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mercoledì 1 aprile 2026

L'UOMO DEL TEXAS

 
 
 
 
Aurelio Galleppini
Guido Nolitta
L’UOMO DEL TEXAS
Sergio Bonelli Editore
2026, cartonato
70 pagine, 12 euro

Una delle parole più ripetute quando si parla di fumetto italiano è l’aggettivo “bonelliano”. Lo propongo come uno dei lemmi da inserire in una delle prossime edizioni dello Zingarelli. Infatti, “bonelliano” non significa semplicemente “pubblicato da Bonelli”, come “mondadoriano”. L’accezione è diversa e assai più complessa, riguarda un particolare modo di intendere e fare fumetto e potremmo aprire un dibattito per coniare la definizione più congrua e soddisfacente. In tal caso, un punto risulterebbe controverso: “bonelliano” significa necessariamente “popolare”? Chi abbia in mente la popolarità ormai sessantennale degli eroi di casa Bonelli, sarebbe tentato di rispondere di sì. La “bonellianità” sembra effettivamente sinonimo di una produzione senz’altro di buona qualità, ma rivolta a un pubblico larghissimo e pertanto non sofisticato, né cerebrale, senza pretese “artistiche”. A questo tipo di considerazioni un po’ snob ci sarebbe da ribattere chiedendo perché mai un qualunque frutto dell’ingegno che piaccia al vasto pubblico non possa avere anche uno spessore artistico. Tuttavia c’è dell’altro e c’è di più. Sergio Bonelli, in realtà, ha pubblicato e in gran parte anche prodotto una enorme quantità di fumetto d’autore. E l’ha fatto fin da tempi non sospetti, cioè quando ancora il fumetto d’autore non era una moda: basti pensare alla collana I protagonisti, dieci albi realizzati da Rino Albertarelli, usciti nel 1974. Quella serie, legata al nome di un grande autore e con caratteristiche tutt’altro che “popolari”, può essere a tutti gli effetti considerata come precorritrice della più celebre Un uomo, un’avventura, varata due anni più tardi.
La vocazione popolare e la fedeltà a un formato ben riconoscibile, fanno talvolta dimenticare quanto siano state in realtà differenziate, innovative e variegate le proposte editoriali bonelliane nel corso degli anni. Uno straordinario esempio di “fumetto d’autore” proposto in una strepitosa veste editoriale fu appunto la serie di volumi Un Uomo, un’Avventura (1976), curata da Decio Canzio, il cui titolo ci riporta appunto alla vocazione avventurosa della Casa editrice. Ogni cartonato era affidato al talento grafico dei più grandi illustratori italiani (con rare presenze di maestri stranieri), su testi ora propri (come nel caso di Pratt, Crepax e Battaglia), ora di altrettanto grandi sceneggiatori (Canzio, Castelli, Berardi, D’Antonio). Le storie, autoconclusive, presentano le avventure di uomini in contesti storici e geografici sempre diversi. Di un tipo di avventura, però, costruito su una solida struttura narrativa e contrapposto alla fuga verso mondi fantastici, non-luoghi onirici, grafismi psichedelici e contrapposto anche all’underground espressione del disagio metropolitano. La cronologia dei trenta titoli mostra una successione impressionante di pezzi da novanta, da Toppi a Milazzo, da Battaglia a Micheluzzi, da Manara a Buzzelli. 
Per questa collana, Guido Nolitta, alias Sergio Boneli, scrive nel 1977 il nono volume intitolato “L’Uomo del Texas”, una storia di 48 pagine illustrata da Aurelio Galleppini, meglio noto come Galep, il primo disegnatore di Tex. Il racconto, ambientato nel nord-ovest del Texas nel 1887, viene riproposto nel 2026 (a quindici anni dalla scomparsa di Sergio) all’interno della collana di cartonati da edicola “alla francese”, sotto la dicitura “Tex presenta”. Il racconto (occhio allo spoiler) è basato sulle vicende di Roy, un rapinatore di banche che, dopo un ‘colpo’ finito magramente e malamente, ha un diverbio con il capo della banda e finisce, ferito, malconcio e dato per morto, alla deriva nella corrente di un fiume. Viene poi ritrovato e curato da un distaccamento dell’esercito, dove rincontra un vecchio amico di adolescenza, il capitano di reparto Jerry Vance, ufficiale al comando del 3°cavalleria impegnato in una campagna contro gli ultimi indiani ostili, e vanaglorioso alla stregua di personaggi come Chivington o Custer. Nonostante l’intera tribù dei Cheyennes di Falco Nero, ormai decimata dalla fame e dalla guerra, sia in marcia verso Forte Lyon per arrendersi definitivamente, il fanatico ufficiale ordina la carica e inizia l’assurdo sterminio di quella tribù ormai indifesa. Roy, indignato dall’orribile gesto di follia sanguinaria del vecchio amico, lo insegue e gli si scaglia contro durante la battaglia uccidendolo sparandogli una pallottola in fronte (proprio la pallottola che aveva già destinato al capobanda che lo tradì). Roy subito dopo viene massacrato a colpi di sciabola dai soldati del reggimento: un drammatico e triste epilogo che mette in una luce di quasi-eroismo l’inizialmente ambiguo protagonista, e che testimonia in pieno l’assurda violenza e la spietatezza delle guerre combattute nella vecchia frontiera del West. Non si tratta della migliore storia nolittiana (diciamo che nulla aggiunge alla fama dello sceneggiatore) ma di certo permette a Galep, grazie a strategici vignettoni, di dimostrare (se mai ce ne fosse il bisogno) il suo talento nel trasformare le rocce delle Dolomiti in quelle del Sud Ovest americano, come lui stesso ha raccontato, con effetti spettacolari. 
Singolare la somiglianza fra il vice sceriffo che cade ucciso nelle prime vignette e Tex Willer (chissà se c’è un significato freudiano). Quando Guido Nolitta nel 1976 sceneggia per Aurelio Galleppini la storia “L’Uomo del Texas” per il nono numero della collana Un Uomo un’Avventura, più o meno contemporaneamente a questa avventura, sostituendo il padre Gianluigi vittima di un incidente sugli sci, inizia a sceneggiare anonimamente alcune sue storie per la serie di Tex, esordendo poi con l’albo n.183 del gennaio 1976 intitolata “Caccia all’uomo” e disegnata da Fernando Fusco.



giovedì 27 novembre 2025

FUORILEGGE



Gianluigi Bonelli
Aurelio Galleppini
FUORILEGGE
Lo Scarabeo
Sergio Bonelli Editore
2025, cartonato
180 pagine, 38 euro

“Fuorilegge”, il terzo volume di una collana pubblicata in join venture da Lo Scarabeo e dalla Sergio Bonelli Editore denominata “Classici del Fumetto”, è a tutti gli effetti quella che si definisce una artist edition.  Cioè l’edizione di un volume, in questo caso dedicato alla riproposta di uno dei primi albi della collana gigante di Tex, che mostra l'opera originale in modo fedele alle tavole così come vennero realizzate. I primi due titoli, “La mano rossa” e “Uno contro venti”, pubblicati rispettivamente nel 2023 e nel 2024, hanno realizzato un sogno di tanti lettori: poter vedere, se non toccare e possedere, le tavole originali di Aurelio Galleppini, in arte Galep, realizzate a partire dal 1948, per la prima serie a striscia della Collana del Tex (il punto di partenza di una cavalcata che dopo quasi otto decenni non accenna a fermarsi). Si sono potute ammirare in dettaglio, insomma, le vignette che hanno dato origine a una leggenda, quella di Tex Willer, potendo scrutarle così come uscite dalla mano del disegnatore, nel formato originale, scoprendo i segni della matita, i colpi di pennello magistralmente calibrati, il lettering dell’epoca, le annotazioni a margine di tavola, addirittura le ombre dello scotch con cui le strisce vennero rimontate.  L’iniziativa è giunta dopo una grande mostra inaugurata a Milano nel 2021 (e poi allestita anche in altre città italiane) per celebrare gli ottanta anni della Casa editrice, intitolata “Bonelli Story”: in quell’occasione vennero esposte alcuni originali di Galep che calamitarono inevitabilmente l’attenzione dei visitatori, rarissimamente (se non mai) esposti al pubblico e di certo non in commercio sul mercato delle original arts. La riproduzione fedele delle tavole de “La mano rossa”, il primo titolo della seconda Serie Gigante di Tex, su cui nell’ottobre 1958 vennero ristampati i primi quindici episodi a striscia, rappresenta un modo per consentire agli appassionati, ma non solo, di visitare una sorta mostra esposta sulle pagine di un libro. Il successivo secondo volume e adesso il terzo dimostrano come realmente c’è un pubblico interessato e curioso, innamorato di Aquila della Notte, dei suoi autori, del mito che il personaggio ha finito per rappresentare nell’immaginario collettivo, nella storia del fumetto e nell’intera vicenda sociale e culturale del nostro Paese. Due dotti saggisti, Giovanni Nahmias e Giorgio Loi, hanno scritto delle informate introduzioni ai precedenti volumi descrivendo il contesto storico in cui nacquero le avventure realizzate da Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini, approfondendo la questione delle censure, le correzioni, gli adattamenti subiti dalle strisce di Tex nel corso degli anni. Al sottoscritto è stato affidato l’incarico di firmare la prefazione a “Fuorilegge”, che ho intitolato “La fatica dietro le quinte”, allargando il discorso in una nuova direzione, suggerita dal fatto che sfogliando le tavole di Galep non si può non percepire la bellezza trasmessa dal disegno eseguito a mano e su carta, con arte quasi da amanuense.  Pensiamoci un attimo: le pagine che seguono riproducono fedelmente il lavoro di un artista che non si considerava tale, che intingeva il suo pennello in una boccetta d’inchiostro, seduto a un tavolinetto in una piccola stanza, chiamato a produrre disegni senza fermarsi mai per rispettare i tempi imposti dalle consegne in tipografia (gli albetti proponevano trentadue strisce ognuno, con cadenza settimanale). Eppure, i personaggi e gli sfondi raccontano perfettamente la storia di cui fanno parte e, soprattutto riescono a emozionare. 
Due parole, infine, per presentare il contenuto del volume, che raccoglie gli albi a striscia dalla n° 31 della Prima Serie alla n 60. Le primissime strisce concludono l’avventura “Il mistero dell’idolo d’oro” iniziata a metà di “Uno contro venti”. Protagonista del racconto è l'affascinante Yogar, principessa indiana figlia di Tenoc,  capo dei Blancos, che però non è l’unico personaggio femminile.  Ci sono anche altre due giovani donne. Una è Tesah, tornata sulla scena con un nuovo look, di stampo messicano anziché pellerossa: indossa una sottana che le fascia i fianchi e una camicetta dalle spalle scoperte, sorretta solo dal seno. Poi c'è Estrella Miranda, ammaliante locandiera, abbigliata con un vestito spaccato che farebbe la gioia di Jessica Rabbitt. L’aggettivo che meglio descrive le donnine disegnate da Galep nelle prime avventure di Tex è “deliziose”. Tutte bellissime, e non di rado con le procaci grazie maliziosamente evidenziate da vestiti scollati, abiti aderenti, o gonne cortissime. E tutte, proprio per questo, impietosamente colpite dall'assurda censura degli anni Cinquanta e Sessanta, che le rivestiva e imbacuccava per impedire la "seduzione degli innocenti". 


domenica 23 novembre 2025

LA GUERRA DI COCHISE



Mauro Boselli
Roberto De Angelis
LA GUERRA DI COCHISE
Sergio Bonelli Editore
2025, cartonato
386 pagine, 29 euro

«Cochise, il saggio capo dei Chiricahuas Apaches, è uno dei migliori amici di Tex, e abbiamo raccontato nel Texone “Il magnifico fuorilegge” come lui e il nostro eroe diventarono fratelli di sangue. Cochise, naturalmente, è veramente esistito, e nella realtà storica lasciò questo mondo terreno nel 1874, ma, con la libertà di narratore e artista, il creatore di Tex, Gianluigi Bonelli, gli allungò la vita per ragioni d’avventura». Così spiega lo sceneggiatore Mauro Boselli nella sua introduzione al volume, l’undicesimo dei cartonati dedicati a Tex Willer. A Tex Willer, appunto, e non a Tex, perché la serie raccoglie in tomi e ripropone in libreria le storie originariamente pubblicate in albi da edicola nella testata omonima, dedicata alle vicende di un giovane Willer, ancora ventenne, inedite ma collegate in gran parte a quanto raccontato da Bonelli e Galleppini ai tempi delle edizioni Audace e inserite in un preciso e documentato contesto storico. La collana libraria con copertina rigida inizia con il volume “Vivo o morto!” (2019), di cui abbiamo parlato su questo blog: potete leggere la recensione cliccando qui.

Riporto comunque qui di seguito, per comodità,  quanto già scritto.
Nel novembre del 2018 fece la sua prima apparizione nelle edicole italiane una nuova collana riservata a Tex, dedicata alle avventure giovanili del personaggio creato da Giovanni Luigi Bonelli nel 1948 (si festeggiavano per l’appunto i settanta anni di vita editoriale di Aquila della Notte), curata (e in gran parte sceneggiata) da Mauro Boselli. Lo spin-off venne intitolato, per differenziarlo dalla testata madre, “Tex Willer”. La foliazione era più agile, sole 64 tavole a fumetti contro le 110 della serie regolare. Ma, soprattutto, oltre alla più giovane età del protagonista era diverso il ritmo, il mood narrativo. Il giovane Tex è scavezzacollo, vive avventure rocambolesche, serrate come erano, anche in ragione del minor spazio concesso dal formato a strisce delle origini, gli episodi degli anni Quaranta e Cinquanta. L’operazione si rivela fortunata, riscontrando l’apprezzamento del pubblico. Nel 2021, la Sergio Bonelli Editore comincia a raccogliere e riproporre in una collana cronologica di volumi cartonati destinati alla distribuzione in libreria le tavole degli albi da edicola, in prima edizione a colori, in bianco e nero nelle successive (il volume del 2023 fotografato nelle mie mani che vedete in apertura è una terza edizione del giugno 2023). Scrive Mauro Boselli nella sua introduzione intitolata “Quando il West era giovane”: “Il Tex che conosciamo ha 45 anni, ed è vedovo, con un figlio grande. I suoi lettori affezionati, però, conservano indelebile, nella memoria e nell’anima, il ricordo del giovane scatenato che era: le due immagini, il fuorilegge coraggioso ingiustamente perseguitato e l’odierno ranger e capo Navajo, si sovrappongono, concorrendo entrambe al fascino del personaggio”. Le avventure del Tex ventenne riempiono gli spazi vuoti lasciati da Giovanni Luigi Bonelli nella sintesi delle sue prime sceneggiature: per esempio, in “Vivo o morto!” scopriamo gli antefatti della vignetta d’esordio del personaggio, quella in cui il giovane ricercato si chiede se i cavalieri che vede giungere sulla sua pista siano gli uomini di un certo sceriffo, e ci vengono fornite esaustive spiegazioni circa i precedenti dell’indianina Tesah (fortunatamente con le cosce scoperte prima della censura imposta nelle ristampe degli anni Cinquanta dal famigerato marchio “Garanzia Morale”). In avventure successive vediamo in azione anche Kit Carson, Mefisto, Montales, Cochise, anch’essi con venticinque anni di meno. Questo primo volume raccoglie quattro albi di “Tex Willer”, illustrati da uno strepitoso Roberto De Angelis, che già si era cimentato con successo con Aquila della Notte nel 2004 con il diciottesimo “Texone” (“Ombre nella notte”, testi di Claudio Nizzi). Tuttavia, in quel caso, era ancora un illustre ospite in prestito dalla serie di Nathan Never. Con “Vivo o morto!” il passaggio al western è (o sembra) definitivo: De Angelis sembra tuttavia non aver fatto altro. 

A quanto detto restano da aggiungere alcune annotazioni relative specificamente a “La guerra di Cochise”. Innanzitutto, si tratta della raccolta in volume degli albi della collana “Tex Willer” (Sergio Bonelli Editore) dal n° 50 al n° 55, usciti in edicola tra il dicembre 2022 e il marzo 2023. Poi, registriamo una fugace apparizione della futura giovane moglie di Tex, Lilyth. Si tratta di una scena di cinque tavole ambientata nella missione di Nostra Signora della Carità: un navajo di nome Hastin è stato inviato dal capo Freccia Rossa a recuperare presso il convento la propria figlia affidata alle cure e alla scuola delle suore. Soffiano venti di guerra e il sakem preferisce proteggere personalmente Lilyth nel suo villaggio sui monti. “Sono stata bene, qui. Ho imparato tanto”, dice la ragazza salutando suor Patricia, la madre superiora del piccolo monastero. Si tratta di una scena che, evidentemente, prepara l’incontro fra Lilyth e Aquila della Notte, destinato ad avvenire nel proseguo della saga, e giustifica la scolarizzazione della squaw in accordo con quanto detto su di lei da Gianluigi Bonelli.
 
I venti di guerra a cui accennavamo sono quelli tra i Chiricahuas e l’esercito americano, dopo che i guerrieri di Cochise erano stati ingiustamente accusati di aver fatto prigioniero il giovanissimo Felix Ward. Si tratta di un episodio realmente accaduto. Racconta ancora Boselli: «Il 27 gennaio 1861, una banda di predoni apache attaccò il ranch di John Ward in Arizona e rapì un ragazzo. Felix era figlio di Maria Jesus Martinez e di un perdigiorno, Santiago Telles, che li aveva abbandonati senza un soldo. John Ward aveva assunto Maria nel ranch e adottato il piccolo Felix, dandogli il proprio cognome. Felix aveva undici o dodici anni quando venne rapito e con certezza non si è mai stabilito a quale tribù appartenessero i suoi rapitori, se ai Pinal, ai Tonto o ai Coyotero Apaches. Di sicuro venivano dal ramo occidentale della Nazione Diné (così Apache e Navajos chiamavano se stessi), al quale non appartenevano i Chiricahuas». Storica è la figura dell’ufficiale dell’esercito George Bascom, incaricato di liberare il ragazzo, che si intestardì nel ritenere Cochise responsabile del rapimento, che Boselli caratterizza in maniera impeccabile come un ottuso ostinato, a cui va addebitato lo scontro sanguinoso fra i Chiricahuas e le Giacche Blu. Il racconto boselliano corre su due binari paralleli destinati, nel finale, a ricongiungersi: mentre da un lato vediamo il capo apache tenere testa a Bascom, dall’altro seguiamo giovane Tex dare la caccia a Santiago Querquer, responsabile della strage di Galeana nella quale aveva perso la vita il padre di Cochise, alter ego di James Kirker, che nella realtà storica morì nel 1852 e quindi Boselli usa lo stratagemma di una falsa tomba e di una finta morte. La sua dipartita, diciamo così, “fumettistica” avviene in modo molto più drammatico di quella reale e per mano di Cochise, a cui Tex Willer lo consegna. In conclusione: il racconto messo in scena da Mauro Boselli e Roberto De Angelis è western ed è fumetto allo stato puro, decisamente il meglio che si possa desiderare, dal punto di vista della sceneggiatura e da quello grafico, a partire dalla copertina di Massimo Carnevale. Leggere per credere.



venerdì 24 ottobre 2025

RANGER E FUORILEGGE



 
Francangelo Scapolla
RANGER E FUORILEGGE
Il Melangolo
2023, brossura
144 pagine, 14.50 euro

“Le origini di Tex: 1948-49”, recita il sottotitolo, chiarendo l’identità del Ranger e del Fuorilegge evocati dal titolo e dalla sagoma nera sulla copertina gialla, colori del resto non scelti a caso. Tuttavia, la lettura del saggio di Francangelo Scapolla lascia francamente perplessi. Vediamo perché. Il minore dei problemi consiste nel fatto che da pagina 15 a pagina 129 viene semplicemente tracciato il riassunto in prosa delle avventure a fumetti contenute, come si legge, nei primi 59 albetti a striscia (definiti “fascicoli”) della saga di Aquila della Notte,  quelli pubblicati tra il 30 settembre 1948 e il 5 gennaio 1950. Tutto ciò è specificato nella “nota bibliografica” dove si dice che a mandarli in stampa fu la Sergio Bonelli Editore ma, in realtà, mi si perdoni la pedanteria, si trattò delle edizioni Audace. Tuttavia c’è un’altra inesattezza: si cita come “cinquantanovesimo” l’albetto conclusivo della storia con il Sindacato dell’Oppio. Ecco, “L’infernale battaglia” è il n° 5 della II Serie della “Collana del Tex”. La I Serie conta 60 “fascicoli” (da “Il totem misterioso” a “I sicari del drago”), quindi “L’infernale battaglia” è il sessantacinquesimo, e non il cinquantanovesimo. Ciliegina sulla torta, la nota bibliografica cita il Maxi Tex “Nueces Valley”, dell’ottobre 2017, e specifica: “Script: Gianluigi Bonelli; Art: Aurelio Galleppini”. Gli autori, in realtà, sono Mauro Boselli (testi) e Pasquale Del Vecchio (disegni). 
Annotando come 110 pagine su 135 del saggio di Scapolla contengono, in ultima analisi, soltanto un pur articolato e gradevole resumé della prima serie a striscia (più un pezzettino della seconda), intendo dire che soltanto in sei pagine, dalla 9 alla 14, si accenna en passant al contesto editoriale al momento storico e culturale in cui Tex mosse i primi passi, alle fonti di ispirazione cinematografiche, alla figura degli autori, con una sintetica disamina che non aggiunge nulla a quanto già si sa e viene spesso ripetuto. Nel riepilogo delle avventure si sottolineano brevemente frasi e circostanze che servono a descrivere il personaggio così com’era caratterizzato nelle primissime storie seguendolo nella sua iniziale evoluzione, mettendo in evidenza la tempra eccezionale dell’eroe, di cui si lodano a ogni passo la forza, il coraggio, l’abilità, l’intuizione: “le risorse di Tex sono infinite”. Stranamente, si citano le storie degli albetti a striscia senza riferire anche della serie gigante (in questo caso, l’avventura del Sindacato dell’Oppio si conclude a pagina 56 del n° 5, “Satania!”), come se l’autore volesse vestire i panni del purista, fedele custode della tradizione delle primissime origini, ostentando diffidenza verso tutto ciò che è venuto dopo. La sensazione viene confermata dalle affermazioni di Scapolla fa nei capitoli “Premessa”, “Conclusioni” e “Incongruenze”. 
Vale la pena di citare quanto scritto: “Questo saggio è rivolto soprattutto ai lettori di Tex del terzo millennio che hanno scarsa (o nulla) memoria del personaggio delle origini, quello coniato e sceneggiato da Gianluigi Bonelli nel 1948. La personalità di Tex si è modificata nei decenni, essenzialmente da quando i soggettisti successivi a Bonelli hanno iniziato a ideare le trame delle nuove avventure. E in questo percorso Tex ha subito modifiche anche sostanzialmente nell’atteggiamento, nella figura, nel modo di fare, di esprimersi, di rapportarsi col mondo esterno. E’ mutata anche la filosofia del ranger, che non si muove più come un lupo solitario, ma in sintonia con i suoi pards. Quello foggiato e modellato da Gianluigi Bonelli aveva un temperamento anarchico e libertario, che rispecchiava, in una certa misura, la personalità dello stesso Bonelli”. Sembra di capire che il Tex delle origini, il lupo solitario, abbia cambiato pelle, cessando di essere anarchico e libertario, per colpa degli sceneggiatori che hanno preso il posto di Gianluigi Bonelli (compreso, evidentemente, suo figlio Sergio). Si dimentica, forse, che fu lo stesso Gianluigi a creare il quartetto dei pards, facendo rinunciare Tex alla figura del ribelle solitario, facendolo addirittura sposare, diventare capotribù e accettare l’incarico di agente indiano. L’ultima storia scritta da Bonelli senior è data 1991: ha sceneggiato le avventure del suo eroe per oltre quarant’anni. Inevitabilmente c’è stata un’evoluzione “nell’atteggiamento, nella figura, nel modo di fare, di esprimersi, di rapportarsi col mondo esterno”, e anche la filosofia del ranger, ma ciò è avvenuto per mano del creatore del personaggio. Si potrebbe persino sostenere che ciò che gli autori dei testi dal 1991 in poi hanno modificato molto meno dei cambiamenti operati da Gianluigi Bonelli.
Scapolla aggiunge: “Esistono pure incongruenze temporali: i lettori del terzo millennio sono convinti, ad esempio, che Tex sia nato nel 1838, e di conseguenza alcuni eventi importanti hanno subito uno slittamento e uno sfasamento impropri in rapporto alla reale età di Tex, come ad esempio la guerra di secessione americana”. Altra ciliegina: “I fatti che Bonelli aveva descritto sconfessano quelle ipotesi”. Dunque si ritiene che in presenza di incongruenze temporali facciano testo le indicazioni di Gianluigi, e si rinnega come anatema la data del 1838 come anno di nascita di Tex stabilita da Mauro Boselli e tenuta come punto fermo alla base della documentatissima collana “Tex Willer” varata con grande successo nel 2018. 
Qual è, dunque, la datazione proposta da Scapolla? A pagina 140 troviamo la risposta: “dovrebbe essere nato nel 1813/1814”. Per giustificare questa convinzione, il saggista spiega: “Nell’albo ‘Nueces Valley’, pubblicato nel Maxi Tex il 16 ottobre 2017, apprendiamo che Tex sarebbe nato nel 1838, e questa data è inverosimile, in quanto all’inizio della guerra civile (1861) avrebbe 23 anni, mentre secondo la versione di Bonelli e Galep ha già un figlio dell’età di Kit, quindi dovrebbe averne poco più del doppio”.  Ora, chiediamoci: a quale età di Kit si riferisce il dotto saggista? Indubbiamente a quella che dimostra nella storia in cui figura il generale Quantrell, datata 1955 (identifichiamola con il titolo “La traccia di sangue”, quello dell’albo a striscia n° 7 della Serie Smeraldo), in cui compaiono sudisti e nordisti ed è chiaramente in corso la Guerra di Secessione (la si ritrova sul Tex Gigante n° 24). In quella circostanza, Kit Willer dimostra diciotto anni (ma ha poca importanza: effettivamente c’è e sa tenere la pistola in pugno). Scapolla sembra però dimenticare che esiste un’altra avventura, sempre firmata da Bonelli senior e Galleppini, più matura e meglio circostanziata, “Tra due bandiere” (Tex Gigante n° 113, marzo 1970), in cui Aquila della Notte narra ai pards le sue avventure nella guerra tra Nord e Sud, e non solo il figlio si meraviglia di non saperne niente, ma il padre racconta fatti avvenuti durante la propria gioventù, quando faceva ancora il mandriano e Kit non era nato. 
Dunque esistono due versioni date dallo stesso creatore del personaggio, e poiché la seconda giunge dopo a correggere la prima, si deve dar credito a quest’ultima. Scapolla non lo fa perché, evidentemente, ritiene fonte di verità e oro colato solo ciò che compare sui “fascicoli” a striscia. Riguardo all’anno di nascita di Tex stabilito da Boselli, il saggista aggiunge: “E’ più che comprensibile che l’avvicendarsi di nuovi soggettisti in un arco di tempo tanto ampio possa aver ‘annebbiato’ il ricordo di tanti elementi basilari, scelti e inseriti da Gianluigi Bonelli”. Ma allora pare dunque che il primo “annebbiato” sia lo stesso Bonelli, che nel 1970 non ricorda, secondo il saggista, quel che di basilare aveva scritto nel 1955. Lascio tuttavia rispondere a Luca Raffaelli, che affronta il problema nel suo articolo “Un Eroe contro la Guerra” che fa da introduzione al volume n° 52 della Collezione Storica a Colori di Repubblica, dove leggiamo che “si può pensare che Bonelli abbia potuto dimenticare gli accenni alla Guerra di Secessione scritti anni prima. Ma sembra più interessante immaginare che da quelli siano nate idee che era giusto sviluppare nel momento in cui il suo personaggio avesse raggiunto la più alta maturità”. Scapolla elenca alcune altre incongruenze temporali, sempre sostenendo la tesi che facciano fede le storie delle origini, scordando però i tanti anacronismi rintracciabili proprio nelle prime avventure, a partire dalle vignette in cui compare addirittura un’automobile, una Ford T, che è stata fabbricata soltanto nel 1908. Gli esempi potrebbero sprecarsi. Ritenere attendibili, precisi e soprattutto coerenti i riferimenti storici riscontrabili nelle strisce di Tex è come credere che la Bibbia riferisca nel libro della Genesi gli esatti avvenimenti che portarono alla creazione del mondo. In un articolo sul sito “Lo Spazio Bianco” leggiamo: “All’epoca si scriveva di getto e i lettori non si facevano troppe domande: era bello così. Oggi gli sceneggiatori non se lo possono più permettere: devono essere più cauti, e valutare bene quali fatti storici far vivere al ranger e ai suoi pards”. Gianluigi Bonelli, come tutti o quasi gli sceneggiatori di fumetti degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta, davano priorità all’avventura piuttosto che alla documentazione, che di certo non era neppure così facile da reperire come oggi. Per risolvere le incongruenze e le contraddizioni in cui si inciampa nelle prime storie di Tex, Mauro Boselli ha fatto e sta facendo i salti mortali, ed è riuscito a sanare gran parte delle difficoltà e delle aporie, restituendo al personaggio con la serie “Tex Willer” (quella dedicata al Tex ventenne) non soltanto una coerenza logica e cronologica così come una aderenza ai fatti storici, ma anche (udite udite) il primitivo spirito anarchico e libertario, e la sua caratteristica di lupo solitario. 



lunedì 20 ottobre 2025

TEX, LE ORIGINI DEL MITO

 


 

 

Massimo Capalbo
TEX, LE ORIGINI DEL MITO
VOLUME 1
Amazon
2025, brossurato
230 pagine, p.n.i.

 
Parlando di fumetti, ci sono appassionati più appassionati degli altri. No, detta così è l’affermazione è sbagliata, riproviamo: ci sono appassionati che manifestano la loro passione in modo più sorprendente di altri, che magari la coltivano in solitaria nel chiuso della propria cameretta. Ci sono quelli che animano forum e gruppi di discussione, quelli che fondano dei club, quelli che aprono canali YouTube, quelli che non mancano mai agli incontri con gli autori, quelli che gli autori li perseguitano. Poi ci sono quelli come Massimo Capalbo, specializzato nel compilare libri che sbalordiscono per la mole di lavoro  necessaria al recupero di tutti i dati necessari, dato che si tratta quasi sempre di puntuali schedature di storie, ambienti e personaggi di serie a fumetti di lungo corso (Tex, Zagor, Mister No), schedature che richiedono attente letture di migliaia di pagine, più approfondite ricerche per la documentazione di supporto. Chi ha sfogliato “The Dark Side of Tex”, l’ “Atlante di Mister No” o “Zagor Monsters” sa di che cosa parlo (chi non l’abbia fatto, dovrebbe farlo). Capalbo aggiunge alle sue fatiche il primo volume di "Tex, le origini del mito”, che ha per sottotitolo “Analisi delle storie contenute nei primi 53 albi di Aquila della Notte". Le 230 pagine del saggio, corredate da oltre cento illustrazioni, analizzano in maniera approfondita le 24 storie pubblicate nei primi 16 albi della collana Tex Gigante (seconda serie), quella tuttora in edicola e considera la serie regolare: da "Il totem misterioso" ad "Avventura nell'Utah", passando per "La Mano Rossa", "Uno contro venti", "Il mistero dell'idolo d'oro", "L'eroe del Messico", "Satania!", "Il patto di sangue", "Il tranello", "Il figlio di Tex" e altre ancora. L’autore non si limita a fare il riassunto di ogni episodio e a schedare autori e personaggi ma contestualizza, traccia collegamenti, individua citazioni, propone confronti con la realtà storica, mostra immagini d’epoca e fotogrammi di film, fornisce indicazioni ai collezionisti e un giudizio critico. I volumi sono in programma sono tre, e una volta usciti tutti avranno recensito i primi 53 albi, per un totale di 64 schede. Le origini, secondo Capalbo, si fermano qui, con il quartetto dei pards ormai stabilmente costituito a contrassegnare le definitive caratteristiche della serie dopo il lungo periodo di rodaggio e di assestamento. Attendiamo Massimo al varco. “Tex, le origini del mito” è in vendita esclusivamente su Amazon.



lunedì 8 luglio 2024

LA BANDA DI JOHN COFFIN

 

 
Mauro Boselli
Bruno Brindisi
LA BANDA DI JOHN COFFIN
Sergio Bonelli Editore
2022, cartonato
320 pagine, 26 euro

Da quando, nel 2018, venne varata la seconda collana mensile di avventure inedite di Tex, denominata “Tex Willer” per distinguerla dalla testata madre, le storie pubblicate in edicola in prima uscita hanno cominciato a venire raccolte in cartonati destinati alla distribuzione libraria. “La banda di John Coffin” è il quinto volume della serie  (in questo spazio ci siamo già occupati di alcuni altri), ma si rivela particolarmente importante per la ricostruzione della biografia del giovane cowboy divenuto fuorilegge suo malgrado ma destinato a venire arruolato tra i Rangers del Texas e a dar vita a una saga western a fumetti che non ha uguali nel mondo per durata, successo e qualità di testi e disegni. La collana “Tex Willer” nasce infatti, nell’anno del settantennale del personaggio (in edicola ininterrottamente dal 1948), per raccontare la gioventù dell’eroe, ricapitolando ciò che già sapevamo grazie ad alcuni racconti di Giovanni Luigi Bonelli e coordinando le informazioni fornite da certe storie di Mauro Boselli con avventure del tutto inedite. Proprio Boselli confeziona dunque il racconto di cui ci stiamo occupando, che mette insieme quanto narrato nel classico bonelliano “Il passato di Tex”, disegnato nel 1966 da Aurelio Galleppini, collegandolo con il proprio “Nueces Valley” (un Maxi Tex del 2017), in cui si stabilisce nel 1838 l’anno di nascita del futuro Aquila della Notte, ma anche con “Il totem misterioso”, la leggendaria prima striscia di Bonelli & Galep, oltre con “Vivo o morto” l’albo di esordio della nuova testata.  Spiega Boselli nella sua introduzione, intitolata “Ritorno al passato”: “Nella sua prima avventura Tex ha a che fare con un generico bandito del West, John Coffin, che, a parte il nome funereo (‘coffin’ significa ‘bara’) si distingue solo per odiosità e tenacia. Ecco che però, molti anni dopo, scrivendo appunto ‘Il passato di Tex’ sulle origini dell’eroe, Bonelli decise di recuperare  proprio quel primo avverrsario, facendone uno degli sgherri più subdoli e infidi della banda di Rebo e inserendlo nello snodo fondamentale della vita di Tex, la sua vendetta. Coffin assume, alla luce di questa nuova storia, una diversa statura”. Alla fine di “Vivo o morto”, in effetti, del bandito non si vede il cadavere, ma solo la sua casa in fiamme. Scopriamo dunque che il pendaglio da forca si è salvato e Tex se lo ritrova di fronte. Altrettanto in effetti, è vero che all’inizio de “Il totem misterioso” il nostro eroe conosce già il bieco avversario: "Che il diavolo mi porti se quello non è quel dannato di Coffin!", esclama scrutando dall'alto di una collina il polverone di una masnada di ceffi a cavallo. E poiché gli scagnozzi stanno inseguendo una graziosa squaw, il nostro eroe non esita a correrle in soccorso. Coffin e i suoi tirapiedi vengono bloccati all'imbocco di una gola: possiamo così vedere in faccia il losco figuro. Sguardo torvo, barba non rasata, cappellaccio in testa e fazzoletto al collo, Coffin non si distingue in nulla dagli altri pendagli da forca che lo accompagnano. Come ben dice Boselli, scopriremo in seguito, ne "Il passato di Tex" che Coffin apparteneva alla cricca di Tom Rebo, l'assassino di Sam Willer, fratello minore del nostro. Rebo aveva sul suo libro paga anche Steve Mallory,  lo sceriffo di Culver City,  il paese che fa da scenario a parte dello scontro con Coffin. Quando Tex consuma la sua vendetta contro Rebo, è proprio Mallory a imporre una taglia sulla sua testa, trasformandolo in un fuorilegge. Non a caso, nella prima striscia del "Totem misterioso", il futuro Aquila della Notte è braccato dalla giustizia. Boselli è bravissimo a serrare le fila di trame e sottotrame, aggiungendoci del suo, e Bruno Brindisi sembra nato per disegnare racconti western.


domenica 10 marzo 2024

VIVO O MORTO!



Mauro Boselli
Roberto De Angelis
VIVO O MORTO!
Sergio Bonelli Editore
Cartonato, 2023
258 pagine, 28 euro

Nel novembre del 2018 fece la sua prima apparizione nelle edicole italiane una nuova collana riservata a Tex, dedicata alle avventure giovanili del personaggio creato da Giovanni Luigi Bonelli nel 1948 (si festeggiavano per l’appunto i settanta anni di vita editoriale di Aquila della Notte), curata (e in gran parte sceneggiata) da Mauro Boselli. Lo spin-off venne intitolato, per differenziarlo dalla testata madre, “Tex Willer”. La foliazione era più agile, sole 64 tavole a fumetti contro le 110 della serie regolare. Ma, soprattutto, oltre alla più giovane età del protagonista era diverso il ritmo, il mood narrativo. Il giovane Tex è scavezzacollo, vive avventure rocambolesche, serrate come erano, anche in ragione del minor spazio concesso dal formato a strisce delle origini, gli episodi degli anni Quaranta e Cinquanta. L’operazione si rivela fortunata, riscontrando l’apprezzamento del pubblico. Nel 2021, la Sergio Bonelli Editore comincia a raccogliere e riproporre in una collana cronologica di volumi cartonati destinati alla distribuzione in libreria le tavole degli albi da edicola, in prima edizione a colori, in bianco e nero nelle successive (il volume del 2023 fotografato nelle mie mani che vedete in apertura è una terza edizione del giugno 2023). Scrive Mauro Boselli nella sua introduzione intitolata “Quando il West era giovane”: “Il Tex che conosciamo ha 45 anni, ed è vedovo, con un figlio grande. I suoi lettori affezionati, però, conservano indelebile, nella memoria e nell’anima, il ricordo del giovane scatenato che era: le due immagini, il fuorilegge coraggioso ingiustamente perseguitato e l’odierno ranger e capo Navajo, si sovrappongono, concorrendo entrambe al fascino del personaggio”. Le avventure del Tex ventenne riempiono gli spazi vuoti lasciati da Giovanni Luigi Bonelli nella sintesi delle sue prime sceneggiature: per esempio, in “Vivo o morto!” scopriamo gli antefatti della vignetta d’esordio del personaggio, quella in cui il giovane ricercato si chiede se i cavalieri che vede giungere sulla sua pista siano gli uomini di un certo sceriffo, e ci vengono fornite esaustive spiegazioni circa i precedenti dell’indianina Tesah (fortunatamente con le cosce scoperte prima della censura imposta nelle ristampe degli anni Cinquanta dal famigerato marchio “Garanzia Morale”). In avventure successive vediamo in azione anche Kit Carson, Mefisto, Montales, Cochise, anch’essi con venticinque anni di meno. Questo primo volume raccoglie quattro albi di “Tex Willer”, illustrati da uno strepitoso Roberto De Angelis, che già si era cimentato con successo con Aquila della Notte nel 2004 con il diciottesimo “Texone” (“Ombre nella notte”, testi di Claudio Nizzi). Tuttavia, in quel caso, era ancora un illustre ospite in prestito dalla serie di Nathan Never. Con “Vivo o morto!” il passaggio al western è (o sembra) definitivo: De Angelis sembra tuttavia non aver fatto altro.

domenica 3 marzo 2024

BOUNTY HUNTERS

 

Pasquale Ruju
Massimo Rotundo
BOUNTY HUNTERS
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2024
52 pagine, 9.90 euro


Per me, il nome di Massimo Rotundo resterà per sempre legato al graphic novel post apocalittico "Il pescatore", sceneggiato da Riccardo Barreiro e pubblicato ne "Gli albi di Orient Exress" dopo essere apparso su rivista nel 1983. Una di quelle letture che lasciano il segno, che si riprendono in mano più volte nel corso degli anni. Mi sono sempre chiesto perché non ne sia nata una intera serie. Ma anche Sera Torbara, del 1987, personaggio di ambientazione storica ottocentesca sceneggiato da Giuseppe Ferrandino, è stato una gioia per gli occhi. Ho apprezzato gli "Ex Libris Eroticis" e naturalmente ho seguito Rotundo in Bonelli su Brendon, Volto Nascosto e Shangai Devil. Sono stato felice di vederlo arrivare a Tex, e quindi lieto di vederlo all'opera su questo nuovo cartonato "alla francese" di Aquila della Notte di cui ha realizzato, oltre ai disegno, anche i colori. "Alla francese" per formato, policromia, scansione narrativa e taglio delle tavole, ma distribuito "all'italiana" in edicola, a un prezzo che, rapportato alle caratteristiche editoriali, è quanto di più concorrenziale si possa desiderare. La sceneggiatura, firmata dal veterano Pasquale Ruju, è quanto di più classico si possa immaginare: un bandito in fuga in territorio messicano, Tex che lo cattura, un gruppo di bounty killers che fanno comunella per soffiargli la preda prima che venga riportata oltre il confine americano e consegnata a uno sceriffo. Che bello però se il prossimo lavoro di Rotundo fosse una miniserie con protagonista il Pescatore o Sera Torbara.

lunedì 30 ottobre 2023

LA FONTE DELLA GIOVINEZZA

 


Fabio Civitelli
Giorgio Giusfredi
LA FONTE DELLA GIOVINEZZA
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2023
52 pagine, 9.90 euro


La lettura del diciassettesimo cartonato di Tex “alla francese” (ma destinato all’edicola e venduto a un prezzo competitivo) richiede la conoscenza di alcuni antefatti, come ben dimostra la scure di Zagor al fianco di Aquila della Notte che si vede in quarta di copertina. Non a caso la Casa editrice di via Buonarroti ha pubblicato nel settembre 2023 il n° 9 di una collana denominata “Le grandi storie Bonelli”, intitolato “Le sette città di Cibola”, che raccoglie in unico volume un “classico moderno” zagoriano uscito originariamente suddiviso in tre albi, i numeri 355/356/357 di Zagor, dati alle stampe tra il febbraio e l’aprile del 1995, con i testi di Mauro Boselli e i disegni di Alessandro Chiarolla. “La fonte della giovinezza”, di Giorgio Giusfredi e Fabio Civitelli trova infatti in quell’avventura i propri presupposti. Lì, a partire da un primo episodio intitolato “Conquistadores”, facciamo la conoscenza del saggio sciamano Hopi chiamato Masewi e della sua giovane figlia Shumavi. Gli Hopi vengono però attaccati dai Navajos guidati dal fiero Nakai, i quali rapiscono sia il vecchio uomo della medicina che la ragazza perché rivelino l’ubicazione delle leggendarie Sette Città di Cibola. In una di esse, la Grande Città Rossa del Sud, si crede siano state nascoste le Tavole Sacre, sottratte molti anni prima dagli Hopi ai Navajo. Queste tavole, secondo la tradizione, garantirebbero la prosperità al popolo di Nakai. Le Sette Città, attribuite al misterioso popolo degli Anasazi, si rivelano invece una base di una civiltà antidiluviana, quella di Mu, nemica dell’altrettanto antica civiltà atlantidea (si gettano qui le basi di una lunga saga legata ad Atlantide, condotta negli anni, attraverso varie avventure, da Boselli e dal sottoscritto). Nella vicenda sono implicati anche dei bianchi senza scrupoli, inizialmente alleati di Nakai ma poi destinati a rivelarsi per quelli che sono: assassini e predoni. Zagor e Cico, gettatisi sule tracce del gruppo per liberare i due prigionieri, riescono invece a dimostrare valore, coraggio e nobiltà d’animo agli occhi dei Navajos, che finiscono per far causa comune con gli Hopi, i quali restituiscono le antiche Tavole Sacre. Masewi, grazie alle sue dori sciamaniche, riesce a prevedere un futuro prospero per i Navajos e profetizza: “Un grande capo bianco vi proteggerà dal male”. Il riferimento, naturalmente, è a Tex, che irromperà sulla scena una trentina di anni dopo (ed è questo il punto nodale che unisce gli universi narrativi dello Spirito con la Scure e Aquila della Notte, destinati ad alcuni altri incroci). Non solo: nel corso dell’avventura, Nakai e Shumawi si innamorano e Masewi benedice la loro unione. Fin qui, ciò che accade (riassunto molto in breve) nella storia di Zagor del 1995. Nakai, Shumavi e Masewi ricompaiono sulla scena in altre due avventure pubblicate sulla Collana Zenith: una prima volta nell’episodio immediatamente successivo a quello di cui abbiamo parlato finora, “La strega della sierra”, apparso diviso in due puntate sceneggiate dal sottoscritto (su soggetto di Boselli) e disegnate da Marco Torricelli; una seconda volta nel 2008, con la storia (sempre divisa su due albi) intitolata “L’orda del male”, scritta da Luigi Mignacco e illustrata da Gianni Sedioli. Ne “La fonte della giovinezza” Nakai e Shumavi tornano dunque per la quarta volta e lo fanno nel contesto delle avventure di Tex, invecchiati di trent’anni ma sempre in forma. Di Masewi ci viene invece mostrata, in retrospettiva, la morte, avvenuta per mano di sconosciuti assassini. E’ inseguendo costoro che Nakai trova, accanto ai loro cadaveri, uccisi da mani misteriose, una bambina messicana che adotta e a cui dà il nome navajo di “Sitsi”, che significa semplicemente “figlia”. La piccola è molto confusa riguardo all’accaduto. I ricordi però in parte riaffiorano e il desiderio di scacciare i fantasmi del passato la convince a lasciare Nakai e unirsi a un gruppo di uomini in cerca della mitica Fonte della Giovinezza, legata in qualche modo a quanto accaduto anni prima. Lascio volentieri al lettore scoprire il resto del racconto, però vanno spiegate le parole che Tex pronuncia a pagina 31, allorché Shumavi gli consegna la scure di Zagor, che potrebbe essergli utile: “Conosco questa scure e l’uomo a cui apparteneva”. Ora, sia Nakai che Shumavi hanno conosciuto Zagor, e questo l’abbiamo spiegato. Masewi ha profetizzato l’arrivo di Tex fra i Navajos, ed è accaduto. Ma come può Tex conoscere Zagor? La risposta, che i cultori dei due personaggi sanno benissimo, è contenuta in un albo speciale intitolato “Bandera!”, uscito nel 2021 (in occasione del sessantennale zagoriano) come supplemento della collana “Tex Willer”, che racconta le avventure del futuro Ranger ancora ventenne. In quella storia, scritta da Mauro Boselli e disegnata da Alessandro Piccinelli, viene mostrato l’incontro fra il maturo Zagor e il giovane Tex. Dunque, il Tex di una ventina di anni dopo che ritrova Nakai e Shumavi ricorda l’eroe di Darkwood al cui fianco ha combattuto in una serrata battaglia ambientata in Texas. “Bandera!” a sua volta è il sequel di una avventura zagoriana del 1995, “Texas Rangers”, di Boselli e Carlo Raffaele Marcello, anch’essa riproposta nella collana “Le grandi storie Bonelli” come vademecum per la lettura del team up. Insomma, gli universi dei due eroi stanno collidendo. In attesa di scoprire quali altri incroci uniranno le loro piste, complimenti a Giorgio Giusfredi e al magistrale Fabio Civitelli, noto per essere un certosino cesellatore e qui chiamato a rompere la tradizionale gabbia bonelliana. I colori sono di Laura Piazza.

lunedì 26 giugno 2023

I DUE DISERTORI



 

Mauro Boselli
Bruno Brindisi
I DUE DISERTORI
Sergio Bonelli Editore
Cartonato, 2019
320 pagine, euro 28
 
Nel novembre 2018, la Sergio Bonelli Editore ha affiancato alla collana regolare dedicata a Tex (il ranger creato nel 1948, dunque settanta anni prima, da Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini, il più longevo tra i fumetti italiani) una nuova serie mensile intitolata “Tex Willer”, che propone storie diverse e inedite rispetto alla testata madre. A caratterizzare la seconda collana rispetto alla prima sono essenzialmente tre elementi: il Tex di cui si narrano le avventure è più giovane di vent’anni circa rispetto all’altro; la narrazione è più veloce e concitata (quasi un ritorno alle origini, quando i tempi dell’azione erano dettati dal formato a striscia); le pagine di ogni numero sono soltanto 64 (contro le 110 del formato classico). Dunque “Tex Willer” garantisce una lettura agile e veloce, in linea con i tempi di fruizione medi di ogni contenuto di fiction dei giorni nostri, veicolati dai social o dalle piattaforme in Rete. Siccome il giovane Tex ha vent’anni mentre il Tex della tradizione ne dimostra una quarantina, anche il suo carattere è più brusco e spavaldo, irruente a tratti, spericolato in altri, pur risultando assolutamente riconoscibile. Anche il Tex della prima striscia di Bonelli e Galleppini era e sembrava, tutto sommato, più giovane rispetto a quello che abbiamo visto maturare nei decenni successivi, per cui si può dire che “Tex Willer” narra avventure del periodo di poco precedente a quello dell’entrata in scena del personaggio ne “Il totem misterioso”, l’albetto del ’48 da cui tutto ebbe inizio, quando l’eroe era ancora un fuorilegge, ingiustamente perseguitato dalla giustizia. Ciò permette a Mauro Boselli, principale sceneggiatore della nuova serie, ma da tempo anche stabilmente alle redini della testata madre, di fornire retroscena ed antefatti riguardo alcune delle prime storie bonelliane (per esempio, riguardo gli esordi di Mefisto). L’intento di Boselli è chiaramente quello di costruire una narrazione organica e coerente risolvendo molti passaggi dubbi della biografia dell’eroe, e in quest’impresa lo avevano aver già visto all’opera con alcune storie sull’infanzia e sula giovinezza di Tex pubblicate su altri albi, come Texoni o Maxi, già prima che iniziasse la nuova collana. Il tutto, come si capisce, è (almeno per il sottoscritto) estremamente interessante, e allora ben vengano anche grandi volumi cartonati da libreria come “I due disertori” che raccolgono e ripropongono a colori le avventure complete apparse in bianco e nero e in piccolo formato in edicola. Il volume di cui vedete la copertina (opera di Massimo Carnevale e dunque diversa rispetto a quelle originarie di Maurizio Dotti) presenta in un unico tomo la seconda storia della collana “Tex Willer”, uscita precedentemente in edicola su cinque albi (dal numero 5 al numero 9) tra il marzo e il luglio del 2019. Gli avvenimenti narrati (puro western di ambientazione di frontiera, quella tra il New Mexico e il Messico) si ricollegano a quanto narrato precedentemente: il giovane Tex deve liberare l’indianina Tesah (protagonista anche del “Totem misterioso”) rapita dai comancheros (la prefazione di Mauro Boselli chiarisce bene chi siano e come non si debbano confondere con i Comanche). Lungo la sua pista, l’eroe si imbatte in due disertori dell’esercito messicano, fuggiti da paghe misere e trattamento da cani, Miguel e Pedro. Una coppia non certo adamantina, di cui inizialmente Tex giustamente diffida, ma i due poi si rivelano validi alleati: torneranno in altre avventure. Così come tornerà Juan Cortina, “l’inafferrabile desperado, impegnato in una guerra solitaria contro gli Sati Uniti d’America”, come lo definisce il futuro Aquila della Notte, personaggio storico. Già, perché un’altra caratteristica delle avventure del giovane Tex Willer è l’intreccio dei racconti con la Storia scritta con la S maiuscola. Dando però la precedenza alle scorribande a cavallo, alla polvere del deserto e a quella da sparo, al sudore e al sangue, tutto perfettamente reso da Bruno Brindisi, disegnatore in grado di dimostrarsi a suo agio con Tex tanto quanto con Dylan Dog.

sabato 27 maggio 2023

L'UOMO SENZA PASSATO

 

 



Claudio Nizzi
Claudio Villa
L'UOMO SENZA PASSATO
Sergio Bonelli Editore
2022, cartonato
282 pagine, 28 euro
 
Ho sempre considerato questa storia (apparsa originariamente sugli albi di Tex dal n° 423 al n° 425, usciti in edicola nel 1996) la migliore fra quelle realizzate in coppia da Claudio Nizzi e Claudio Villa, e sarei tentato di allargarmi a valutarla come la più bella scritta dal primo e disegnata dal secondo nell'ambito della loro produzione texiana, anche se giudicati separatamente. L'edizione cartonata del racconto in un volume di grande formato è dunque più che meritata, e il colore proposto per l'occasione non aggiunge comunque nulle alle tavole di Villa, bellissime anche, se non si più, in bianco e nero. Trattandosi di un classico molto noto e ristampato più volte (anche se mai così in grande) mi consentirete di non tener conto, parlandone, dello spoiler. In ogni caso consideratevi avvisati e non proseguite la lettura di questa recensione se non volete rovinarvi la sorpresa nel caso non abbiate prima già affrontato quella del racconto.
Partiamo con il rilevare come la maledizione di Taniah colpisca ancora. Era stata lei, la squaw di Tiger Jack, a inaugurare (cronologicamente, stando alla continuity interna) la catena di tristi sorti che lega inesorabilmente le belle compagne indiane dei nostri pards (l’unico immune è Carson, per ora). Taniah era morta  suicida per sottrarsi alle insane attenzioni di Don Liborio Torres, in una storia del 1992 (di Nizzi e Ticci). Dopo qualche tempo la sventura si abbatte sulla famiglia di Tex: muore atrocemente Lilyth, la moglie pellerossa del ranger, e ancora una volta per colpa dell'odio dei bianchi (straordinariamente evocativa, ricca di nostalgico colore e struggente per le parole pronunciate da Willer, è la sequenza che ritrae Tex, abbigliato da Aquila della Notte, giurare vendetta davanti alla tomba dell’amata consorte defunta: la si vede in un classico di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini del 1972,). E ora tocca al figlio di Lilyth e di Tex, Kit Willer, subire un'analoga, straziante perdita. Ripescato senza memoria dalle acque tumultuose del Little Colorado, dopo esservi caduto con una brutta ferita durante una conflitto a fuoco contro un gruppo di feroci contrabbandieri capeggiati dal vile Simon Gentry, Kit si innamora della sua salvatrice, Fiore di Luna, la più bella donna della tribù degli Ute. E' Fiore di Luna che fa rinascere Kit, battezzandolo con le fresche acque correnti d'Arizona e con un nuovo nome, Tonkawa, che significa "portato dal fiume". La passione che sboccia fra i due giovani rischia di scatenare un nuova guerra indiana: il bellicoso Falco Nero, gran testa calda degli Ute, vistosi respinto da Fiore di Luna che gli preferisce il nuovo arrivato, complotta contro il padre di lei, il saggio e pacifico capo Naso Piatto, e provoca numerosi morti. Sarà Kit a fermarlo per sempre, ma non riuscirà a evitare la fine di Fiore di Luna che, in un gesto di estremo sacrificio, intercetta una pallottola mortale destinata all'amato, sparata da quel serpente a sonagli di Simon Gentry, a cui ordini agiva Joe Galvez, il meticcio che aveva ferito Kit Willer. Galvez e Gentry finiscono tra le fiamme di Satanasso grazie alla mira di Tex, ma Fiore di Luna? "Ti ho voluto bene, Tonkawa… tanto! Sognavo di diventare la tua sposa", e la dolce Ute spira tra le braccia di un attonito Kit.
Né questo è l’unico dramma che rende indimenticabile il racconto. Straordinario il pathos trasmesso dalle scene in cui Tex dimostra la sua sofferenza di padre di fronte alla possibilità, purtroppo sempre più probabile, della morte del figlio scomparso nel fiume, di cui inizialmente viene ritrovato soltanto il cappello.  Fino alla scena clou, davvero sconvolgente, dei due Willer che si trovano di fronte da avversari e si sfidano a duello. Kit, vedendo in Tex solo “uno di quei cani” che avevano ucciso il padre di Fiore di Luna, gli spara contro ripetuti colpi di fucile. Disarmato da un proiettile di Aquila della Notte, lo aggredisce armato di coltello. “In nome di Dio, Kit! ...Torna in te!”: Grida Tex lottando, nel tentativo di fermare il figlio senza fargli del male. Tentativo che fortunatamente riesce. Anzi, proprio nel corso del combattimento Piccolo Falco urta violentemente la testa contro una pietra e recupera la memoria.
Quinta e ultima storia del Novecento texiano a portare la firma di Claudio Villa, ideatore peraltro dello spunto che è alla base della storia; e prima volta per la straordinario artista comasco nell’illustra le copertine di una sua avventura. Nizzi non poteva trovare spalla migliore per il suo ricco soggetto. Il disegno di Villa è in effetti potentissimo, travolgente. Mozza il fiato del lettore sia quando deve rappresentare scenari naturali (le fantastiche inquadrature dall’alto del covo di Gentry, per esempio), sia quando deve ritrarre volti umani, al quale riesce a infondere, con virtù divina, l’alito di vita (notare l’espressione di Tex, con gli occhi che brillano all’ombra della tesa del cappello, quando si accorge che i banditi hanno colpito Kit alla testa; oppure, ancora la faccia del Ranger, sconvolta dal dolore per la presunta perdita del figlio e nello stesso momento quasi impercettibilmente rischiarata da un lampo di speranza). Una storia da leggere e rileggere.

domenica 21 maggio 2023

EL MORISCO

 




 
Giovanni Luigi Bonelli – Guglielmo Letteri
EL MORISCO
Arnoldo Mondadori Editore
Collana Oscar Best Seller
Prima edizione giugno 1998
brossurato - 568 pagine - lire 16.000


Quando la Sergio Bonelli Editore non distribuiva ancora i suoi prodotti in libreria (ai tempi, insomma, in cui c'erano ancora le edicole) i volumi destinati al circuito librario venivano, diciamo così, appaltati ad altre Case editrici, tra cui primeggiava la Mondadori. Accanto ai volumi cartonati, c'erano le edizioni Oscar , come questo volumre del 1998 dedicato a Tex, questa volta però con un quinto pard al suo fianco accanto ai soliti altri tre: El Morisco. Nella sua prefazione, Sergio Bonelli così descrive il personaggio: «A rendere vivo e indimenticabile El Morisco, tratteggiandone in maniera magistrale e definitiva i tratti somatici, ha contribuito in maniera sostanziale Gulglielmo Letteri, il disegnatore che ha firmato entrambi gli episodi qui raccolti e che è stato tra i primi ad alternarsi con Aurelio Galleppini, creatore grafico del celebre Ranger, sulle pagine della collana del Tex fin dal lontano 1965. Espediente narrativo di straordinaria efficacia, El Morisco costituisce la chiave con cui Tex, individuo quanto mai razionale e, come suol dirsi, con i piedi per terra, riesce ad accedere alle oscure dimensioni dell’extrasensoriale ma anche per lui altrettanto misteriose frontiere della scienza. Ma chi è, in realtà, El Morisco? Cosa nasconde nella sua strana abitazione, sulla cui facciata svettano inquietanti mascheroni dai denti digrignanti? E perché i suoi compaesani sono convinti, sin quasi all’ossessione, che parlare con lui porti sfortuna? Come scopriranno Tex e Carson ne “Il tesoro del tempio” (l’episodio in cui lo “sciamano” compare per la prima volta) nel corso di un’indagine che, partendo da un banale furto di bestiame, li metterà in contatto con un popolo dimenticato dal tempo, il corpulento individuo dalla pelle brunita che passa le sue giornate studiando volumi polverosi e maneggiando teche ripiene di tarantole, scorpioni e serpenti di ogni genere è, indubbiamente, una figura più unica che rara. Considerato alla stregua di uno stregone dalla popolazione della esolata cittadina di Pilares, dove vive circondati dall’ostilità e dal timore, il misterioso egiziano ha il modo di rivelare, avventura dopo avventura, doti di serio studioso e di accanito ricercatore scientifico, non privo di una salutare dose di ironia. In anni più recenti, Mauro Boselli ne ha svelato il vero nome, Ahmed Jamal, e il passato (sappiamo cioè come e perché è finito in Messico).
Per uno come lui – inguaribilmente curioso e totalmente privo di idee preconcette, e dunque disposto a confrontarsi con qualunque verità, per quanto incredibile possa sembrare – trovarsi coinvolto in casi come quelli che gli propone di volta in volta Tex è un autentico invito a noze. E, al suo fianco, non manca mai il suo “maggiordomo” e fedelissimo servitore, Eusebio: un meticcio messicano dall’aspetto tenebroso che tutti, a Pilares, considerano un rinnegato, essendosi prestato ad aiutare e proteggere uno straniero che intende studiare il mondo indigeno e la sua cultura, mettendone in luce riti e segreti tenuti per secoli gelosamente nacosti». Le due storie scelte da Bonelli sono due classici: “Il Signore degli Abissi” e “Diablero”. La prima, è servita da soggetto per il film di Duccio Tessari. Quando si dice che il fumetto non é un genere, ma un medium dotato di codici propri e perciò non inferiore agli altri mezzi di comunicazione, come il cinema, la musica, la prosa o la poesia, basterebbe citare questa storia per dimostrarlo. Infatti, i risultati di Tessari non sono stati proprio entusiasmanti. Eppure, Tex è un personaggio dal successo ormai cinquantennale, e la storia del Signore degli Abissi è un classico dei classici. Perché sul grande schermo il racconto non dà le stesse emozioni che garantisce sulla carta, considerando che si aggiungono sonoro e movimento? Appunto perché il fumetto gode di potenzialità proprie che gli permettono di sopravanzare, in alcuni casi, la stessa magia del cinema. Le immagini di un film, per quanto suggestive, sono più univoche di quelle disegnate, alle quali ogni lettore è chiamato ad aggiungere un quid di proprio per immaginarle vive, e dunque risultano più evocative. La breve apparizione del monaco rosso, impegnato a rimestare nel fango bollente in una caverna piena di fumo e crateri incandescenti, é molto più inquientate così come la disegna Letteri che come la filma Tessari. E quando, nel fumetto, il Signore degli Abissi scopre il suo cappuccio rivelando la faccia mostruosa (la scena più indimenticabile di tutta la storia, per quanto ne rappresenti soltanto un passaggio), il brivido é assicurato. Al cinema, non altrettanto. Ma chi è, il Signore degli Abissi?  E' un discendente degli Aztechi, ultimo depositario dell'antico segreto delle pietre verdi: un infernale prodotto delle viscere della terra, capaci di trasformare gli esseri viventi in mummie dure come il sasso. La vista delle vittime pietrificate semina il terrore attorno alla Valle dei Giganti, sulla Sierra Encantada, là dove un certo Tulac, novello Montezuma, vuole ricreare l'impero azteco. Il Signore degli Abissi ha messo a disposizione di Tulac le sue conoscenze, e si illude che l'antica civiltà di Tenochtitlan possa tornare a dominare il Messico. "Spero che il giorno della grande liberazione sia vicino - pensa il monaco coperto da un saio e da un cappuccio - Altrimenti i miei occhi non potranno assistere al trionfo di Xiuhtecutli!". Il monaco sente la fine vicina: ma nonostante le esalazioni vulcaniche della sua caverna gli abbiano corroso il volto e gli arti, non saranno quelle a ucciderle. Ci penseranno Tex e Carson, prima che lui abbia modo di soffiare nella cerbottana dardi con intarsiate le micidiali pietre, subito dopo averlmo visto abbassarsi il cappuccio e mostrare il volto orripilante. Quello che, sulla carta, fa davvero rabbrividire. La seconda storia ha per protagonista una fra le più belle donne viste sugli albi di Tex: Mitla. "Quella donna è un demonio in gonnella, e se vi dovesse capitare a tiro di fucile, dimenticate che ha l'aspetto di una femmina e premete il grilletto!". A parlare così è il saggio El Morisco, e certo da un illuminato uomo di scienza come lui non ci si aspetterebbero propositi tanto bellicosi. Ma come al solito, il “brujo” ha ragione da vendere. Da tempo due "diableros", spiriti maligni, terrorizzano gli apaches della Sierra del Hueso: si tratta di Mitla, una bellissima strega di origine atzteca, e suo fratello Guaimas, che grazie ai filtri della sorella è capace di trasformarsi in una sorta di gigantesco licantropo e di comandare i branchi di lupi che infestano la zona. Letteri, qui nel pieno della sua maturità, è tanto abile nel suscitare terrore con la figura del mostro mezzo uomo e mezza bestia, quanto nell’affascinare con l’incredibile bellezza di Mitla, forse il più ammaliante personaggio femminile dell’intera saga di Tex. Ma come spesso accade, la  regola greca del kalòs kai agatòs si ribalta: non sempre il bello è anche il buono. Anzi. La strega azteca, infatti, si rivela spietata e crudele, esattamente il “demonio in gonnella” di cui parlava El Morisco. Alla base del suo agire non c’è un interesse immediato o piano criminoso finalizzato alla ricchezza. C’è soltanto la volontà di potere e di dominio, e forse il desiderio di mortale rivalsa dettata dal suo sangue azteco contro i messicani di origine spagnola e le tribù indiane da sempre considerate barbare dalla stirpe di Montezuma. O forse, nella sua suprema malvagità, cerca il male per il gusto di farlo. "Un diablero è un diablero e basta - commenta lo stregone degli apaches, Mangos - Nascono già così, con la mente piena di cattive cose e il cuore malvagio!". Mitla in realtà non è una strega cattiva qualunque. E’ un personaggio assai più sofisticato: padrona si sé stessa e dello stesso fratello che le è succube, conoscitrice delle arti magiche delle perdute civiltà e donna d’azione pronta a scendere in campo in prima persona, giocando il tutto per tutto. E che fascino perverso emana allorché sceglie funghi e piante per i suoi filtri, con tutti i richiami che Bonelli padre lascia intuire alla cultura degli allucinogeni tipica delle civiltà precolombiane! Nella vicenda, su richiesta del Morisco, intervengono Tex e compagni. I quali, mentre tutta la zona è in preda al panico, riescono a mantenere una imperturbabile calma fra le rocce del deserto che fra le gole dei canyon che fra i ruderi del tempio azteco dove Mitla e il fratello hanno il loro covo. "Contro i diavoli di ogni genere - commenta Tex - abbiamo sempre pronti validi amuleti calibro 45!". Amuleti assai efficaci, e che fanno bene il loro lavoro, soprattutto nei confronti dei branchi di lupi comandati dall'uomo/bestia. Discorso a parte per Mitla, che è una donna e non può essere spedita all'inferno a colpi di Colt. Tex dichiara apertamente di volerla prendere viva, magari sparandole alle gambe. Fortuna che c'è la giustizia divina, che ancora una volta si presenta sotto forma di un provvidenziale serpente velenoso che morde la strega, spedendola pulitamente nel mondo dei più senza che Tex abbia bisogno di colpirla neppure con un fiore.

domenica 26 febbraio 2023

PEARL

 

 
 
 
Mauro Boselli
Laura Zuccheri
PEARL
Sergio Bonelli Editore
Cartonato – 2023
52 pagine, euro 9.90
 
Una vera perla, questo Tex “alla francese” (il sedicesimo cartonato della serie iniziata nel 2015 con il volume di Paolo Eleuteri Serpieri e proseguita ospitando grandi nomi del fumetto italiano e mondiale). “Pearl” del resto è il titolo scelto da Mauro Boselli, autore dei testi, per un racconto in cui in Aquila della Notte e il fido Kit Carson si vedono rubare la scena da un altro personaggio, Pearl Hart, una figura realmente esistita, di cui ci viene raccontata un arco di vita attraverso fugaci incontri con i due ranger che, in qualche modo, segnano il suo destino. Pearl Hart Taylor, quella vera, nacque nel villaggio canadese di Lindsay, in Ontario, nel 1871 e visse fino al 1955. Molti dettagli sulla sua avventurosa esistenza sono incerti e contraddittori, ma quel che si sa combacia spesso con quanto Boselli ci narra, lavorando di fantasia sul resto. La donna divenne famosa come rapinatrice di diligenze, dopo essersi trasferita in Arizona. Nella realtà, il primo colpo messo a segno avvenne il 30 maggio del 1899 (ai danni dei passeggeri di una diligenza che viaggiava tra Globe e Florence). Siamo un po’ oltre gli anni un cui convenzionalmente si collocano le avventure di Tex, ma che importa? Pearl è adorabile anche vestita da uomo e con i capelli corti, come ce la mostra la straordinaria Laura Zuccheri e come realmente compare nelle foto d’epoca (una delle quali sfruttata in copertina). Il suo primo complice si chiamava davvero Joe Boot, e sono storici molti altri particolari raccontati nel fumetto, come il fatto che restituisse un dollaro a tutti coloro che rapinava (non era una assassina, nonostante la sua abilità con la pistola, e tutto sommato rubava per necessità – ma di certo anche per il gusto di farlo). Reale anche il ruolo che ebbe Buffalo Bill nel destino della donna. Boselli e la Zuccheri ci consegnano una storia insolita, destinata a piacere anche al pubblico femminile, compreso quello più diffidente verso il western. Oltre a Laura Zuccheri, del resto, c’è un’altra donna citata nei credits: la brava colorista Annalisa Leoni.