sabato 19 marzo 2022

LA FORESTA DEGLI AGGUATI

 


 
 Guido Nolitta
Gallieno Ferri
LA FORESTA DEGLI AGGUATI
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2021
176 pagine, 34.90 euro


In occasione del sessantennale zagoriano (1961-2021) è giunto in libreria un volume di grande formato (28 x 37 cm), cartonato con 176 pagine, che ripropone in alta qualità di stampa e nuove scansioni dalle tavole originali, “La foresta degli agguati”, la prima avventura dell’eroe dalla casacca rossa. Uscita per la prima volta nel formato a striscia tipico dell’epoca (ma Zagor è l’ultimo bonelliano a giungere in edicola in quella veste), sceneggiata da Giuido Nolitta, alias Sergio Bonelli, disegnata da Gallieno Ferri questa storia è il punto di partenza di una saga che rappresenta uno dei più grandi successi editoriali del fumetto italiano. L’incontro e l’inizio della collaborazione di Nolitta con Ferri avvengono nel 1960. Dopo un periodo di tentativi e di abbozzi, nasce lo Spirito con la Scure, un character insolito, un ibrido tra il western, l’avventura di frontiera, le suggestioni di Tarzan, gli ingredienti horrpr-fantascientifici e quelli umoristici. Ferri racconta: «Ho un ottimo ricordo del primo incontro con Sergio. All’epoca chi si presentava a un editore si aspettava una figura austera, importante. Invece Bonelli era giovane, cordiale, non stava dietro a una scrivania, la casa editrice era ancora a livello famigliare. Ci trovammo subito in ottima sintonia. Bonelli ha visto i miei disegni, gli sono piaciuti immediatamente e ha detto “facciamo qualcosa insieme”. Poco tempo dopo abbiamo cominciato a parlare del personaggio, dell’ambientazione. C’è stato un progressivo aggiustamento dell’abbigliamento, sia per Zagor che per Cico. Insieme abbiamo concordato le caratteristiche dei due amici, che abbiamo messo a punto andando avanti. C’era davvero una simbiosi tra me e Bonelli». Sergio Bonelli, invece, ricorda così l’inizio della sua amicizia con il disegnatore di Zagor: «Tutto iniziò quando Gallieno Ferri venne a offrirmi la sua collaborazione. Lui era quasi sconosciuto in Italia in quanto lavorava per la Francia: mi portò delle prove che mi sembrarono subito molto buone. Io, non avendo niente da fargli fare, decisi di inventargli qualcosa. Allora furoreggiavano i personaggi della Dardo, Capitan Miki e il Grande Blek, che si rivolgevano a un pubblico di bambini molto più giovani di quelli che leggevano Tex, che in quel periodo non era davvero un successo strepitoso. Avevano trame più semplici, più fantasiose, anche se più improbabili rispetto a quelle di mio padre. Non a torto, dunque, il nostro distributore mi disse: “Il tuo Tex è troppo difficile: perché non fai un personaggio più adatto ai bambini?”. E io, avendo Ferri sottomano, mi sono messo al lavoro ed è nato Zagor».
La saga dello Spirito con la Scure comincia con l’incontro fra Zagor e Cico, destinati a diventare amici inseparabili. Scopriremo soltanto in seguito, attraverso numerose storie raccontate in flashback, quali sono stati gli antefatti che hanno portato l’eroe di Darkwood a vestire i panni del giustiziere e Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales a lasciare il natio Messico. Per il momento, tutto ciò che è accaduto prima non ci viene raccontato, e non si dà Zagor senza Cico: è qualcosa che la dice lunga sull’importanza del pancione all’interno della serie. Il messicano non è soltanto la tradizionale spalla comica tipica dei fumetti western o avventurosi degli anni Cinquanta (come erano, per esempio, Salasso o Doppio Rhum per Capitan Miki): rappresenta anche il punto di vista del lettore all’interno della serie, come il dottor Watson per Sherlock Holmes, ed è la pietra di paragone per valutare il coraggio e la forza dell’eroe: là dove Cico, come tutti noi, vorrebbe darsela a gambe, lo Spirito con la Scure si getta invece nei pericoli. Ma, in realtà, più spesso di quanto si possa immaginare o prevedere, il Piccolo Uomo dal Grande Ventre (come presto gli indiani della foresta cominceranno a chiamarlo) si rivela di grande aiuto per Zagor e in più occasioni gli salva la vita. Sempre, tuttavia, allenta la tensione nel corso della storia riuscendo a caratterizzare le avventure realizzate da Nolitta & Ferri come un perfetto mix di dramma e umorismo. Al suo primo apparire, Cico ha ancora un grande sombrero messicano, che ben presto gli verrà tolto, perché “da solo riempiva un’intera vignetta”, come spiega il disegnatore.
Quando lo Spirito con la Scure fa sua prima apparizione, a pagina 14 di questo volume, non ha ancora l’aspetto che gli vedremo assumere nel giro di qualche avventura. Lo vediamo infatti con i lineamenti del volto ancora non ben definiti (Ferri racconta di essersi ispirato all’attore Robert Taylor), un bracciale ai polsi, una casacca con un’aquila stilizzata in modo approssimativo. Nella prima serie a striscia del 1961, addirittura, la foresta in cui l’eroe vive non ha ancora un nome e soltanto in seguito (per la precisione, nel 1964 con l’avventura “Lo squadrone fantasma”), Nolitta l’avrebbe ribattezzata Darkwood. Una foresta ben strana, visto che racchiude in se tutti gli scenari dell’avventura (la palude, le montagne, il deserto, i fiumi, i laghi), e dunque una geniale invenzione narrativa. Benché collocata idealmente tra la Pennsylvania e l’Ohio (in questo volume vediamo citato Fort Pitt, attorno a cui si sarebbe sviluppata Pittsburgh), a Darkwood ci sono alberi con le liane, come nelle foreste tropicali, e dunque Zagor può volare di ramo in ramo alla maniera di Tarzan. Ma il suo costume e il sacro rispetto che hanno per lui gli indiani lo fanno assomigliare anche all’Uomo Mascherato. Due eroi di cui sia Nolitta che Ferri erano grandi lettori e da cui trassero ispirazione per creare, tuttavia, un personaggio nuovo e originale, con caratteristiche proprie.
Le avventure di Zagor non sono propriamente western, quanto piuttosto “eastern”. Si svolgono cioè non nel classico Sud-Ovest che fa da sfondo alla maggior parte delle storie di Tex, ma nel tipico scenario da “Ultimo dei Mohicani”. Quindi in una regione e in un’epoca del tutto diverse. E diverse sono infatti anche le tribù indiane in cui ci imbattiamo fin dall’inizio: non gli Apaches, i Navajos o i Cheyennes, ma i Delaware, una popolazione algonkina, contrapposta a quelle irochesi, come per esempio i Mohawk. Il primo capo indiano caratterizzato come “cattivo” nella serie di Zagor (che pure si connoterà per essere spesso, e antesignanamente, dalla parte dei pellerossa), Kanoxen, è un appunto un Delaware: non a caso, questa tribù (al pari di altre, quali i Cayugas) sarà spesso nemica dello Spirito con la Scure. Il tratto di Ferri risente ancora dell’influsso delle produzioni francesi a cui si era dedicato in precedenza, ma rapidamente lo stile de disegnatore ligure troverà una strada propria e originale: “La foresta degli agguati” dimostra comunque tutta la sua potenza evocativa dando vita a scenari di foresta davvero indimenticabili, su cui si sarebbe poi fondato l’immaginario zagoriano. Allo stesso tempo, non può sfuggire il talento umoristico del disegnatore nel dar vita alle gag di Cico immaginate da Nolitta. Il volume, uscito anche con vatiant cover in una edizione de-luxe a tiratura limitata, è corredato da una illustratissima introduzione firmata da Graziano Frediani. 

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