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giovedì 6 novembre 2025

UFO 78

 



Wu Ming
UFO 78
Einaudi
2022, brossurato
520 pagine, 21 euro

La prima volta che mi imbattei nei Wu Ming si firmavano ancora Luther Blissett, era il 1999 e si trattava di un romanzo storico ambientato nel Cinquecento (il più affascinane dei secoli dell’epoca moderna) e intitolato enigmaticamente “Q”. Lo pseudonimo celava (senza nasconderlo) un gruppo di scrittori bolognesi, che nel corso degli anni hanno variato di numero, tra i cinque e i tre. Dal 2000 il collettivo ha cominciato a chiamarsi Wu Ming, che in cinese significa “senza nome”, anche se in realtà visitando il loro sito, o partecipando agli eventi promossi dal team, si risale facilmente all’identità dei tre (o dei quattro, o dei cinque). Leggere “UFO 78”, per me che sono nato nel 1962, è stato come fare un viaggio nel tempo fino alla mia adolescenza. C’è davvero l’intera realtà che avevo attorno negli anni del Liceo: il rapimento di Aldo Moro, il terrorismo di destra e di sinistra, la lotta per il diritto all’aborto, l’affrancamento femminile e la liberazione sessuale, la politica impregnante tutti gli aspetti della società, la droga e le prime comunità di recupero, le comuni, le avanguardie musicali, Sciascia e Pasolini. Il tutto narrato come visto e vissuto dall’interno di quel mondo agitato di cui facevamo parte inconsapevolmente, senza renderci conto che i nostri giorni sarebbero diventati Storia e che li avremmo rimpianti. Ma nel cielo sopra di noi, metafora perfetta di un sogno, una speranza, una paura, un pullulare di astronavi aliene, avvistate dovunque, soprattutto dopo “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, il film di Steven Spielberg uscito nel 1977. Nel 1978 ci fu un “flap”, ovvero un picco di segnalazioni in ogni parte d’Italia, suscitando l’ imperversare di gruppi di ufologi, taluni di impostazione politica, altri mistica, altri scettica. Protagonista del romanzo dei Wu Ming è Gianmaria Zanchini, in arte Martin Zanka, scrittore di successo e autore di libri di paleoastronautica, la pseudoscienza che cerca di dimostrare contatti fra gli extraterrestri e l’umanità dei primordi: una chiara controfigura di Pier Domenico Colosimo, alias Peter Kolosimo (1922-1984), che infatti è il primo nome nel lungo elenco delle persone ringraziate (“perché senza di lui questo romanzo non sarebbe stato immaginato”).  La narrazione prende infatti le mosse dalla misteriosa scomparsa di Jacopo e Margherita, una coppia di due giovani scout, avvenuta nel 1976 sul monte Quarzerone, un massiccio di fantasia ma collocato idealmente in Lunigiana. Le ricerche durano settimane, mesi, ma sono senza frutto. Dato che sulla montagna si sentono speso boati, si avvistano luci, c’è addirittura chi dice di essere entrato in contatto diretto con gli extraterrestri, gli ufologi ipotizzano una “abduction” aliena. Zanka si convince di dover indagare per contribuire alla ricerca della verità, e intende dedicare il suo nuovo libro al caso degli scout svaniti nel nulla. Le sue indagini si intrecciano con le vicende di suo figlio Vincenzo, eroinomane; di Milena Cravero, antropologa incuriosita dalle dinamiche interne ai gruppi di ufologi; del forestale Elio Giornara, detto Gheppi; di Jimmy, gestore di un negozio di dischi; di Orsola, fondatrice della comune “Thanur”; di Giorgio Capoferri, nostalgico fascista. Un microcosmo di personaggi che danno vita a una storia avvincente, ben documentata, piena di citazioni che vanno dallo Zecchino d’Oro ai volantini delle Brigate Rosse.


domenica 12 ottobre 2025

L'ULTIMO SEGRETO

 



Dan Brown
L’ULTIMO SEGRETO
Rizzoli
2025, cartonato
800 pagine, 27 euro

Dopo “Il codice Da Vinci”, almeno per quanto mi riguarda , la pubblicazione di ogni nuovo romanzo di Dan Brown è un piccolo evento. E non mi hanno deluso i successivi “Inferno” e “Origin”, così come ho felicemente recuperato i precedenti con protagonista Robert Langdon, americano, storico dell’arte, insegnante ad Harvard, esperto di simbologia religioso. Un personaggio caratterizzato dalla claustrofobia, da un orologio con Topolino sul quadrante, dalle cinquanta vasche al giorno che lo tengono in allenamento, e da una prodigiosa memoria eidetica. Oltre che, naturalmente, da una accentuata propensione a venire coinvolto in indagini rocambolesche riguardanti casi e misteri di portata planetaria. Al cinema, lo si identifica con l’interpretazione di Tom Hanks, che mi pare azzeccata. Se fino a “L’ultimo segreto” non lo avevamo mai visto coinvolto in una vera e propria storia d’amore (a parte qualche bacio a significare una fuggevole relazione), qui lo ritroviamo decisamente innamorato di Katherine Solomon, studiosa di noetica (“detto in parole povere, è lo studio della coscienza umana”, spiega lei stessa all’inizio del romanzo). I due sono a Praga, dove lei è ospite dell’Università Carlo IV per una conferenza. Proprio Praga è lo scenario su cui si svolgono le avventure a rotta di collo, praticamente concentrate in un’unica giornata, dall’alba alla notte, che portano la coppia a fuggire a gambe levate per tutta la città. Come al solito, l’autore è documentatissimo e la capitale ceca viene disvelata davanti ai nostri occhi in un susseguirsi di luoghi misteriosi, magici, affascinanti, inquietanti che hanno la caratteristica, tranne (forse) la base segreta denominata “la Soglia”, di esistere davvero, per cui i lettori sono invogliati a prenotare un soggiorno nella città di Kafka e del Golem e ripercorre l’itinerario di Langdon e di Katherine Solomon. Il Golem, peraltro, è uno dei personaggi del romanzo e la scoperta di chi si nasconda sotto una maschera di creta e trami nell’ombra è appunto uno dei colpi di scena. Il fatto che ottocento pagine si lascino leggere in pochissimo tempo e che una volta presi dalla narrazione non la si molli più, testimonia come Dan Brown sia sempre Dan Brown, anzi, più facilmente abbordabile del solito nella sua evidente ricerca di un linguaggio basic fruibile da tutti, senza però scadere nella banalità e riuscendo a spiegare una quantità di concetti che collegano fra di loro elementi apparentemente distanti dello scibile umano. Storia, arte, filosofia, scienza, letteratura, leggende si intrecciano con il poliziesco, la politica internazionale, la spy-story, il thriller, il giallo, la fantascienza e il profumo del pot-pourri sicuramente inebria. Tuttavia, e qui cominciano le dolenti note, “L’ultimo segreto” non è il miglior romanzo di Brown (né si può pretendere che il buon Dan sforni sempre capolavori). Non mi hanno convinto neppure un po’ la teoria della coscienza non locale, la credibilità attribuita alle esperienze extracorporee di chi dice di compiere viaggi astrali e alle già abbondantemente debunkate casistiche di NDE (Near Death Experience), i riferimenti alla sindrome del savant acquisita (chiaramente una bufala che ha spiegazioni scientifiche nei pochi casi in cui le testimonianze siano veritiere), i rimandi alla parapsicologia (pseudoscienza che credevo archiviata con Massimo Inardi e Uri Geller). Per di più, alla base della trama (e non spoilero nulla), c’è il tentativo di impedire la pubblicazione di un libro che Katherine Solomon ha appena finito di scrivere e affidato all’editing della sua Casa editrice. Si pretende che degli hacker entrati nel computer dell’editor lo cancellino e che le poche stampate esistenti vengano distrutte. Questo perché la studiosa avrebbe illustrato nel suo saggio ancora inedito una clamorosa scoperta riguardante la mente umana, scoperta di cui qualcuno vuole evitare a ogni costo la rivelazione. Qui la suspension of  disbelief  va a farsi benedire: non è possibile credere né che l’autrice non abbia copie del suo testo salvate ovunque su hard disk, chiavette, cloud e che si possa con facilità cancellarle tutte; ma soprattutto è implausibile che una scienziata arrivi a elaborare una teoria rivoluzionaria lavorandoci da sola, senza uno staff di collaboratori, e che lo studio con cui la si presenta al mondo sia una sorta di saggio divulgativo distribuito in libreria e non venga invece prima pubblicato su una autorevole rivista scientifica che garantisca la peer review (o revisione paritaria), un processo di valutazione critica condotto da esperti indipendenti dello stesso campo. Per carità, si tratta di un romanzo ed è permesso tutto, però Dan Brown mi aveva abituato a una maggior plausibilità di fondo e a suggerire suggestioni illuminanti che stavolta mancano. Tranne il flash finale riguardante i social, che in effetti apre una finestra su inquietanti riflessioni.




giovedì 9 ottobre 2025

L'URLANDO FURIOSO E ALTRE RIME DELL' "AVANTI!"

  


Alberto Cavaliere
L'URLANDO FURIOSO E ALTRE RIME DELL' "AVANTI!"
Lyriks, 2025
220 pagine, 16 euro

Chi conosca la mia passione per le composizioni satiriche in rima, testimoniata dai "Versacci", non può meravigliarsi di come sia rimasto incantato dalla raccolta, curata dal portentoso (rimatore anche lui) Gerimio Aderi, di alcuni componimenti di Alberto Cavaliere (1897-1967), geniale poeta, giornalista, uomo politico e di scienza, celebre anche per "La chimica in versi". Per chi non lo conosce, procurarsi questo libro, agile ma contenente una montagna di informazioni sull'autore, sarà una sorprendente scoperta. La silloge raccoglie componimenti di Alberto Cavaliere apparsi sulle colonne dell' "Avanti!" dal 1947 al 1955 e mai riproposti in volume, qui per la prima volta raccolti (ordinati per tematica e per anno di pubblicazione) con commento storico-metrico-letterario e note ai testi. I lettori più anziani ritroveranno lo straordinario componitore di versi che poteva udire alla radio o leggere sui giornali commentare la notizia del giorno e sempre con rime belle, inusitate, magistrali. I lettori più giovani, viceversa, potranno riscoprire, in queste rime scritte rincorrendo la cronaca, quel piacevolissimo narratore in versi che fu Alberto Cavaliere. La raccolta ha come punta di diamante un poemetto satirico in ottave  dell' "Urlando furioso", che  narra infatti di Mussolini, Hitler, Churchill, Wilson: di tutti i protagonisti, insomma, delle vicende della I e II guerra mondiale, che Cavaliere trasfigura nei paladini medievali, facendone eroi in negativo e non risparmiando frecciate satiriche soprattutto all'indirizzo dei gerarchi del Fascismo. Completano il volume l'elenco completo e ragionato delle opere, una ricca notizia biografica con un inedito in fac-simile di Alberto Cavaliere dalle carte dell'archivio di famiglia, nonché alcuni dei "Rataplan" letti alla radio negli Anni 50 dall'autore. Mi si permetta una ulteriore annotazione personale, oltre quella propinatavi all’inizio: nella sua introduzione, intitolata “Un prodigio dei prodigi nel rimare”, il curatore Gerimio Aderi scrive che la predisposizione naturale di Cavaliere per le rime, di cui era dominatore supremo, in perfetto accordo con i pensieri, “forse tra i suoi contemporanei il solo Giuseppe Geri di Gavinana (altro rimatore prodigioso) poteva eguagliare, ma senza scalzarlo”. A tal proposito, Aderi cita il libro “Il poeta delle piccole cose” (Cut-Up, 2023), dedicato proprio al Geri e curato dal sottoscritto (gavinanese per nascita e per costumi).


sabato 16 marzo 2024

UNITI PER IL PIANETA



 
Bepi Vigna
Germano Bonazzi
Marco Foderà
Fabio Grimaldi
UNITI PER IL PIANETA
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2021
80 pagine, 18 euro

“Pensando al futuro, anche gli eroi dei fumetti (non soltanto bonelliani) hanno il dovere di scendere in campo”, scrive Davide Bonelli nella sua introduzione al volume, intitolata “I quattro cavalieri”. Gli eroi che scendono in campo, “uniti per il pianeta” (appunto), sono in effetti quattro: Nathan Never (il personaggio di punta, che ospita gli altri) Legs Weaver, Martin Mystère e Mister No (in copertina Legs non c’è, rappresentata evidentemente da Nathan). Tuttavia della squadra fa parte anche Greta Suzuki (il nome di battesimo immagino non sia stato scelto a caso, viste le tematiche ambientaliste), definita “la maggior esperta mondiale di problemi ecologici” dei tempi dell’Agenzia Alfa e della Planet Earth Geographic Society (siamo dunque nel futuro). Il fattore tempo è determinante perché, per risolvere una grave minaccia all’equilibrio naturale terrestre, l’equipe deve viaggiare attraverso le epoche e contattare prima Mister No, nell’Amazzonia del ventesimo secolo, poi Martin Mystère nella New York del Ventunesimo, dando vita a un vero e proprio team up. Bepi Vigna, chiamato a gestire l’incontro fra personaggi così diversi e dei loro rispettivi mondi, se la cava piuttosto bene, coadiuvato dai tre disegnatori che lo affiancano (ciascuno alle prese con le tavole dedicate in prevalenza a un eroe piuttosto che a un altro). La brava colorista Daria Cerchi riesce a dare omogeneità alla narrazione grafica affidata a mani diverse. Le sessantaquattro tavole a fumetti di “Uniti per il pianeta” rientrano nellaproduzione bonelliana di volumi realizzati in collaborazione con enti, associazioni, organizzazioni, agenzie, come l’ESA. Basterà qui ricordare quelli in cui Nathan Never ha incontrato l’astronauta Luca Parmitano, ma anche altri personaggi hanno sponsorizzato campagne di sensibilizzazione su temi sociali, scientifici, culturali, ambientalisti, umanitari, a partire dalla promozione gratuita offerta da Sergio Bonelli alla LIPU, o all’iniziativa “Droga out” che vide testimonial Dylan Dog. In questo caso, “Uniti per il pianeta” reca in copertina l’egida del MITE (Ministero della Transazione Ecologica) e presenta una appendice saggistica sul cambiamento climatico.

 

mercoledì 27 dicembre 2023

TUTTA COLPA DEI MIEI GENITORI

 



Valentina Uccheddu
TUTTA COLPA DEI MIEI GENITORI
(PRIMA DI NASCERE NON ERO COSI’)
Cut-Up Publishing
Brossurato, 2023
212 pagine, 21.90 euro


Per recensire questo libro devo fingere di non aver sposato l’autrice, altrimenti tutto ciò che dirò potrebbe sembrare dettato dal fatto di dormirci insieme. Perciò non dirò che ho conosciuto Valentina Uccheddu su Twitter e di aver cominciato a seguirla attirato proprio dalla sua capacità di forgiare brillanti aforismi, come anch’io andavo facendo. Tacerò riguardo alle altre doti della fanciulla che in seguito, approfondendo la conoscenza, si sono rivelate altrettanto interessanti. Ribadirò invece quanto ebbi a scrivere introducendo le mie tre raccolte di tweet che hanno preceduto questa di Valentina (solo perché io ho cominciato prima), e cioè che Twitter (mi rifiuto di chiamarlo “X”) è, o era, un formidabile strumento per generare aforismi, costringendo gli utenti a esprimere un pensiero in un numero piuttosto limitato di parole. Tuttavia, aforisti si nasce e non si diventa, e la Uccheddu lo nacque. Non si spiega altrimenti la sua capacità di cogliere l’ironico e il poetico nelle piccole (ma anche nelle grandi) cose di tutti i giorni, illuminandole o coprendole d’ombra a seconda dei casi. “Tutta colpa dei miei genitori” raccoglie circa duemila aforismi in grado ora di muovere al sorriso ora di far riflettere, ora di far riflettere muovendo al sorriso, illustrati da nove autrici e autori di fumetti, compresa Anna Lazzarini a cui si deve la bella copertina. Gli aforismi sono suddivisi in brevi capitoletti tematici collocati in ordine alfabetico, da “Accenti” a “Voglia di scrivere”. Inutile il dire che mi sento chiamato in causa in molte occasioni, soprattutto nel caso dei tweet sotto la voce “Maritino” (sì, mi chiama così nell’intimità). A nobilitare il tutto, la briosa prefazione di Marco Ciardi, professore di Storia della Scienza all’Università di Firenze. Per me che, oltre a scriverli, colleziono aforismi (e libri di aforismi) da una vita “Tutta colpa dei miei genitori” sarebbe un libro imperdibile anche se non lo avesse scritto mia moglie. Ah, già. Non dovevo dirlo

lunedì 28 agosto 2023

L’UOMO CHE GUARDAVA PASSARE I TRENI

 
 

 
 
Georges Simenon
L’UOMO CHE GUARDAVA PASSARE I TRENI
Adelphi
Settima edizione settembre 1995
brossurato - 220 pagine -  lire 11.000

Georges Simenon, uno dei più grandi scrittori del XX secolo, non significa solo Maigret. Al contrario, i suoi romanzi migliori non hanno come protagonista il commissario parigino. Trovo straordinario questo "L'uomo che guardava passare i treni", la storia di Kees Popinga, grigio borghese che ha una linda casetta e una bella famigliola in Olanda, conduce una vita assolutamente monotona e rispettosa delle convenzioni. Fuma sempre i soliti sigari sulla solita bella poltrona, va sempre al solito circolo a giocare a scacchi facendo ritorno sempre alla solita ora, si veste sempre al solito modo, scambia poche parole con la moglie e con la figlia e con la donna di servizio, lavora in modo freddo e scrupoloso, non si lascia mai andare, è perfino moralista e guarda con disgusto i bar dove ci si ubriaca e i postriboli dove si scopa. Ha solo un vizio: guarda passare i treni, di notte, e si chiede chi siano e dove vadano i viaggiatori dietro le luci accese dei vagoni letto. Poi, una sera, tutto cambia.  Da qui in poi, occhio allo spoiler (lo scrivo per pridenza, ma si tratta di un romanzo molto noto, scritto nel 1938). 
Incontra il titolare della sua ditta che sta fuggendo con gli ultimi soldi rimasti, e scopre che per anni, sotto il suo naso, l'uomo ha truffato soci e dipendenti e ha portato la società alla bancarotta. L'uomo, prima di eclissarsi, gli rivela come il mondo non vada come lui creda. Lui è l'amante della moglie del farmacista e frequenta una prostituta ad Amsterdam. Tutti truffano tutti, tutti tradiscono tutti, e la stessa moglie di Kees potrebbe non essere fedele come lui crede: perchè se no sua figlia avrebbe i capelli e gli occhi scuri, lì in Olanda dove tutti, Kees compreso, sono biondi? Kees allora, come allucinato, fugge a Parigi. Smette di guardare passare i treni, ci sale sopra. A Parigi comincia a vivere fuori da ogni regola e convenzione, e finisce pure per uccidere una prostituta e viene braccato dalla polizia. A questo punto vale la pena di leggere la sua "confessione", scritta a un giornale parigino durante la latitanza, così come Simenon ce la presenta: "Pare che per sedici anni io sia stato un buon marito e un buon padre. Non è vero. Se non ho mai tradito mia moglie è perché si sarebbe subito saputo e la signora Popinga mi avrebbe reso la vita impossibile. Non avrebbe dato in escandescenze, avrebbe fatto quel che era solita fare quando, per avventura, compravo qualcosa che non era di suo gradimento oppure fumavo un sigaro di troppo. Passava due o tre giorni senza rivolgermi la parola, aggirandosi per casa con aria afflitta. Ho preferito evitare queste scene e ci sono riuscito, a patto di contentarmi, per sedici anni, di una sera la settimana dedicata agli scacchi e di una partita a biliardo di tanto in tanto. A casa mia, o per meglio dire a casa di mia moglie, per sedici anni ho invidiato quelli che escono la sera senza dire dove vanno, quelli che si vedono passare a braccetto di una bella donna, quelli che prendono un treno e vanno via. Quanto a essere stato un buon padre, non lo credo. Se si afferma che sono un buon padre solo perché invento per loro nuovi giochi, ci si inganna. Mi sono sempre annoiato. Ho continuato a lavorare per abitudine, marito di mia moglie e padre dei miei figli per abitudine, perché non so chi ha deciso che così doveva essere e non altrimenti. E se io, proprio io, avessi deciso altrimenti? Non si può immaginare fino a che punto, una volta presa questa decisione, tutto diventi semplice. Non occorre più occuparsi di quel che pensa il Tale o il Talaltro, di quel che è permesso, di quel che è proibito, dignitoso o meno, corretto o scorretto. Dicono che sono fuggito come un pazzo. Ma possibile che nessuno capisca come prima' qualcosa in me non funzionava? Non sono né pazzo né maniaco! Solo che a quarant'anni ho deciso di vivere come più mi garba senza curarmi delle convenzioni né delle leggi perché ho scoperto un po' tardi che nessuno le osserva e che finora sono stato gabbato. Per quarant'anni mi sono annoiato. Per quarant'anni ho guardato la vita come quel poverello che col naso appiccicato alla vetrina di una pasticceria guarda gli altri mangiare i dolci. Adesso so che i dolci sono di coloro che si danno da fare per prenderli. Dite pure che sono pazzo, se questo vi fa piacere. I pazzi siete voi, come lo ero io prima di fuggire". Kees Popinga, al termine del romanzo, viene arrestato e chiuso in manicomio. Dove la moglie lo va a trovare regolarmente tutti i primi martedì del mese.


mercoledì 12 luglio 2023

STEPHEN KING L’UOMO VESTITO DI INCUBI



 
Luca Crovi
Stefano Priarone
STEPHEN KING
L’UOMO VESTITO DI INCUBI
Saggistica – Aliberti Editore
Prima edizione - 2004
brossurato – Euro 14,90


Due autentici appassionati, e non già (almeno in questo caso) dei critici asettici, hanno compilato un agile vademecum sulla vita e le opere di Stephen King, uno degli scrittori di maggior successo al mondo. La produzione di King non viene analizzata né dal punto di vista letterario, né da quello psicanalitico né da quello sociologico o chissà che altro di accademico: Crovi e Priarone raccontano aneddoti, cucendo brani di interviste e racconti autobiografici,  mettendo insieme un patchwork eterogeneo ma accattivante, discorsivo come le chiacchiere tra amici che giochino a chi ne sa di più su una passione comune. Dividendosi i capitoli in modo da essere esaustivi sui più diversi aspetti dell’attività kinghiana (che spazia dai racconti ai romanzi, dai film ai telefilm, dalle sperimentazioni via internet alle sceneggiature pubblicate come opere letterarie, dalle canzoni rock alle apparizioni cameo sullo schermo), Crovi e Priarone
sembrano essersi divertiti molto. Il saggio è del 2004, dunque è aggiornato solo fino a quell'anno.


sabato 27 maggio 2023

L'UOMO SENZA PASSATO

 

 



Claudio Nizzi
Claudio Villa
L'UOMO SENZA PASSATO
Sergio Bonelli Editore
2022, cartonato
282 pagine, 28 euro
 
Ho sempre considerato questa storia (apparsa originariamente sugli albi di Tex dal n° 423 al n° 425, usciti in edicola nel 1996) la migliore fra quelle realizzate in coppia da Claudio Nizzi e Claudio Villa, e sarei tentato di allargarmi a valutarla come la più bella scritta dal primo e disegnata dal secondo nell'ambito della loro produzione texiana, anche se giudicati separatamente. L'edizione cartonata del racconto in un volume di grande formato è dunque più che meritata, e il colore proposto per l'occasione non aggiunge comunque nulle alle tavole di Villa, bellissime anche, se non si più, in bianco e nero. Trattandosi di un classico molto noto e ristampato più volte (anche se mai così in grande) mi consentirete di non tener conto, parlandone, dello spoiler. In ogni caso consideratevi avvisati e non proseguite la lettura di questa recensione se non volete rovinarvi la sorpresa nel caso non abbiate prima già affrontato quella del racconto.
Partiamo con il rilevare come la maledizione di Taniah colpisca ancora. Era stata lei, la squaw di Tiger Jack, a inaugurare (cronologicamente, stando alla continuity interna) la catena di tristi sorti che lega inesorabilmente le belle compagne indiane dei nostri pards (l’unico immune è Carson, per ora). Taniah era morta  suicida per sottrarsi alle insane attenzioni di Don Liborio Torres, in una storia del 1992 (di Nizzi e Ticci). Dopo qualche tempo la sventura si abbatte sulla famiglia di Tex: muore atrocemente Lilyth, la moglie pellerossa del ranger, e ancora una volta per colpa dell'odio dei bianchi (straordinariamente evocativa, ricca di nostalgico colore e struggente per le parole pronunciate da Willer, è la sequenza che ritrae Tex, abbigliato da Aquila della Notte, giurare vendetta davanti alla tomba dell’amata consorte defunta: la si vede in un classico di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini del 1972,). E ora tocca al figlio di Lilyth e di Tex, Kit Willer, subire un'analoga, straziante perdita. Ripescato senza memoria dalle acque tumultuose del Little Colorado, dopo esservi caduto con una brutta ferita durante una conflitto a fuoco contro un gruppo di feroci contrabbandieri capeggiati dal vile Simon Gentry, Kit si innamora della sua salvatrice, Fiore di Luna, la più bella donna della tribù degli Ute. E' Fiore di Luna che fa rinascere Kit, battezzandolo con le fresche acque correnti d'Arizona e con un nuovo nome, Tonkawa, che significa "portato dal fiume". La passione che sboccia fra i due giovani rischia di scatenare un nuova guerra indiana: il bellicoso Falco Nero, gran testa calda degli Ute, vistosi respinto da Fiore di Luna che gli preferisce il nuovo arrivato, complotta contro il padre di lei, il saggio e pacifico capo Naso Piatto, e provoca numerosi morti. Sarà Kit a fermarlo per sempre, ma non riuscirà a evitare la fine di Fiore di Luna che, in un gesto di estremo sacrificio, intercetta una pallottola mortale destinata all'amato, sparata da quel serpente a sonagli di Simon Gentry, a cui ordini agiva Joe Galvez, il meticcio che aveva ferito Kit Willer. Galvez e Gentry finiscono tra le fiamme di Satanasso grazie alla mira di Tex, ma Fiore di Luna? "Ti ho voluto bene, Tonkawa… tanto! Sognavo di diventare la tua sposa", e la dolce Ute spira tra le braccia di un attonito Kit.
Né questo è l’unico dramma che rende indimenticabile il racconto. Straordinario il pathos trasmesso dalle scene in cui Tex dimostra la sua sofferenza di padre di fronte alla possibilità, purtroppo sempre più probabile, della morte del figlio scomparso nel fiume, di cui inizialmente viene ritrovato soltanto il cappello.  Fino alla scena clou, davvero sconvolgente, dei due Willer che si trovano di fronte da avversari e si sfidano a duello. Kit, vedendo in Tex solo “uno di quei cani” che avevano ucciso il padre di Fiore di Luna, gli spara contro ripetuti colpi di fucile. Disarmato da un proiettile di Aquila della Notte, lo aggredisce armato di coltello. “In nome di Dio, Kit! ...Torna in te!”: Grida Tex lottando, nel tentativo di fermare il figlio senza fargli del male. Tentativo che fortunatamente riesce. Anzi, proprio nel corso del combattimento Piccolo Falco urta violentemente la testa contro una pietra e recupera la memoria.
Quinta e ultima storia del Novecento texiano a portare la firma di Claudio Villa, ideatore peraltro dello spunto che è alla base della storia; e prima volta per la straordinario artista comasco nell’illustra le copertine di una sua avventura. Nizzi non poteva trovare spalla migliore per il suo ricco soggetto. Il disegno di Villa è in effetti potentissimo, travolgente. Mozza il fiato del lettore sia quando deve rappresentare scenari naturali (le fantastiche inquadrature dall’alto del covo di Gentry, per esempio), sia quando deve ritrarre volti umani, al quale riesce a infondere, con virtù divina, l’alito di vita (notare l’espressione di Tex, con gli occhi che brillano all’ombra della tesa del cappello, quando si accorge che i banditi hanno colpito Kit alla testa; oppure, ancora la faccia del Ranger, sconvolta dal dolore per la presunta perdita del figlio e nello stesso momento quasi impercettibilmente rischiarata da un lampo di speranza). Una storia da leggere e rileggere.

mercoledì 14 settembre 2022

L'UOMO CON LA FACCIA IN OMBRA

 

 


 


Tito Faraci
L'UOMO CON LA FACCIA IN OMBRA
Feltrinelli
brossurato, 2022
224 pagine, 18 euro
 
"L'uomo con la faccia in ombra" a cui allude il titolo è, evidentemente, lo sceneggiatore di fumetti. Una figura la cui esistenza, al di là della ristretta cerchia degli adepti e degli iniziati, sfugge al senso comune. Il rasoio di Occam, il principio filosofico che invita a sceglidere, fra le varie ipotesi possibili, quella più semplice, spinge a ritenere che i fumetti li faccia uno, e uno solo: il fumettaro. Se i fumetti li crea il disegnatore, costui è già il motore immobile aristotelico e non c'è bisogno di una entità precedente. Invece, coloro che lavorano nel mondo del fumetto si dividono principalmente in due grandi famiglie: autori dei testi, quelli cioè che inventano una storia e la raccontano dividendola in vignette, e disegnatori, che si occupano di illustrare quanto sceneggiato dai primi. In realtà non è così semplice, dato che a volte gli sceneggiatori sono persone diverse dai soggettisti, e i disegnatori possono divedersi in matististi, inchiostratori e coloristi, e poi ci sono i letteristi, i grafici e gli editor. Ma per non confondere le idee, limitiamoci a parlare di sceneggiatori e disegnatori. Tito Faraci appartiene alla prima categoria. E', appunto, una di quelle persone di cui pochissimi sospettano l'esistenza. Sto scherzando. In realtà, da autore vulcanico e poliedrico qual è, tutti lo conoscono. “Ho scritto tante cose molto diverse fra loro per non annoiarmi, e non annoiare”, ha dichiarato in una intervista a uBC. Nato a Gallarate (Milano) il 23 maggio 1965, Luca “Tito” Faraci, sceneggiatore non soltanto di storie a fumetti di eroi di propria ideazione, ma anche brillante e originale interprete di storici personaggi italiani e internazionali, tant’è vero che è stato uno dei primi scrittori europei a essersi cimentato con racconti di personaggi Marvel, quali Capitan America, Devil e l’Uomo Ragno. E' noto come sceneggiatore Disney (con particolare predilezione per Topolino), ma anche di Diabolik, di Tex, di Dylan Dog, di Zagor, di Lupo Aberto e perfino dell'Uomo Ragno. Aggiungiamoci vari graphic novel, alcuni romanzi, la direzione di collane di libri, la sua attività di critico musicale, di paroliere di brani rock e addirittura cantante e batterista.
Pochi autori di fumetti possono vantare un curriculum ricco come quello di I suoi primi passi nel mondo della carta stampata avvengono come giornalista musicale, per poi esordire in campo fumettistico lavorando sotto pseudonimo per un’ agenzia, prima di entrare, nel 1995, a far parte dello Staff di If e poter firmare con il suo vero nome le prime sceneggiature disneyane (la storia d’esordio, “Ciccio e la penna indigesta”, è del 1996). A partire dal 1998, Faraci comincia a collaborare direttamente con la Disney inaugurando una serie di storie “gialle” ambientate a Topolinia, caratterizzate da un taglio moderno e maturo sia nei contenuti che nello stile. Nel 2000, questi racconti vengono raccolti dalla Einaudi in un volume dal titolo “Topolino Noir”, destinato a dare molta notorietà all’autore anche al di fuori dal tradizionale circuito degli appassionati. Faraci dà un’impronta molto personale alle sue storie di Mickey Mouse, e dimostra, oltre che un grande talento comico (le sue gag sono sempre molto divertenti), anche una capacità di raccontare trame originali in cui elementi drammatici e avventurosi si sposano con l’umorismo in un gradevole mix. Tra i disegnatori con cui soprattutto stringe sodalizio c’è Giorgio Cavazzano: si deve ai due la creazione di Rock Sassi, uno rude e bizzarro poliziotto texano messo al fianco dell’ispettore Manetta. In ambito Disney, il suo nome è legato anche a collane innovative quali PKNA (Paperinik New Adventures) e MMMM (Mickey Mouse Mistery Magazine). A partire dal 1998 lo scrittore inizia a collaborare con Lupo Alberto e, soprattutto, con Diabolik, un personaggio da lui rinfrescato nella scelta delle tematiche e nel ritmo del racconto. Datato 1999 è inoltre l’approdo alla Sergio Bonelli Editore, con una proficua collaborazione (in cui è evidente la sua personale “calligrafia”, che lo porta a venire immediatamente identificato) che comincia con Dylan Dog. Tocca proprio a lui, comunque, inaugurare la tradizione delle miniserie bonelliane mandando in edicola, nel 2005, “Brad Barron”: un eroe fantascientifico che però vive le sue avventure in un passato alternativo fermo agli anni Cinquanta, con episodi ciascuno dedicato a un particolare genere letterario in modo da offrire una sorta di contaminazione postmoderna tra i miti dell’immaginario collettivo, cifra stilistica, questa, che contraddistingue da sempre il suo lavoro. L'attività in casa Disney mettono molto presto Tito Faraci in contatto con Giorgio Cavazzano, con il quale lo sceneggiatore realizza non solo molte storie di topi e di paperi, ma anche un graphic novel umoristico intitolato “Jungle Town” e una atipica storia Marvel dell’Uomo Ragno, ambientata a Venezia (“L’uomo ragno e il segreto del vetro”). Sempre per la “Casa delle Idee” newyorkese, nel 2006 l’autore sceneggia un'altra storia con due protagonisti in team up, Devil e Capitan America, dal titolo “Doppia morte”, illustrata da Claudio Villa. Altre due graphic novel a sua firma sono “Infierno!” (disegnato da Silvia Ziche), e “L’ultima battaglia” (con l’americano Danie Brereton). In ambito bonelliano, Faraci scrive storie per Nick Raider, Martin Mystère, Magico Vento, Tex, Zagor e Cico. Decine sono inoltre le storie da lui realizzate per Lupo Alberto e Diabolik. Nel 2008, Faraci firma la versione disneyana del “Novecento” di Alessandro Baricco, con Pippo quale protagonista: il sodalizio con lo scrittore porta anche alla versione a fumetti del romanzo baricchiano “Senza sangue”, affidato alle matite di Francesco Ripoli.Non va dimenticata l’opera di Faraci come talent scout, organizzatore di eventi, curatore di collane e anche editore in proprio, ma anche di scrittore: nel 2011 è uscito infatti l’ horror “Oltre la soglia”, pubblicato da Piemme, seguito da "Death Metal" per lo stesso editore. In precedenza, per la Disney Libri, era uscito il romanzo “Il popolo delle tenebre”. Sono seguiti poi i romanzi "Nato sette volte", "La vita in generale", "Spigole". Aggiungo la miniserie "Quei due", quattro volumi cartonati di una sit-com edita da Bonelli. E' difficile, naturalmente tracciare un ritratto esaustivo di un simile autore. Perciò la faccio breve aggiungendo che con "L'uomo con la faccia in ombra" Tito traccia una sorta di "manuale autobiografico" che racconta il suo innamoramento per il fumetto in anni (quella della nostra infanzia, sia mia che sua) che hanno segnato la nostra vita, e il suo percorso di avvicinamento verso la professione di sceneggiatore. Credo di aver compiuto la stessa operazione anche io con il mio saggio "Io e Zagor" (Cut-Up Publishing) in cui racconto esperienze simili. A seguire, un vademecum per scrivere soggetti e sceneggiature con esempi tratti da storie Disney, di Diabolik e di Zagor, nel caso qualcuno volesse cimentarsi con la scrittira di fumetti popolari (anche se, secondi me, il futuro è del graphic novel). Di Tito saggista sul fumetto ricordo il bellissimo "Mickey: uomini e Topo", che trovate recensito qui:

martedì 5 luglio 2022

L’ULTIMA SCOMMESSA

 
 
 

 
 
Gian Mauro Costa
L’ULTIMA SCOMMESSA
Sellerio
Brossurato, 2014
288 pagine, 14 euro


“E’ arrivato Zagor”: questo l’incipit del romanzo. Che, dunque, non potevo non continuare a leggere. A pronunciare queste parole è l’investigatore Enzo Baiamonte, detective privato palermitano alle prime armi (gli è appena arrivato il tesserino che ne ufficializza l’attività) e alla ricerca del primo cliente. Il riferimento è al rumore di tuoni che giunge fuori dalla sua finestra. Perché, spiega l’investigatore (“a cui non difettava la cultura fumettistica”), Zagor “amava infatti apparire nello scenografico contorno di tempeste, bufere e alluvioni”. Troppa imprecisione per uno che si dice essere esperto di fumetti: a parte il fatto che Zagor non “amava” ma “ama” essendo ancora in attività, il rombo di tuono che accompagna alcune sue apparizioni davanti ai pellerossa è ottenuto facendo esplodere della polvere da sparo (dunque un vero e proprio “effetto speciale”) e non è frutto di vere bufere e tempeste (men che mai di alluvioni). Andando avanti nel romanzo ci sono imprecisioni ben più gravi relative a Tex (si dice che sua moglie Lilith è stara uccisa da dei “bracconieri”). Ma lasciamo perdere, ovviamente. Torniamo a Enzo Baiamonte, che cerca il primo caso su cui investigare dopo aver cambiato lavoro da elettrotecnico in detective privato (senza tesserino, Baiamonte aveva già investigato in “Yesterday”, romanzo d’esordio del personaggio, scritto nel 2001 da Gian Mauro Costa, giornalista dell’”Ora” passato alla RAI). Un detective un po’ scalcinato che si muove in una Palermo più scalcinata di lui a bordo di una vecchia Punto, residuato del vecchio secolo da poco trascorso (“L’ultima scommessa” è del 2014). Il caso viene trovato attraverso il passaparola tra conoscenti: glielo affida Stefania Anselmo, il cui padre, Vittorio, si era suicidato tagliandosi la gola perché oberato dai debiti da gioco (queste le conclusioni degli inquirenti). Stefania non ci crede e ci sono elementi che, in effetti, fanno dubitare della ricostruzione sommaria effettuata dalla polizia. L’incarico per Baiamonte è, dunque, quello di trovare le prove per una spiegazione diversa: secondo la figlia, Vittorio Anselmo è stato ucciso. Il giallo si fa leggere con piacere, mescolando abilmente i fatti personali della vita di Baiamonte, personaggio simpatico e molto umano, alla descrizione di una Palermo bellissima e trasandata, dove tutto è più complicato che altrove. Non solo: la ludopatia di Vittorio porta Enzo a scoprire tutto un mondo sotterraneo di giocatori incalliti e di malavitosi che organizzano giri di scommesse per ripulire i soldi sporchi della mafia. Il giallo trova una sua soluzione (un po’ macchinosa, a dire il vero) ma alla fine è proprio la ricostruzione del mondo dei ludopatici che resta impresso richiudendo il libro dopo aver letto l’ultima pagina.

venerdì 17 giugno 2022

L'ULTIMA MISSIONE DI GWENDY

 
 

 
Stephen King
Richard Chizmar
L'ULTIMA MISSIONE DI GWENDY
Sperling & Kupfer
cartonato, 2022
328 pagine, 16.90 euro

Il fatto che "L'ultima missione di Gwendy" sia il terzo volume di una trilogia non deve scoraggiare il lettore occasionale di questo romanzo, e che sia in possesso di questo soltanto. La storia è affascinante di per sé, e gli antefatti sono tutto sommato comprensibili senza bisogno di lunghi riassunti. Il primo titolo della trilogia è "La scatola dei bottoni di Gwendy", sempre scritto a quattro mani da King e Chizmar: vi si narra di come la dodicenne Gwendy Peterson riceva la visita di uno sconosciuto, che dice di chiamarsi Richard Farris (anche se ha un aspetto umano, probabilmente non lo è) e che le affida una misteriosa scatola di legno da custodire con cura. Sembra un giocattolo: ci sono sette bottoni da premere, che elargiscono premi e punizioni e hanno il potere di distruggere il mondo. Il secondo romanzo, "La piuma magica di Gwendy" è opera del solo Richard Chizmar: la scatola dei bottoni continua a segnare il destino della protagonista che, cresciuta, è divenuta una scrittrice di successo ma deve fare i conti con la diabolica attrazione dell'oggetto che vorrebbe spingere chi lo possiede a premere i bottoni più pericolosi e letali, ed è sempre più difficile resistere. Per questo "L'ultima missione di Gwendy", ormai anziana e malata di Alzheimer, è quella di distruggere la scatola prima che accada l'irreparabile, sfuggendo alla caccia di chi vuole impadronirsene. Il racconto è ambientato nel 2026, in un mondo che fa ancora i conti con il Covid. Gwendy è stata eletta senatrice ed è riuscita a farsi inserire nell' equipaggio di una navetta spaziale in decollo verso la nuova stazione internazionale orbitante, là dove si spera di poter far arrivare anche dei turisti. A bordo con lei c'è appunto un miliardario, passeggero pagante, oltre a scienziati e astronauti. Gwendy spera di riuscire a sparare la scatola dei bottoni nello spazio cosmico così che nessuno la possa più recuperare. Ma la sua memoria vacilla: riuscirà a ricordare cosa fare e come fare? E ci riuscirà, dato che a bordo c'è chi vuole impedirle di farlo? La storia cattura fin dalle prime righe, ci sono agganci con la saga della Torre Nera e con It, è divertente vedere una storia di King ambientata nello spazio. "Adoro questa storia - scrive J.J.Abrams citato in quarta di copertina - un meccanismo perfettamente consegnato che fila come un treno, e ha molto da dirci nei suoi risvolti più sinistri"

sabato 9 aprile 2022

GLI ULTIMI GIORNI DI QUIETE

 
 

 
 
Antonio Manzini
GLI ULTIMI GIORNI DI QUIETE
Sellerio
brossurato, 2020
240 pagine, 14 euro


Che fareste se foste i genitori di un giovane ucciso da un balordo durante un tentativo di rapina, e dopo cinque anni vi capitasse di riconoscere il suo assassino, condannato per omicidio, già in libertà? Capita a Nora e Pasquale, una coppia di Pescara, che dal giorno della morte del figlio vivono una non-vita quasi in stato catatonico, in preda a ricordi, rimpianti, rimorsi e tanto dolore. Alla scoperta che l'omicida, tale Paolo Dainese, è già libero ognuno dei due reagisce in modo diverso. Pasquale, per quanto uomo inoffensivo, si procura per vie traverse una pistola. Nora scopre dove vive il Dainese e lo segue dovunque. Antonio Manzini è bravissimo a descrivere sia gli accadimenti interiori che agitano i protagonisti (il complesso di paure e di pulsioni, oltre che di reminescenze del passato) sia il susseguirsi di vicende che movimentano la trama, sempre più interessante man mano che la lettura procede. Un noir senza poliziotti nè detective privati, senza metropoli tentacolari e locali notturni, animato da persone comuni, in uno scenario di provincia. Il finale sorprende e porta a destini diversi per Pasquale e Nora.

venerdì 30 aprile 2021

L'ULTIMA MISSIONE

 

 
 
Alfolso Font
Giorgio Giusfredi
L'ULTIMA MISSIONE
Sergio Bonelli Editore
2021, cartonato
52 pagine, 9.90 euro


Continua la galoppata degli albi di Tex cartonati, alla francese, ma distribuiti in edicola a un prezzo più che abbordabile. Questo è il dodicesimo volume, realizzato da un maestro del fumetto internazionale, lo spagnolo Alfonso Font (classe 1946), da tempo messosi al servizio di Aquila della Notte. A fare da contrappasso a tanto veterano, un "giovane talento" (come lo definisce Davide Bonelli nella sua prefazione): Giorgio Giusfredi (classe 1984), lucchese, attivo da alcuni anni sia come redattore bonelliano, che come organizzatore di eventi, che come sceneggiatore (Tex, Dampyr, Zagor). Il fatto che l'abbia conosciuto, Giorgio, quando aveva undici anni ("quando portava ancora i calzoni corti", avrebbe detto Sergio Bonelli) e, a sentir lui, abbia addirittura avuto un piccolo ruolo nella sua vocazione fumettistica, probabilmente inficia il mio giudizio sul suo lavoro, perciò mi limiterò a dire che è oggettivamente bravo perché sa coniugare il rispetto per la tradizione con qualche guizzo innovativo in grado di sorprendere anche i lettori più scafati. La formula dei cartonati texiani prevede, in ogni caso, già di suo, uno scarto rispetto all'ortodossia della serie regolare. La storia è antica ma narrata in modo moderno: un vecchio Ranger del Texas, Joe Beauregard, detto "Lucky", parte per quella che potrebbe la sua ultima missione (che prevede di cambiare il destino di un ragazzo, unitosi a una banda di criminali), e Tex e Carson, suoi vecchi amici, si uniscono a lui nella battaglia finale contro la banda dello spietato Morado...