mercoledì 14 settembre 2022

L'UOMO CON LA FACCIA IN OMBRA

 

 


 


Tito Faraci
L'UOMO CON LA FACCIA IN OMBRA
Feltrinelli
brossurato, 2022
224 pagine, 18 euro
 
"L'uomo con la faccia in ombra" a cui allude il titolo è, evidentemente, lo sceneggiatore di fumetti. Una figura la cui esistenza, al di là della ristretta cerchia degli adepti e degli iniziati, sfugge al senso comune. Il rasoio di Occam, il principio filosofico che invita a sceglidere, fra le varie ipotesi possibili, quella più semplice, spinge a ritenere che i fumetti li faccia uno, e uno solo: il fumettaro. Se i fumetti li crea il disegnatore, costui è già il motore immobile aristotelico e non c'è bisogno di una entità precedente. Invece, coloro che lavorano nel mondo del fumetto si dividono principalmente in due grandi famiglie: autori dei testi, quelli cioè che inventano una storia e la raccontano dividendola in vignette, e disegnatori, che si occupano di illustrare quanto sceneggiato dai primi. In realtà non è così semplice, dato che a volte gli sceneggiatori sono persone diverse dai soggettisti, e i disegnatori possono divedersi in matististi, inchiostratori e coloristi, e poi ci sono i letteristi, i grafici e gli editor. Ma per non confondere le idee, limitiamoci a parlare di sceneggiatori e disegnatori. Tito Faraci appartiene alla prima categoria. E', appunto, una di quelle persone di cui pochissimi sospettano l'esistenza. Sto scherzando. In realtà, da autore vulcanico e poliedrico qual è, tutti lo conoscono. “Ho scritto tante cose molto diverse fra loro per non annoiarmi, e non annoiare”, ha dichiarato in una intervista a uBC. Nato a Gallarate (Milano) il 23 maggio 1965, Luca “Tito” Faraci, sceneggiatore non soltanto di storie a fumetti di eroi di propria ideazione, ma anche brillante e originale interprete di storici personaggi italiani e internazionali, tant’è vero che è stato uno dei primi scrittori europei a essersi cimentato con racconti di personaggi Marvel, quali Capitan America, Devil e l’Uomo Ragno. E' noto come sceneggiatore Disney (con particolare predilezione per Topolino), ma anche di Diabolik, di Tex, di Dylan Dog, di Zagor, di Lupo Aberto e perfino dell'Uomo Ragno. Aggiungiamoci vari graphic novel, alcuni romanzi, la direzione di collane di libri, la sua attività di critico musicale, di paroliere di brani rock e addirittura cantante e batterista.
Pochi autori di fumetti possono vantare un curriculum ricco come quello di I suoi primi passi nel mondo della carta stampata avvengono come giornalista musicale, per poi esordire in campo fumettistico lavorando sotto pseudonimo per un’ agenzia, prima di entrare, nel 1995, a far parte dello Staff di If e poter firmare con il suo vero nome le prime sceneggiature disneyane (la storia d’esordio, “Ciccio e la penna indigesta”, è del 1996). A partire dal 1998, Faraci comincia a collaborare direttamente con la Disney inaugurando una serie di storie “gialle” ambientate a Topolinia, caratterizzate da un taglio moderno e maturo sia nei contenuti che nello stile. Nel 2000, questi racconti vengono raccolti dalla Einaudi in un volume dal titolo “Topolino Noir”, destinato a dare molta notorietà all’autore anche al di fuori dal tradizionale circuito degli appassionati. Faraci dà un’impronta molto personale alle sue storie di Mickey Mouse, e dimostra, oltre che un grande talento comico (le sue gag sono sempre molto divertenti), anche una capacità di raccontare trame originali in cui elementi drammatici e avventurosi si sposano con l’umorismo in un gradevole mix. Tra i disegnatori con cui soprattutto stringe sodalizio c’è Giorgio Cavazzano: si deve ai due la creazione di Rock Sassi, uno rude e bizzarro poliziotto texano messo al fianco dell’ispettore Manetta. In ambito Disney, il suo nome è legato anche a collane innovative quali PKNA (Paperinik New Adventures) e MMMM (Mickey Mouse Mistery Magazine). A partire dal 1998 lo scrittore inizia a collaborare con Lupo Alberto e, soprattutto, con Diabolik, un personaggio da lui rinfrescato nella scelta delle tematiche e nel ritmo del racconto. Datato 1999 è inoltre l’approdo alla Sergio Bonelli Editore, con una proficua collaborazione (in cui è evidente la sua personale “calligrafia”, che lo porta a venire immediatamente identificato) che comincia con Dylan Dog. Tocca proprio a lui, comunque, inaugurare la tradizione delle miniserie bonelliane mandando in edicola, nel 2005, “Brad Barron”: un eroe fantascientifico che però vive le sue avventure in un passato alternativo fermo agli anni Cinquanta, con episodi ciascuno dedicato a un particolare genere letterario in modo da offrire una sorta di contaminazione postmoderna tra i miti dell’immaginario collettivo, cifra stilistica, questa, che contraddistingue da sempre il suo lavoro. L'attività in casa Disney mettono molto presto Tito Faraci in contatto con Giorgio Cavazzano, con il quale lo sceneggiatore realizza non solo molte storie di topi e di paperi, ma anche un graphic novel umoristico intitolato “Jungle Town” e una atipica storia Marvel dell’Uomo Ragno, ambientata a Venezia (“L’uomo ragno e il segreto del vetro”). Sempre per la “Casa delle Idee” newyorkese, nel 2006 l’autore sceneggia un'altra storia con due protagonisti in team up, Devil e Capitan America, dal titolo “Doppia morte”, illustrata da Claudio Villa. Altre due graphic novel a sua firma sono “Infierno!” (disegnato da Silvia Ziche), e “L’ultima battaglia” (con l’americano Danie Brereton). In ambito bonelliano, Faraci scrive storie per Nick Raider, Martin Mystère, Magico Vento, Tex, Zagor e Cico. Decine sono inoltre le storie da lui realizzate per Lupo Alberto e Diabolik. Nel 2008, Faraci firma la versione disneyana del “Novecento” di Alessandro Baricco, con Pippo quale protagonista: il sodalizio con lo scrittore porta anche alla versione a fumetti del romanzo baricchiano “Senza sangue”, affidato alle matite di Francesco Ripoli.Non va dimenticata l’opera di Faraci come talent scout, organizzatore di eventi, curatore di collane e anche editore in proprio, ma anche di scrittore: nel 2011 è uscito infatti l’ horror “Oltre la soglia”, pubblicato da Piemme, seguito da "Death Metal" per lo stesso editore. In precedenza, per la Disney Libri, era uscito il romanzo “Il popolo delle tenebre”. Sono seguiti poi i romanzi "Nato sette volte", "La vita in generale", "Spigole". Aggiungo la miniserie "Quei due", quattro volumi cartonati di una sit-com edita da Bonelli. E' difficile, naturalmente tracciare un ritratto esaustivo di un simile autore. Perciò la faccio breve aggiungendo che con "L'uomo con la faccia in ombra" Tito traccia una sorta di "manuale autobiografico" che racconta il suo innamoramento per il fumetto in anni (quella della nostra infanzia, sia mia che sua) che hanno segnato la nostra vita, e il suo percorso di avvicinamento verso la professione di sceneggiatore. Credo di aver compiuto la stessa operazione anche io con il mio saggio "Io e Zagor" (Cut-Up Publishing) in cui racconto esperienze simili. A seguire, un vademecum per scrivere soggetti e sceneggiature con esempi tratti da storie Disney, di Diabolik e di Zagor, nel caso qualcuno volesse cimentarsi con la scrittira di fumetti popolari (anche se, secondi me, il futuro è del graphic novel). Di Tito saggista sul fumetto ricordo il bellissimo "Mickey: uomini e Topo", che trovate recensito qui:

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