venerdì 2 giugno 2023

LUMACHINO



Bruno Quagliotti
LUMACHINO
STORIA DI UN PARTIGIANO
Tielleci Editore
2003, brossurato
132 pagine, p.n.i.
 
 
E’ sempre affascinante sentire raccontare dalla viva voce dei protagonisti testimonianze dirette di avvenimenti che hanno scritto la Storia. E leggere “Lumachino – Storia di un partigiano” dà proprio l’impressione di ascoltare il protagonista, Bruno Quagliotti, come avendolo di fronte: il testo, infatti, non è organizzato in alcun modo, sembra (e probabilmente lo è) la trascrizione di un racconto orale che riferisce aneddoti in ordine sparso. L’autore, di professione cuoco, in più punti, si rivolge ai ragazzi di “quarta e quinta elementare”, perché “imparino a non dimenticare”, e fa riferimento ad alcune sue visite nelle scuole per raccontare agli studenti (pare molto giovani) i mesi (tra il 1943 e il 1945) in cui, dopo la caduta del Fascismo, scelse di unirsi ai partigiani e combattere i tedeschi sulle montagne attorno alle Valle del Taro, non distante da Mezzani, il paese nei pressi di Parma di cui era originario. Lumachino, questo il nome di battaglia che gli venne attribuito, non spende troppe parole per spiegare il motivo della scelta di arruolarsi tra i partigiani, la dà per scontata. La narrazione, scritta senza pretese letterarie ma indubbiamente capace di attirare empatia e simpatia, non ha risvolti politici né indaga sulle vicende belliche inquadrando infatti in un contesto storico ordinato, riguarda solo piccoli fatti di vita vissuta sulle montagne con tante marce, tanto freddo, tanta fame. Tuttavia, Lumachino riesce a inserire aneddoti anche buffi di scherzi e di battute fra compagni di battaglia. Viene data altrettanta importanza a uno scontro a fuoco con tedeschi quanto alle spedizioni mirate a cercare qualcosa da mettere sotto i denti, ma anche un paio di scarpe adatte a marciare in montagna. Scrive Lumachino: “Vi dico francamente che quelli sono stati i mesi più belli della mia vita, anche se ho rischiato parecchie volte di perderla a vent’anni”. E proprio con l’incoscienza dei vent’anni, e la leggerezza che evidentemente gli era propria,  Bruno Quagliotti esce indenne da situazioni in cui è stato a un passo dal venire catturato e fucilato, o ucciso in combattimento. Più volte lo sentiamo comunque raccontare di aver riservato ai nemici catturati un trattamento umano che invece a parti inverse probabilmente non avrebbe avuto, e di aver impedito a compagni con molti meno scrupoli dei suoi di rubare o uccidere senza necessità.

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