venerdì 24 febbraio 2023

IL MIO AMICO MAIGRET



 


Georges Simenon
IL MIO AMICO MAIGRET
Adelphi
Brossurato, 160 pagine
10 euro


Scritto nel 1949, “Mon ami Maigret” (questo il titolo originale) è il trentunesimo romanzo (su settantacinque) dedicato da Georges Simenon (1903-1989) alle inchieste del Commissario Maigret della polizia parigina. Sicuramente i gialli di Maigret creano dipendenza e non si smetterebbe mai di leggerli, ma tutto Simenon è superlativo, come si è detto più volte in questo spazio: rimando dunque alle altre recensioni sul mio blog “Utili sputi di riflessione” che lo riguardano, a cominciare da questa:

http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2023/02/lettera-mia-madre.html

Perciò, dando per acquisite tutte le notizie e considerazioni fornite in precedenza su Maigret e sul suo autore, mi concentrerò su tre caratteristiche peculiari de “Il mio amico Maigret”. Tanto per cominciare, non è ambientato a Parigi: ci sono, è vero, altri romanzi che portano il Commissario a indagare in diverse località della Francia, così come in Olanda o negli Stati Uniti, ma in questo caso la location è su una piccola isola chiamata Porquerolles, realmente esistente (se mai qualcuno ne dubitasse), poco al largo della costa provenzale, e Maigret, che potrebbe sottrarsi alla trasferta, decide di andarci per godersi un po’ di sole sfuggendo alla pioggia primaverile di Parigi e a certi parenti che si sono stabiliti in casa sua invitati incautamente dalla moglie. A Porquerolles un certo Marcellin, balordo di piccolo taglio più che vero e proprio criminale, si vanta con i frequentatori dell’albergo-ristorante nella piazza principale del borgo di pescatori, di conoscere il celebre Commissario Maigret e anzi di essergli amico. Il che in piccola parte è vero, perché in passato il poliziotto lo aveva aiutato a cavarsela da un certo guaio in cui era finito invischiato e soprattutto era riuscito a far ricoverare in sanatorio la sua fidanzata Ginette, malata di tubercolosi. Gli anni sono passati, Marcellin e Ginette hanno preso strade diverse ma tutti e due ricordano con gratitudine Maigret. Marcellin, andato a vivere a Porquerolles, ostenta dunque ad alta voce, una sera al ristorante, la sua amicizia con il Commissario e porta a riprova un biglietto da lui scrittogli una volta. Il mattino successivo l’uomo viene trovato ucciso e al poliziotto locale che raccoglie le prime testimonianze sembra chiaro che il motivo sia stato appunto il riferimento a Maigret fatto e ripetuto davanti a parecchia gente. Gente che è tutta rimasta sull’isola, dato che il mare mosso ha impedito la partenza delle barche e visto che tutti sono stati invitati a non allontanarsi. Dunque, l’assassino non può che essere ancora a Porquerolles, quando il Commissario, avvisato dell’accaduto, vi giunge. Ecco quindi un secondo punto caratterizzante: il giallo si basa del meccanismo del “whodunit”, cioè sul “chi è stato?”, tipico del poliziesco classico, alla Agatha Christie o alla Ellery Queen. Il che non capita sempre nei romanzi di Maigret, che raccontano di indagini in cui il nome del colpevole è meno importante del modo in cui il poliziotto arriva a incastrarlo. Anche ne “Il mio amico Maigret”, tuttavia, Simenon rimane Simenon e sono magistrali le sue descrizioni degli ambienti e degli scenari, in questo caso decisamente insoliti, e le sue ricostruzioni dei variegati personaggi, da Ginette (accorsa sull’isola appena saputo della morte di Marcellin) alla giovanissima cameriera Jojo (dipinta non senza malizia dallo scrittore), dal pittore vagabondo Jef de Greef alla ricca e attempata inglese Ellen Wilcox alloggiata con il suo toyboy sul suo yacht alla fonda nel porto. Infine, a rendere particolare il romanzo c’è la figura dell’ispettore londinese Pyke, giunto da Scotland Yard per “studiare” il “metodo Maigret” di cui tanto si parla anche oltre Manica. Metodo che, come ripete più volte il Commissario, proprio non c’è. Pyke segue Maigret come un’ombra, contraddistinto da una flemma britannica molto marcata che infastidisce il poliziotto francese, che si sente osservato e sotto esame. Impossibile non notare, in un giallo scritto nel 1949 ambientato in mezzo al mare, l’assenza di rilevamenti della polizia scientifica: Maigret giunge alla verità praticamente solo interrogando gli isolani.

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