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mercoledì 1 aprile 2026

A TAVOLA CON GLI AUTORI VOL. 2

 
 

 
 
 
Autori Vari
A TAVOLA CON GLI AUTORI VOL. 2
SCLS
2026, brossurato
142 pagine, p.n.i.

Trattandosi di un secondo volume dalle caratteristiche identiche al primo, di cui abbiamo parlato in una apposita e precedente recensione, posso tranquillamente ripetere quanto già scritto, almeno limitatamente a quanto è rimasto invariato. Dunque: questo aureo libretto, gustoso pezzo da collezione (imperdibile anche se introvabile) non contiene testi, a parte le due brevi prefazioni (una scritta da me) e non propone neppure nessun bel disegno. Anzi, i disegni sono proprio brutti, improvvisati, raffazzonati, tirati via al punto da sembrare opera di ubriachi. Cosa che in effetti è, visto che gli autori (tutti professionisti del fumetto) li hanno realizzati al ristorante al momento del caffè e del giro degli amari, dopo un pasto annaffiato da vino e da birra, in occasione di pizzate, pranzi e cene organizzate dagli appassionati forumisti di SCLS, una community di lettori di Zagor molto attiva in Rete (la prima per nascita, ma non l’unica). Esiste infatti una sorta di rito, instauratosi e ufficializzatosi a partire dal 2007, quando già il forum esisteva comunque da alcuni anni, che prevede  il passaggio di mano in mano, tra gli “addetti ai lavori” presenti (cioè riservato agli autori zagoriani soliti fare comunella con i propri lettori), di un album da disegno su cui lasciare un disegno autografo improvvisato, magari con una battuta o una dedica accanto alla firma. 
Quando ho scritto che i disegni sono brutti, a inizio di recensione, ovviamente scherzavo: alcuni sono bellissimi, altri molto divertenti, tutti comunque da contestualizzare. In ogni caso dimostrano come la passione verso l’eroe di Darkwood unisca autori e lettori in una unica comunità.Con il tempo gli album sono diventati numerosi (finito uno, se ne comincia un altro), tutti gelosamente conservati da Marco “Baltorr” Corbetta. Il primo volumetto raccoglieva gli schizzi realizzati dall’edizione 2007 di Lucca Comics fino all’evento svoltosi a Santa Margherita Ligure nel novembre 2014.  Il secondo volume va dal Natale del 2014 alla Lucca Comics 2025. Non cito tutti i disegnatori e gli sceneggiatori rappresentati nel libro, per non dimenticare nessuno, ma ci sono quasi tutti tranne Gallieno Ferri, scomparso nel 2016. Ci sono anche “ospiti” illustri, come Alfredo Castelli, Luca Bertelé, Davide La Rosa e altri. E soprattutto (ehm) ci sono anche io, credo anzi di essere l’autore più rappresentato, con un discreto quantitativo di disegnetti umoristici (almeno nelle intenzioni - si veda l'esempio realizzato a Rapallo nel 2016). Come fare per procurarsi il libretto? Primo: avreste dovuto venire di persona a recuperarlo a Lucca Collezionando 2026; secondo: provate a chiedere sul forum SCLS.
 
 

 

Riporto qui di seguito il testo della mia introduzione, intitolata “Come presentare due volte la stessa iniziativa”.

COME PRESENTARE DUE VOLTE LA STESSA INIZIATIVA
di Moreno Burattini

Qualche tempo fa ho ricevuto una mail da uno dei curatori del volume che avete fra le mani. Nel testo, oltre ai graditi saluti, si leggeva: «Anche in questo 2026, in occasione della prossima “Lucca Collezionando”, SCLS ha intenzione di preparare una seconda raccolta degli sketches che i disegnatori zagoriani hanno realizzato nel corso degli anni, stavolta dal 2015 al 2025, sui registri dei nostri raduni. Sarebbe una bella cosa se, di nuovo, tu potessi scrivere una prefazione». Spiego per i distratti: durante l’edizione 2025 della manifestazione fumettistica “Lucca Collezionando”, il Forum Spirito Con La Scure ha pubblicato un aureo libretto intitolato “A tavola con gli autori” contenente la riproduzione di tutti i disegni e disegnetti autografi schizzati da illustratori e sceneggiatori di Zagor nel corso di pranzi, cene, pizzate o comunque raduni organizzati dai forumisti. Quel primo album copriva il periodo 2007-2014. Chiamato a presentare l’iniziativa, scrissi una introduzione intitolata “Gli abitanti di Darkwood”. A distanza di un anno, mi si chiede di fare il bis, cioè presentare anche la seconda raccolta. Il che mi mette in imbarazzo. Cosa dire di diverso, se non spiegare che il nuovo volumetto prosegue ciò che il primo aveva cominciato a fare? Dunque, la scorsa volta avevo scritto: «La comunità degli zagoriani comprende gli sceneggiatori e disegnatori che spesso e volentieri si uniscono ai lettori nelle tavolate imbandite durante i raduni. E fra gli autori che hanno partecipato figurano anche Sergio Bonelli e Gallieno Ferri, i creatori dello Spirito con la Scure. Troverete infatti i loro autografi nelle pagine di questo libro, che raccoglie gli sketch schizzati dagli illustratori durante pranzi, cene o intervalli fra le conferenze, nel corso degli anni. Ci sono anche alcuni scarabocchi del sottoscritto, dei quali non mi vergogno come dovrei». Purtroppo, c’è da notare che stavolta Sergio Bonelli non c’è, dato che 2014 ci aveva già lasciato da tre anni. Continuo a leggere la mail del maggiorente del Forum: «Potresti parlare dei nostri raduni, con annessi incontri a tavola, facendone un parallelo con i rendez-vous dei trappers di Darkwood (è proprio da quell'idea che sono nati i raduni del Forum SCLS)». Un momento… non avevo fatto un paragone del genere già nella precedente prefazione? Colto dal dubbio, vado a controllare. In effetti, trovo che avevo scritto: «I lettori accumunati dalla stessa passione sentono il bisogno di ritrovarsi come succedeva ai trappers delle foreste del Nord America nella prima metà dell’Ottocento. I “rendez-vous” dei mountain men ebbero il loro momento d’oro nell’arco di tredici anni. Il primo di essi, infatti, si svolse sul fiume Green, al confine tra Utah e Wyoming, nel luglio del 1825. L’ultimo, più o meno dalle stesse parti, ebbe luogo nel giugno del 1837. Il convergere in una vasta radura di centinaia di persone intenzionate a far baldoria faceva sorgere un accampamento che veniva montato e smontato nel volgere di pochi giorni. Gli zagoriani del Forum Spirito con la Scure (per brevità, SCLS) si radunano periodicamente a Milano (nei pressi della Sergio Bonelli Editore) e in città sempre diverse in giro per l’Italia (ma ci sono stati raduni anche all’estero)». Beh, mi pare di aver già detto tutto, se è soltanto un parallelo quello che mi si chiede di tracciare. A meno che non si volesse un vero e proprio saggi storico sui rendez-vous, che necessiterebbe di molto più spazio. Ma se suggeriscono di trattare un argomento che ho già trattato, sarà perché la precedente introduzione non l’ha letta nessuno? Meglio non indagare. In ogni caso, la lettera con cui mi viene commissionato il nuovo testo, continua così: «Naturalmente, sei libero di aggiungere quello che vuoi». Lo spazio, però è limitato: «al massimo, due pagine». Faccio due calcoli. La prefazione precedente era lunga poco meno di 4000 caratteri. Il testo che sto scrivendo adesso è, fin qui, poco più di 4000. Accidenti, non posso aggiungere più niente. E sì che ne avrei di cose da dire. 



venerdì 31 maggio 2024

STUDIO ITALIA

 

 
Piersandro Pallavicini
STUDIO ITALIA
Helvetia Editrice
2023, brossura
128 pagine, 11 euro

A volte capita di imbattersi in certi libri assolutamente per caso e affacciarsi, grazie a essi, su mondi o universi sconosciuti. E’ successo a me con “Studio Italia”, che mi è finito per le mani senza averlo cercato, che ho cominciato a leggere con perplessità ma che alla fine si è rivelato in grado di solleticare interesse e curiosità. L’autore, Piersandro Pallavicini (professore ordinario di chimica all’Università di Pavia, scrittore e critico letterario, commediografo), è nato come me nel 1962 e di sé scrive: “Ero il secchione perfetto: adoravo stare in laboratorio, leggevo solo fumetti e romanzi di fantascienza, ascoltavo musica fuori moda”. Poi, assecondato anche dalla compagna Manola, scopre le frange più avanzate dell’arte contemporanea e ne rimane folgorato. Ecco, arrivato a questo punto, leggendo una lista di nomi a me sconosciuti (lo confesso a mio disdoro) di artisti, riviste, correnti, scuole, gallerie avrei potuto battere in ritirata e non proseguire la lettura. Invece, ho continuato: perché Pallavicini è gradevole da leggere e non si inoltra in dotte disquisizioni (aliene ai profani) sull’interpretazione, le dinamiche o l’esegesi della produzione artistica d’avanguardia, terreno su cui probabilmente non avrei potuto seguirlo senza prima aver percorso un training di avvicinamento, ma racconta la sua personale esperienza di collezionista. E quindi batte un terreno di cui percepisco il fascino, essendo da sempre raccoglitore seriale di albi a fumetti e tavole originali, libri e dischi. Soprattutto Pallavicini descrive una pratica che trova una certa corrispondenza anche nell’universo parallelo dei fumettisti: lo “studio visit”. Cioè la pratica, descritta come comune tra appassionati e collezionisti di arte contemporanea, di andare a trovare l’artista dove lavora. Quindi conoscerlo di persona, vederlo mentre crea le opere, discutere delle sue tecniche e delle sue quotazioni, ma anche bere con lui un bicchiere di vino, scambiare opinioni sull’arte e sul mondo. Pallavicini racconta nove incontri ravvicinati con altrettanti artisti (Velasco Vitali, Federico Lombardo, Adelisa Selimbasic, Iva Lulashi, Giovanni Frangi, Daniele Galliano, Luca Pignatelli, Laura Paperina, Valentina D’Amaro), presentandoli come persone prima che come autori e descrivendo i loro laboratori o atelier. Non sempre la visita si conclude con l’acquisto di un dipinto o di un disegno, che spesso hanno prezzi fuori portata, tuttavia viene spiegata la dinamica delle gallerie a cui le opere vengono affidate, il metodo con cui si quotano, le tecniche per concludere buoni affari al di fuori dei circuiti ufficiali (su eBay, per esempio). Traspare dal racconto la gioia successiva a ogni acquisizione, con il collezionista che rimira il pezzo di cui è entrato in possesso, oppure il desiderio irresistibile di dare la caccia a un autore che sembra irraggiungibile. Ecco, sensazioni che, nel mio piccolo e in tutt’altro ambito, conosco bene anch’io.

venerdì 31 marzo 2023

I PROSSIMAMENTE ZAGORIANI

 

 


 

Diego Fantoni
Giuliano Terzuoli
I PROSSIMAMENTE ZAGORIANI
Zagorianità
brossurato, 2023
258 pagine, p.n.i.


Non ci si finisce mai di stupire della passione che anima i lettori zagoriani frequentatori dei vari forum e gruppi di discussione, o quelli iscritti ad associazioni che si rifanno allo Spirito con la Scure. I più intraprendenti realizzano da anni riviste e pubblicazioni di approfondimento critico, recensioni, interviste, retroscena e anticipazioni o destinate a dare supporto alla ricerca dei collezionisti, ma anche ad appagare la nostalgia dell'infanzia felice che ha benedetto quelli cresciuti con le avventure del Re di Darkwood fra le mani e sotto gli occhi - o magari far riscoprire il sapore degli albi di un tempo ai vecchi lettori. Il volume intitolato "I prossimamente zagoriani", uscito come supplemento della rivista "Zagorianità", raccoglie in ordine cronologiche le strisce conclusive di ogni numero della Collana Zenith dal primo dedicato allo Spirito con la scure (il 52) al 188 (Zagor 137), "Dharma la strega", e dunque dal 1965 al 1976. Che cosa caratterizzava queste strisce di chiusura? La presentazione dell'albo successivo, corredate da una frase enfatica destinata a incuriosire il lettore e da una illustrazione che poteva essere tratta da qualche vignetta o realizzata appositamente da uno dei grafici della Casa Editrice (Raffaele Cormio prima, Luigi Corteggi dopo). Niente di clamoroso, però i lettori leggevano e rileggevano quelle presentazioni, prefigurandosi le emozioni del mese successivo, come guardando il trailer di un film. Fantoni e Terzuoli, pur in mancanza di indicazioni "ufficiali" (i "prossimamente" non erano attribuiti né firmati) attribuiscono con occhio clinico ogni immagine a un autore o stabiliscono la provenienza dei disegni dalla vignetta che veniva anticipata. Impossibile dire se i due ci abbiano azzeccato su tutto, ma ci sono buone probabilità. Non so dire perché dal 1976 in poi i "prossimamente" sono stati fatti diversamente: Fantoni e Terzuoli ipotizzano che per Corteggi l'impegno fosse diventato troppo gravoso con l'aumentare delle pubblicazioni Bonelli di cui doversi occupare, e probabilmente hanno ragione. Vero è che ogni tanto le grafiche di tutte le pubblicazioni cambiano. In ogni caso c'è ancora chi scrive rimpiangendo quelle vecchie e chiedendone il ripristino. La copertina, inedita, è di Roberto Piere. 

domenica 3 febbraio 2019

TRA VIA VALPARAISO E IL WEST



Antonio Alessandro

TRA VIA VALPARAISO E IL WEST
Aracne
2018, brossurato
220 pagine, 16 euro

"C'era una volta un bambino segretamente convinto che i soldatini avessero un'anima. Affascinato da una favola che narrava l'amore tra un soldatino di piombo senza una gamba e la ballerina di un carillon, si era persuaso che i soldatini, inanimati di giorno, di notte prendessero vita e protetti dall'oscurità diventassero protagonisti di storie che nessuno avrebbe mai visto". Quel bambino, autore del libro "Tra via Valparaiso e il West" di cui quelle citate sono le prime righe, si chiama Antonio Alessandro, classe 1962, direttore sanitario di una clinica calabrese: un distinto signore della mia stessa età, che ancora oggi gioca con i soldatini.  Della passione per questo particolare tipo di giocattoli, ai giorni nostri oggetto di collezione, avevo già parlato commentando un altro libro, "Fatti della stessa pasta". In quel caso, si parlava di soldatini di "pasta", una sorta di cartapesta, usata in anni precedenti a quelli di cui tratta invece Antonio Alessandro: i soldatini di plastica della storica ditta Nardi. Soldatini che ho amato molto anche io, da bambino, perché diversi dagli altri: belli, colorati, smontabili, resistenti, eleganti nella proporzioni delle anatomie e nelle pose, precisi nei dettagli e plausibili nella ricostruzione della foggia delle divise e delle armi. Di grande qualità, anche al tatto, nonostante si potessero facilmente acquistare nel negozio sotto casa, e fossero alla portata di tutte le tasche. Il fatto che i soldatini Nardi potessero essere smontati e ricostruiti in pose diverse (erano sostituibili la base, il cavallo, il busto, l'arma impugnata) e fossero colorati in modo impeccabile, rendeva i soldatini Nardi affascinanti e "giocabili".

L'autore ricostruisce la storia della casa di produzione, nata a Milano nel 1946 per iniziativa di Guido e Gaetano Nardi, supportati dall'imprenscindibile scultore dei prototipi in gesso , il signor Marino. Nel 1962 la sede venne spostata, dalle precedenti collocazioni, in Via Valparaiso 4: da qui il titolo del libro, che cita Guccini ("Tra la via Emilia e il West"). Nel 1971, in seguito alla morte dei fondatori, la società passa nelle mani di Francesco Nardi, figlio di Guido. Finché, nel 1979 un incendio appiccato da un piromane manda in fumo tutto lo stabilimento distruggendo non solo la linea di produzione, scorte di materie plastiche e il magazzino ma anche gli stampi in metallo e i prototipi di gesso da cui si ricavavano i soldatini, polverizzando 2500 modelli e rendendo impossibile la ripresa della produzione.  
Molte serie Nardi facevano riferimento all'immaginario western, ma c'erano anche marines, alpini, bersaglieri, sommozzatori, così come vennero prodotti scenari su cui collocarli.
Antonio Alessandro documenta tutto con belle foto, ma il suo non è un arido catalogo per collezionisti: vengono commentate le pose e i costumi, così come le particolarità, si confrontano i pezzi Nardi con quelli della "concorrenza", si fanno ipotesi su falsi e imitazioni, si esaminano le tecniche commerciali e le pubblicità, si intervistano i Nardi. Un libro bello da vedere e da leggere, frutto di autentica passione. C'è un sito, curato dall'autore, che si può visitare: www.soldatininardi.it

mercoledì 22 agosto 2018

IL MIO TEX



Fabio Civitelli
Giovanni Battista Verger
IL MIO TEX
Little Nemo
cartonato, 2010

Anche se il mio nome non compare in copertina, ci ho messo lo zampino: i testi a corredo sono quasi tutti miei. Si tratta di un autentico "libro d'arte", come lo ha definito l'editore Sergio Pignatone: il titolo è "Il mio Tex", il sottotitolo: "La ballata del West di Civitelli e Verger". Su chi sia Fabio Civitelli, non è il caso dilungarsi: chi legge le avventure di Aquila della Notte non può non conoscerlo e non apprezzarlo per il suo stile personale. Arrivato dallo staff di Mister No a quelle dell'immarcescibile Ranger con l'albo "Gli ostaggi" (marzo 1985),  da allora non ha più tolto le tende. Forse ci sarebbe da spiegare chi è Giovanni Battista Verger, Nino per gli amici (lo vedete nella foto poco sotto). Il libro è la sua terza fatica editoriale, dopo "Tex... e il sogno continua" del 1994 e "Cavalcando con Tex" del 1999, quest'ultima addirittura una vera e propria enciclopedia in cinque volumi dedicata alle avventure di Aquila della Notte, scritta insieme a me e a Francesco Manetti. 

Anche questa opera, come le altre, nasce dalla sua passione verso il Ranger di Giovanni Luigi Bonelli e di Aurelio Galleppini e dal desiderio di condividere con gli altri appassionati i disegni realizzati dagli illustratori dello staff texiano appositamente per la sua collezione di commission. Chiede cioè ai disegnatori di trasferire su carta i suoi sogni. Immagina scene e situazioni, emozionanti e suggestive, con protagonista Tex, le descrive minuziosamente agli autori, e poi si gode il privilegio di avere tra le mani qualcosa di davvero unico e inedito.

Ne "Il mio Tex", Verger presenta ben novanta illustrazioni mai viste di Fabio Civitelli, uno degli artisti più rappresentati nella sua collezione. In che cosa è consistito il mio lavoro, oltre a scrivere una introduzione che comincia con un verso di John Lennon? Devo dire che si è trattato di qualcosa di divertente ed entusiasmante, che mi ha fatto sentire più un romanziere che un saggista. Oppure, uno sceneggiatore. Infatti, ho preso una per una le novanta illustrazioni e, avendo soltanto quelle davanti ho scritto per ciascuna una decina di righe che le giustificassero.

Un esempio chiarirà meglio in concetto. Ecco la didascalia di una illustrazione che ho intitolato "Le due aquile". Il testo dice: "Ti vola attorno come se ti conoscesse, Tex. Come se sapesse, o avesse capito, che sei un'aquila anche tu. Aquila della Notte, il capo bianco dei Navajos, come dice chiaramente il simbolo cucito sul petto della casacca di pelle. In piedi su una rupe delle montagne innevate attorno al Lago Tahoe, dove sei salito per studiare il percorso che in basso è avvolto nella nebbia, tu vedi lei e lei vede te. Nei vostri sguardi che si incrociano, un compiaciuto saluto".

In pratica, ho scritto novanta piccoli soggetti, novanta piccole storie ispirate da novanta bellissimi disegni, tutti rigorosamente in bianco e nero. Come in bianco e nero è la copertina. I miei testi sono brevissimi perché sono i disegni a parlare, da soli. 


Scrive la Little Nemo presentando il libro: 
"Impresso in bianco e nero su carta di pregio nell'innovativo formato cm 29×29, raccoglie oltre 90 illustrazioni inedite di Fabio Civitelli realizzate per quest'opera nel corso di ben diciassette anni. I testi di Moreno Burattini e le illustrazioni dell'artista aretino renderanno possibile un viaggio affascinante attraverso il mondo creato da Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini e i loro successori: dal West dell'avventura al mondo degli indiani, dai desolati paesaggi del deserto alle suggestive nevicate del grande Nord".

Il volume è stato realizzato in tiratura limitata, copertina cartonata. Ciascun volume è accompagnato da una litografia inedita firmata da Civitelli. 

sabato 2 giugno 2018

FATTI DELLA STESSA PASTA




Alessandro Delfino
FATTI DELLA STESSA PASTA
Rotary Club Firenze-Bisenzio
brossurato, 142 pagine
p.n.i.


Per gli appassionati di soldatini ogni spiegazione è superflua, ma per i profani bisogna pur darla: dire che una statuina da collezione è "in pasta" significa far riferimento a un tipo di produzione tipico del periodo fra le due Guerre iniziato dalla ditta tedesca Elastolin che, in periodo di grave crisi economica, non potendo contate sul piombo o su altri materiali più nobili, iniziò a fabbricare soldatini con una miscela composta da cartapesta, colla e gesso, detta appunto "pasta". Dopo la Elastolin, visto il successo garantito dai prezzi bassi, ci furono ovviamente molte altre case produttrici che imitarono questo tipo di materiale. Vi basterà fare un giro su Internet per vedere quanto collezionismo c'è. Il volume pubblicato dal Rotary Club Firenze-Bisenzio, di cui fanno parte alcuni celebri collezionisti toscani tra cui il curatore Alessandro Delfino, propone una straordinaria galleria di immagini riguardanti un particolare settore di questo tipo di oggettistica: i soldatini raffiguranti personaggi dei fumetti. "Fatti della stessa pasta", appunto, come recita il titolo, cioè la materia di cui sono fatti i sogni, o le avventure che si possono sognare o, se volete, di cui è fatto il gioco. Non a caso uno dei testi introduttivi porta la firma di Sergio Bonelli il quale, in suo articolo intitolato "Il palcoscenico dei sogni", paragona i personaggi della saga di Tex a tanti ideali soldatini e ricorda la figura di Dino Battaglia, che di soldatini era un super esperto al punto da intagliarli direttamente in legno: "un suo guerriero Zulu, con la caratteristica corta lancia e il non meno caratteristico scudo, fa buona guardia sulla mia libreria, trasmettendomi il fascino di un mondo e di un tempo lontano". Nel libro sono rappresentati anche alcuni soldatini non in pasta, come appunto quello di Tex e dei suoi pards, messi in commercio in tempi recenti e realizzati in resina, però gran parte sono appunto più antichi (anni Quaranta o Cinquanta) e in stile Elastolin, anche se prodotti in Italia da aziende come la Chialli, la Xiloplasto o la Lineol. Sorprende vedere soldatini di Miki, di Blek, del Sergente York, di Pecos Bill, di Cino e Franco. Una gioia per gli occhi, come dimostrano le immagini allegate.




venerdì 2 dicembre 2016

LA STANZA DEI LIBRI





LA STANZA DEI LIBRI

di Giampiero Mughini

Bompiani

2016, brossurato

160 pagine, 14 euro




Di fronte a un libro così bello, c'è da chiedersi come abbiano potuto, quelli della Bompiani, aggiungere in copertina un sottotitolo così inutile e fuorviante quale "Come vivere felici senza Facebook Instagram e followers". Sembra che, ormai, se un libro non ha agganci, sia pure in negativo, con i social non possa attirare l'attenzione del pubblico. Dunque sappiate che di Facebook o di Twitter Mughini non parla, se non, forse, in un inciso o due. Parla, meno male, di libri di carta. Del suo amore per i libri di carta. Della sua passione per i libri di carta. Di altri come lui bulimici verso l'acquisto, il possesso, il collezionismo di libri di carta. 

Parla di cataloghi di librerie antiquarie, di prime edizioni, di copie rare, rarissime, uniche. Racconta di dediche sui frontespizi, di biblioteche che crescono come figli, di collezioni messe in vendita e libri appartenuti a qualcuno che passano in mano di altri. E poi ci sono le recriminazioni per come in Italia la bibliofilia, il gusto per le edizioni d'arte, la ricerca di volumi usciti con la prima tiratura non abbia che un piccolo seguito rispetto a quanto accade all'estero, e anche nelle case di intellettuali benestanti non ci siano (lo dice lui che ne ha viste tante) spazi per i libri di valore. Mughini spiega anche perché sia importante invece questo tipo di collezionismo, come si possano ricostruire le varie epoche proprio esaminando la rilegatura, la carta, la stampa, le illustrazioni dei libri. E poi, l'autore ci parla delle sue collezioni, partendo da zero, dai primissimi libri messi in fila nella sua cameretta di studente a Catania. 

Due soprattutto sono i capitoli importanti ne "La stanza dei libri", che valgono l'acquisto e la lettura anche solamente per quelli: "Pagine che grondano sangue" e "Futuristi, addio". Il primo dei due, drammatico e inquietante al limite dell'intollerabilità (io che leggo King come bere camomilla ho dovuto interrompere la lettura più volte, riflettendo sul fatto che si trattava di avvenimenti veri) è dedicato agli anni di piombo, e in particolare alle Brigate Rosse. Mughini, raccoglitore di saggi ideologici sul comunismo fin dall'adolescenza, ha messo insieme anche una sterminata collezione di opuscoli, libretti e volantini distribuiti dai brigatisti, e libri di memorie compilati in carcere o dopo la condanna dai terroristi stessi. Sentirne parlare fa molta impressione. L'altro capitolo racconta invece di come l'autore abbia messo insieme una formidabile raccolta di volumi del futurismo italiano, e abbia a un certo punto deciso di venderla, non senza difficoltà visto il disinteresse proprio in Italia (mentre si sono fatte avanti biblioteche di mezzo mondo). 

Molto belle e condivisibili anche le pagine dedicate ai fumetti e all'erotismo, campi d'interesse che anch'io condivido e riguardo ai quali ho le stesse idee di Mughini, in special modo riguardo la distinzione babbea fra erotismo e pornografia. L'unica distinzione possibile è fra qualcosa di fatto bene e qualcosa di fatto male. Che idiozia poi l'accusa della mancanza di "trama" nei fumetti o film pornografici, come se la trama fosse necessaria: è necessario il dettaglio, il particolare, la situazione, lo sguardo, l'espressione, la posa. Ovviamente, secondo me, ma fa bene Mughini a ribadirlo da par suo. E onore al merito di aver mescolato i futuristi con Corto Maltese e la pornoattrice Lola Reve (che è anche una delle mie preferite).