venerdì 6 ottobre 2023

DELITTO IMPUNITO

 
 


 
Georges Simenon
DELITTO IMPUNITO
Adelphi
brossurato, 2023
192 pagine, 18 euro


Che Georges Simenon (1903-1989) non sia soltanto l’autore dei gialli di Maigret, è cosa risaputa. Che spesso i suoi romanzi senza Maigret siano ancora migliori di quelli con, lo sanno benissimo tutti coloro che ne hanno letti alcuni. Chi lo ha fatto non avrà mancato di notare come in molti di essi (non in tutti) ci sia comunque un risvolto giallo, o noir, sia pure sottotraccia. É il caso de “L’uomo che guardava passare i treni”, de “La camera azzurra”, de “Il piccolo libraio di Archangelsk” e, anche, di questo “Delitto impunito”, datato 1953. Tuttavia, come spesso capita in Simenon, non è l’aspetto poliziesco, qui ridotto davvero al minimo, a irretire il lettore. E’ sbalorditivo come lo scrittore riesca a descrivere ambienti e personaggi con il minimo delle parole, quelle necessarie a creare il coinvolgimento. Il protagonista di “Delitto impunito” ambientato in una prima parte in Belgio negli anni Venti e nella seconda negli Stati Uniti negli anni Cinquanta, è Élie Waskow, giovane studente ebreo nativo di Vilnius, trasferitosi a Liegi per frequentare la facoltà di matematica nella locale università. Ha trovato alloggio presso la signora Lange, una affittacamere che vive dando a pigione le stanze della propria casa a inquilini solitamente spiantati. Il più spiantato di tutti è proprio Élie, che non ha neppure i soldi per scaldare la propria stanza e dorme con il cappotto addosso. Élie è un tipo decisamente strano, taciturno, introverso, che sembra covare un sordo rancore contro il mondo per la sua povertà ma al tempo stesso rifiuta ogni forma di aiuto, fa un punto d’orgoglio di non essere in debito verso nessuno. Per di più è brutto, con gli occhi sporgenti, i capelli crespi e rossi, del tutto incapace di instaurare una relazione con le donne che pure lo attirano. La signora Lange, per esempio, ha una figlia, Louise, di cui Élie è segretamente innamorato facendo di tutto, però, per non darlo a vedere. Tuttavia, nel microcosmo dei pensionanti lo studente lituano si è ricavato una nicchia, una tana, che sembra assicurargli di non essere disturbato, dato che lo star chiuso in se stesso sembra essere la cosa per lui più importante. Ma tutto cambia quando in casa Lange giunge Michel Zograffi, un rumeno che prende in affitto la stanza più bella e meglio riscaldata, potendola pagare senza difficoltà perché è il rampollo di una famiglia ricca. Non solo: Michel è bello, simpatico, sorridente, felice. Tutto il contrario di Élie. Per di più comincia ad andare a letto con Louise, caduta come una pera matura fra le sue braccia, lei che non ha mai degnato Waskow di uno sguardo. La signora Lange lo coccola e lo porta in palmo di mano. «Lo ucciderò», comincia a ripetersi Élie, come un mantra che finisce per ossessionarlo. Élie, deve eliminare quel¬l’intruso che è venuto a sconvolgere il suo universo, un uomo «felice in tutto e per tutto, sempre e comunque, in ogni momento della giornata». E gli eventi precipitano. Non si può rivelare cosa succede senza rovinare il gusto di scoprirlo a chi non abbia letto il libro, però si può dire che la scena si sposta bruscamente dalla Liegi prima della Guerra alla Carlson City, in Arizona, del Dopoguerra. Lì, Élie ha trovato di nuovo un rifugio. Ma il passato torna a perseguitarlo nel modo più imprevisto, fino a un finale improvviso e sconvolgente. Il tutto raccontato da un narratore che non si riesce a smettere di ascoltare, e che nobilita il noir con la sua scrittura.

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