco dell’ispettore Manetta. In ambito Disney, il suo nome è legato anche a collane innovative quali PKNA (Paperinik New Adventures) e MMMM (Mickey Mouse Mistery Magazine). A partire dal 1998 lo scrittore inizia a collaborare con Lupo Alberto e, soprattutto, con Diabolik, un personaggio da lui rinfrescato nella scelta delle tematiche e nel ritmo del racconto. Datato 1999 è inoltre l’approdo alla Sergio Bonelli Editore, con una proficua collaborazione (in cui è evidente la sua personale “calligrafia”, che lo porta a venire immediatamente identificato) che comincia con Dylan Dog. Tocca proprio a lui, comunque, inaugurare la tradizione delle miniserie bonelliane mandando in edicola, nel 2005, “Brad Barron”: un eroe fantascientifico che però vive le sue avventure in un passato alternativo fermo agli anni Cinquanta, con episodi ciascuno dedicato a un particolare genere letterario in modo da offrire una sorta di contaminazione postmoderna tra i miti dell’immaginario collettivo, cifra stilistica, questa, che contraddistingue da sempre il suo lavoro. L'attività in casa Disney mettono molto presto Tito Faraci in contatto con Giorgio Cavazzano, con il quale lo sceneggiatore realizza non solo molte storie di topi e di paperi, ma anche un graphic novel umoristico intitolato “Jungle Town” e una atipica storia Marvel dell’Uomo Ragno, ambientata a Venezia (“L’uomo ragno e il segreto del vetro”). Sempre per la “Casa delle Idee” newyorkese, nel 2006 l’autore sceneggia un'altra storia con due protagonisti in team up, Devil e Capitan America, dal titolo “Doppia morte”, illustrata da Claudio Villa. Altre due graphic novel a sua firma sono “Infierno!” (disegnato da Silvia Ziche), e “L’ultima battaglia” (con l’americano Danie Brereton). In ambito bonelliano, Faraci scrive storie per Nick Raider, Martin Mystère, Magico Vento, Tex, Zagor e Cico. Decine sono inoltre le storie da lui realizzate per Lupo Alberto e Diabolik. Nel 2008, Faraci firma la versione disneyana del “Novecento” di Alessandro Baricco, con Pippo quale protagonista: il sodalizio con lo scrittore porta anche alla versione a fumetti del romanzo baricchiano “Senza sangue”, affidato alle matite di Francesco Ripoli.Non va dimenticata l’opera di Faraci come talent scout, organizzatore di eventi, curatore di collane e anche editore in proprio, ma anche di scrittore: nel 2011 è uscito infatti l’ horror “Oltre la soglia”, pubblicato da Piemme, seguito da "Death Metal" per lo stesso editore. In precedenza, per la Disney Libri, era uscito il romanzo “Il popolo delle tenebre”. Sono seguiti poi i romanzi "Nato sette volte", "La vita in generale", "Spigole". Aggiungo la miniserie "Quei due", quattro volumi cartonati di una sit-com edita da Bonelli. E' difficile, naturalmente tracciare un ritratto esaustivo di un simile autore. Perciò la faccio breve aggiungendo che con "L'uomo con la faccia in ombra" Tito traccia una sorta di "manuale autobiografico" che racconta il suo innamoramento per il fumetto in anni (quella della nostra infanzia, sia mia che sua) che hanno segnato la nostra vita, e il suo percorso di avvicinamento verso la professione di sceneggiatore. Credo di aver compiuto la stessa operazione anche io con il mio saggio "Io e Zagor" (Cut-Up Publishing) in cui racconto esperienze simili. A seguire, un vademecum per scrivere soggetti e sceneggiature con esempi tratti da storie Disney, di Diabolik e di Zagor, nel caso qualcuno volesse cimentarsi con la scrittira di fumetti popolari (anche se, secondi me, il futuro è del graphic novel). Di Tito saggista sul fumetto ricordo il bellissimo "Mickey: uomini e Topo", che trovate recensito qui:

giovedì 18 agosto 2022

COME RACCONTARE CON SUCCESSO LE BARZELLETTE

 

 


 

John Popper
COME RACCONTARE CON SUCCESSO LE BARZELLETTE
De Vecchi
brossura, 1961
208 pagine - 750 lire


"Il segreto di molti uomini di successo è spesso una barzelletta ben raccontata", recita una fascetta in copertina di questo ameno libercolo inserito nella Biblioteca Pratica De Vecchi, destinata a dare consigli su come riuscire nella vita. "Qualunque sia il vostro problema, in uno dei nostri numerosi volumi troverete la soluzione", si promette invece sul retro. Non riresco a convincermi che il non saper raccontare le barzellette possa costituire un problema, ma di sicuro leggere il manuale del misterioso John Popper (probabilmente un italiano nascosto sotto uno pseudonimo) non ne è la soluzione, perché proporre nel modo giusto una freddura o una storiella richiede un talento secondo me innato, e non si può cavar sangue dalle rape. Tuttavia, l'autore del manuale dà i consigli giusti: scegliere l'occasione adatta, così come l'uditorio adatto (non tutte le barzellette si possono raccontare a chiunque), non imporsi a tutti i costi, misurarsi, riuscire a capire quando iniziare e quando smettere, non far calare la battuta dall'alto fermandosi ad accertarsi che le premesse siano state recepite o, peggio, chiedere alla fine se la si è capita. I raccontatori di barzellette possono essere (e spesso lo sono) addirittura fastidiosi, però condivido l'idea di Popper che poter frequentare un fuoriclasse rappresenti una fortuna. L’autore cerca di individuare le caratteristiche precipue dell’humor britannico, italiano e francese; poi cita passi letterari di famosi umoristi (da Wodehouse a Jerome); distingue fra la battuta estemporanea di uno che ha il dono dell’umorismo e la barzelletta vera e propria. Purtroppo le barzellette sembrano passate di moda, si sono fatte la nomea di forma di intrattenimento dozzinale e proporle a un uditorio è sempre più rischioso (il politicamente corretto tarpa le ali, sempre meno persone le apprezzano). In ogni caso, John Popper nel 1961 può ancora compilare una discreta rassegna pronta all’uso. Altri tempi. Almeno da questo punto di vista, più ilari.

venerdì 29 marzo 2019

NON PERDERTI IN UN BICCHIER D'ACQUA



Richard Carlson
NON PERDERTI IN UN BICCHIERE D'ACQUA
Bompiani
2000, brossurato
260 pagine, 6.97 euro

Esiste un filone praticamente inesauribile di manuali per "vivere meglio". Motivazionali, si potrebbe dire. Guide al training autogeno, talvolta, in altri casi saggi di psicoterapia fai da te o semplici elenchi di consigli per imparare ad affrontare le difficoltà della vita. Il primo che lessi, molti anni fa, è diventato un classico: "Le vostre zone erronee", di Wayne W. Dyer, del 1976. Mi colpì moltissimo, devo ammettere. Era un vademecum per liberarsi dai sensi si colpa e dalla dipendenza del giudizio altrui. Scoprii poi che altri americani avevano seguito la falsariga di Dyer dandosi alla stesura di prontuari di tecniche per liberarsi dall'ansia, dallo stress, dalla depressione, dal vittimismo, e da nevrosi di vario tipo. In seguito sono arrivati anche "mental coach" italiani. Non sono un cultore del genere, ma a volte si sente il bisogno di farsi suggerire qualcosa per uscire da qualche vicolo cieco, e in genere questi manuali sono gradevoli da leggere, ricchi di aneddoti e se ne ricava sempre qualcosa. L'importante è non leggerne troppi, altrimenti servirà un manuale per liberarsi dalla dipendenza dalla lettura dei manuali. Le "cento regole per imparare a vivere meglio" (cito il sottotitolo) di Richard Carlson, connettere in "Non perderti in un bicchier d'acqua" (1997) sono semplici suggerimenti di buon senso, del tutto condivisibili. Non prendersela per delle piccolezze; mettersi nei panni degli altri; imparare a vivere nel presente; portare pazienza; fare la pace; accettare la vita com'è; sorridere; non voler avere ragione a tutti i costi; non credersi pieni di difetti; non criticare; scegliere cinque punti su cui essere irremovibile e ammorbidirsi sul resto; rilassarsi; non essere aggressivi; essere flessibili nel cambiamento dei programmi; ignorare i pensieri negativi; essere felici di essere dove si è; essere solidali; accettarsi come si è. Tutti consigli sensati, persino banali, a cui ci si arriverebbe anche da soli, se non ci si perdesse così spesso in un bicchiere d'acqua. 





domenica 28 gennaio 2018

IL MESTIERE DI SCRIVERE


Raymond Carver
IL MESTIERE DI SCRIVERE
Einaudi
Tascabili Stile Libero
maggio 1997
A cura di William L. Stull e Riccardo Duranti
brossurato - 178 pagine -  lire 13.000

Questa breve ma aurea antologia di scritti carveriani non offre testi letterari dello scrittore americano Raymond Carber (Clatskanie, 25 maggio 1938 – Port Angeles, 2 agosto 1988), ma solo suoi articoli o brevi saggi autobiografici e autocritici, più alcune testimonianze. Però la lettura del libro basta e avanza per capire quale sia il talento dell’autore e la sua levatura letteraria. Lo stile dei suoi saggi è già testimonianza dello stile dei suoi racconti, giacché uno che scrive in maniera così chiara eppure così musicale e poetica non può che essere un grande artista della penna. Di Carver, del resto, si dice che scrivesse racconti come se scrivesse poesie, e poesie come se scrivesse racconti. Maniacale la sua attenzione alla cura dell’espressione, alla scelta delle parole e perfino della punteggiatura. Citando Isaac Babel, dice: “Non c’è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto”. Scrive Carver: “Le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio siano quelle giuste”. E ancora: “Se non si riesce, dico io, a rendere quel che si scrive al meglio delle nostre possibilità, allora che si scrive a fare?”. La parte autobiografica dell’antologia ci racconta di un uomo che si è fatto da solo, incarnazione letteraria del sogno americano: nato povero, maturato attraverso grande difficoltà, segnato dall'alcolismo, con una famiglia da mantenere, autodidatta e infine scrittore di racconti e poesie di grande successo. Raymond Curver tenne a lungo anche dei corsi di scrittura creativa, che inizialmente costituirono, certamente, anche un modo per guadagnarsi da vivere, ma poi diventarono un esercizio alla disciplina anche per lui e rappresentarono un suo modo di essere: si dice che le sue lezioni fossero memorabili. Carver era consapevole del suo "mestiere" e rifletteva sul senso del narrare confrontandosi con grandi scrittori suoi maestri (da Cechov a Hemingway) in particolare sulla forma della short-story, quella a lui più congeniale. Curato dal biografo americano di Carver e da uno dei suoi traduttori, "Il mestiere di scrivere" raccoglie brevi saggi, note e articoli che hanno come tema la letteratura e il suo insegnamento. C'è anche un prezioso inedito: la trascrizione della registrazione di un’intera lezione di scrittura nella quale l’autore, in modo  colloquiale, esamina  i racconti dei suoi allievi. Per Carver il lavoro dello scrittore consiste nella capacità di liberarsi del superfluo. Detestava i "trucchi" letterari, anche quelli ben riusciti: "Niente trucchi da quattro soldi - consigli per scrivere onestamente" è infatti il titolo di un altro suo celebre saggio. Si legge in quarta di copertina: «Il rispetto e l’amore per la nitidezza, la precisione, l’attenzione al dettaglio che cerca di comunicare ai suoi studenti sono il frutto di una ricerca letteraria che non è possibile separare – e questo libro, così intimo e personale, ne è una testimonianza – dalla vita dello scrittore. Completa il volume una sezione di “cinquanta esercizi di scrittura creativa” con l’indicazione dei racconti nei quali Carver “svolge” il tema proposto nell’esercizio».

sabato 20 gennaio 2018

IL DIZIONARIO DEI MOSTRI



Franco Fossati
IL DIZIONARIO DEI MOSTRI
Vallardi
Collana Domino
Prima edizione 1993
brossurato - 286 pagine - lire 10.000

I preziosi volumetti della collana Domino della Vallardi, piccoli nelle dimensioni ma grandi nei contenuti, aggiunsero con questo Dizionario (quando ancora c'erano e avevano uno scopo)  un altro pezzo di pregio alla loro collezione. Il prolifico poligrafo, indimenticabile e rimpianto, Franco Fossati (di cui ho avuto il privilegio di essere stato amico e a cui è intitolato un premio per la saggistica critica a fumetti), già autore di un agile librino allegato a un Dylan Dog Special ("I mostri dalla A alla Zeta"),  è enciclopedico come al solito (ne parlo al presente perché le sue tante opere rimangono attuali). Stavolta prende in esame, uno dopo l'altro oltre cinquecento creature fantastiche e orrorifiche dell'immaginario collettivo. Il naturalista francese Leclerc Buffon, citato nell'introduzione, sosteneva che i mostri possono essere di sole tre categorie: per eccesso, per difetto, o per inversione delle parti. In ogni caso, per dirla con Balzac, i mostri sono meno rari dei miracoli. Quelli citati nel Dizionario di Fossati sono per lo più di mostri letterari o cinematografici, collegati e collegabili con quelli delle leggende e dei miti (finiti quasi tutti nei romanzi e nelle pellicole), più alcuni mostri "veri",  serial-killer e autori di orrendi delitti, oppure "freak" come John Merrick, l'Uomo Elefante. Alcuni voci riguardano poi personaggi a fumetti o della narrativa in generale che non sono mostri loro stessi ma che con i mostri hanno di solito a che fare, quali Martin Mystére e Dylan Dog; ci sono poi scrittori, registi, attori, produttori, riviste che hanno fatto la storia del genere horror. Le voci sono brevi ed essenziali, ma in genere offrono informazioni corrette e comprensibili. C'è persino "Babbo Natale". «Com'è possibile vedere in Babbo Natale un mostro? Eppure, per l'emozione o la paura di vedersi improvvisamente di fronte un Babbo Natale che le portava un dono, una bambina di quattro anni, Francesca Barioli di Mira (Venezia) è morta il 25 dicembre 1967». Davvero terrificante.


lunedì 18 settembre 2017

IL MANUALE ILLUSTRATO DELL'IDIOTA DIGITALE



Diego Cajelli
IL MANUALE ILLUSTRATO DELL'IDIOTA DIGITALE
Panini Books
2017, cartonato
220 pagine, 16.90 euro

Ottimo nelle intenzioni, questo manuale avrebbe però dovuto intitolarsi "dizionario" perché poi la magna pars è costituita appunto da brevi voci in ordine alfabetico e manca la parte saggistica più consistente e articolata sull'idiozia digitale che uno si sarebbe aspettato (e che io, personalmente, auspicavo). In altre parole, Cajelli ha compilato un testo social, con testi brevi e sparsi, e non si è impegnato in una disamina complessiva del problema. Del resto, una prima versione è stata pubblicata appunto in Rete. Non che la lettura non sia divertente, lo è: dalla voce "autismo" (causato, secondo gli idioti digitali, dai vaccini) a "zoccole" (le vittime degli stupratori italiani) ci si possono riconoscere tutte le perversioni mentali dei naviganti meno illuminati. Però si tratta appunto di un elenco di voci, neppure completo (Cajelli recrimina giustamente per gli insulti rivolti alla Kyenge ma improperi del medesimo tenore vengono rivolti a chiunque anche della parte politica opposta). C'è però un apparato di corredo al dizionario che è la parte migliore del libro ed è quello che lo rende imperdibile: sono le sei leggi del Web contemporaneo ("L'idiota digitale vive la libertà di espressione come suo diritto inalienabile di insultarti e diffamarti, ma se diffami e insulti lui ti denuncia"); l'atlante dei Social Network viventi, estinti e Google + (la maggior parte di questi io non sapevo neppure che esistesse o fosse esistito); e il tutorial "Come identificare un idiota digitale in dieci mosse" ("Condivide, diffonde e cede alle bufale più imbecilli che circolano sul Web").

sabato 10 dicembre 2016

IL MANUALE DELLE GIOVANI MARMOTTE


IL MANUALE DELLE GIOVANI MARMOTTE
a cura di Mario Gentilini
Mondadori
1969, cartonato
254 pagine, 1500 lire

Ho una copia originale in ottimo stato di conservazione, ritrovata su una bancarella dell'usato (cinque euro, per la cronaca). Inutile dire della quantità di ricordi legati a un libro come questo. Da bambino leggevo gli albi di Topolino e invidiavo moltissimo Qui, Quo e Qua non perché andavano al campeggio ma perché potevano avere le risposte a tutte le domande proprio consultando il loro "Manuale delle Giovani Marmotte". Nell'universo Disney, il Manuale delle Giovani Marmotte ("Junior Woodchucks Guidebook") è una sorta di prontuario in formato tascabile, in dotazione a tutti i membri (appunto) delle Giovani Marmotte, che costituisce una vera e propria enciclopedia dello scibile umano, utile per cavarsi d'impiccio in tutte le situazioni. In una canzone di Eugenio Finardi, "Vil Coyote", il cantautore accenna a "chi vorrebbe avere tutte le risposte, come nel Manuale delle Giovani Marmotte". Io, appunto. Sarebbe molto utile anche per cavarsela alla mia età, se esistesse. Fatto sta che a sette o otto anni, quando vidi la pubblicità del Manuale realizzato dalla Mondadori feci carte false per farmelo comprare. Ammetto che restai un po' deluso. Il libro era (ed è) delizioso, però tutte le risposte non c'erano. Si parlava soprattutto di campeggio e di bricolage (come costruirsi un arco, come orientarsi nel bosco, come allestire un bivacco per il picnic, come fabbricarsi un piffero). Però c'erano anche consigli su come lavare il cane, suonare i calici con il dito sul bordo, collezionare francobolli. E non mancavano notizie storiche e scientifiche presentate come aneddoti o curiosità divertenti. In pratica è una sorta di almanacco per ragazzini svegli e curiosi - quali eravamo noi negli anni Settanta, indubbiamente. Oggi stupisce la qualità di riferimenti ai pellerossa, che all'epoca andavano di moda nei giochi dei ragazzi ("facciamo a indiani e cowboys?") grazie ai film e ai telefilm western - che non ci sono quasi più, in ogni caso i ragazzi odierni gli Apaches non sanno neppure che siano mai esistiti. Il tutto corredato da decine e decine di gradevolissime illustrazioni di Giovan Battista Carpi. Sarebbe interessante capire cosa pensano di un Manuale come questo i nativi digitali, che per orientarsi nel bosco hanno un'app nel telefonino e non soltanto non si fabbricano pifferi ma non desiderano neppure suonare la chitarra (quelli con chitarra una volta acchiappavano le ragazze e in ogni compagnia ce n'erano almeno un paio). Figuriamoci poi chi colleziona francobolli fra quelli con meno di quarant'anni. Il libro di cui stiamo parlando è comunque solo il primo di una lunga serie: la Mondadori Editore ha pubblicato dal 1969 al 1989 una collana in otto volumi curata da Elisa Penna e Mario Gentilini. Nel 1991 è uscito anche un "Maxi Manuale delle Giovani Marmotte" contenente una selezione del "meglio del meglio", e nel 2002 la Disney Italia ha pubblicato "ll Nuovo Manuale delle Giovani Marmotte".

domenica 10 gennaio 2016

IL SEGRETARIO GALANTE




IL SEGRETARIO GALANTE
di Cesare Causa
Collezione Salani, 1936 
Riedizione anastatica RBA 
2012

Si tratta di un volume della benemerita "Biblioteca del Ricordo" che ristampa nel formato originale i libri di scuola, devozionali, di manualistica spicciola o di letteratura per l'infanzia che leggevano i nostri nonni a tra gli anni Dieci e gli anni Trenta (e di cui abbiamo già parlato). "Il segretario galante", testo di una strepitosa comicità involontaria, ha come sottotitolo "Per imparare a scrivere lettere amorose, di discordia e di accomodamento con aggiuntovi l'epistolario amoroso degli amanti celebri". 

Si tratta, insomma, di un manuale per compilare missive d'amore, ma anche di litigio (se il caso), in anni in cui, mancando le chat e gli sms, gli innamorati (almeno quelli di un certo livello sociale) tenevano rapporti per via epistolare se non erano conviventi. Siccome non tutti avevano la penna facile e la risposta pronta, e un vocabolario abbastanza ricco nel proprio bagaglio culturale, ecco che Cesare Causa offre con dovizia lettere già pronte da copiare. Copiare, sì, ma con qualche accortezza. "E' utile avvertire", scrive infatti l'autore, "di non copiare letteralmente le lettere scelte per modello, ma cambiarle e adattarle in qualche parte e adattarle a seconda delle persone e delle circostanze. Se seguirete questo consiglio, scriverete delle bellissime lettere, e nessuno potrà dirvi che le avete copiate". Mi immagino il rammarico di chi inviava missive alla fidanzata sul modello suggerito, e riceveva puntuali risposte anch'esse ricalcate sui suggerimenti del Causa.
Tra le frasi amorose suggerite ce ne sono alcune come quella di chi sospirando confessa di "pronunziare una parola coll'accento ch'ella sola adopera", e fin qui tutto bene, ma anche di "vendere una casa in cui ella è caduta scendendo le scale". Vedi te per un'impedita che ti tocca a fare. Ma c'è di peggio: "baciare un cavallo ch'ella ha accarezzato", e vabbé, fa un po' schifo ma Edoardo Stoppa potrebbe ancora ancora approvare, ma anche "far morire un cavallo per portare alla nonna di lei un rosario dimenticato in un casa di campagna, distante venti miglia dalla città". Ci sono poi i "segnali convenuti", per potersi scambiare messaggi senza proferir parola, magari in un luogo pubblico dove non sia possibile avvicinarsi. Per esempio, "la soffiata di naso corrisponde al rullo del tamburo, perché richiama l'attenzione di chi la sente". Invece "asciugarsi la bocca con il fazzoletto vuol dire mandare un bacio al suo indirizzo", e rispondere con il medesimo gesto indica il voler contraccambiare. Spero che il fazzoletto non fosse lo stesso della strombata precedente. C'è tutta una simbologia, ovviamente, con i cannocchiali di teatro, il ventaglio, il sigaro. Il sigaro tenuto all'angolo sinistro della bocca, per esempio, vuol dire "io ardo e mi consumo per voi", togliersi il sigaro di bocca e portarlo dietro la schiena significa "vorrei parlarvi nascostamente". Chissà quanta gente, non sapendolo, ha fatto dei discorsi osceni solo perché non gli si accendeva la sigaretta e se l'è tolta e rimessa un bocca più volte. 
Quando si arriva alle lettere vere e proprie, è bello vedere l'inizio di alcune: "Signorina! Ebbi il piacere di vederla e udir la sua voce incantevole". Mi piace il punto esclamativo dopo "signorina". Lei risponde: "Signore, non le nascondo che la sua lettera mi ha oltremodo lusingata". E alla fine: "Le auguro dunque, per entrambi, un lieto successo presso mio padre". Si tratta infatti di ottenere dal babbo di lei "il permesso di fare all'amore", intendendo, alla vecchia maniera, l'autorizzazione al corteggiamento. Il campionario è amplissimo. 
Ma ci sono anche le lettere di litigio. Eccone una: "Donna infedele! Ora che dirai? Tutte le ciarle e le astuzie delle quali è capace il bel sesso, potranno scusare con fondamento ciò che purtroppo questa mattina hanno con evidenza osservato gli occhi miei? Bisogna credere che tu abbia degli interessi molto ma molto importanti con quella persona con la quale io ti ho veduta oggi in uno stretto colloquio. Donna menzognera! Sono dunque questi i sogni della nostra felicità, i giuramenti, la fede promessa? Ti ho finalmente scoperta!". Al che, oggi lei risponderebbe con un sonoro "ma vaffanculo!". Invece, ecco la formula che suggerisce il Causa: "Uomo indiscreto! Se tu riflettessi come sono ingiusti e vani i tuoi sospetti, son persuasa che ti vergogneresti di averli concepiti, e che cercheresti il modo di ritrattarli. Sai tu chi era quello con cui mi vedesti in stretto colloquio ieri mattina? Era mio fratello Daniele, arrivato martedì da Pisa, dove studia Giurisprudenza a quella università". Si, si. E le ha fatto vedere la torre. Risate garantite per 430 pagine.