venerdì 18 agosto 2023

A CIASCUNO IL SUO

 
 


 
 
Leonardo Sciascia
A CIASCUNO IL SUO
Adelphi
brossurato, 2000
160 pagine, 10 euro


Di fronte a “A ciascuno il suo” (1966) di Leonardo Sciascia (1921-1989) bisogna resistere alla tentazione di considerarlo semplicemente un giallo. Perché in effetti del giallo ha tutti gli elementi: un duplice omicidio, delle indagini, degli indizi, un colpo di scena finale. Però, ci troviamo di fronte anche a un romanzo (un grande romanzo) che va ben al di là dei confini del genere e che, per certi versi, li scardina. Per esempio, i colpevoli la fanno franca. La verità, rivelata al lettore (o più precisamente lasciata intuire), non illumina la scena. Ufficialmente, il caso rimane insoluto e alle due morti da cui prende le mosse l’inchiesta se ne aggiunge una terza, quella dell’unica persona che era arrivata a capire come sono andate le cose, uccisa e sepolta in una zolfara nonostante il suo proposito di non rivelare niente a nessuno. Tuttavia, ed è questo uno dei punti di forza dello sconvolgente finale, nel piccolo e anonimo paese dell’entroterra siciliano in cui si svolgono i fatti, in parecchi, se non tutti, la verità la conoscono benissimo, ma lasciano fare, considerando che, in fin dei conti, a ognuno sia toccato ciò che gli spetta. “Unicuique suum”, a ciascuno il suo, appunto, come recita il motto stampato sotto la testata dell’ “Osservatore Romano”, il quotidiano della Santa Sede, dalle cui pagine sono state ritagliate le lettere che compongono una minaccia di morte fatta giungere tramite lettera anonima al farmacista Manno. Farmacista che viene appunto ucciso durate una battuta di caccia, insieme all’amico dottor Roscio che lo accompagnava. Un professore di storia e di latino, Paolo Laurana, nota la provenienza dei ritagli e si incuriosisce, perché sono pochi, gli vien fatto di pensare, quelli che, in un paese di provincia, hanno a disposizione un giornale così poco diffuso al di fuori degli ambiti ecclesiastici. Laurana comincia a interessarsi al caso e, mettendo insieme un indizio dopo l’altro, giunge a ricostruire i fatti spingendosi ben più in là delle fiacche indagini delle autorità che si arenano subito. Sciascia è abilissimo a ricostruire le atmosfere, descrivere le ambientazioni, dar vita ai personaggi, peraltro lasciando intendere il malaffare, i giochi di potere, il clientelismo, l’omertà, l’abitudine a farsi i fatti propri, senza mai citare apertamente la mafia, che c’è ma non se ne parla, non domina la scena ma permea e infesta il sottofondo di ogni realtà sociale ed economica. Una mafia ancora vecchio stampo (il romanzo è ambientato nel 1964) ma su cui si radica quella che si sarebbe sviluppata successivamente. C'è poi la vivida rappresentazione del piccolo microcosmo della provincia siciliana degli anni Sessanta. Gli incontri del professor Laurana con personaggi memorabili (preti politici, medici in pensione, vedove inconsolabili, falsi amici) sono caratterizzati da dialoghi di straordinaria efficacia, lo stile di Sciascia è apparentemente semplice e godibile ma al tempo stesso elegante, preciso, prezioso nella scelta di ogni parola. Sicuramente un capolavoro. Del giallo, certo, ma anche della letteratura.

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