lunedì 19 luglio 2021

LA COLONIA PERDUTA

 
 
 

Giles Milton

LA COLONIA PERDUTA
Rizzoli
cartonato, 2000
420 pagine


Se la colonizzazione delle Indie Occidentali e la conquista del Messico da parte degli spagnoli, nei decenni successivi la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo sono costellate di figure ed eventi passati allo storia e alla leggenda, di cui si sono molto occupati romanzieri e cineasti, meno noti sono i fatti, per quanto drammatici, legati alle colonie inglesi in America del Nord. Eppure si tratta di vicende appassionanti e talvolta sconvolgenti, che prendono il via dal primo tentativo di insediamento di coloni sull'isola di Roanoke in quella terra che venne chiamata Virginia in onore di Elisabetta I, l'ultima dei Tudor, detta "la regina vergine", in quanto nubile e senza figli. Nel 1536, ancora sotto il regno di Enrico VIII (padre di Elisabetta), un mercante di pelli abituato a navigare tra Londra e le Canarie, Richard Hore, organizzò una spedizione verso le coste settentrionali del continente americano, convinto di potervi installare facilmente un posto di commercio. Il tentativo si rivelò un disastro, con i marinai che, male equipaggiati e senza viveri, e incapaci di procurarsi altrimenti del cibo finirono per darsi al cannibalismo. Tutte le spedizioni successive, per quasi un secolo, dovettero fare i conti con navi non ancora adatte alle traversate oceaniche, con il clima, con i nativi, con la scarsità di viveri in rapporto alle comunità di coloni che si volevano insediare, con gli approvvigionamenti di metalli, sementi, attrezzi, armi che dipendevano dalla madrepatria e non arrivavano mai puntuali. L'avventuriero Sir Hunfrey Gilbert fu il secondo a tentare (nel 1583) la fondazione di una colonia nelle terre non ancora occupate dagli spagnoli (con cui gli inglesi erano in guerra perenne, combattuta o sopita) ma, abilissimo nel trovare finanziatori, non fu altrettanto bravo nel valutare le difficoltà. In effetti i tentativi che si succedettero furono tutti una lenta approssimazione verso migliori organizzazioni successive che facevano tesoro degli insuccessi precedenti, in un susseguirsi di tragedie e di catastrofi. Se, già a Seicento inoltrato, le prime colonie riuscirono ad attecchire, molto si dovette all'instancabile opera di Sir Walter Releigh, favorito dalla regina ma poi inviso al di lei successore Giacomo I di Scozia. Una figura, quella di Releigh, davvero affascinante e sicuramente, per i canoni dell'epoca, illuminata. Lui soprattutto è il protagonista del saggio di Giles Milton. Benché non abbia mai guidato personalmente la colonizzazione sul territorio, la pianificò per anni da Londra, raccogliendo fondi e dando direttive, come quella di instaurare rapporti pacifici con i nativi americani (in questo, venendo spesso disatteso). Scelse collaboratori e capitani, organizzò le spedizioni, riuscì a ottenere finanziamenti privati e la sponsorizzazione della regina (non cui riuscì invece con Giacomo I, il cui nome venne dato a Jamestown nonostante il disinteresse del sovrano). Non si trattava soltanto di sbarcare dei coloni, ma riuscire a rendere stabile e autosufficiente una colonia, impresa tutt'altro che facile, e difenderla dagli attacchi degli indigeni così come dalla caccia degli spagnoli (che la cercavano per distruggerla, ritenendo tutta l'America terra loro). Nel 1584, un nativo americani di nome Manteo, catturato in un viaggio esplorativo, permise agli inglesi di imparare la lingua degli indigeni (e lui si rivelò abile mediatore). Nel 1585 salpò la prima spedizione organizzata da Raleigh, a cui avrebbero seguito numerose altre, ostacolate anche dalla guerra sul mare fra Spagna e Inghilterra. Proprio questa guerra portò al completo abbandono, fra il 1586 e il 1590, dei contatti fra la colonia posta sull'isola di Roanoke e la madre patria: quando gli inglesi tornarono a cercarla, la trovarono completamente abbandonata (da qui, un mistero che ha fornito materiale per romanzi, film e fumetti). In ogni caso, i britannici ci riprovarono, in un susseguirsi di battaglie e barbare uccisioni (anche i nativi fecero la loro parte), di epidemie e naufragi, fino all'episodio di Pocahontas, principessa pellerossa resa celebre dal film della Walt Disney (il suo matrimonio con John Rolfe è del 1614), che Giles Milton racconta nei dettagli (almeno quelli che è possibile ricostruire sulla base dei documenti storici). Il saggio si conclude con l'esecuzione sul patibolo di Walter Raleigh, accusato falsamente di tradimento, da parte di Giacomo I Stuart. Raleigh volle farsi decapitare con la testa voltata verso Ovest, là dove c'erano le sue colonie. Oltre a fare l'accurata cronistoria dei primi tentativi di colonizzazione in terra americana, Milton ben descrive anche la realtà londinese, quella della corte di Elisabetta I e quella dei suburbi trasudanti malattie e miseria in cui la vita era più dura e a rischio di quella nelle colonie

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