mercoledì 1 aprile 2026

L'UOMO DEL TEXAS

 
 
 
 
Aurelio Galleppini
Guido Nolitta
L’UOMO DEL TEXAS
Sergio Bonelli Editore
2026, cartonato
70 pagine, 12 euro

Una delle parole più ripetute quando si parla di fumetto italiano è l’aggettivo “bonelliano”. Lo propongo come uno dei lemmi da inserire in una delle prossime edizioni dello Zingarelli. Infatti, “bonelliano” non significa semplicemente “pubblicato da Bonelli”, come “mondadoriano”. L’accezione è diversa e assai più complessa, riguarda un particolare modo di intendere e fare fumetto e potremmo aprire un dibattito per coniare la definizione più congrua e soddisfacente. In tal caso, un punto risulterebbe controverso: “bonelliano” significa necessariamente “popolare”? Chi abbia in mente la popolarità ormai sessantennale degli eroi di casa Bonelli, sarebbe tentato di rispondere di sì. La “bonellianità” sembra effettivamente sinonimo di una produzione senz’altro di buona qualità, ma rivolta a un pubblico larghissimo e pertanto non sofisticato, né cerebrale, senza pretese “artistiche”. A questo tipo di considerazioni un po’ snob ci sarebbe da ribattere chiedendo perché mai un qualunque frutto dell’ingegno che piaccia al vasto pubblico non possa avere anche uno spessore artistico. Tuttavia c’è dell’altro e c’è di più. Sergio Bonelli, in realtà, ha pubblicato e in gran parte anche prodotto una enorme quantità di fumetto d’autore. E l’ha fatto fin da tempi non sospetti, cioè quando ancora il fumetto d’autore non era una moda: basti pensare alla collana I protagonisti, dieci albi realizzati da Rino Albertarelli, usciti nel 1974. Quella serie, legata al nome di un grande autore e con caratteristiche tutt’altro che “popolari”, può essere a tutti gli effetti considerata come precorritrice della più celebre Un uomo, un’avventura, varata due anni più tardi.
La vocazione popolare e la fedeltà a un formato ben riconoscibile, fanno talvolta dimenticare quanto siano state in realtà differenziate, innovative e variegate le proposte editoriali bonelliane nel corso degli anni. Uno straordinario esempio di “fumetto d’autore” proposto in una strepitosa veste editoriale fu appunto la serie di volumi Un Uomo, un’Avventura (1976), curata da Decio Canzio, il cui titolo ci riporta appunto alla vocazione avventurosa della Casa editrice. Ogni cartonato era affidato al talento grafico dei più grandi illustratori italiani (con rare presenze di maestri stranieri), su testi ora propri (come nel caso di Pratt, Crepax e Battaglia), ora di altrettanto grandi sceneggiatori (Canzio, Castelli, Berardi, D’Antonio). Le storie, autoconclusive, presentano le avventure di uomini in contesti storici e geografici sempre diversi. Di un tipo di avventura, però, costruito su una solida struttura narrativa e contrapposto alla fuga verso mondi fantastici, non-luoghi onirici, grafismi psichedelici e contrapposto anche all’underground espressione del disagio metropolitano. La cronologia dei trenta titoli mostra una successione impressionante di pezzi da novanta, da Toppi a Milazzo, da Battaglia a Micheluzzi, da Manara a Buzzelli. 
Per questa collana, Guido Nolitta, alias Sergio Boneli, scrive nel 1977 il nono volume intitolato “L’Uomo del Texas”, una storia di 48 pagine illustrata da Aurelio Galleppini, meglio noto come Galep, il primo disegnatore di Tex. Il racconto, ambientato nel nord-ovest del Texas nel 1887, viene riproposto nel 2026 (a quindici anni dalla scomparsa di Sergio) all’interno della collana di cartonati da edicola “alla francese”, sotto la dicitura “Tex presenta”. Il racconto (occhio allo spoiler) è basato sulle vicende di Roy, un rapinatore di banche che, dopo un ‘colpo’ finito magramente e malamente, ha un diverbio con il capo della banda e finisce, ferito, malconcio e dato per morto, alla deriva nella corrente di un fiume. Viene poi ritrovato e curato da un distaccamento dell’esercito, dove rincontra un vecchio amico di adolescenza, il capitano di reparto Jerry Vance, ufficiale al comando del 3°cavalleria impegnato in una campagna contro gli ultimi indiani ostili, e vanaglorioso alla stregua di personaggi come Chivington o Custer. Nonostante l’intera tribù dei Cheyennes di Falco Nero, ormai decimata dalla fame e dalla guerra, sia in marcia verso Forte Lyon per arrendersi definitivamente, il fanatico ufficiale ordina la carica e inizia l’assurdo sterminio di quella tribù ormai indifesa. Roy, indignato dall’orribile gesto di follia sanguinaria del vecchio amico, lo insegue e gli si scaglia contro durante la battaglia uccidendolo sparandogli una pallottola in fronte (proprio la pallottola che aveva già destinato al capobanda che lo tradì). Roy subito dopo viene massacrato a colpi di sciabola dai soldati del reggimento: un drammatico e triste epilogo che mette in una luce di quasi-eroismo l’inizialmente ambiguo protagonista, e che testimonia in pieno l’assurda violenza e la spietatezza delle guerre combattute nella vecchia frontiera del West. Non si tratta della migliore storia nolittiana (diciamo che nulla aggiunge alla fama dello sceneggiatore) ma di certo permette a Galep, grazie a strategici vignettoni, di dimostrare (se mai ce ne fosse il bisogno) il suo talento nel trasformare le rocce delle Dolomiti in quelle del Sud Ovest americano, come lui stesso ha raccontato, con effetti spettacolari. 
Singolare la somiglianza fra il vice sceriffo che cade ucciso nelle prime vignette e Tex Willer (chissà se c’è un significato freudiano). Quando Guido Nolitta nel 1976 sceneggia per Aurelio Galleppini la storia “L’Uomo del Texas” per il nono numero della collana Un Uomo un’Avventura, più o meno contemporaneamente a questa avventura, sostituendo il padre Gianluigi vittima di un incidente sugli sci, inizia a sceneggiare anonimamente alcune sue storie per la serie di Tex, esordendo poi con l’albo n.183 del gennaio 1976 intitolata “Caccia all’uomo” e disegnata da Fernando Fusco.



A TAVOLA CON GLI AUTORI VOL. 2

 
 

 
 
 
Autori Vari
A TAVOLA CON GLI AUTORI VOL. 2
SCLS
2026, brossurato
142 pagine, p.n.i.

Trattandosi di un secondo volume dalle caratteristiche identiche al primo, di cui abbiamo parlato in una apposita e precedente recensione, posso tranquillamente ripetere quanto già scritto, almeno limitatamente a quanto è rimasto invariato. Dunque: questo aureo libretto, gustoso pezzo da collezione (imperdibile anche se introvabile) non contiene testi, a parte le due brevi prefazioni (una scritta da me) e non propone neppure nessun bel disegno. Anzi, i disegni sono proprio brutti, improvvisati, raffazzonati, tirati via al punto da sembrare opera di ubriachi. Cosa che in effetti è, visto che gli autori (tutti professionisti del fumetto) li hanno realizzati al ristorante al momento del caffè e del giro degli amari, dopo un pasto annaffiato da vino e da birra, in occasione di pizzate, pranzi e cene organizzate dagli appassionati forumisti di SCLS, una community di lettori di Zagor molto attiva in Rete (la prima per nascita, ma non l’unica). Esiste infatti una sorta di rito, instauratosi e ufficializzatosi a partire dal 2007, quando già il forum esisteva comunque da alcuni anni, che prevede  il passaggio di mano in mano, tra gli “addetti ai lavori” presenti (cioè riservato agli autori zagoriani soliti fare comunella con i propri lettori), di un album da disegno su cui lasciare un disegno autografo improvvisato, magari con una battuta o una dedica accanto alla firma. 
Quando ho scritto che i disegni sono brutti, a inizio di recensione, ovviamente scherzavo: alcuni sono bellissimi, altri molto divertenti, tutti comunque da contestualizzare. In ogni caso dimostrano come la passione verso l’eroe di Darkwood unisca autori e lettori in una unica comunità.Con il tempo gli album sono diventati numerosi (finito uno, se ne comincia un altro), tutti gelosamente conservati da Marco “Baltorr” Corbetta. Il primo volumetto raccoglieva gli schizzi realizzati dall’edizione 2007 di Lucca Comics fino all’evento svoltosi a Santa Margherita Ligure nel novembre 2014.  Il secondo volume va dal Natale del 2014 alla Lucca Comics 2025. Non cito tutti i disegnatori e gli sceneggiatori rappresentati nel libro, per non dimenticare nessuno, ma ci sono quasi tutti tranne Gallieno Ferri, scomparso nel 2016. Ci sono anche “ospiti” illustri, come Alfredo Castelli, Luca Bertelé, Davide La Rosa e altri. E soprattutto (ehm) ci sono anche io, credo anzi di essere l’autore più rappresentato, con un discreto quantitativo di disegnetti umoristici (almeno nelle intenzioni - si veda l'esempio realizzato a Rapallo nel 2016). Come fare per procurarsi il libretto? Primo: avreste dovuto venire di persona a recuperarlo a Lucca Collezionando 2026; secondo: provate a chiedere sul forum SCLS.
 
 

 

Riporto qui di seguito il testo della mia introduzione, intitolata “Come presentare due volte la stessa iniziativa”.

COME PRESENTARE DUE VOLTE LA STESSA INIZIATIVA
di Moreno Burattini

Qualche tempo fa ho ricevuto una mail da uno dei curatori del volume che avete fra le mani. Nel testo, oltre ai graditi saluti, si leggeva: «Anche in questo 2026, in occasione della prossima “Lucca Collezionando”, SCLS ha intenzione di preparare una seconda raccolta degli sketches che i disegnatori zagoriani hanno realizzato nel corso degli anni, stavolta dal 2015 al 2025, sui registri dei nostri raduni. Sarebbe una bella cosa se, di nuovo, tu potessi scrivere una prefazione». Spiego per i distratti: durante l’edizione 2025 della manifestazione fumettistica “Lucca Collezionando”, il Forum Spirito Con La Scure ha pubblicato un aureo libretto intitolato “A tavola con gli autori” contenente la riproduzione di tutti i disegni e disegnetti autografi schizzati da illustratori e sceneggiatori di Zagor nel corso di pranzi, cene, pizzate o comunque raduni organizzati dai forumisti. Quel primo album copriva il periodo 2007-2014. Chiamato a presentare l’iniziativa, scrissi una introduzione intitolata “Gli abitanti di Darkwood”. A distanza di un anno, mi si chiede di fare il bis, cioè presentare anche la seconda raccolta. Il che mi mette in imbarazzo. Cosa dire di diverso, se non spiegare che il nuovo volumetto prosegue ciò che il primo aveva cominciato a fare? Dunque, la scorsa volta avevo scritto: «La comunità degli zagoriani comprende gli sceneggiatori e disegnatori che spesso e volentieri si uniscono ai lettori nelle tavolate imbandite durante i raduni. E fra gli autori che hanno partecipato figurano anche Sergio Bonelli e Gallieno Ferri, i creatori dello Spirito con la Scure. Troverete infatti i loro autografi nelle pagine di questo libro, che raccoglie gli sketch schizzati dagli illustratori durante pranzi, cene o intervalli fra le conferenze, nel corso degli anni. Ci sono anche alcuni scarabocchi del sottoscritto, dei quali non mi vergogno come dovrei». Purtroppo, c’è da notare che stavolta Sergio Bonelli non c’è, dato che 2014 ci aveva già lasciato da tre anni. Continuo a leggere la mail del maggiorente del Forum: «Potresti parlare dei nostri raduni, con annessi incontri a tavola, facendone un parallelo con i rendez-vous dei trappers di Darkwood (è proprio da quell'idea che sono nati i raduni del Forum SCLS)». Un momento… non avevo fatto un paragone del genere già nella precedente prefazione? Colto dal dubbio, vado a controllare. In effetti, trovo che avevo scritto: «I lettori accumunati dalla stessa passione sentono il bisogno di ritrovarsi come succedeva ai trappers delle foreste del Nord America nella prima metà dell’Ottocento. I “rendez-vous” dei mountain men ebbero il loro momento d’oro nell’arco di tredici anni. Il primo di essi, infatti, si svolse sul fiume Green, al confine tra Utah e Wyoming, nel luglio del 1825. L’ultimo, più o meno dalle stesse parti, ebbe luogo nel giugno del 1837. Il convergere in una vasta radura di centinaia di persone intenzionate a far baldoria faceva sorgere un accampamento che veniva montato e smontato nel volgere di pochi giorni. Gli zagoriani del Forum Spirito con la Scure (per brevità, SCLS) si radunano periodicamente a Milano (nei pressi della Sergio Bonelli Editore) e in città sempre diverse in giro per l’Italia (ma ci sono stati raduni anche all’estero)». Beh, mi pare di aver già detto tutto, se è soltanto un parallelo quello che mi si chiede di tracciare. A meno che non si volesse un vero e proprio saggi storico sui rendez-vous, che necessiterebbe di molto più spazio. Ma se suggeriscono di trattare un argomento che ho già trattato, sarà perché la precedente introduzione non l’ha letta nessuno? Meglio non indagare. In ogni caso, la lettera con cui mi viene commissionato il nuovo testo, continua così: «Naturalmente, sei libero di aggiungere quello che vuoi». Lo spazio, però è limitato: «al massimo, due pagine». Faccio due calcoli. La prefazione precedente era lunga poco meno di 4000 caratteri. Il testo che sto scrivendo adesso è, fin qui, poco più di 4000. Accidenti, non posso aggiungere più niente. E sì che ne avrei di cose da dire. 



domenica 8 marzo 2026

BELLA SCOPERTA!


Zuzzurro & Gaspare
Silver
BELLA SCOPERTA!
Rizzoli
1992, cartonato
130 pagine, 28.000 lire


Nel suo fondamentale saggio dedicato a Silver e intitolato “Only for fans!” (Acme, 1990), Luca Boschi racconta così l’incontro tra il cartoonist e la coppia comica Zuzzurro e Gaspare (lo faccio narrare a lui copiando pari pari il suo testo perché mi piace ricordare Luca e non avrei saputo narrarlo meglio): «Una bella mattina di aprile, mentre Guido Silvestri sta cercando vanamente di concentrarsi sulla tavola di Lupo Alberto in via di esecuzione, resistendo agli allettamenti climatici che lo spingerebbero a passeggiare nei campi, squilla il telefono di casa. Sono Andrea Brambilla e Antonio Formicola, meglio noti come Zuzzurro e Gaspare. Guido, nonostante i due siano molto famosi, non ha mai visto un loro spettacolo, ma li ha identificati ricordando un manifesto pubblicitario di una loro serata a Modena. I due cabarettisti, tra l’altro, confessano a Silver di essere appassionati lettori della sua produzione; e che per alcune loro vecchie gags si erano anche ispirati, qualche volta, alle strisce di Lupo Alberto. L’amicizia è nata subito, come pure l’intesa professionale che ha trasportato Zuzzurro e Gaspare dal set televisivo alla carta stampata, in una serie di strisce e brevi storielle sceneggiate da Brambilla e Formicola ed illustrate da Silver». In una intervista contenuta nel medesimo volume, Guido Silvestri risponde a Boschi a proposito di questa collaborazione: «Zuzzurro & Gaspare sono degli ottimi amici. Oltre ai libri abbiamo collaborato al quotidiano “La Notte”. Nel 1986, per un mese, ci siamo ritrovati davanti alla televisione per fare il commento ai campionati mondiali di calcio. Loro scrivevano degli articoli umoristici, e io li raffiguravo inventando una battuta». I libri nati dalla collaborazione fra Silver e la strana coppia Brambilla & Formicola sono tre: “I casi di Zuzzurro & Gaspare” (Glénat Italia, 1986), “Ciao, io sono il titolo” (Rizzoli, 1988) e “Bella scoperta!” (Rizzoli, 1992). Un quarto volume, soltanto antologico, è stato pubblicato da Vittorio Pavesio nel 2001 con il titolo di “Zuzzurro & Gaspare show”. 
Quanto a “Bella scoperta!”, è importante sottolineare la scritta in fondo al libro: “Finito di stampare nel mese di ottobre 1992”, cioè in perfetta concomitanza con il cinquecentennale dell’approdo di Cristoforo Colombo sull’isola di San Salvador, o almeno questo è il nome con cui viene ricordata dalla tradizione (evento che segna, per convenzione, la fine del Medioevo). La più divertente battuta del piccolo cartonato è infatti quella in cui dalla Santa Maria si leva in grido “Terra! Terra!” mentre gli indigeni gridano “Nave! Nave!”. Non è tutto qui, naturalmente: i testi di Zuzzurro & Gaspare, efficacemente illustrati da Silver, ripercorrono cinquecento anni di storia, mettendo in parodia luci e ombre del mito americano, dallo schiavismo all’epopea western, dall’atomica su Hiroshima a Walt Disney, senza pregiudizi, senza cattiveria, senza indulgenza. Una spettacolo teatrale a fumetti. Concludo segnalando come Andrea Brambilla ci abbia lasciati nel 2013 (era nato a Varese nel 1946), e come Nino Formicola lo abbia ricordato nel 2014 con un libro intitolato “Io sono quello senza barba” (Rizzoli). 

 

domenica 8 febbraio 2026

ANDRA’ TUTTO BENE

 


 

Leo Ortolani
ANDRA’ TUTTO BENE
Feltrinelli
2020, cartonato
530 pagine, 22 euro


La sera di sabato 7 marzo 2020, Giuseppe Conte annunciava che quattordici province italiane sarebbero state dichiarate “zona rossa” per contrastare la diffusione di un virus che si stava dimostrando molto contagioso. Tra queste c’era anche Parma, dove vive Leo Ortolani, “uno dei più importanti e apprezzati fumettisti italiani”, come spiega una nota in appendice a “Andrà tutto bene”. Ho scritto in “appendice” per restare in tema con l’argomento medico-sanitario del libro, naturalmente. Altrettanto naturalmente, l’argomento è quello del lockdown conseguente alla pandemia dal coronavirus Covid-19. Il termine “pandemia” sottintende che il problema riguardava mezzo mondo, compreso dunque il sottoscritto: a mia volta, infatti,  la sera di quel sabato di marzo, al pari di Ortolani, apprendevo che si stava dichiarando off limits anche l’intera Lombardia. Il decreto governativo avrebbe portato la data del giorno seguente, domenica 8. 
Nei miei programmi, il lunedì ancora successivo avrei dovuto trovarmi dietro la mia scrivania, nella redazione della Sergio Bonelli Editore, per occuparmi delle uscite in edicola del parco testate legato a Zagor. Ero a casa, come tutti i weekend, lontano dalla Lombardia: ho capito che se non fossi tornato a Milano prima che chiudessero il cancello, mi sarebbe stato impossibile svolgere il mio lavoro di editor in via Buonarroti. Così, mentre centinaia di persone cercavano di lasciare la città in fuga scapiccolata in direzione Sud, io risalivo verso Nord. Ho trascorso l’intero lockdown da solo, lontano dai congiunti e dalla fidanzata, rintanato nel mio bilocale milanese, da cui uscivo ogni mattina per raggiungere a piedi l’ufficio semideserto, con la gran parte dei colleghi che lavorava in smart working (io lo smart working non l’ho mai sopportato, mi  ritengo un animale da redazione). Ma non sono qui per parlare di me, ma di Leo Ortolani (di cui, peraltro, su questo blog ho parlato spesso). 
Dunque, mentre io facevo vita solitaria in Lombardia, Ortolani si ritrovava segregato con la famiglia. Scrive: “Veniamo sommersi da un’ondata di virologi, fabbricanti di mascherine, esperti di mascherine, carenza di mascherine, l’amuchina come fosse il Graal, corridori, complottisti, portatori di cane, appassionati di crostate, autocertificazioni e morti. Tanti morto”. Passano due mesi così, e Leo comincia a raccontare il proprio lockdow a fumetti, con vignette pubblicate in Rete. “Ogni giorno ho realizzato una striscia sull’emergenza da Covid-19. Ogni giorno ho cercato di far sorridere i lettori, come se la striscia fosse una pillola di zucchero per togliersi di bocca il sapore della tragedia. Mi piace pensare che abbiano aiutato”. In tutto, i giorni di quarantena sono cinquantasette, e le strisce altrettante. Il diario quotidiano di Ortolani si interrompe con il passaggio alla Fase 2. Ci sarebbero state, purtroppo, molte altre fasi, drammatiche e grottesche al tempo stesso, ma “Andrà tutto bene” si conclude con il 3 maggio. Il cartonato che raccoglie le strisce disegnate durante la Fase 1 è datato luglio 2020, praticamente è un instant book. Rileggerle a distanza di tempo fa una strana impressione, suscita ricordi, smuove barconi abbandonati, forse si sorride meno di quanto facevamo in corso d’opera. Il talento di Ortolani resta straordinario: catartico humor nero (a volte nerissimo), satira di costume, sbeffeggiamenti politici, autoironia, tempi comici perfetti. Il tutto senza ricorrere al complottismo (perfettamente comico esso stesso). 
E io? Scusate se torno a parlare di me, ma sicuramente sarete curiosi di sapere che cosa ha pubblicato in Rete il sottoscritto, tutti i giorni, durante il lockdown. Ecco, ho intrattenuto i miei follower su Twitter (quando ancora si chiamava così) twittando quotidianamente aforismi (finiti raccolti in un volume intitolato “Mi ritiro per delirare”) e epigrammi (dati alle stampe in una silloge, “Versacci”). Dato che se ne presenta l’occasione, riporto qui di seguito una selezione dei primi, che sono comunque tutti reperibili sul mio blog nel post “Andrà tutto beh"). Anche a me piace pensare che abbiano aiutato.


ANDRA' TUTTO BEH


Un altro virus al coronavirus: “complimenti per la trasmissione”.

Sopravviveranno solo gli asociali.

Ma chi manifesta i sintomi, si può definire manifestante?

“Abbiamo fatto le analisi e lei risulta non avere il coronavirus ma la leucemia fulminante.” “Che culo!”

Essere ignoranti come capre non ci darà l’immunità di gregge.

Una volta delle città si sapeva dire il nome dello stadio o dell’aeroporto, adesso dell’ospedale.

E io che pensavo che la pandemia forse un dolce come il pandoro, il panettone, il panforte e il pan di Spagna.

Si scoprirà presto che i contagiati sono solo quelli con Saturno contro.

Ma un bel contagio di ninfomania, non era meglio?

Si scoprirà che hanno diffuso il coronavirus per distrarci dalla meteora in arrivo.

L’Epidemia tutte le feste si porta via.

Siccome si può avere il virus senza sintomi, stare bene non promette niente di buono.

Il coronavirus passerà alla storia come il primo virus trasmesso dallo spritz.

Due sono stati i grandi temi dell’informazione durante il lockdown: il numero di morti da Covid e quando sarebbe ripreso il campionato di calcio.

Ma se mi facessero il tampone, potrei dire di essere stato tamponato?

La pandemia mi ha fatto scoprire città che non avevo mai sentito nominare prima: Codogno e Wuhan.

Sono contento di star male con un sacco di sintomi fastidiosissimi che però non assomigliano a quelli del coronavirus. 

Quando andavo a scuola io, le epidemie non succedevano mai.

Il focolaio domestico.

Chi vive la quarantena separato dall’anima gemella, passato il pericolo si sposa. Chi la vive in casa con lei, passato il pericolo divorzia.

Pur di avere qualcosa da fare in casa ho lavato anche i piatti puliti.

Se continuo a ingrassare, quando finirà la quarantena non potrò uscire perché non passerò dalla porta.

Stando tutti in casa risolveremo il problema del coronavirus, ma arriverà quello delle piaghe da decubito.

Tifo per il papa che prega per la fine della pandemia come per lo stregone che fa la danza della pioggia davanti a tutta la tribù speranzosa, e non piove.

Papa sta bene e vuole che d’ora in poi lo si chiami Sua Sanità.

Quando esco di casa spero che la polizia mi fermi, così almeno scambio due parole con qualcuno.

Una conseguenza positiva c’è: vietate le riunioni di condominio.

Ma i virus avranno virus più piccoli che li contaminano? 

Quando si dice che l’epidemia sta raggiungendo il picco, significa che cominceranno ad ammalarsi quelli in montagna?

La chiamano Fase 2 per non chiamarla Lato B, che darebbe meglio l’idea.

Per Pasquetta farò una gita fuori porta fino al sesto piano del palazzo lungo le scale.

Bisogna evitare i luoghi troppi frequentati. Le edicole e le librerie, perciò, vanno benissimo.

Lockdwn. I fumetti continuano a uscire. Beati loro.

La piccola soddisfazione di pensare che se il paziente muore, muore anche lo stupidissimo virus.

Però, dai, meglio morire in una catastrofe epocale piuttosto che inciampando come scemi su uno scalino.

Come dolce pasquale invece delle colombe ci vorrebbero le pipistrelle.

Ma di amuchina quanta se ne deve bere, per immunizzarsi?

Il Tocilizumab era un farmaco usato anche dagli antichi Aztechi.

Secondo me il collutorio Listerine stermina più virus dell’amuchina.

State in casa! “Obbedisco!” (Giuseppe Garibaldi) 

Muoiono i già gravi di altre patologie. “Virus, tu uccidi un uomo morto!” (Francesco Ferrucci) 

Il virus uccide anche gli studiosi. “Eppur si muore...” (Galileo Galilei) 

Contagi anche tra famigliari. “Tu quoque, Brute, infetti mi?” (Giulio Cesare)

Se il virus fosse stato inventato nei laboratori cinesi sarebbe la prima cosa inventata senza copiare.

C’è un altro virus cinese su cui occorrerebbe indagare: quello che nell’antichità trasformò un intero esercito in terracotta, il cui caso venne insabbiato.

Coronavirus: ecco a che cosa serviva la muraglia cinese.

Divertenti le scene viste in Rete in cui gli italiani si accaparrano la pasta. I cinesi hanno riso.

sabato 31 gennaio 2026

FILOSOFI IN LIBERTA'

 

Umberto Eco
FILOSOFI IN LIBERTA’
La Nave di Teseo
2022, cartonato
226 pagine, 12 euro

Che Umberto Eco fosse, oltre che illustre studioso e acclamato scrittore, anche un solenne giocherellone è cosa arcinota. Senza bisogno di citare (ma intanto la cito) la sua traduzione degli “Esercizi di stile” di Raymond Queneau, e neppure di far correre il pensiero (ma intanto il pensiero ci corre) alle parodie letterarie del “Diario minimo”, basterà dire che sono innumerevoli i suoi articoli e i suoi interventi sull’enigmistica e i giochi di parole (e altri pieni di giochi enigmistici e di parole di propria invenzione), così come lo ricordiamo per testi decisamente umoristici scritti per le sue rubriche su alcune riviste o come divertissement. Esilarante, per esempio, il suo elenco di quaranta regole per scrivere bene in italiano, pubblicato in una "Bustina di Minerva" su "L’Espresso". 
Un convegno di studi dell’Università di Bari si intitolò, non a caso, “Umberto Eco, il giocoliere dell’intelligenza: l’umorista, il filosofo, il narratore”. Esattamente queste tre figure sono rappresentate in “Filosofi in libertà”, aureo libello (citando Vittorio D'Aste) contenente ventidue componimenti umoristici che scherzano, in modo irriverente ma affettuoso, su illustri pensatori e scrittori. Componimenti ritmati in versi di varia metrica, ma sempre scandibili da chiunque, su esempi che vanno dalla Vispa Teresa al Signor Bonaventura, dalla donzelletta leopardiana al decasillabo dei manzoniani squilli di tromba. 
Dopo aver riassunto in filastrocche le dottrine dei filosofi più famosi, da Aristotole a Karl Marx, riuscendo in sintesi perfette più efficaci di un Bignamino, Eco si dedica a un elenco di scrittori (Proust, Mann, Joyce, Sofocle, Manzoni) e prova persino a cambiare i testi di alcune celebri canzonette per fare parodia sui più sommi autori di trattati filosofici. Per esempio, “Canto quel motivetto che mi piace tanto” diventa «Kant / filosofetto che mi piace tant». 
Il primo componimento si intitola “I presocratici” e i versi iniziali fanno così: «Nel dì che gli Argivi / vivevan beati / correndo giulivi / per boschi e per prati / alcuni messeri / con tono profondo / si chiesero seri: / “di che è fatto il mondo?”». Ai componimenti si aggiungono quindici vignette satiriche in tema, disegnate con mano felice dallo stesso Eco. 
Sempre lui, il semiologo piemontese, firma una “Nota dell’autore” in cui spiega che le sue filastrocche (di cui “Filosofi in libertà” costituiscono una limitatissima raccolta, avendone egli composte molte altre) sono state da lui improvvisate “durante convegni noiosissimi” e lette poi nei bar, a congresso finito, a un uditorio di divertiti colleghi. Prima di arrivare all’edizione de La Nave di Teseo del 2022, alcuni componimenti erano stati raccolti nel 1958 dalla Casa editrice Taylor in volumetto rilegato tirato in soli cinquecento esemplari numerati. Spiega Eco, concludendo la sua introduzione: «L’alto ideale etico che ha dominato ciascuna di queste esercitazioni conviviali è sempre stato quello di una assoluta correttezza scientifica. E questo sia di monito per le generazioni a venire: scherzare sì, ma seriamente».
Musica per le mie orecchie, autore a mia volta di (assai meno dotte) filastrocche e avido lettore di libri come "Biancaneve i settenari" o "L'urlando furioso", di cui ci siamo occupati  in questo stesso spazio.
 




martedì 6 gennaio 2026

BRIAN THE BRAIN L’INTEGRALE



 
Miguel Angel Martin
BRIAN THE BRAIN
L’INTEGRALE
Nicola Pesce Editore
2015 – cartonato
b/n – 470 pagine -Euro 25.00

“Ho conosciuto Brian The Brain agli inizi degli anni Novanta, quando sono andato al Salon del Comic di Barcellona. In una fanzine molto colta, Krazy Komics, mi appaiono due pagine, pulitissime, asciutte, cariche di emozioni varie e contrastanti, che mi rimasero impresse nella memoria e nel cuore”, racconta nella sua prefazione Jorge Vacca, il primo editore di Brian in Italia. Il quale prosegue: “Due anni dopo torno al Salone e un caro amico mi presenta Miguel Angel Martin, una persona amabile, gentile, solare, a cui piace il vivere. Ma al di là delle qualità umane, il suo profilo artistico confina con il genio. La nostra amicizia è cresciuta attraverso le vicende giudiziari, saloni di fumetti, centri sociali e, principalmente, trattorie e bar. In quegli anni usciva in Spagna il primo albo di Brian The Brain. Appena arriva nelle mie mani, ricordo subito le due pagine viste anni prima: di nuovo fa una breccia nel mio intelletto. Mai fino a quel momento avevo letto un fumetto del genere, dove tutti i sentimenti contrastanti erano condensati in trentadue pagine. Un gioiello letterario e grafico”.

L’editore fa cenno ad alcune vicende giudiziarie. Assurdo, ma vero. 
Nel maggio del 1995 la Digos sequestra nella sede delle Edizioni Topolin albi e tavole originali di  Miguel Angel Martin, quelle del suo volume Psycho Pathyas Sexualis, incurante del valore artistico dell’opera e della fama mondiale dell’autore spagnolo (definito dal Time “uno dei migliori fumettisti europei” e incluso dalla rivista The Face  nella lista dei disegnatori del secolo). L’accusa è di istigazione al delitto e al suicidio. Nel 1997 giunge, fortunatamente, l’assoluzione. Quelli erano gli anni del processo, altrettanto assurdo, a un gruppo di disegnatori e sceneggiatori della rivista Intrepido. Chi volesse saperne di più, può leggere un mio articolo sulla vicenda pubblicato sul blog “Freddo cane in questa palude” (cliccare dove evidenziato).

Ma torniamo a Brian The Brian – L’integrale, volume pubblicato da Nicola Pesce Editore. Brian è un bambino nato deforme (senza calotta cranica) ma con poteri paranormali superiori, a causa degli esperimenti fatti da una società biotech sul corpo della madre - che sottoponeva come cavia volontaria a radiazioni e a farmaci. Vediamo Brian crescere per tutto il volume fino alla morte, attraversando incubi tecnologici e abissi di disumanità, dotato però di una purezza e una delicatezza tutte sue a contatto con altri bambini ammalati o handicappati o freak, messi a confronto con persone ritenute "normali", ma non meno mostruose. 
Un capolavoro inquietante, raggelante, angoscioso eppure accattivante. Martin ha portato avanti altre serie unite da questi comuni denominatori, tutt'altro che minimi. Una, Life fading, racconta di un individuo che fa il libero professionista che si occupa di staccare la spina ai malati terminali e nello stesso tempo di donare il seme per la procreazione in provetta. Un’altra, Bug, parla di un insetto che vive tra i peli pubici di una donna. Da leggere e da restare di stucco: mai disegni tanto semplici, quasi elementari, hanno avuto un simile potere sul lettore. Entrambe queste serie sono state raccolte in volume da Nicola Pesce.