mercoledì 27 dicembre 2023

TUTTA COLPA DEI MIEI GENITORI

 



Valentina Uccheddu
TUTTA COLPA DEI MIEI GENITORI
(PRIMA DI NASCERE NON ERO COSI’)
Cut-Up Publishing
Brossurato, 2023
212 pagine, 21.90 euro


Per recensire questo libro devo fingere di non aver sposato l’autrice, altrimenti tutto ciò che dirò potrebbe sembrare dettato dal fatto di dormirci insieme. Perciò non dirò che ho conosciuto Valentina Uccheddu su Twitter e di aver cominciato a seguirla attirato proprio dalla sua capacità di forgiare brillanti aforismi, come anch’io andavo facendo. Tacerò riguardo alle altre doti della fanciulla che in seguito, approfondendo la conoscenza, si sono rivelate altrettanto interessanti. Ribadirò invece quanto ebbi a scrivere introducendo le mie tre raccolte di tweet che hanno preceduto questa di Valentina (solo perché io ho cominciato prima), e cioè che Twitter (mi rifiuto di chiamarlo “X”) è, o era, un formidabile strumento per generare aforismi, costringendo gli utenti a esprimere un pensiero in un numero piuttosto limitato di parole. Tuttavia, aforisti si nasce e non si diventa, e la Uccheddu lo nacque. Non si spiega altrimenti la sua capacità di cogliere l’ironico e il poetico nelle piccole (ma anche nelle grandi) cose di tutti i giorni, illuminandole o coprendole d’ombra a seconda dei casi. “Tutta colpa dei miei genitori” raccoglie circa duemila aforismi in grado ora di muovere al sorriso ora di far riflettere, ora di far riflettere muovendo al sorriso, illustrati da nove autrici e autori di fumetti, compresa Anna Lazzarini a cui si deve la bella copertina. Gli aforismi sono suddivisi in brevi capitoletti tematici collocati in ordine alfabetico, da “Accenti” a “Voglia di scrivere”. Inutile il dire che mi sento chiamato in causa in molte occasioni, soprattutto nel caso dei tweet sotto la voce “Maritino” (sì, mi chiama così nell’intimità). A nobilitare il tutto, la briosa prefazione di Marco Ciardi, professore di Storia della Scienza all’Università di Firenze. Per me che, oltre a scriverli, colleziono aforismi (e libri di aforismi) da una vita “Tutta colpa dei miei genitori” sarebbe un libro imperdibile anche se non lo avesse scritto mia moglie. Ah, già. Non dovevo dirlo

martedì 26 dicembre 2023

MAIGRET E IL FANTASMA

 

Georges Simenon
MAIGRET E IL FANTASMA
Adelphi
Brossura, 2009
152 pagine, 11 euro

La saga del Commissario Maigret, composta da settantacinque romanzi (di cui questo, pubblicato nel 1964, è il sessantaduesimo), è caratterizzata non soltanto dalla corpulenta figura del burbero poliziotto parigino, ma anche di un microcosmo di personaggi ricorrenti a cui è facile affezionarsi (così come ci si affeziona al Quai des Orfèfrev, il palazzo dove ha sede la centrale di Polizia). Tra questi ci sono la signora Maigret, gli ispettori Lucas e Janvier, il giudice Comélieu, il dottor Moers, ma c’è anche l’ispettore Lognon, in servizio nel XVIII arrondissement. Di lui abbiamo parlato commentando il romanzo “Maigret, Lognon e i gangster”, e per l’esattezza qui:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2022/02/maigret-lognon-e-i-gangster.html

Georges Simenon (1903-1989), maestro nel cesellare le psicologie dei suoi personaggi, lo descrive come lagnoso, sgraziato, lugubre, servile, vittimista, jellato, decisamente insopportabile (al pari della moglie inferma). Maigret tuttavia gli vuol bene e quando viene informato che qualcuno gli ha sparato, ferendolo gravemente mentre si occupava di un’inchiesta di cui non aveva informato nessuno dei colleghi, decide di indagare sul caso. A mettere il Commissario sulla giusta strada è un altro personaggio decisamente ben caratterizzato, il vecchio misantropo Maclet, abituato a spiare dalla sua finestra chiunque passi per strada, il quale convince Maigret a suonare alla porta di Norris Jonker, collezionista d’arte olandese, e di sua moglie Mirella. Gli interrogatori dei due sono capolavori di finezza psicologica. Nonostante i pochi indizi a disposizione, il Commissario riesce a scoprire chi e perché qualcuno ha cercato di assassinare Lognon, che (sempre in cerca di una inchiesta che avrebbe potuto finalmente fargli fare carriera) aveva fiutato la pista di un traffico di dipinti falsi. Non è il miglior giallo di Simenon, ma resta godibile dalla prima all’ultima riga.

domenica 24 dicembre 2023

IL MOSTRO DELLA LAGUNA

 
 


Guido Nolitta
Gallieno Ferri
IL MOSTRO DELLA LAGUNA
Sergio Bonelle Editore
Cartonato, 2023
210 pagine, 28 euro


A volte del termine “classico” più che un uso si fa un abuso, finendo per considerare classico qualunque cosa ci sembri abbastanza datata da poter figurare in un ideale museo della nostra memoria, ma nel caso d “Il mostro della laguna” non ci sono dubbi di sorta. Si tratta di un vero e proprio classico dello Spirito con la Scure, anzi, della “golden age” della saga zagoriana e della produzione della formidabile coppia formata da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) ai testi e di Gallieno Ferri ai disegni. Proseguendo nella sua opera di riproposta in volumi cartonati di grande formato delle più belle avventure di Zagor, ecco giungere in libreria questa avventura marinaresca uscita per la prima volta, distribuita su sette albetti a striscia, nel lontano 1968, ma che ancora sorprende per freschezza, tensione, fascino esotico e perfino per umorismo. A rendere memorabile questo racconto contribuiscono senza dubbio le formidabili sequenze marinaresche realizzate da un Gallieno Ferri in stato di grazia, chiamato a illustrare navi, vele, burrasche: pane per i suoi denti, dato che da buon ligure il maestro genovese era un autentico lupo di mare. Non sembri strana una avventura in mezzo all’Oceano dello Spirito con la Scure: una delle caratteristiche dell’eroe dalla casacca rossa è proprio il suo prestarsi a storie dei generi più disparati. Indimenticabili alcuni dei personaggi del racconto, oltre al Re di Darkwood e al suo amico Cico (coprotagonista a pieno titolo non solo come compagno di avventura ma anche come interprete di gag esilaranti). Per esempio, il bieco capitano Nilsen, che Zagor ha la sfortuna di incontrare a Bridgeport, una località della costa dove si è recato ad accompagnare un vecchio amico deciso a imbarcarsi per l’Europa. Nilsen è a corto di marinai sulla sua nave, la “Strega Rossa”, in partenza per un viaggio e, come realmente accadeva talvolta nei porti, decide di arruolarne forzatamente qualcuno. Ma anche lui ha la sfortuna di scegliere Zagor e Cico, che nel proseguo dell’avventura non mancheranno di causargli dei grossi guai. La rotta della “Strega Rossa” conduce il Re di Darkwood lontano dalla sua foresta e gli fa intraprendere quella che può considerarsi, a tutti gli effetti, la sua prima “trasferta” (come verranno poi definiti i lunghi viaggi di Zagor destinati a venire narrati in cicli di varie storie collegate fra di loro). Infatti, dopo l’avventura a bordo della “Strega Rossa” ce ne saranno altre cinque prima che il nostro eroe e il suo amico messicano riescano a far ritorno a casa. Ma altrettanto ben caratterizzato di Nilsen è l’entomologo professor Lookford “Avete idea di quante specie di coleotteri esistano in tutto il mondo?”, chiede il naturalista ai marinai che lo stanno portando verso l’isola di Little Africa. Dato che gli incolti uomini dell’equipaggio non ne hanno la minima idea, lo studioso rivela che le specie in questione, almeno quelle a lui note, sono circa duecentomila. Tutte, comunque, fanno parte della sua collezione. O meglio, tutte tranne una. Manca alla raccolta, infatti, un esemplare di “pisum alatum”: esattamente l’insetto di cui lo scienziato è alla ricerca, una bestiola volante di color verde e dalla forma sferica che lo fa assomigliare a un pisello con ali. Con Lookford, il microcosmo zagoriano si arricchisce di un altro straordinario personaggio, la cui caratterizzazione è più incentrata sulle fisime del collezionista che su quelle dell’uomo di scienza. L’accanimento da monomaniaco con cui il professore dà la caccia all’animaletto oggetto dei suoi desideri, finisce infatti per rendere umoristica la sua figura, che diviene di fatto una riuscita parodia dell’esploratore in cerca di reperti e campioni naturalistici, raccolti sì per interesse scientifico ma anche, e forse soprattutto, per il gusto di poter esibire delle collezioni complete. E’ proprio in chiave comica che sia il “pisum alatum” che il suo irriducibile cacciatore fanno ritorno nelle pagine di uno Speciale Cico uscito nel 2002. Ad arricchire il volume contribuisce l’illustratissimo apparato critico curato da Graziano Frediani e da Luca Barbieri.

venerdì 22 dicembre 2023

IL CONSIGLIO D’EGITTO

 
 
Leonardo Sciascia
IL CONSIGLIO D’EGITTO
Adelphi
Brossurato, 1989
176 pagine, 11 euro

Scrive Leonardo Sciascia: “Volevo fare la cronaca del massacro dei presunti giacobini, avvenuto a Caltagirone alla fine del XVIII secolo, e avevo cominciato a documentarmi sull’argomento. Scorrendo la ‘Storia letteraria della Sicilia’ di Domenico Scinà, raccogliendo il materiale rimasto negli archivi, e poi leggendo le cronache del marchese di Villabianca, mi si è imposta la figura dell’abate Vella”. Il frate benedettino Giuseppe Vella (1749-1814), nato a Malta (dove aveva appreso i rudimenti dell’arabo) e poi trasferitosi a Palermo, è appunto il principale protagonista de “Il consiglio d’Egitto”, romanzo pubblicato da Sciascia nel 1963. Si tratta dunque di una figura storica, protagonista di una quasi incredibile vicenda ricordata come l’ “arabica impostura”, sostanzialmente la creazione di un falso, destinato però a destare grande clamore e finanche una certa influenza nel pensiero e nella politica non soltanto in ambito siciliano. Tutto nasce allorché fra’ Vella, destinato poi a venire chiamato “abate” per la fama acquisita, senza esserlo, viene convocato, in quanto in grado di parlare qualche parola di arabo, a fare da interprete tra le autorità palermitane e un ambasciatore del Marocco la cui nave era stata sospinta da una tempesta sulle coste siciliane. All’ambasciatore, nel corso del suo forzato soggiorno, viene mostrato un antico codice islamico risalente al periodo della dominazione araba in Sicilia, custodito nel monastero di San Martino. Il marocchino lo esamina e dichiara trattarsi di una copia di una delle tante biografie di Maometto in circolazione. Al che il Vella capisce di poter trarsi dalla sua condizione di povero frate questuante, e traducendo a beneficio di Monsignor Airoldi dichiara che l’ambasciatore ha riconosciuto nel manoscritto un testo che narra della conquista saracena della Sicilia e dei fatti della dominazione musulmana. Un documento, dunque, in grado di ricostruire vicende, perlopiù sconosciute o soltanto leggendarie, di mezzo millennio prima, anni da cui trassero fondamento le baronie e i feudi siciliani. Ripartito l’ambasciatore, Giuseppe Vella viene dunque incaricato di tradurre in italiano il preziosissimo codice, intitolato “Il consiglio d’Egitto”: per farlo, naturalmente, gli vengono riconosciuti emolumenti, un dignitoso alloggio, tutto il tempo necessario, il diritto di accesso nei salotti buoni, inviti nell’alta società nobiliare. Anzi, gli stessi nobili cominciano a foraggiare il Vella perché nella sua traduzione, di cui vengono abilmente fatti trapelare frammenti a spizzichi e bocconi, del tutto inventati, vengano citati i propri avi e confermati i diritti sulle terre possedute. Essendo ambientato tra il 1782 e i 1795, Sciascia riesce, riportando le conversazioni tra i baroni e gli ecclesiastici a cui l’abate assiste, e a cui partecipa in modo defilato, a ricostruire le vicende politiche e sociali di un’epoca che sta per tramontare, con la rivoluzione francese che sembra stare per tracimare anche in Sicilia, con le trame del Re, tramite il suo vice Caracciolo, tese ad avocare alla corona i privilegi delle baronie. Risulta chiaro che la vera “impostura” non è il falso dell’abate, peraltro di squisita fattura, ma quella dei fondamenti giudici del potere nobiliare di origine feudale. Le vicende di Giuseppe Vella si intrecciano con la vita di altre figure storiche, come quella Francesco Paolo Di Blasi, giurista e patriota, ghigliottinato nel 1795 per la tentata organizzazione di una rivolta tesa a creare, sul modello giacobino, una Repubblica siciliana. Il romanzo si chiude proprio con la lama che cade sul suo collo, e le pagine che raccontano le torture subite perché il Di Blasi facesse i nomi dei suoi complici (non li fece) sono sconvolgenti tanto quanto sono divertenti quelle dedicate alle prime mosse dell’ “impostura” dell’abate: è come se ne il libro di Sciascia ne racchiudesse due, e infatti ci sono due parti per distinte, una iniziale più faceta, una finale molto drammatica. Non si può fare a meno di ammirare l’eleganza della prosa sciasciana, precisa nella scelta dei termini, felice nell’ironia e tagliente nel cambio di registro, dotta nella ricostruzione di conversazioni fra poeti e letterati, avvocati e monsignori, maliziosa quando serve, impeccabile nella ricostruzione di ambienti e personaggi storici.

domenica 10 dicembre 2023

SUSPIRIA: L’ERETICO


 

 
Luca Laca Montagliani
Andrea Bulgarelli
SUSPIRIA: L’ERETICO
Annexia
2023, brossurato, 
128 pagine

Esordire dicendo che il saggio su Lucifero firmato da Fabio Celoni (sì, proprio lui) vale da solo il prezzo dl biglietto, sarebbe ingeneroso verso la storia a fumetti che lo precede, che sicuramente suscita ammirazione, per i testi e per i disegni. Ma cominciano da Lucifero il cui nome, come ben spiega Celoni, significa “portatore di luce”, e che comunemente veniva dato ai bambini almeno fino al terzo secolo dopo Cristo (esiste persino un San Lucifero), prima che il teologo Tertulliano non lo indicasse come quello di un sovrano di Babilonia contro cui si scaglia il profeta Isaia, probabilmente per un errore di traduzione della Bibbia in latino, e quindi venisse indentificato a posteriori con Satana, o il Male assoluto. Del resto nella Bibbia non c’è traccia della leggenda, che pure tutti conoscono, dell’angelo ribelle esiliato dal Paradiso e fatto precipitare sulla Terra, un racconto cominciato a circolare in era volgare. Il personaggio di Suspiria, creato da Luca Laca Montagliani (il massino esperto vivente di fumetto erotico popolare, e s’intende “vivente” nel senso di “prima che Davide Barzi e Sylvester lo facciano fuori e diano inizio a una sua seconda vita zombesca") e protagonista con “l’Eretico” del suo terzo episodio, è la figlia di Lucifero: ma non di quello che noi conosciamo dalla tradizione cristiana, quello esiliato, sì, ma da un diverso pantheon demoniaco. L’Eretico è proprio lui, un dio ribelle che predica agli uomini la necessità di porre fine alla sudditanza dagli altri dei: “Il potere è dentro di voi, non piegatevi a nessuno né in spirito né in carne!”. Satanna, la madre di Suspiria, gli fa notare: “Se l’uomo si affrancasse dai timori e dalle superstizioni, avresti contro l’intero pantheon!”. “Non li temo!” replica Lucifero. Sono però le dee, divinità oscure che nulla hanno con le abitatrici dell’Olimpo o di Asgard, a convincere Lucifero a ritirarsi in una volontaria catalessi destinata a durare secoli, e tutto ciò per il più umano dei sentimenti: l’invidia. Tutte vorrebbero avere un figlio da lui ma è Satanna a essere stata fecondata. La scarnificano dunque il volto e uccidono il feto che ha nel grembo, costringendola a fuggire al di fuori del tempo a vegliare l’amante dormiente. Sopravvivono le figlie Suspiria e Nenia, che in questo episodio retrospettivo (in cui si svelano appunto gli antefatti) vediamo bambine. A quest’ultima è dedicato un albetto disegnato da Pierluigi Abbondanza allegato al volume, che in appendice propone anche una serie di matite di Andrea Bulgarelli, davvero evocative nel raffigurare figure sensuali e demoniache, eros e thanatos, orrore e lussuria. Suspiria va a far visita alla madre, che veglia il simulacro di Lucifero, e le domanda: “Perché non ti sei vendicata?”. “Doveva andare così. Perché…? Vorresti pensarci tu?” risponde Satanna. “Nel tempo eternalico del regno oscuro potrei averlo già fatto!”, replica enigmatica la figlia. I lettori più fedeli sanno o sapranno. Sbaglia chi si attende contenuti porno o trattazione banale della materia. Oltre alla copertina del bravo Andrea Jula, esiste una variant cover in tiratura limitata del maestro Emanuele Taglietti. Un servizio fotografico con una modella praticamente perfetta che si aggira per un cimitero completa l’opera. Dulcis in fundo, una storia bonus disegnata da Werner Maresta: Atto di Dolore.


sabato 9 dicembre 2023

DISEGNI E PAROLE PER ESSERE LIBERI

 

Autori Vari
DISEGNI E PAROLE PER ESSERE LIBERI
Allagalla
Seconda Edizione
Cartonato, 2023
126 pagine, 25 euro


“Grazie ai tanti scrittori e disegnatori che hanno dato il loro contributo a questa iniziativa, che giunge in meno di un anno alla sua seconda edizione, con altri venticinque artisti che si sono accostati con sensibilità e un sorriso – a volte triste, a volte no – al tema della libertà di scelta sul fine vita. Di fronte all’ottusità del potere anche la fantasia è un’arma. L’incursione del fumetto nel frasario denso della bioetica, fa respirare una boccata d’aria fresca e tonificante nel corso di un cammino che non è concluso per poter tutti vivere liberi fino alla fine”.
Questo testo che compare in quarta di copertina spiega il senso sella pubblicazione del volume, i cui autori hanno tutti rinunciato alle proprie royalties e la cui Casa editrice devolve l’intero utile all’Associazione Luca Coscioni - che si batte da anni per giungere anche in Italia a una legge che garantisca il diritto, in certe condizioni, all’eutanasia, al suicidio assistito, alla rinuncia all’accanimento terapeutico, nel rispetto della libertà di scelta. Perché poi di libertà si tratta: non si impongono ad altri comportamenti diversi. Viceversa, chi si oppone pretende di negare i diritti altrui.
Roberto Guarino, curatore del volume, ha chiesto a un centinaio tra sceneggiatori e disegnatori di fumetti di esprimere con un testo scritto o una tavola illustrata il loro sostegno alla battaglia sul fine vita. La partecipazione è stata convinta e ispirata. Sfogliando le pagine ci si imbatte in un racconto di Paola Barbato e in una illustrazione di Giovanni Freghieri, poi in un fulminate testo di Tiziano Sclavi e in una vignetta di Sergio Staino. Non mancano personaggi a fumetti che si espongono in prima persona, come Martin Mystère, Diabolik o Cattivik (grazie alle tavole di Alessandrini, Palumbo e Bonfatti). Ma l’elenco degli artisti coinvolti è lungo e sorprendete. Solo per citare alcuni nomi: Silver, Alfredo Castelli, Claudio Nizzi, Roberto Recchioni, Paolo BacilieriAndrea Venturi, Emanuele Taglietti, Gianfranco Manfredi, Carlo Ambrosini, Bruno Bozzetto, Matteo Bussola, Luca Enoch, Onofrio Catacchio, Corrado Mastantuono, Silvia Ziche, Alfredo Castelli, Sergio Gerasi, Michele Benevento, Massimo Rotundo, Angelo Stano, Danilo Maramotti. Segnalo anche alcuni zagoriani: Joevito Nuccio, Val Romeo, Anna Lazzarini, Fabrizio Russo, Giuliano Piccininno, Stefano Voltolini, Giorgio Sommacal. Mi scuseranno i tanti esclusi dall’elenco, che completo sarebbe stato troppo lungo.
Anch’io ho dato il mio contributo: il volume contiene un epigramma e una scelta di aforismi sul tema del fine vita, più una vignetta scritta per James Hogg che l’ha disegnata.

Gi aforismi sono questi:

L’idea di poter scegliere l’eutanasia mi piace da morire.

L'eutanasia è quella cosa che mi fa desiderare di essere trattato come un cane.

L'unica legge davvero importante su cui conto di basare la mia serenità futura, è quella sull'eutanasia.

Il vero problema del suicidio assistito in Svizzera è che per il candidato non è facile trovare un mutuo per affrontare le spese.

Non capirò mai perché qualcuno che non lo farebbe per sé (e va bene) debba voler impedire la fecondazione o il suicidio assistiti ad altri.

L’epigramma, tratto dall’antologia “Versacci”, è questo:

L’ultimo abbraccio

Al nostro cane che amiamo
un ultimo abbraccio cingendo
pietosa una morte gli offriamo
lasciando che vada dormendo.
Se all’ultimo del tempo mio
nessuna speranza rimane,
allora lo chiedo anche io:
trattatemi al pari di un cane.

domenica 3 dicembre 2023

LE VACANZE DI DONALD



Frédéric Brrémaud
Federico Bertolucci
LE VACANZE DI DONALD
Panini Comics
Cartonato, 2022
64 pagine, 14.90
 
 
Ci è già capitato di segnalare e recensire la serie di irresistibili cartonati “alla francese” pubblicati Oltralpe da Glénat e realizzati con il taglio di veri e proprio graphic novel da artisti europei, aventi però (evidentemente su licenza) come protagonisti personaggi Disney. L’ultimo di cui abbiamo parlato è stato, per esempio, “Mickey All Star”.
Ma sono stati commentati anche “Il Segreto di Zia Miranda”
e “Alla ricerca della felicità”
e altri.
Il volume “Le vacanze di Donald” (uscito in prima edizione francese nella primavera del 2022) si differenzia dagli altri per diversi motivi. Innanzitutto, è del tutto privo sia di balloon che di sonori (come un film muto) e quindi non soltanto tutto quanto accade ma anche tutto ciò che i personaggi pensano viene reso soltanto facendo affidamento sulla magia del disegno. E qui, tanto di cappello al cartoonist italiano Federico Bertolucci che ha eseguito un lavoro assolutamente magistrale. Un tributo lo si deve, però, anche allo sceneggiatore francese Frédéric Brrémaud, che ha saputo non soltanto fornire, evidentemente, le giuste suggestioni all’illustratore, ma anche scegliere le giuste sequenze in grado di rendere al meglio lo sviluppo della divertente trama. La seconda caratteristica che balza agli occhi è come il tipo di racconto, la qualità delle gags, il movimento dei disegni, la scelta delle locations e la resa della colorazione facciano somigliare “Le vacanze di Donald” a un cartone animato di Paperino uscito dagli studi Disney negli anni Cinquanta, destinato alla proiezione in sala. Quanto mai sorprendente, dunque, l’ottimo risultato finale: un fumetto realizzato per sembrare un film. Poi, diverte molto rivedere in azione il buffo orso Onofrio (Humphrey Bear), antagonista di Paperino apparso per la prima volta in un cortometraggio del 1953, “Il tappetorso”, noto anche come orso Gelsomino. Per non parlare di Cip e Ciop (Chip & Dale), pestiferi scoiattoli nemici (per modo di dire) di Paperino a partire dal 1947. Il racconto prende le mosse dalla difficoltà di prendere sonno da parte di un Donald Duck stressatissimo dai rumori della metropoli, e deciso pertanto a cercare pace e tranquillità nella quiete del bosco. Solo che, il bosco, tanto quieto si rivela non essere…

venerdì 1 dicembre 2023

OPERAZIONE FANTOZZI

 


 
Gianni Fantoni
OPERAZIONE FANTOZZI
Sagoma Editore
brossurato, 2023
240 pagine, 17 euro


La collana tra i cui figura questo titolo si chiama “Dietro le quinte” e già questo offre una prima indicazione circa ciò che ci aspetta e sulle intenzioni dell’autore. La Casa editrice, peraltro, si chiama Sagoma Editore, e chi conosca Gianni Fantoni per averlo visto qualche volta in televisione o a teatro (io posso vantare un minimo di confidenza in più) sa che non c’è definizione che meglio gli si attagli: sagoma. Gianni è indubbiamente quel che si dice una sagoma. Alla voce “sagoma” sul vocabolario ci dovrebbe essere la sua foto. Esclusi gli amici d’infanzia i vicini di casa a Ferrara e i compagni di scuola, che hanno di certo assistito a qualche sua performance precedente, il grande pubblico lo conosce dal 1990, quando, ventitreenne, partecipa alla trasmissione di Rai Due “Stasera mi butto”, proponendo una strepitosa imitazione di Paolo Villaggio. “Operazione Fantozzi” racconta come e quanto quella sua prima esibizione gli abbia segnato la vita, legandolo al comico genovese attraverso una serie di incontri, prima fortuiti, poi fortunati, poi rocamboleschi. A Fantoni riesce persino di recitare come attore nell’ultimo film della saga del ragioniere, “Fantozzi: la clonazione”) e di sentire ventilare l’ipotesi di una possibile ulteriore pellicola intitolata “Il figlio di Fantozzi”, interpretata da lui e da Villaggio (peccato non sia stato fatto). Finché, mentre la carriera di Gianni procede per la sua strada in TV e sui palcoscenici (si potrebbero citare musical e programmi televisivi, mi limiterò a ricordare le sue geniali imitazioni degli oggetti), ecco l’attore folgorato da un’idea: portare Fantozzi a teatro! C’è però da convincere Villaggio, che non è precisamente la persona più accomodante del mondo, c’è da trovare il produttore, ci sono contratti con mille clausole da stilare e da far firmare. Più volte il traguardo sembra raggiunto, ogni volta tutto rischia di finire nel nulla. Quando Paolo Villaggio raggiunge l’Olimpo dei Comici è il 3 luglio 2017 (commovente il ricordo di quei giorni che Gianni ne fa) ma l’accordo è raggiunto, “devi farlo”, esorta addirittura. Poi però ci si mette anche il Covid. Il finale è a lieto fine: nel gennaio del 2024 lo spettacolo teatrale debutta a Genova (e dove se no?) con il titolo “Fantozzi. Una tragedia.”. Attraverso la ricostruzione di tutti i retroscena dell’operazione, naturalmente Fantoni traccia un efficace ritratto di Villaggio. Scrive la figlia Elisabetta: “Gianni descrive mio padre in modo assolutamente veritiero come è accaduto poche volte se non mai, restituendo perfettamente sia il personaggio che l’uomo”. C’è anche della narrativa, nel libro: sei racconti dedicati a Semenzara, la Signorina Silvani, Filini, Calboni, Mariangela e Pina, tutti deliziosi e in perfetto stile fantozziano. Infine, da segnalare ci sono i riquadri con i codici QR che, inquadrati con un telefoninom rimandano a video relativi a ciò di cui si è appena parlato.