domenica 8 febbraio 2026

ANDRA’ TUTTO BENE

 


 

Leo Ortolani
ANDRA’ TUTTO BENE
Feltrinelli
2020, cartonato
530 pagine, 22 euro


La sera di sabato 7 marzo 2020, Giuseppe Conte annunciava che quattordici province italiane sarebbero state dichiarate “zona rossa” per contrastare la diffusione di un virus che si stava dimostrando molto contagioso. Tra queste c’era anche Parma, dove vive Leo Ortolani, “uno dei più importanti e apprezzati fumettisti italiani”, come spiega una nota in appendice a “Andrà tutto bene”. Ho scritto in “appendice” per restare in tema con l’argomento medico-sanitario del libro, naturalmente. Altrettanto naturalmente, l’argomento è quello del lockdown conseguente alla pandemia dal coronavirus Covid-19. Il termine “pandemia” sottintende che il problema riguardava mezzo mondo, compreso dunque il sottoscritto: a mia volta, infatti,  la sera di quel sabato di marzo, al pari di Ortolani, apprendevo che si stava dichiarando off limits anche l’intera Lombardia. Il decreto governativo avrebbe portato la data del giorno seguente, domenica 8. 
Nei miei programmi, il lunedì ancora successivo avrei dovuto trovarmi dietro la mia scrivania, nella redazione della Sergio Bonelli Editore, per occuparmi delle uscite in edicola del parco testate legato a Zagor. Ero a casa, come tutti i weekend, lontano dalla Lombardia: ho capito che se non fossi tornato a Milano prima che chiudessero il cancello, mi sarebbe stato impossibile svolgere il mio lavoro di editor in via Buonarroti. Così, mentre centinaia di persone cercavano di lasciare la città in fuga scapiccolata in direzione Sud, io risalivo verso Nord. Ho trascorso l’intero lockdown da solo, lontano dai congiunti e dalla fidanzata, rintanato nel mio bilocale milanese, da cui uscivo ogni mattina per raggiungere a piedi l’ufficio semideserto, con la gran parte dei colleghi che lavorava in smart working (io lo smart working non l’ho mai sopportato, mi  ritengo un animale da redazione). Ma non sono qui per parlare di me, ma di Leo Ortolani (di cui, peraltro, su questo blog ho parlato spesso). 
Dunque, mentre io facevo vita solitaria in Lombardia, Ortolani si ritrovava segregato con la famiglia. Scrive: “Veniamo sommersi da un’ondata di virologi, fabbricanti di mascherine, esperti di mascherine, carenza di mascherine, l’amuchina come fosse il Graal, corridori, complottisti, portatori di cane, appassionati di crostate, autocertificazioni e morti. Tanti morto”. Passano due mesi così, e Leo comincia a raccontare il proprio lockdow a fumetti, con vignette pubblicate in Rete. “Ogni giorno ho realizzato una striscia sull’emergenza da Covid-19. Ogni giorno ho cercato di far sorridere i lettori, come se la striscia fosse una pillola di zucchero per togliersi di bocca il sapore della tragedia. Mi piace pensare che abbiano aiutato”. In tutto, i giorni di quarantena sono cinquantasette, e le strisce altrettante. Il diario quotidiano di Ortolani si interrompe con il passaggio alla Fase 2. Ci sarebbero state, purtroppo, molte altre fasi, drammatiche e grottesche al tempo stesso, ma “Andrà tutto bene” si conclude con il 3 maggio. Il cartonato che raccoglie le strisce disegnate durante la Fase 1 è datato luglio 2020, praticamente è un instant book. Rileggerle a distanza di tempo fa una strana impressione, suscita ricordi, smuove barconi abbandonati, forse si sorride meno di quanto facevamo in corso d’opera. Il talento di Ortolani resta straordinario: catartico humor nero (a volte nerissimo), satira di costume, sbeffeggiamenti politici, autoironia, tempi comici perfetti. Il tutto senza ricorrere al complottismo (perfettamente comico esso stesso). 
E io? Scusate se torno a parlare di me, ma sicuramente sarete curiosi di sapere che cosa ha pubblicato in Rete il sottoscritto, tutti i giorni, durante il lockdown. Ecco, ho intrattenuto i miei follower su Twitter (quando ancora si chiamava così) twittando quotidianamente aforismi (finiti raccolti in un volume intitolato “Mi ritiro per delirare”) e epigrammi (dati alle stampe in una silloge, “Versacci”). Dato che se ne presenta l’occasione, riporto qui di seguito una selezione dei primi, che sono comunque tutti reperibili sul mio blog nel post “Andrà tutto beh"). Anche a me piace pensare che abbiano aiutato.


ANDRA' TUTTO BEH


Un altro virus al coronavirus: “complimenti per la trasmissione”.

Sopravviveranno solo gli asociali.

Ma chi manifesta i sintomi, si può definire manifestante?

“Abbiamo fatto le analisi e lei risulta non avere il coronavirus ma la leucemia fulminante.” “Che culo!”

Essere ignoranti come capre non ci darà l’immunità di gregge.

Una volta delle città si sapeva dire il nome dello stadio o dell’aeroporto, adesso dell’ospedale.

E io che pensavo che la pandemia forse un dolce come il pandoro, il panettone, il panforte e il pan di Spagna.

Si scoprirà presto che i contagiati sono solo quelli con Saturno contro.

Ma un bel contagio di ninfomania, non era meglio?

Si scoprirà che hanno diffuso il coronavirus per distrarci dalla meteora in arrivo.

L’Epidemia tutte le feste si porta via.

Siccome si può avere il virus senza sintomi, stare bene non promette niente di buono.

Il coronavirus passerà alla storia come il primo virus trasmesso dallo spritz.

Due sono stati i grandi temi dell’informazione durante il lockdown: il numero di morti da Covid e quando sarebbe ripreso il campionato di calcio.

Ma se mi facessero il tampone, potrei dire di essere stato tamponato?

La pandemia mi ha fatto scoprire città che non avevo mai sentito nominare prima: Codogno e Wuhan.

Sono contento di star male con un sacco di sintomi fastidiosissimi che però non assomigliano a quelli del coronavirus. 

Quando andavo a scuola io, le epidemie non succedevano mai.

Il focolaio domestico.

Chi vive la quarantena separato dall’anima gemella, passato il pericolo si sposa. Chi la vive in casa con lei, passato il pericolo divorzia.

Pur di avere qualcosa da fare in casa ho lavato anche i piatti puliti.

Se continuo a ingrassare, quando finirà la quarantena non potrò uscire perché non passerò dalla porta.

Stando tutti in casa risolveremo il problema del coronavirus, ma arriverà quello delle piaghe da decubito.

Tifo per il papa che prega per la fine della pandemia come per lo stregone che fa la danza della pioggia davanti a tutta la tribù speranzosa, e non piove.

Papa sta bene e vuole che d’ora in poi lo si chiami Sua Sanità.

Quando esco di casa spero che la polizia mi fermi, così almeno scambio due parole con qualcuno.

Una conseguenza positiva c’è: vietate le riunioni di condominio.

Ma i virus avranno virus più piccoli che li contaminano? 

Quando si dice che l’epidemia sta raggiungendo il picco, significa che cominceranno ad ammalarsi quelli in montagna?

La chiamano Fase 2 per non chiamarla Lato B, che darebbe meglio l’idea.

Per Pasquetta farò una gita fuori porta fino al sesto piano del palazzo lungo le scale.

Bisogna evitare i luoghi troppi frequentati. Le edicole e le librerie, perciò, vanno benissimo.

Lockdwn. I fumetti continuano a uscire. Beati loro.

La piccola soddisfazione di pensare che se il paziente muore, muore anche lo stupidissimo virus.

Però, dai, meglio morire in una catastrofe epocale piuttosto che inciampando come scemi su uno scalino.

Come dolce pasquale invece delle colombe ci vorrebbero le pipistrelle.

Ma di amuchina quanta se ne deve bere, per immunizzarsi?

Il Tocilizumab era un farmaco usato anche dagli antichi Aztechi.

Secondo me il collutorio Listerine stermina più virus dell’amuchina.

State in casa! “Obbedisco!” (Giuseppe Garibaldi) 

Muoiono i già gravi di altre patologie. “Virus, tu uccidi un uomo morto!” (Francesco Ferrucci) 

Il virus uccide anche gli studiosi. “Eppur si muore...” (Galileo Galilei) 

Contagi anche tra famigliari. “Tu quoque, Brute, infetti mi?” (Giulio Cesare)

Se il virus fosse stato inventato nei laboratori cinesi sarebbe la prima cosa inventata senza copiare.

C’è un altro virus cinese su cui occorrerebbe indagare: quello che nell’antichità trasformò un intero esercito in terracotta, il cui caso venne insabbiato.

Coronavirus: ecco a che cosa serviva la muraglia cinese.

Divertenti le scene viste in Rete in cui gli italiani si accaparrano la pasta. I cinesi hanno riso.