domenica 23 luglio 2023

MR. EVIDENCE - LA PROVA DELLA TUA ESISTENZA



 
Adriano Barone
Fabio Guaglione
Fabrizio Des Dorides
MR. EVIDENCE - LA PROVA DELLA TUA ESISTENZA
Sergio Bonelli Editore
2022, cartonato
80 pagine, 18 euro


Roba da pazzi. Non soltanto perché la storia è ambientata in quella che sembra una clinica psichiatrica e non soltanto perché i protagonisti sono affetti da turbe psichiche piuttosto serie, ma anche perché (lo dichiarano gli sceneggiatori, Adriano Barone e Fabio Guaflione) alla base della trama c’è un pazzesco lavoro di documentazione: “saggi di neurobiologia, psichiatria, psicologia criminale e documenti desecretati della CIA”. Destinati alla pazzia anche i lettori, ai quali vengono richiesti attenzione e pazienza, perché il primo volume della serie a fumetti “Mr. Evidence”, questo intitolato “La prova della tua esistenza”, non dà risposte, propone soltanto domande. Insomma: non ci si capisce nulla. Non è vero, si capisce benissimo che il seguito fornirà le spiegazioni del caso e difatti si rimane con una gran voglia di leggere che cosa succede dopo. Dopo il secondo volume il quadro si fa più chiaro ma nel contempo si complica (e la gran voglia diventa quella di leggere il terzo). Senza spoilerare nulla, cominciamo a inquadrare il volume in un contesto, quello della produzione bonelliana destinata alla distribuzione libraria, sull’esempio francese, anche quando non si tratta di isolati graphic novel ma di vere e proprie serie a fumetti, che nei bei tempi che furono sarebbero state proposte in edicola (non ho niente contro i graphic novel, ma ho nostalgia dei giornaletti). Barone e Guaglione, perfettamente assecondati dal talentoso disegnatore Fabrizio Des Dorides, presentano, in buona sostanza, una squadra di supereroi: tre uomini e una donna (come i Fantastici Quattro, chissà se solo per caso). Solo che si tratta di pazienti rinchiusi, non sanno neppure loro spiegare come e perché, nel Mulholland Institute, che sembra un manicomio ma che è sicuramente qualcosa di diverso. Inizialmente ciascuno fa i conti con la propria privata e personale patologia, poi cominciano a formare un gruppo e a scambiarsi informazioni e confidenze. Frederick Doster registra e memorizza ogni particolare della realtà attorno a lui e cerca di mettere tutto in ordine ricavandone dati che sfuggirebbero alle menti normali; Alexandra Cuaron, esperta di arti marziali, non percepisce dolore fisico e non prova emozioni; Adam Carver, che non ricorda niente del suo passato, è in grado di assumere la personalità di chiunque gli stia attorno e di duplicarla; Philipp Weber III, affetto da ittiosi e coperto di bende, percepisce il dolore altrui e ne ricava informazioni. Nessuno vola o spara raggi laser dalle dita delle mani, insomma. Però, come dei veri supereroi, assumono nomi di combattimento. Rispettivamente: Mr. Truth, Miss Nerve, Mr. None e Mr. Pain. La loro prima missione? Capire che cosa nasconda il Mulholland Institute e perché ci sono finiti dentro.

domenica 16 luglio 2023

ATLANTIDE

 


Clive Cussler
ATLANTIDE
Editori Associati
Collana TEA Due
2002
brossurato – Euro 8,50

Clive Cussler è nato nel 1931 in California, da madre americana e padre tedesco. Interrotti gli studi al Pasadeba City College, si è arruolato nell’Aviazione, partecipando alla guerra di Corea. Ha esordito nella narrativa nel 1973 con “Enigma”. “C’è un pezzo di me in Dirk Pitt e un pezzo di lui in me – scrive Cussler a proposito del suo più famoso personaggio – Siamo alti entrambi un metro e novanta. I suoi occhi sono più verdi dei miei e lui indubbiamente affascina le signore più di quanto io non abbia mai fatto. Abbiamo lo stesso gusto per l’avventura, anche se le sue imprese sono molto più estreme delle mie”. In effetti, il fatto di vivere avventure “estreme” è il dato più caratteristico di Dirk Pitt, quello che forse ne ha decretato il successo ma quello anche che rappresenta il suo limite più evidente. I romanzi di Cussler, benché scritti con l’evidente intento di non lasciare respiro al lettore e creare continuamente occasioni di suspance, sono privi di quella pur drammatica plausibilità che consente la sospensione dell’incredulità e l’immedesimazione da parte di chi legge. Sono filmoni di serie B.  Qui, l’idea di base pare ispirata dalle teorie di Graham Hankock a proposito dello scivolamento dei continenti che, migliaia di anni fa, avrebbe portato a un cataclisma destinato a distruggere le evolute civiltà antidiluviane dopo le quali l’umanità sarebbe tornata all’età delle caverne. I resti di una di queste civiltà, il cui ricordo è stato tramandato con il mito di Atlantide, vengono ritrovati da Dirk Pitt in varie parti del mondo e sotto i ghiacci del Polo Sud (esattamente come Hancock sostiene); ma a questa scoperta corrisponde l’inizio di una indagine sulle trame di una potente famiglia tedesca, i Wolf, frutto degli esperimenti genetici dei nazisti del Terzo Reich, che stanno progettando di scatenare artificialmente un nuovo cataclisma del genere per distruggere la nostra civiltà e creare un nuovo mondo di cui essi saranno i legislatori e gli ordinatori. Tagliando un enorme blocco di ghiaccio dalla banchisa dell’Antartide, vogliono provocare un nuovo scivolamento dei continenti. Pitt arriva appena in tempo per scongiurare la catastrofe. Azione, colpi di scena, effetti speciali, ritmo sincopato da feuilleton, perfino divertimento, ma nessuna vera partecipazione  emotiva che coinvolga il lettore.

 


 

sabato 15 luglio 2023

IL NASO DI LOMBROSO

 

 

 
Davide Barzi
Francesco De Stena
IL NASO DI LOMBROSO
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2023
130 pagine, 20 euro

C’era una volta… un Re, diranno subito i più frettolosi fra quanti leggeranno queste righe. No, c’era una volta un pezzo di legno, scolpito a forma di naso. E’ il ritrovamento dell’insolito oggetto in un teatro torinese in cui sono stati rapiti due ragazzi approfittando del parapiglia seguito a un attentato, a segnare l’inizio della nostra storia, quella, intendo, di cui stiamo parlando. Storia che a sua volta origina da un’altra, quella narrata a fumetti da Davide Barzi e da Francesco De Stena nell’albo n° 63 della collana bonelliana da edicola “Le Storie” (appunto), del dicembre 2017, intitolato “Il cuore di Lombroso”, successivamente riproposto in distribuzione libraria come volume cartonato (2021). “Il naso di Lombroso” esce invece direttamente in libreria senza passare dall’edicola. Essendo “Il cuore di Lombroso” ambientato a Torino nel 1889, mentre la vicenda del naso inizia, nella finzione narrativa, il 30 giugno 1881, si potrebbe parlare di un “prequel”. Sennonché Barzi, specializzato in versioni a fumetti guareschiane e sceneggiatore di entrambi i racconti, nella sua postfazione lo nega e usa il termine di “ucronìa”, o versione alternativa di fatti storici, caratterizzante tre graphic novel indipendenti l’uno dall’altro. Tre, perché è previsto infatti un terzo episodio. “Indipendenti” fino a un certo punto, visto che ogni storia ha al centro la figura di Cesare Lombroso, alienista piemontese (1835-1909) realmente vissuto (come tutti sanno o dovrebbero sapere). Non realmente vissuta, almeno per quanto se ne sa, è l’intraprendete Silvia Bottini, allieva dei corsi di anatomia di Lombroso presso la facoltà di anatomia dell’università del capoluogo sabaudo e donna decisamente emancipata (il lungo percorso dell’emancipazione femminile si può far risalire nel 1869, giusto per scegliere una data consapevoli che se ne potrebbero scegliere altre, con il movimento delle suffragette): il personaggio compare anche nel primo episodio (cronologicamente secondo). Le date in cui sono ambientati i due racconti, e soprattutto i loro titoli, fanno capire abbastanza facilmente, se confrontati fra loro, il collegamento con due scrittori e due romanzi caposaldi della letteratura italiana: Edmondo De Amicis e il suo “Cuore” (1886) e Carlo Lorenzini, che si firmava Collodi, e il suo “Le avventure di Pinocchio” (1881). Carlo Lorenzini è appunto un altro personaggio storico che compare ne “Il naso di Lombroso”, al pari di molti altri, tutti descritti con rigore documentario da Barzi e da De Stena. Le rocambolesche avventure, narrate attraverso una sarabanda di spostamenti in varie località del Regno d’Italia (Torino, Firenze, Volterra, Portoferraio…), vedono Lombroso e Silvia Bottini, scortati dal Tenente Colonnello Egidio Osio (1840-1902, altra figura storica) seguire le tracce dei rapitori di Paola (figlia dell’alienista) e del principino Vittorio Emanuele (futuro Re Vittorio Emanuele III), di cui Osio era il tutore, chiaramente rapiti insieme dalle stesse persone. Le indagini si indirizzano subito verso le sfaccettate organizzazioni anarchiche, delle quali aveva fatto parte Giovanni Passannante (1849-1910), condannato all’ergastolo per un (fallito) attentato alla vita del Re Umberto I compiuto nel 1878. Per lui, l’ucronìa barziana prevede una sorte diversa da quella ufficiale, ma naturalmente non ve la svelerò. Nella buia cella dove vengono tenuti prigionieri i due ragazzini viene gettato anche Carlo Lorenzini, rapito a sua volta, e il meccanismo narrativo fa sì che la brutta disavventura serva a ispirargli le avventure del suo burattino (in realtà marionetta), facendogli incontrare le controfigure di Lucignolo, di Mangiafuoco, di Geppetto. Barzi non è indulgente con Lombroso, cioè non ne difende le idee sull’antropologia criminale, e anzi lo mette in difficoltà di fronte agli anarchici che gliele rinfacciano, ma riesce a inquadrarlo in modo più completo rispetto all’immagine limitata che di solito se ne ha, visto che l’opera lombrosiana (una quantità sterminata di studi e di scritti) non si può ridurre a “L’uomo delinquente” (1876). In ogni caso, Barzi e De Stena forniscono, in appendice, una lunga bibliografia di riferimento. Bene, bravi, tris.

giovedì 13 luglio 2023

ZAGOR INDEX ILLUSTRATO 301-400




Giampiero Belardinelli – Angelo Palumbo
ZAGOR INDEX ILLUSTRATO 301-400
Saggistica fumettistica - Paolo Ferriani Editore
Prima edizione 2005
Con una prefazione di Mauro Boselli
brossurato, 100 pagine


Il quarto volume della serie “Zagor Index”, pubblicata da Paolo Ferriani Editore,  prende in esame tutti gli albi della serie dello Spirito con la Scure compresi tra il numero 301 e il numero 400 (Zenith 352-451). Ogni volume prende in esame, con schede critiche riguardanti tutte le singole storie, un gruppo di cento albi dello Spirito con la Scure: per cui si è iniziato con lo “Zagor Index Illustrato 1-100” e si è giunti appunto allo “Zagor Index Illustrato 301-400”. Tutte le avventure del Re di Darkwood sono esaminate in maniera minuziosa: si comincia con un riassunto della trama, poi si passa a un commento che fa emergere pregi e difetti, quindi si conclude con interessanti note sulle curiosità di vario genere (fonti di ispirazione, biografie degli autori, rimandi ad altre storie e perfino piccoli errori sfuggiti a tutte le revisioni). Benché si tratti di un saggio critico, il testo è corredato da una gran quantità di immagini, spesso tratte dagli albi ma anche rimandanti a collegamenti multimediali “esterni” (locandine di film, foto di personaggi famosi, illustrazioni storiche o pittoriche). Per esempio, agli autori non è sfuggita la somiglianza tra il piccolo e Jackie Coogan, il celebre “monello” del film di Charlie Chaplin. A curare i testi sono gli esperti (e appassionati) Giampiero Belardinelli e Angelo Palumbo, che nella loro prefazione spiegano: “In questo quarto volume andiamo ad affrontare la fase editoriale che è unanimemente considerata il Rinascimento della testata dopo un periodo piuttosto buio. Gli anni Novanta, infatti, hanno visto l’arrivo di sceneggiatori che si sono impegnati a recuperare lo spirito avventuroso nolittiano e, con una singolare operazione in bilico tra nostalgia e innovazione, hanno saputo restituire smalto e vigore alla collana”. Sfogliando le cento pagine dell’Index, prima di metterlo accanto ai tre precedenti nello scaffale dove tengo i libri che consulto più frequentemente, io stesso ho ripercorso con curiosità e divertimento tutto il lungo itinerario di cento numeri molto importanti per la saga dello Spirito con la Scure (da “Testa di Morto” a “Il ponte dell’arcobaleno”) che hanno visto la serie arricchirsi non solo di nuovi autori ma anche di nuovo personaggi, da Mortimer a Nat Murdo, da Andrew Cain a Honest Joe (anch’esso presente nell’albo di questo mese), e perfino affascinanti figure femminile come Marie Laveau, Denise Lafitte e Gambit. La prefazione di Mauo Boselli è la ciliegina sula torta, mentre un affettuoso ricordo va all'editore Paolo Ferriani, scomparso all'età di settanta anni nel gennaio 2021,  persona squisita e grafic di eccezionale taleno (a lui si devono gli intarsi di testi e vignette che cartterizzano i suoi Index).
 

mercoledì 12 luglio 2023

STEPHEN KING L’UOMO VESTITO DI INCUBI



 
Luca Crovi
Stefano Priarone
STEPHEN KING
L’UOMO VESTITO DI INCUBI
Saggistica – Aliberti Editore
Prima edizione - 2004
brossurato – Euro 14,90


Due autentici appassionati, e non già (almeno in questo caso) dei critici asettici, hanno compilato un agile vademecum sulla vita e le opere di Stephen King, uno degli scrittori di maggior successo al mondo. La produzione di King non viene analizzata né dal punto di vista letterario, né da quello psicanalitico né da quello sociologico o chissà che altro di accademico: Crovi e Priarone raccontano aneddoti, cucendo brani di interviste e racconti autobiografici,  mettendo insieme un patchwork eterogeneo ma accattivante, discorsivo come le chiacchiere tra amici che giochino a chi ne sa di più su una passione comune. Dividendosi i capitoli in modo da essere esaustivi sui più diversi aspetti dell’attività kinghiana (che spazia dai racconti ai romanzi, dai film ai telefilm, dalle sperimentazioni via internet alle sceneggiature pubblicate come opere letterarie, dalle canzoni rock alle apparizioni cameo sullo schermo), Crovi e Priarone
sembrano essersi divertiti molto. Il saggio è del 2004, dunque è aggiornato solo fino a quell'anno.


venerdì 30 giugno 2023

Il NOME DELLA ROSA

 
 
 

 
 
Milo Manara
Umberto Eco
IL NOME DELLA ROSA
Oblomov
2023, cartonato
72 pagine, 20 euro


Rimasi stupito quando seppi, leggendolo sul numero di “Linus” dedicato a Umberto Eco, che Milo Manara stava realizzando una versione a fumetti de “Il nome della rosa”. Però, mi dissi, se Manara aveva ritenuto di volerci provare, sicuramente aveva il talento per farlo. Lo stesso disegnatore confessa: “Il progetto mi è stato proposto dai figli di Eco e da Elisabetta Sgarbi. Mi ha lasciato un po’ tramortito: che venga proposta a uno a cui piace disegnare le donne una storia di uomini in tonaca che parlano, parlano e parlano, è una sfida all’ultimo sangue per un disegnatore erotico”. Una sfida che, valutando il primo volume dell’opera (che ne conta due), può dirsi pienamente vinta: “Il nome della rosa” di Milo Manara vede realmente l’autore ai vertici della propria arte, come leggiamo in quarta di copertina. Le tavole dell’illustratore veronese (anche se nato in Alto Adige), peraltro, non sono una “riduzione” del romanzo del 1980 con cui Eco vinse, nel 1981, il Premio Strega (sessanta milioni di copie vendute). Fumetto e letteratura si fondono senza tradirsi, come nel vero amore. Si resta rapiti, leggendo le pagine del volume (in cui ogni parola è dello scrittore e le immagini le pronunciano più che semplicemente visualizzarle) allo stesso modo in cui Adso si incanta di fronte ai bassorilievi del portale della chiesa dell’abbazia. La sintesi del fumetto non agisce per sottrazione rispetto al romanzo, ma ne filtra le intenzioni facendosene interprete. Non si tratta, insomma, di un riassunto, ma neppure di una nuova narrazione: ci troviamo di fronte a una alchimia perfetta nella quale rientrano anche le suggestioni cinematografiche (dl romanzo dello scrittore di Alessandria fu tratto un film nel 1986, interpretato da Sean Connery), perché Manara sceglie di dare il volto di Marlon Brando al suo Guglielmo da Baskerville, e del resto tutti i personaggi recitano perfettamente il loro ruolo come attori di un film sapientemente diretti da un esigente regista, ciascuno ottimamente caratterizzato. Le atmosfere del racconto di Eco, da lui evocate a parole, diventano suggestioni sorprendentemente coinvolgenti nei disegni del fumetto, ricchissimi di particolari eppure immediati da decifrare. Dichiara Manara: “Ho dato molta importanza ai marginalia, alle piccole decorazioni che uniscono le figure miniate dei manoscritti. Guardandoli emerge una visione del Medioevo diversa da quella che siamo abituati a immaginare: non un periodo di oscurità e tenebre, ma dominato invece da una fantasia quasi febbrile, che è inestricabilmente connessa con la realtà”. I colori di Simona Mara (immagino si tratti della figlia del disegnatore) contribuiscono, con merito, a rendere fascinosa l’opera. “Il nome della rosa” è ambientato nel 1327, e ha come protagonisti il giovane novizio benedettino Adso da Melk (l’io narrate della storia) e il frate francescano (con un passato da inquisitore suo malgrado) Guglielmo da Baskerville, incaricato di una missione diplomatica. Se il nome di Adso ricorda quello di Watson, e se la città di origine di Guglielmo rimanda a Sherlock Holmes, non è per caso: uno dei piani di lettura del romanzo è appunto quello della trama gialla: l’acutissimo francescano deve infatti indagare su una serie di omicidi che coinvolgono gli amanuensi al lavoro nella biblioteca del monastero. Ma ci sono ben altri elementi, al di là di quelli legati al mistero: si parla di eresia, di letteratura, di arte, di storia, di dispute teologiche, di inquisizione, del ruolo delle abbazie nella trasmissione della cultura nel Medioevo, di vizi e peccati, di sesso e di amore. Si è accennato a Elisabetta Sgarbi quale ispiratrice del progetto. Non è però la sua (e di Eco) “Nave di Teseo” a pubblicare il volume di Milo Manara, peraltro con ottima cura editoriale, ma la giovane Casa editrice Oblomov, diretta da Igort (al pari di “Linus”): “Oblomov è un editore pigro”, leggiamo sul loro sito, “amiamo la carta, le storie e i disegni, crediamo nella lentezza e nella cura, facciamo libri come si prepara il pane, aspettando che la lievitazione sia al punto giusto, prima di infornare. Nessuno ci corre dietro, altrimenti ci avrebbe già preso: siamo lenti per vocazione”. Bene, purché non ci facciano aspettare troppo il secondo volume (il primo si conclude con Adso sbalordito dalla bellezza nuda di una ragazza penetrata nottetempo nel convento e da lui sorpresa nelle cucine).

lunedì 26 giugno 2023

I DUE DISERTORI



 

Mauro Boselli
Bruno Brindisi
I DUE DISERTORI
Sergio Bonelli Editore
Cartonato, 2019
320 pagine, euro 28
 
Nel novembre 2018, la Sergio Bonelli Editore ha affiancato alla collana regolare dedicata a Tex (il ranger creato nel 1948, dunque settanta anni prima, da Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini, il più longevo tra i fumetti italiani) una nuova serie mensile intitolata “Tex Willer”, che propone storie diverse e inedite rispetto alla testata madre. A caratterizzare la seconda collana rispetto alla prima sono essenzialmente tre elementi: il Tex di cui si narrano le avventure è più giovane di vent’anni circa rispetto all’altro; la narrazione è più veloce e concitata (quasi un ritorno alle origini, quando i tempi dell’azione erano dettati dal formato a striscia); le pagine di ogni numero sono soltanto 64 (contro le 110 del formato classico). Dunque “Tex Willer” garantisce una lettura agile e veloce, in linea con i tempi di fruizione medi di ogni contenuto di fiction dei giorni nostri, veicolati dai social o dalle piattaforme in Rete. Siccome il giovane Tex ha vent’anni mentre il Tex della tradizione ne dimostra una quarantina, anche il suo carattere è più brusco e spavaldo, irruente a tratti, spericolato in altri, pur risultando assolutamente riconoscibile. Anche il Tex della prima striscia di Bonelli e Galleppini era e sembrava, tutto sommato, più giovane rispetto a quello che abbiamo visto maturare nei decenni successivi, per cui si può dire che “Tex Willer” narra avventure del periodo di poco precedente a quello dell’entrata in scena del personaggio ne “Il totem misterioso”, l’albetto del ’48 da cui tutto ebbe inizio, quando l’eroe era ancora un fuorilegge, ingiustamente perseguitato dalla giustizia. Ciò permette a Mauro Boselli, principale sceneggiatore della nuova serie, ma da tempo anche stabilmente alle redini della testata madre, di fornire retroscena ed antefatti riguardo alcune delle prime storie bonelliane (per esempio, riguardo gli esordi di Mefisto). L’intento di Boselli è chiaramente quello di costruire una narrazione organica e coerente risolvendo molti passaggi dubbi della biografia dell’eroe, e in quest’impresa lo avevano aver già visto all’opera con alcune storie sull’infanzia e sula giovinezza di Tex pubblicate su altri albi, come Texoni o Maxi, già prima che iniziasse la nuova collana. Il tutto, come si capisce, è (almeno per il sottoscritto) estremamente interessante, e allora ben vengano anche grandi volumi cartonati da libreria come “I due disertori” che raccolgono e ripropongono a colori le avventure complete apparse in bianco e nero e in piccolo formato in edicola. Il volume di cui vedete la copertina (opera di Massimo Carnevale e dunque diversa rispetto a quelle originarie di Maurizio Dotti) presenta in un unico tomo la seconda storia della collana “Tex Willer”, uscita precedentemente in edicola su cinque albi (dal numero 5 al numero 9) tra il marzo e il luglio del 2019. Gli avvenimenti narrati (puro western di ambientazione di frontiera, quella tra il New Mexico e il Messico) si ricollegano a quanto narrato precedentemente: il giovane Tex deve liberare l’indianina Tesah (protagonista anche del “Totem misterioso”) rapita dai comancheros (la prefazione di Mauro Boselli chiarisce bene chi siano e come non si debbano confondere con i Comanche). Lungo la sua pista, l’eroe si imbatte in due disertori dell’esercito messicano, fuggiti da paghe misere e trattamento da cani, Miguel e Pedro. Una coppia non certo adamantina, di cui inizialmente Tex giustamente diffida, ma i due poi si rivelano validi alleati: torneranno in altre avventure. Così come tornerà Juan Cortina, “l’inafferrabile desperado, impegnato in una guerra solitaria contro gli Sati Uniti d’America”, come lo definisce il futuro Aquila della Notte, personaggio storico. Già, perché un’altra caratteristica delle avventure del giovane Tex Willer è l’intreccio dei racconti con la Storia scritta con la S maiuscola. Dando però la precedenza alle scorribande a cavallo, alla polvere del deserto e a quella da sparo, al sudore e al sangue, tutto perfettamente reso da Bruno Brindisi, disegnatore in grado di dimostrarsi a suo agio con Tex tanto quanto con Dylan Dog.

domenica 25 giugno 2023

SUPERFANTOZZI

 
 
 

 
 
Paolo Villaggio
SUPERFANTOZZI
Rizzoli
1985, cartonato
510 pagine, 32.000 lire


Come ogni cultore di Fantozzi dovrebbe sapere, ma come forse non tutti sanno, il tragicomico ragioniere interpretato al cinema da Paolo Villaggio (1932-2017) non nasce nel 1975 con il primo film della serie diretto da Luciano Salce. Fantozzi nasce sulla carta stampata, e più precisamente sulle pagine della rivista “L’Europeo”, dove, a partire dal 1968, cominciarono a venire pubblicati brevi racconti scritti dallo stesso Villaggio con protagonista il dipendente della Megaditta. Nel 1971 una quarantina di racconti vennero raccolti dalla Rizzoli in un volume intitolato “Fantozzi”, divisi in quattro sezioni, ciascuna dedicata a una stagione dell’anno (oltre un milione di copie vendute). Nel 1974 altri venti episodi riempirono “Il secondo tragico libro di Fantozzi”. L’anno successivo il trionfo cinematografico consacrò definitivamente (per l’eternità) la maschera esilarante e catastrofica che tutti conosciamo. Nel 1976 Villaggio pubblicò “Le lettere di Fantozzi” (dove l’io narrante è lo stesso personaggio). Nel 1979 esce in libreria “Fantozzi contro tutti” (una trentina di nuovi racconti), e nel 1983 fu la volta del volume “Fantozzi subisce ancora”. Sono questi i quattro titoli raccolti in un unico volume del 1985 intitolato “Superfantozzi”, quello di cui ci stiamo occupando. In seguito sarebbero usciti altri tre libri, nel 1993, nel 1994 e nel 2016. Fin dai primi racconti c’è già tutto il Fantozzi che sarebbe stato portato sullo schermo e molto di più, non soltanto perché alcuni degli episodi non sono finiti nei film (tra questi, per esempio, “Il giorno che Fantozzi visitò la Fiera di Milano”), ma anche perché Paolo Villaggio è un eccellente narratore, inventore di una mitologia, una terminologia, una prosa, un tipo di umorismo. Non si può leggere una frase da lui scritta senza immaginarla recitata da lui, tanto gli appartiene. “Io non so scrivere in italiano”, confessa beffardamente l’autore nella sua “Premessa”, e spiega: “Soprattutto non conosco l’uso del punto e virgola. Non lo sa nessuno! Questo libro non è assolutamente un libro, è solo la raccolta delle storie di Fantozzi che ho scritto per l’Europeo, con qualche punto e virgola in più, buttato giù a caso”. Eppure, senza saper scrivere in italiano, Paolo Villaggio ha inciso come pochi altri nel nostro immaginario collettivo. Ci sarebbe da scriverne per ora, basterà per ora prendere nota che i film che tutti conosciamo nascono dai suoi punti e virgole stampati su carta, gettati a caso tra craniate pazzesche e megadirettori galattici.

sabato 24 giugno 2023

STORIA DEI CINEFUMETTI ITALIANI



 
 
 
 
 

Riccardo Renda

STORIA DEI CINEFUMETTI ITALIANI
Algra
brossrato, 2023
372 pagine, 20 euro
 
Un libro davvero straordinario in cui in ogni pagina c'è una sorpresa. Si scoprono film, cortometraggi, video per il web ispirati da fumetti italiani, dagli inizi del Novecento fino ad oggi, con nomi e titoli sorprendenti (e una sorprendente prefazione di Alfredo Castelli). Dopo la pubblicazione nel 2021 di “Dalla carta alla pellicola. Storia dei cinecomic internazionali” (in cui si analizzava la casistica dal punto di vista delle produzioni estere) Riccardo Renda ci consegna oggi il volume “Storia dei cinefumetti italiani”. Questo secondo lavoro approfondisce la relazione tra cinema e fumetto in Italia, dimostrando come nel nostro Paese il dialogo tra settima e nona arte sia stato molto più intenso di quanto generalmente si creda.
La prima parte del volume è dedicata proprio alle trasposizioni su pellicola di fumetti italiani, sia con produzioni realizzate nel nostro paese che all’estero (come le pellicole turche su Zagor), oltre a quei fumetti stranieri che hanno potuto godere di una versione italiana in live action (si pensi al Lucky Luke di Terence Hill). Collocando i titoli in successione cronologica, Renda permette di apprezzare come la loro scansione temporale tracci delle tappe che corrispondono a precise fasi nell’evoluzione del fumetto nostrano (dal “Corriere dei Piccoli” a Zerocalcare): il cinefumetto diviene così anche una chiave di lettura storica, sociale e culturale. La disamina prende le mosse dai primi contatti tra le due arti, risalenti non al 1941 con "Cenerentola e il Signor Bonaventura", come frettolosamente riportato finora da molti saggisti, bensì all’epoca del muto, con alcune pellicole ispirate a personaggi di carta statunitensi. Il tutto corredato da dati accuratamente verificati e foto di difficile reperibilità.
Dai primi del Novecento a seguire, si passano così in rassegna cronologica le varie opere tratte da fumetti italiani e i generi affrontati (racconti per l’infanzia, western, nero criminale, erotico, umoristico, fumetto d’autore), sino a giungere ai giorni nostri, con il secondo capitolo del Diabolik dei Manetti Bros.
La seconda parte del volume descrive invece il percorso inverso, ovvero quello che dalla pellicola ha condotto le storie e i personaggi a prendere vita su carta, illustrando, seppur per sommi capi, quei fumetti italiani che hanno tratto ispirazione dal cinema. Si segnalano anche gli scambi di ruolo in cui gli artisti del cinema e del fumetto si sono voluti confrontare rispettivamente con il mondo delle “nuvole parlanti” e della celluloide (si pensi al Fellini fumettista o a Gipi regista, ma c'è anche Roberto Recchioni). Completano il volume, una galleria di manifesti e locandine : una delizia per gli occhi.

venerdì 23 giugno 2023

MI DICHIARO PRIGIONIERO POLITICO

 
 

 
 
 
Giovanni Bianconi
MI DICHIARO PRIGIONIERO POLITICO
Einaudi
2003, brossurato
316 pagine


Oltre al titolo, è significativo il sottotitolo: “Storie delle Brigate Rosse”. Non “Storia delle Brigate Rosse” ma “storie”. Cioè, sei storie (personali, a tratti intime) di sei brigatisti scelti non fra quelli di primo piano, ma fra a quelli della militanza di secondo o terzo livello. Due donne (forse le più interessanti) e quattro uomini, di cui si racconta il prima, il durante e il dopo la lotta armata e attraverso cui si ricostruisce il quadro di un’epoca e della visione della società che avevano i terroristi. I ritratti di ”Pippo” (Tonino Paoli), “Augusta” (Angela Vai), “Claudio” (Bruno Seghetti), “Gulliver” (Germano Maccari), “Michele “ (Francesco Piccioni), “Paola” (Geraldina Colotti) raccontano le luci e le ombre delle loro personalità, i conflitti interiori, le illusioni e le disillusioni, i furori e le palpitazioni. Ogni brigatista che entrava in clandestinità lasciava una famiglia, a volte dei figli, il gruppo di amici, compiva scelte che avrebbero cambiato la propria vita per sempre e compiva azioni che avrebbero rovinato (o stroncato nel sangue) quelle di altri, molti altri. Ciascun terrorista, oltre al nome di battaglia, ne aveva uno proprio: sul lato “personale” indaga l’autore, dimostrando anche come le Brigate Rosee non fossero un gruppo compatto e monolitico e anzi non mancassero fronde interne, dubbi e idee diverse. Spiega Giovanni Bianconi: “Questo libro ricostruisce alcuni aspetti delle storie di sei militanti delle Brigate rosse nell’arco di tempo tra il 1970 e il 1988, durante il quale le organizzazioni armate di sinistra hanno provocato la morte di centoventotto persone (e il ferimento di alcune centinaia). Alcuni dei protagonisti, così come tanti altri militanti delle Br, hanno seguito percorsi diversi dopo lo svolgimento degli avvenimenti di cui si parla; ad esempio attraverso un ripensamento critico sull’uso della violenza come strumento di lotta politica”. Bianconi si astiene da valutazioni morali e non formula alcun giudizio. Per questo il suo libro è misurato e interessante. Il titolo, tuttavia, mi fa ricordare quel che pensavo io, che avevo sedici anni quando fu rapito e assassinato Aldo Moro, sentendo dire di qualcuno che si dichiarava “prigioniero politico”: la mia reazione era di perplessità perché mi sembrava, e ancora mi sembra, che chi lo diceva, in realtà, veniva imprigionato per aver impugnato un’arma, non per le idee politiche.

venerdì 9 giugno 2023

IL TERRORE CHE MORMORA



 

John Dickson Carr
IL TERRORE CHE MORMORA
Polillo Editore
2013, brossurato
302 pagine, 16.90 euro

John Dickson Carr (1906-1977) amava talmente l’intreccio giallo classico di impronta inglese (quello alla Agatha Christie, per intenderci), che nel 1932 si trasferì dagli Stati Uniti, dove era nato, in Inghilterra, luogo che riteneva più congeniale per architettare le sue trame, sempre complesse e misteriose, distanti dal comune poliziesco d'azione, e ambientate spesso in antichi manieri, se possibile in mezzo alla nebbia. I suoi ispiratori furono Arthur Conan Doyle (a cui dedicò una biografia) e Gilbert Keith Chesterton (sulla cui figura modellò il criminologo protagonista di molti suoi romanzi, il professor Gideon Fell). Straordinariamente prolifico (al punto da pubblicare opere anche sotto pseudonimo), il suo nome è legato ai delitti della “camera chiusa”, quelli in cui si scopre un cadavere assassinato in una stanza bloccata dall’interno, dalla quale non è potuto uscire nessuno, ma dove si trova soltanto la vittima e non c’è traccia dell’uccisore. Anche questo “He Who Whispers”, del 1946, prevede un meccanismo del genere anche se non proprio: immaginatevi una vecchia torre rotonda affacciata su un precipizio, di cui restano soltanto le mura circolari, completamente vuota all’interno, con una serie di scalini di pietra che salgono fino al camminamento in alto. Figuratevi adesso che alcuni testimoni abbiano lasciato il ricco Howard Brooke lassù in cima, ancora vivo, e siano scesi facendolo restare solo. Dopodiché, ponete che ci sia la certezza che nessuno è più risalito sugli spalti: tuttavia, Howard non discende e viene ritrovato ucciso da una lunga lama, quella del suo bastone animato che portava sempre con sé. Com’è possibile? Naturalmente c’è tutto un teatrino di personaggi che rendono vivace e talora inquietante la trama (si parla persino di una vampira a cui potrebbe essere imputato l’assassino), e c’è Gideon Fell che indaga. La spiegazione del caso, come al solito, è impeccabile - anche se bisogna stare al gioco guidato da Dickson Carr, che non propone soluzioni plausibili ma possibili. Cioè, il caso può darsi, anche se non è esattamente la cosa più facile che possa accadere. Del resto, spiega lo stesso autore nel suo capolavoro, “Le tre bare”, nessuno chiede a un giallista che l’assassino si riveli il personaggio più probabile, ma il più insospettabile, per quanto strano sia. Due parole infine sulla collana “I bassotti” della della benemerita Polillo Editore: Marco Polillo (1949-2019), giallista a sua volta, ha pubblicato in agili volumi dall’inconfondibile copertina color arancio, a partire dal 2002, le migliori detective stories della produzione più classica, recuperando titoli di autori anche dimenticati o poco noti, ma di straordinario valore.