sabato 31 ottobre 2020

IL GIUDICE E IL SUO BOIA



Friedrich Dürrenmatt
IL GIUDICE E IL SUO BOIA
Adelphi
2015, brossura
130 pagine, 10 euro


"Il giudice e il suo boia" è una delle prime opere scritte dallo svizzero Friedrich Dürrenmatt (1921-1990), di cui abbiamo parlato a proposito di un altro romanzo, posteriore di qualche anno, "La promessa". "Der Richter und sein Henker" apparve a puntate su rivista tra il 1950 e il 1951, per venire poi raccolto in volume nel 1952. Rispetto a "La promessa", il meccanismo giallo è più solido: questa volta la soluzione (sorprendente) del caso di omicidio (quello di un poliziotto) da cui prende le mosse la narrazione è totale e convincente e la verità viene appurata dall'investigatore, il commissario Bärlach.  Tuttavia quest'ultimo è un poliziotto problematico: malato con pochi mesi di vita, con molti fantasmi nel passato, alle prese con un dilemma di coscienza riguardo a un vecchio nemico, Gastmann, di cui non poté dimostrare la colpevolezza in passato e a cui potrebbe oggi attribuire un delitto che non ha commesso, in modo che possa in qualche modo pagare comunque il fio delle sue colpe. L'assassino è un altro, insospettabile, e incastrato da Bärlach in maniera lucida e letale, il romanzo giunge a una sua conclusione. Tuttavia la scrittura cupa e lacerante di Dürrenmatt pone sempre al centro la dicotomia fra la realtà delle cose e quella che è possibile appurare per via giudiziaria. Georges Simenon, letto questo noir, disse: "Non so che età abbia l'autore. Se è alla sua prima prova, credo che farà strada". In effetti Dürrenmatt avrebbe primeggiato ma soprattutto come autore teatrale, e in ogni caso come scrittore tout-court, risultando difficile da incasellare come giallista.
 

lunedì 26 ottobre 2020

LA PROMESSA

 
 

Friedrich Dürrenmatt 
LA PROMESSA
Adelphi
2019, brossura
180 pagine


Maestro riconosciuto del teatro contemporaneo in lingua tedesca, del cui rinnovamento è stato fra gli artecifici, lo scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt (1921-1990) ha al suo attivo anche alcuni inquietanti romanzi che potremmo definire gialli, se non fosse per l'impostazione insolita al di fuori dei canoni del genere. "La promessa" (1958) nasce da una sceneggiatura scritta dallo stesso Dürrenmatt per un film "Il mostro di Mägendorf". Il titolo allude all'impegno preso dal brillante commissario Matthäi, della polizia di Zurigo, con la madre di una bambina uccisa a colpi di rasoio da un maniaco. Le indagini che avevano portano alla cattura e alla condanna di un venditore ambulante (il quale poi si era impiccato in cella) non convincono Matthäi: l'assassino è qualcun altro. Il desiderio di assicurare alla giustizia il vero colpevole diventa un'ossessione per il poliziotto che, vedendosi preclusa la possibilità di indagare in veste ufficiale, rassegna le sue dimissioni e continua a farlo da privato cittadino. Ma il piano da lui congegnato (divenire gestore di una stazione di rifornimento in attesa che passi una certa automobile) si rivela una trappola: gli anni trascorrono senza risultati, Matthäi finisce per perdere lucidità. Solo dopo molto tempo la casualità risolve il mistero e la verità viene appurata, ma tutto avviene per altre vie. In buona sostanza, le indagini non servono a nulla, il detective, per quanto geniale, non giunge alla soluzione. E' la negazione del meccanismo giallo più tradizionale, ed è quanto accade, molto spesso, nella realtà.

sabato 24 ottobre 2020

MICHELANGELO BUONARROTI

 


 

Eugenio Pilla
MICHELANGELO BUONARROTI
Edizioni Paoline
brossurato, 1959
190 pagine, 780 lire

Di solito sono di bocca buona e i libri che recensisco mi piacciono quasi tutti, in toto o in buona parte. Mi è difficile, però, dire alcunché di positivo in questa scalcagnata biografia di Michelangelo Buonarroti. Già dalle prime righe è facile intuire che non è proprio il rigore accademico a sostenere il testo. Descrivendo l'infanzia dell'artista, l'autore esordisce così: "Appena mosse i primi passi, il bamberottolo sgambettava per l'aia. Talora si divertiva con gli anitroccoli e con le tortorelle. Il pacchierotto cresceva robusto e vispo da sembrare il moto perpetuo". Bamberottolo? Pacchierotto? Anitroccoli e tortorelle? Dopodiché si procede per aneddoti da spigolature della Settimana Enigmistica. Si sottolinea ogni tre per due l'estrema religiosità di Michelangelo e lo si raffigura come il più devoto dei devoti, tutto teso verso l'estasi mistica. Che il Buonarroti sia stato credente, non ci sono dubbi, ma la sua fu una fede tormentata. Di questo non si rende conto. A chi contestava la giovinezza della Vergine della Pietà, apparentemente di minor età del Cristo suo figlio, secondo il biografo Michelangelo avrebbe obiettato che dipendeva dalla sua castità, perché le caste si conservano giovani più a lungo delle non caste. L'interpretazione di qualsiasi opera d'arte viene volta in modo da risultare edificante. Parlando delle rime amorose si precisa che sono rivolte verso Vittoria Colonna, verso cui il Buonarroti avrebbe provato, beninteso, solo "amore platonico"; non tenta neppure accennando una interpretazione omosessuale di quel versi, in realtà indirizzati ad almeno un paio di intimi amici - e molto espliciti. Il colmo lo si raggiunge quando, accennando a un dipinto giudicato "indecente", raffigurante Leda, si sottolinea come "andò perduto". "Ecco il destino di certe opere non eseguite secondo le leggi della morale cattolica: esse cadono, o presto o tardi, tra le mani di chi, per coscienza e provvidenzialmente le distrugge affinché non facciano del male": questo il commento del Pilla. Pilla che si dilunga sull'arte di Michelangelo, giustamente esaltandolo sia come pittore, che come scultore, che come architetto, che come poeta, ma che sbarella clamorosamente quando deve trattare di storia e di politica. Michelangelo, ad esempio, da fiorentino qual era, fu un repubblicano o un filo mediceo? Ah, saperlo. A un certo punto, decidendo di non poter tacere almeno del contributo dato dall'artista alla difesa di Firenze durante l'assedio del 1529-1530, quando progettò le fortificazioni della città, il Pilla spiega che i Medici tornarono al potere a causa del tradimento di Malatesta Baglioni (mercenario perugino incaricato della difesa delle mura urbane) segretamente accordatosi con il papa Leone X in favore della restaurazione medicea. Ma assolutamente no! Leone X fu sì, un papa dei Medici, ma morì nel 1521. Ai tempi dell'assedio a cui partecipò Michelangelo era papa Clemente VII, altro pontefice mediceo, ma siamo una decina d'anni dopo. Ovviamente, il Pilla nulla dice della poco onorevole fuga del Buonarroti quando la situazione si fece critica, neppure per elogiare il suo ritorno dopo l'ultimatum dei fiorentini che, se non fosse rientrato, gli avrebbero confiscato i beni. Leggendo svarioni simili vien da dubitare di tutto. Quasi certamente Eugenio Pilla doveva essere un prete o comunque un religioso (D. Eugenio Pilla, viene indicato) e il fatto che la biografia sia edita dai Paolini serve forse a giustificare in minima parte la "faziosità" confessionale del testo. Ma di sicuro ci sono studiosi e biografi in abito talare che licenziano testi di assoluto rigore. Ecco, diciamo che l'autore non è fra questi.

lunedì 12 ottobre 2020

SE SCORRE IL SANGUE

 

 


Stephen King
SE SCORRE IL SANGUE
Sperling & Kupfer
cartonato, 510 pagine
2020, 21.90 euro

 

Nella sterminata produzione kinghiana figurano (e spesso fanno bella figura) anche una serie di antologie di racconti. Alcune di queste raccolte contengono numerose storie brevi (è il caso di "A volte ritornano"), altre volte il volume antologico propone meno numerosi romanzi brevi (come fa "Stagioni diverse", da cui sono stati tratti film come "Stand by me" e "Le ali della libertà"). Questo "Se scorre il sangue" appartiene a quest'ultima categoria. I romanzi brevi (o racconti lunghi) sono quattro. Dico subito che il primo vale da solo, secondo me, il prezzo del volume. Purtroppo, il resto non è all'altezza (anche se di King non si butta via niente). "Il telefono del signor Harrigan" è un racconto decisamente ipnotico e inquietante, di quelli che non si riesce a staccare gli occhi dalla lettura e anzi, a pagine finite, dispiace che non sia stato più lungo: lo spunto poteva essere quello per un romanzo, con il cellulare in tasca a un morto sepolto nel cimitero che continua a mandare messaggi a distanza di anni. Il racconto che dà il titolo all'antologia, "Se scorre il sangue", è un sequel del romanzo "The Outsider", ma anche della trilogia di "Mister Mercedes", dato che vi compaiono alcuni dei personaggi principali, soprattutto Holly Gibney, a cui King sembra particolarmente affezionato (anche se, sinceramente, non capisco perché). Il titolo allude alla predilezione dei giornalisti per le storie cruente che attirano i lettori, e difatti c'è un certo giornalista televisivo che accorre sempre per primo sui luoghi dei disastri e sembra provarci gusto. Holly era stata la protagonista anche di "The Outsider", dove aveva combattuto contro una sorta di creatura mutaforma che si nutre di dolore e di paura assumendo aspetti umani che cambia continuamente. Si poteva credere che di mostri del genere ce ne fosse soltanto uno, invece Holly ne individua un secondo. La storia che ne viene fuori (lunga oltre duecento pagine) avrebbe potuto essere pubblicata come romanzo a parte, in ogni caso non è emozionante come quella a cui fa da sequel, anzi, si rivela ripetitiva e noiosa. Gli altri due racconti sono più brevi, uno tratta della fine del mondo e tutto sommato si fa leggere, l'altro narra di uno scrittore che resta bloccato in uno chalet di montagna a causa di una bufera di neve: lo spunto è buono, il finale delude. Attendiamo il Re alla prossima prova.



lunedì 5 ottobre 2020

SPIGOLE

 


 


Tito Faraci 
SPIGOLE
Feltrinelli
brossurato, 2020
200 pagine, 16.50 euro

 

"Tutti i fatti, i luoghi e i personaggi di questo romanzo sono inventati. Anche quelli reali", ammonisce l'avvertenza. Impossibile però non riconoscere in Ettore Lisio, lo sceneggiatore di fumetti protagonista del racconto, lo stesso Tito Faraci, così come nel Ranger che lo ossessiona non si può non vedere Tex Willer e nel Boss l'editor bonelliano Mauro Boselli. Se non altro, Roberto Recchioni (il "fighetto romano") è rimasto Roberto, come Mauro Marcheselli era rimasto Mauro in "Non è successo niente" di Tiziano Sclavi, un altro romanzo che parla del mestiere di scrivere fumetti raccontando fatti quasi veri e quasi cambiando solo i nomi dei personaggi, e che viene subito in mente come pietra di paragone. Paragone del resto impossibile al cento per cento perché "Spigole" è tutt'altro, più leggero e meno angosciante, come del resto si può ben immaginare solo pensando alla diversa personalità dei due autori, Sclavi e Faraci, appunto. Ma paragone possibile per certi aspetti, quali gli aspetti nevrotici del mestiere di scrivere (e del "dover" scrivere), lo scenario milanese, il bere troppo, gli aneddoti di vita vissuta trasformati in capitoli del libro, i sassolini tolti dalle scarpe. Ettore Lisio è talmente stressato dalla quotidianità del suo lavoro creativo per un fumetto seriale da desiderare ardentemente cambiare attività e aprire, perché no, una pescheria. Un radicale mutamento di prospettiva. In più, impedendo che chiuda una storica rivendita di pesce sui Navigli, e dunque contribuendo a conservare l'identità della zona a cui Ettore (al pari di Faraci) si sente legatissimo. Consultatosi con il suo gruppetto di amici fidati che sono una sorta di famiglia (Ettore è vedovo e cresce da solo una figlia), lo sceneggiatore si decide a telefonare ai proprietari del negozio. E qui, la storia prende una piega noir. Anzi, si trasformare il un mezzo giallo. Quantomeno, la trama si fa avventurosa, entrano in ballo dei malviventi, una ragazza maltrattata, delle indagini da svolgere: il tutto, però, non diventa mai del tutto drammatico. Resta fumetto un un thriller brillante, come del resto nelle corde dell'autore, uno che non delude mai. Gradevole, ilare, con qualche scena da telefilm e qualche altra da sit-com, si legge tutto d'un fiato e vien da pensare che più che un film, si potrebbe trarne un fumetto. "Giuli Bai", di Berardi & Milazzo, c'è già, ma lo spazio non manca, sui Navigli.



domenica 4 ottobre 2020

DAI GAS, LIZ!



 

 

Francesco Matteuzzi 
Marcello Toninelli 
DAI GAS, LIZ! 
Taita Press
brossurato, 2016
100 pagine, 9.90 euro
 
 

"La strada per il successo" a cui allude il sottotitolo è quella di Elizabeth Connor, per gli amici Liz, addetta alla pompa della benzina nella stazione di rifornimento del vecchio John, spersa in mezzo al nulla lungo una delle strade che attraversano il cuore deserto degli Stati Uniti. Per Liz, John è tutta la sua famiglia, almeno da quando lavora per lui, e John se ne sente un po' il padre o, come ripete spesso, il nonno. Il vecchio gestore non capisce perché una come lei rimanga lì e non cerchi fortuna altrove. Forse la ragazza è proprio un posto come quello, che cerca. Fatto sta che non vuol sentir parlare di andarsene. Almeno fino a quando un guasto all'automobile non costringe un impresario di passaggio, Cameron, a fermarsi in attesa dei pezzi di ricambio: scopre così il talento di Liz nel canto, dato che la ragazza si esibisce con la chitarra nel piccolo buffet dell'area di servizio. Ce ne vuole del bello e del buono per convincerla a credere in se stessa, come l'ha sempre esortata a fare John. Comincia così la carriera di una nuova stella della musica. Che però non dimentica da dove è partita, quando John si trova in gravi difficoltà. Ma quel che accade fa parte della storia che vi invito a leggere, una storia semplice e delicata, raccontata con buon gusto e con misura dal bravo Francesco Matteuzzi ma ancor meglio illustrata da Marcello Toninelli, disegnatore dalla grafica inconfondibile, abile con le matite e con le chine almeno quanto che come sceneggiatore di cose proprie o altrui. "Dai gas, Liz!" è uno dei pochi esempi del suo talento messo al servizio di testi altrui, e vien voglia di vederlo ancora cimentarsi in graphic novel del genere, oltre che con le strip di cui è indiscutibile maestro.

sabato 3 ottobre 2020

L'ORRENDO DELITTO DEL VICOLO BABBINI

 


Claudio Nizzi
L'ORRENDO DELITTO DEL VICOLO BABBINI
Adelmo Iaccheri Editore
brossurato, 2020
180 pagine, 15 euro

 

Il sesto romanzo del ciclo di Borgo Torre non si svolge a Borgo Torre ma a Pavullo. Chi ha letto i primi cinque è in grado di capire di che cosa stiamo parlando, per gli altri è necessario un breve riassunto delle puntate precedenti. Innanzitutto, l'autore è Claudio Nizzi, ovvero uno dei maggiori sceneggiatori italiani di fumetti (per quantità e qualità di opere pubblicate nel corso di una carriera più che sessantennale (ci basti qui ricordarlo per Tex). Nizzi è nativo di Fiumalbo, ridente borgo del Frignano, zona appenninica in provincia di Modena, dove trascorre molti mesi dell'anno. Nel 2008 ha dato alle stampe, grazie a un editore locale, un romanzo intitolato "L'epidemia", ambientato negli anni Cinquanta in un paese di montagna chiamato Borgo Torre, che assomiglia molto appunto a Fiumalbo, ma è una località di fantasia. Quel libro gli è riuscito piuttosto bene, e così nel 2009 ecco "Il federale di Borgo Torre", e nel 2010 "Il pretino" e "L'americano", quindi nel 2017 "I delitti di Borgo Torre". Inizialmente i carabinieri del paesello, e in particolare il maresciallo Caruso, sono personaggi inseriti in un contesto corale, poi l'aspetto giallo delle vicende comincia a prevalere sugli altri. Resta però il set provinciale e montanaro, con tutti i risvolti di commedia anche piccanti che si possono immaginare nelle tresche di una piccola comunità, ma anche agganci con la realtà storica e la ricostruzione della vita quotidiana sull'Appennino nel dopoguerra, e dunque anche con risvolti drammatici. Tutti i romanzi sono divertenti e gradevoli, scritti peraltro in punta di penna, utilizzando un linguaggio elegantissimo e puntuale, con frasi brevi in cui non c'è mai una parola di troppo ma che sono in grado di restituire l'efficacia di ogni scena come se la si vedesse scorrere davanti agli occhi un una pellicola in bianco e nero, esseziale ma ficcante, di un film degli anni giovanili di Nino Manfredi o Ugo Tognazzi. "L'orrendo delitto del vicolo Babbini", sesto titolo della saga, vede il maresciallo Lello Caruso trasferirsi per qualche settimana a Pavullo, località realmente esistente nel Frignano, confinante con l'immaginario comune di Borgo Torre, dove è stato scoperto un corpo di donna tagliato a pezzi e abbandonato in un sacco. Le indagini imboccano la pista di una setta satanica, con la scoperta di insospettabili cittadini pavullesi usi a mascherarsi per eseguire improbabili riti magici. Saranno davvero loro i responsabili? Come al solito, le indagini di Caruso, investigatore che non brilla di particolare acume ma che macina interrogatori come uno schiacciasassi, servono anche a descrivere una società di provincia di anni passati in bianco e nero ma per certi versi più divertenti e colorati dei giorni di oggi.

venerdì 2 ottobre 2020

LA PRIMA ALBA DEL COSMO

 


 

Roberto Battiston
LA PRIMA ALBA DEL COSMO
Rizzoli
cartonato, 2019
260 pagine, 19 euro

 

 

Se qualcuno avesse dei dubbi sulla competenza di Roberto Battiston quale fisico e cosmologo, basterà far notare come, addirittura, nel 2017 sia stato dato il suo nome a un asteroide. In ogni caso, ha anche diretto dal 2014 al 2018 l'Agenzia Spaziale Italiana e non si contano le sue prestigiose collaborazioni con i più grandi laboratori del mondo (al di là della sua cattedra di Fisica Sperimentale a Trento e le sue pubblicazioni scientifiche). In ogni caso, con "La prima alba del cosmo" Battiston non si rivolge al pubblico degli iniziati ma veste i panni del divulgatore per il grande pubblico. Diversamente da altri saggi che ho recensito di recente in questo spazio, sempre più che abbordabili ma un tantino specialistici, qui non troviamo nessuna formula matematica e tutto viene spiegato in maniera tale da poter essere compreso senza eccessivo sforzo anche dalla casalinga di Voghera, almeno quella curiosa di scoprire a che punto siano le indagini sull'origine dell'universo. Origine che, spiega Battiston, sembra avvenuta gratis: le fluttuazioni quantistiche del vuoto a un certo punto hanno cominciato a ribollire scaturendo particelle che, caricate negativamente e positivamente, hanno creato quanti di energia a somma zero. Alan Guth, uno dei padri della cosmologia contemporanea, ha definito questa genesi "the ultimate free lunch", il più straordinario pranzo gratuito mai concepito. Un altro capitolo del libro che mi ha colpito è quello sulla materia oscura e sull'energia oscura che, qualunque cosa siano, costituiscono la maggior parte dell'universo, ma che noi non vediamo, non percepiamo, non possiamo indagare. Non solo l'Uomo non è al centro dell'Universo, ma dell'Universo può vedere solo una piccolissima porzione (e ciò basti a toglierci ogni illusione di essere, non si sa perché, il popolo eletto di una qualche divinità). Dopo aver ricostruito la storia della formazione delle stelle, delle galassie, dei pianeti e della Terra, Battiston prova a prevedere gli sviluppi futuri dell'astronomia, della fisica e dell'esplorazione del cosmo, dando un quadro assolutamente intrigante di ciò che ci aspetta nei prossimi anni.

mercoledì 30 settembre 2020

BALLATA PER UN TRADITORE

 

 

 


 

Massimo Carlotto
Pasquale Ruju
Davide Ferracci
BALLATA PER UN TRADITORE
Feltrinelli
brossura, 2020
128 pagine, 16 euro

 

Sempre interessanti i graphic novel della Feltrinelli Comics, che spaziano attraverso vari generi proponendo romanzi a fumetti di taglio autoriale ma senza supponenze. Intrigante come deve essere un vero noir metropolitano, "Ballata per un traditore" nasce da un soggetto originale di Massimo Carlotto, uno dei maestri nella narrativa di questo genere (suo il personaggio hard boiled dell'Alligatore) e già questo basterebbe a destare l'attenzione. Carlotto del resto, pur scrittore in prosa, si è già prestato a progetti a fumetti, come nel caso di "Arrivederci, amore ciao", graphic novel realizzato con Luca Crovi e Andrea Tutti (Edizioni BD, 2004). A occuparsi della sceneggiatura è invece Pasquale Ruju, veterano in casa Bonelli con lunghe militanze nelle serie di Dylan Dog e Tex (per non parlare di Cassidy e altri progetti realizzati da professionista). I disegni di Davide Ferracci si segnalano per la loro graffiante essenzialità e per il sapiente uso del retino. La storia, tutta milanese, alterna passato e presente ruotando attorno alla figura del commissario Lo Porto, oggi pensionato ma dirigente, in anni passati, dell'Anticrimine a capo di una squadra composta da due uomini fidati, Galli e Valenti, più volte decorati per i loro successi sul campo. In realtà, il "metodo Lo Porto", che aveva portato a una diminuzione dei fatti di sangue in città, era basato su una sorta di trattativa segreta con la malavita. Il gioco viene scoperto dall'integerrimo magistrato Santini, le cui indagini portano allo smantellamento del gruppo e al pensionamento anticipato dei suoi componenti. Al posto di Lo Porto, oggi c'è una donna, la tostissima Stefania Rosati, che non tratta con i delinquenti ma agisce ben oltre i confini della legalità come una sorta di angelo vendicatore, spinta da motivi personali. Nell'imprevedibile e non consolatorio finale, dopo che tutti i fantasmi del passato sono stati riportati sulla scena, la Rosati deve fare i conti con la realtà di una nuova Milano dove la vecchia mala è stata sostituita da qualcosa di molto più insidioso.

venerdì 18 settembre 2020

MAIGRET AL PICRAT'S

 



Georges Simenon
MAIGRET AL PICRATT’S
Adelphi
2001, brossurato
180 pagine, 10 euro


Colpiscono due particolarità, in questo trentaseiesimo romanzo della saga del commissario Maigret, scritto da Georges Simenon nel 1950. La prima, l’audacia (per i tempi) nelle descrizioni di situazioni e personaggi dai risvolti legati al sesso, trattati comunque senza morbosità e senza alcun moralismo. La seconda, l’altrettanta audacia nell’affrontare senza remore il tema della tossicodipendenza. A un certo punto, Maigret chiede a un omosessuale morfinomane perché abbia cominciato a drogarsi, e la risposta è “non ne ho la minima idea”, così come accadrebbe (ne sono convinto io, ma ne era convinto evidentemente anche Simenon) nella realtà. Il personaggio di Arlette, la spogliarellista di un night-club di basso livello, il Picratt’s appunto, viene descritta fino al punto di dire e ribadire che aveva il pube depilato, e fatta risaltare nel talento a letto che anziché connotare una prostituta ne fa spiccare l’aspetto ribelle di ragazza fuggita di casa per vivere liberamente. Il locale notturno in cui si trova a lavorare, e dove si intrecciano le vicende umane di ballerine, musicisti, gestori e figure del sottobosco metropolitano come il Grillo (un nano tuttofare che procura i clienti), non è mai dipinto, malgradi lo squallore, come un ricettacolo del vizio ma come un teatrino di varia umanità, a cui Maigret è estraneo ma a cui non guarda come un censore. Come al solito, Simenon è abilissimo nel tratteggiare ambienti e figure, caratteri e personalità, e l’indagine poliziesca, che pure è interessante da seguire, non è che uno dei tanti aspetti della narrazione. Due le vittime, Arlette e una vecchia contessa, un solo assassino che fino all’ultimo appare inafferrabile anche per la mancanza di relazione fra le donne uccise. Nel finale, Maigret agisce anche con la pistola in mano e ha un guizzo felino prima di caricare con tutto il peso della sua stazza.

giovedì 3 settembre 2020

LE INDIE NERE




Jules Verne
LE INDIE NERE
RBA
2019, cartonato
200 pagine


Sono un centinaio i romanzi di Jules Verne (1828-1905) pubblicati da lui in vita o usciti postumi a cura del figlio. Oltre ai più noti, che sono comunque tantissimi, ce ne sono altri meno conosciuti - ma in cui si riconoscono comunque il genio, l’inventiva, la visionarietà e lo stile del grande scrittore, uno dei padri fondatori della fantascienza oltre che massimo esponente del genere avventuroso. Fra queste “opere minori”, assolutamente godibile è “Le Indie Nere”, ambientato in Scozia, dato alle stampe nel 1877. Il nome “Indie Nere” veniva dato ai territori scozzesi dove erano state scavate le ricche miniere di carbone, responsabili dell’annerimento di ogni cosa nei paraggi, ma anche dello sviluppo economico della regione. L’idea alla base del romanzo è che alcuni minatori, legati indissolubilmente al loro lavoro, decidano di continuare a vivere per libera scelta nelle cavità sotterranee, anche dopo che l’esaurimento dei filoni carboniferi ha portato alla chiusura dell’attività estrattiva. “Le Indie Nere” comincia, anzi, proprio allorché la miniera di Aberfoyle, che fa da principale teatro della vicenda è stata abbandonata. Colpisce il vagheggiamento da parte dei minatori dei bei tempi che furono, quando potevano scavare il carbone che non c’è più. Molti si sono messi a fare i contadini ma qualcuno, come si diceva, è rimasto sottoterra: la famiglia Ford, il cui capo, Simon, continua da anni, con il figlio Henry, a sondare la roccia delle gallerie convinto che ci siano altri filoni da poter sfruttare, senza mai tornare in superficie, supportato dalla moglie che ha organizzato una abitazione alla base del pozzo principale. Un giorno, Simon Ford convoca James Starr, proprietario della miniera, e gli rivela di aver scoperto un giacimento incredibilmente ricco. Ed è così, solo che tutta una serie di sabotaggi rivela la presenza di qualcun altro, molto ostile, che si aggira tra le buie gallerie. C’è chi crede all’opera di fantasmi, forse quelli dei minatori morti sul lavoro, forse di uno dei “penitenti” vale a dire quegli operai che, strisciando in ginocchio con una torcia alzata sopra la testa, davano fuoco, rischiando la vita, alle sacche di gas, evitandone l’accumulo. La riapertura della miniera convince un gran numero di minatori a seguire l’esempio dei Ford e ben presto sulle rive di un lago sotterraneo nasce una cittadina illuminata da gigantesche lampade elettriche. Nessuno sembra aver troppa nostalgia della vita in superficie, giacché sottoterra non piove mai e la temperatura è mite. Addirittura la cittadina ipogea attira turisti. Intanto, in un recesso della miniera viene ritrovata una giovane donna, chiamata Nell, che parla l’antico gaelico e riferisce di non aver mai visto la luce del sole, senza volere o sapere aggiungere altro. Henry Ford se ne prende cura, e la ragazza pian piano impara a vivere con gli altri, finché un giorno viene accompagnata all’aperto e per la prima volta vede il sole, il cielo, il mare. Nell ed Henry vorrebbero sposarsi, ma il misterioso abitante delle oscure cavità sembra intenzionato a riprendere la donna con sé, visto che era stato lui ad allevarla per anni nei recessi più impenetrabili. Alla parte avventurosa e di anticipazione (la città sotterranea ricorda quella degli “Abissi d’acciaio” di Isaac Asimov) Verne unisce elementi da feuilleton e da romanzo horror. Un bel mix. Peccato per il paternalismo con cui viene dipinta la figura del proprietario della miniera, davvero un capitalista illuminato, e per la mancanza di realismo nella descrizione delle reali condizioni dei minatori, avvelenati dalla polvere di carbone e costretti a lavorare con ritmi disumani. Qui gli operai sembrano tutti felici di poter scavare nella miniera, e questo è l’aspetto più fantasioso dell’opera.


martedì 1 settembre 2020

MASSA




Jim Baggott
MASSA
Adelphi
2019, brossurato
290 pagine, 32 euro


Anche quelli che hanno fatto il classico come me, sanno che, negli atomi, la massa (ovvero, quella che in soldoni si potrebbe definire "la quantità di materia", per quanto la definizione sia tutt'altro che soddisfacente) è racchiusa quasi del tutto nei protoni e nei neutroni del nucleo, essendone gli elettroni, che vi orbitano attorno in una nuvola quantistica, quasi del tutto privi. Più protoni e neutroni ci sono, insomma, più un atomo è "pesante" nella tabella degli elementi di Mendeleev. Leggendo lo straordinario saggio di Baggott scopriamo, però, che protoni e neutroni sono costituiti da altre particelle elementari, e più precisamente dai quark u e d. Uno si aspetterebbe che sommando fra loro la massa di questi "mattoncini" si arrivi a ricavare la massa del protone e quella del neutrone. Niente affatto. La massa dei quark uniti insieme costituisce solo l'uno per cento del totale. C'è da rimanerne strabiliati. E dunque? Di che cosa è fatta la materia? Gli studi più recenti suggeriscono che la maggior parte della massa dei protoni e dei neutroni sia una conseguenza delle interazioni fra quark e gluoni (altre particelle che fungono da collante, o meglio sono ciò che i quark si scambiano interagendo fra loro). A loro volta la pur minima massa dei quark è dovuta all'interazione dei medesimi con il bosone di Higgs, la "particella di Dio" che tiene insieme l'Universo. Quindi, la massa praticamente non esiste, è una "qualità secondaria" delle particelle: non è qualcosa che le particelle hanno, è qualcosa che le particelle fanno. Quindi, siamo fatti di energia, letteralmente. Jim Baggott, con chiarezza esemplare, esamina come la scienza, a partire dai filosofi greci, è arrivata a questa conclusione. Che peraltro è in perfetta corrispondenza con l'equazione di Einstein secondo la quale E = mc al quadrato.

lunedì 31 agosto 2020

GESEBEL




Max Bunker
Magnus
GESEBEL
Editoriale Cosmo
cartonato, 2017
740 pagine, 42 euro


E’ difficile per noi, oggi, riuscire a immaginare i brividi inconfessabili dei lettori che, agli inizi di febbraio del 1966, sfogliarono le pagine del primo numero di Gesebel appena apparso nelle edicole. A una inedita ambientazione fantascientifica ma contaminata dal nero e dal grottesco in perfetto stile Magnus & Bunker (autori, rispettivamente, dei disegni e della sceneggiatura), si aggiungeva la caratteristica diuna avvenente, per quanto dispotica, protagonista femminile, a capo di un intero pianeta (Virgin Planet) abitato da sole donne, tutte (quasi) belle come lei e come lei vestite di una tuta aderentissima che per quegli anni era oltremodo sexy, per non dire osè, amazzoni guerriere, crudeli e predatrici.
Gesebel, come avverte il titolo della prima avventura, è una corsara dello spazio: per lei e le fanciulle ai suoi ordini gli uomini, raffigurati per lo più come meschini e infingardi, sono considerati oggetti da usare, e vengono venduti come schiavi in pubblici mercati da cui le terribili ragazze attingono per rifornire il proprio harem personale. Un uomo a piede libero, a dire il vero, sul pianeta di Gresebel c'è: Mabus, il suo sinistro servitore muto, incaricato fra l'altro di accudire il bel gatto della padrona. Le fanciulle di Virgin Planet non hanno di femminile che l’avvenenza fisica: per il resto sono oltremodo spietate e violente, sia nei rapporti con le loro stesse compagne sia nei confronti dei maschi a loro sottoposti. Le Corsare dello spazio capitanate da Gesebel rappresentano un’autentica spina nel fianco per l’Impero di di Galassia Uno (che si suppone sia la Via Lattea). Alla corte dell’Imperatore (debole e inefficiente) non mancano gli intrighi, di cui il principale tessitore è il generale Brosk, divertente parodia del tipico militare guerrafondaio. 
Le avventure di Gesebel non si reggono comunque solo sul duello tra l’Impero e le Corsare, ma vengono movimentate dalla presenza di ogni sorta di improbabili alieni e dalla visita su mondi e pianeti di tutti i tipi – ancora più improbabili.
Nella rappresentazione di questo mondo di donne pirate e padrone e di uomini schiavi e sottomessi, oppure deboli ed inetti, c’è tutto il gusto dissacratorio e scanzonato del miglior Bunker, che si diverte a ribaltare tutto per vedere ciò che ne viene fuori, scombinando non solo le regole del gioco della fantascienza a fumetti (e non) più tradizionale; da sempre fondata su eroi spaziali maschi, prestanti e coraggiosi e su seriosi drammi cosmici in cui la Terra è in pericolo, ma anche spiazzando completamente i lettori che si trovano di fronte ad una situazione inattesa, o almeno inattesa da chiunque non avesse già imparato ad apprezzare il mix di trasgressività, erotismo, cinismo, satira e parodia di Magnus & Bunker.
Satirica e parodia è infatti la figura del generale Brosk, machiavellico tessitore di intrighi di corte e animato da genuino spirito hitleriano nei suoi sogni di gloria e di dominio. Per non parlare poi della fine del pianeta Terra così come è presentata nel terzo numero della serie ("E la terra scoppiò") dove ogni parvenza di possibilistico realismo è abbandonata in favore della satira e del grottesco. 
Le avventure di Gesebel non hanno niente del rigore scientifico e tecnologico tipico della fantascienza "hard". L’universo dei mondi e delle forme di vita che fa da sfondo alle vicende è approssimativo e inattendibile; i personaggi sono paradossali e niente affatto plausibili; anche le trame sono fantascientificamente superficiali e del tutto assente è la documentazione scientifica. Un Magnus frettoloso (si sarebbe soffermato di più su ambientazioni simili con "I Briganti" e "Milady") si lascia influenzare da Raymond e Flash Gordon, più che da Jeff Hawke o da Perry Rhodan (da cui pure sembra provenire qualche suggestione). Tuttavia la fantasia e l’originalità del duo Magnus & Bunker donano alla serie una freschezza inconfondibile che rende le storie assai piacevoli e divertenti: ai due autori poco o nulla interessa dei canoni della fantascienza: a loro basta approfittare di una ambientazione spaziale (e dunque al di fuori del nostro continuum sociale, culturale, temporale) per sbizzarrirsi liberamente con Uomini-Pipistrello, buffonate galattiche, raggi della morte e soprattutto con un esercito di donne da fasciare con tute aderenti .
Il ponderoso tomo pubblicato meritoriamente dalla Cosmo raccoglie le prime sei avventure (ciascuna di 120 tavole), vale a dire tutte quelle sceneggiate da Max Bunker e illustrate da Magnus. In tutto le avventure di Gesebel furono 23, ma dal n° 7 in poi vennero affidate ad altri.

domenica 30 agosto 2020

SWEET SALGARI







Paolo Bacilieri
SWEET SALGARI
Coconino
brossura, 2012
170 pagine,

"Sweet Salgari” (2012) è un graphic novel di Paolo Bacilieri sulla vita (e sulla morte) del Capitano è dedicato "a Sergio Bonelli"L'amore verso Salgari, evidentemente accomuna una insospettabile miriade di lettori, come viene mostrato nelle tavole, bellissime, in cui Bacilieri che racconta il momento in cui la notizia del suicidio del grande scrittore passa di bocca in bocca tra la gente, gli studenti, gli operai, le massaie, e tutti interrompono le loro attività per correre a vederne il corpo, composto in una camera ardente, e poi ne seguono il feretro, in un lunghissimo corteo commentato da Bacilieri con una citazione dal ciclo dei Caraibi, che finisce così: "Guarda lassù: il Corsaro Nero piange!". La biografia dell'uomo che ha fatto sognare intere generazioni di lettori è condotta dall'autore in un continuo alternarsi fra il presente narrativo (quello della preparazione e dell'esecuzione del tremendo seppuku con cui Salgari si sventrò, il 25 aprile 1911) e il passato, procedendo per episodi a sparsi, a partire dall'infanzia del protagonista. Non si tratta di una cronaca biografica esaustiva, ma fatta procedendo per loci selecti, flash, suggestioni, spostamenti da una città all'altra, fino alla terribile lettera agli editori: "A voi che vi siete arricchiti colla mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria o anche più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna". Vi saluto spezzando la penna! Una frase degna di Sandokan.



STRAORDINARIE IMPRESE DI TERRA, DI CIELO E DI ALCOVA DI SIR ALADDIN GULLIVER SIMBAD MUNCHAUSEN JUNIOR




Alfredo Castelli
Georges Pichard
Enzo Jannuzzi

STRAORDINARIE IMPRESE DI TERRA, DI CIELO E DI ALCOVA 
DI SIR ALADDIN GULLIVER SIMBAD MUNCHAUSEN JUNIOR

Cut-Up
2020, cartonato
50 pagine, 19,90 euro


Alfredo Castelli non finisce mai di sorprendere, e questo sorprendente libro edito da Cut Up è la classica dimostrazione di cui non ci sarebbe bisogno - ma ben venga. Inquadriamo il come, quando e perché, come il vulcanico sceneggiatore fa (con dovizia di informazioni e di immagini documentarie) in una assolutamente interessante prefazione (che vale da sola il prezzo del biglietto) di otto pagine. Stiamo parlando della Francia degli anni Settanta, in un momento di strabiliante effervescenza fumettistica (come anche in Italia, del resto), quella che portò alla Rivoluzione Umanoide e alla nascita di riviste come Metal Hurkant, L'Echo des Savanes e Fluide Glacial, e al rinnovamento di altre della vecchia guardia, quali Pilot e Pif. A quest'ultima testata collaboravano anche Massimo Mattioli, Bonvi e Mario Gomboli, i quali introdussero il giovanissimo (come loro) Alfredo Castelli, autore con Fernando Tacconi de "Gli Aristocratici", pubblicati Oltralpe per tredici puntate prima di venire cassati per le vibrate proteste dei genitori dei giovani lettori, genitori che non potevano tollerare la proposta di una serie i cui protagonisti erano dei ladri. Il direttore Compeyron decise però di inserire Castelli nello staff di una sua nuova rivista, "Bazar", destinata a un pubblico più maturo. Il buon giovane zio Alfred propose quindi un personaggio chiamato Aladdin Gulliver Simbad Munchausen Junior (dai nomi dei più famosi spacconi contabile della letteratura) il quale, vecchio Sir abituato a frequentare un Club inglese, avrebbe narrato agli astanti, di volta in volta, una sua breve impresa o strana avventura. Castelli aveva attinto l'idea da un altro suo personaggio, chiamato Sorry, disegnato da Bonvi per una rivista italiana omonima - dal destino non felice. Le prime due puntate furono affidate a un disegnatore d'eccezione: Georges Pichard. Sennonché "Bazar" uscì nel 1975 con un numero zero tirato in sole 150 copie (con il primo episodio) e fu eseguito un "area test" per valutare l'impatto della rivista.La prova andò male, l'editore rinunciò al progetto. Il secondo episodio uscì l'anno successivo su un'altra rivista francese, "Scop". In seguito, Castelli sceneggiò una terza e una quarta puntata, illustrate da Enzo Jannuzzi (niente a che vedere con Pichard, purtroppo) che apparvero in Italia su "Il Mago". Cut-Up ripubblica tutti e quattro gli episodi, con l'aggiunta di altro materiale (minuzie francesi).

LE BATTUTE DI MISTER FRED DURA






Franco Lana
LE BATTUTE DI MISTER FRED DURA
BookSprint Edizioni
2020, brossura
60 pagine, 15.90 euro
Ho creato un mostro. Non che mi voglia vantare di avere un talento da talent scout, perché magari qualcuno dei talenti da me sponsorizzati potrebbero venirmi addebitati in senso negativo da miei (e loro) detrattori, ma perché, purtroppo o per fortuna, sono stato io a coniare lo slogan "Il solito Franco Lana" e a dare spazio alle battute fotografiche esilaranti dedicate a Zagor, pubblicate per anni sulla mia pagina FB e raccolte in un libretto oltre che pubblicate qui: http://morenoburattini.blogspot.com/…/il-solito-franco-lana…
Finita la serie delle foto zagoriane, Franco non si è arreso e si è messo a sfornare freddure nei suoi spazi in Rete. Centocinquanta di queste, se non ho contato male, sono state riunite in un piccolo ma aureo libretto acquistabile on line. Non sono aforismi, non sono perle di saggezza, non sono frasi a effetto da citare. Sono semplicemente e felicemente freddure. Per fare un esempio, ecco la prima: "Sono arrivato tardi dal parrucchiere e lui mi ha fatto una lavata di capo. La mia preferita però è questa: "Nessun regalo è da scartare". Si sorride sempre, a ogni battuta, per scema che sia. Cosa da non scartare neanche questa, di questi tempi.

giovedì 27 agosto 2020

IL LIBRO IMPOSSIBILE




Gigi Cavenago
Tiziano Sclavi
I RACCONTI DI DOMANI
1. IL LIBRO IMPOSSIBILE
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2019
68 pagine, 19 euro


"La nuova serie di Tiziano Sclavi", come recita una scritta in quarta di copertina, in realtà si riallaccia ai primi due Speciali di Dylan Dog (della serie "vecchia", dunque), "Il Club dell'Orrore" (disegnato da Corrado Roi) e soprattutto "Gli orrori di Altroquando" (illustrati da Attilio Micheluzzi"). Si tratta in buona sostanza di racconti brevi e magari folgoranti, tenuti insieme e giustificati da un fil rouge, o da una cornice narrativa. Nel primo caso, i membri di un Club si riuniscono per narrare storie riguardanti il mostro di Loch Ness; nel secondo, un mostriciattolo di nome Azazelo inventa racconti per una oscura divinità che ne è affamata ("Sua enormità"), e in questo caso l'argomento è libero. Si può dire che quei due albi fecero capire a tutti quanto assurdo fosse il confine tra "fumetto d'autore" e "fumetto popolare".
Ne "I racconti di domani" le storie brevi sono giustificate da un libro misterioso che Dylan Dog acquista nell'altrettanto misterioso negozio chiamato "Safarà", una bottega di rigattiere in cui si vendono oggetti provenienti, si direbbe, da altre dimensiono. "I racconti di domani" compaiono e scompaiono su un volume dalle pagine bianche, e vengono letti da un Indagatore dell'Incubo particolarmente disorientato, che non ricorda, non capisce, non sa. Sclavi è sempre Sclavi, la sua poetica resta perfettamente riconoscibili, si è solo asciugato quanto a dialoghi, perciò il volume si divora e ci colpisce. Tuttavia 62 pagine dominate dai disegni finiscono in fretta e si resta con la nostalgia degli Speciali di un tempo lunghi il doppio e assai più densi. Il primo racconto del libro impossibile parla di una autoreclusione in casa di un ragazzo, per colpa di una madre-padrona, che quando prova ad uscire resta terrorizzato e capisce di non essere in grado di sopportare la normalità; il secondo propone un mondo di zombi in maschera dove finalmente tutti hanno (o cercano) il coraggio di mostrarsi per come si è; il terzo, forse il più folgorante, chiarisce fino a che punto si può spingere la guerra al fumo (e qui io sono dalla parte degli incursori, lo ammetto). Il volume fine con un "continua domani..." che rimanda a un seguito. Magistrale Gigi Cavenago, che sembra cresciuto a pane e Sclavi, e probabilmente è proprio così.

HABEMUS PAPAM VENGA IL TUO REGNO



Emiliano Pagani
Daniele Caluri
HABEMUS PAPAM
VENGA IL TUO REGNO
Feltrinelli
brossurato, 2020
100 pagine, 16 euro


Così racconta Emiliano Pagani la genesi di Don Zauker: "Ho detto a Daniele Caluri che mi sarebbe piaciuto un fumetto su un esorcista, vecchio e un po' rincoglionito. Anzi, su un vecchio rincoglionito che dice di essere esorcista e, forte del fascino e del sentimento di soggezione che l'abito talare esercita su gran parte della popolazione italiana, combinasse i peggiori casini certo che in ogni caso le persone si sarebbero inginocchiate al suo cospetto. E mi sarebbe piaciuto chiamarlo Don Zauker, come il cattivo della serie a cartoni animati Daitarn 3. Un personaggio terribile che a me però faceva sempre ridere proprio a causa del nome, Don Zauker: doveva essere un parroco o qualcosa del genere, non un mostro meganoide. Mentre parlavo, Daniele disegnava su un foglio". Il risultato dell'interazione fra i due un personaggio terribile più di un mostro meganoide, perché il sedicente esorcista Don Zauker di Pagani e Caluri è davvero quanto di più tremendo si possa immaginare, almeno in campo satirico e umoristico. Tremendo, beninteso, in senso positivo: per qualità di testi e di disegni, qualcosa di magistrale. Però, servono propensione all'umorismo nero, libertà di pensiero e stomaco forte per apprezzare fino in fondo. Don Zauker è disturbante, dissacrante, disperante. Personaggio negativo fino in fondo, parodia esasperata del male: dedito con compiacimento al turpiloquio, blasfemo, sacrilego, pornomane, esibizionista, tossicomane, razzista, nazista, stupratore, predatore, ladro, sadico, assassino, privo di qualunque remora morale. Ancora Pagani: "E' l’incarnazione dei peggiori vizi dell’uomo e non fa assolutamente niente per nasconderlo". Tanto, suggeriscono gli autori, lo protegge l'abito talare. Abito che è solo una sorta di copertura, frutto di un accordo con le gerarchie religiose che lui ha aiutato in turpi manovre e che ricatta. Un lasciapassare, insomma, una licenza di uccidere.
Il personaggio venne creato nel 2005 per realizzare una serie di storie brevi destinate al mensile satirico "Il vernacoliere", di cui Caluri era all'epoca copertinista e con cui anche Pagani collaborava realizzando vignette come autore completo (sa anche disegnare, seppur non bene con il compagno di merende). Poi, nel 2011, la scelta dei due autori di mettersi in proprio e dare alle stampe una serie di volumi autoprodotte con alcune storie lunghe (46 tavole ciascuno). Quindi il passaggio sotto l'egida della Feltrinelli Comics che ha pubblicato prima un lungo inedito (120 tavole, "Ego te dissolvo", ottobre 2019) e poi ristampato i precedenti materiali autoprodotte in due libri contenenti ciascuno due episodi. In appendice a quello di cui stiamo parlando, (febbraio 2020), "Habeus papam" e "Venga il mio regno", c'è una lunga postfazione di Pagani da cui si apprende che Don Zauker è nato nelle steppe del Kazakistan. Si sa però che trascorse l'infanzia in Germania e fece parte della Gioventù Hitleriana (difatti porta sempre con sé, sotto la tonaca, la fedele Luger P08). Pare abbia giocato a calcio con il futuro Papa Benedetto VI proprio durante questa militanza. Conobbe Padre Pio, da cui prese esempio nel modo di ingannare e maltrattare i devoti ma essere ugualmente ritenuto un sant'uomo. Dopo aver militato come mercenario nelle guerre di tutto il terzo e il quarto mondo e aver potuto sfogare i suoi peggiori istinti sadici, da tempo vive in Italia spacciandosi per esorcista, protetto dalle gerarchie ecclesiastiche, pur manifestando il suo disprezzo per qualunque ideale religioso. L'anticlericalità di Pagani e Caluri è fuori discussione e oltre ogni limite, così come la chiara collocazione politica dei due - che del resto sono livornesi. Per quanto osceno e triviale, Don Zauker è un fumetto di rara intelligenza, disegnato peraltro benissimo da un Caluri che meriterebbe un altare in ogni chiesa, se il solo farne entrare l'effige fra le sacre mura non provocasse un sisma del nono grado limitato all'esatta pianta dell'edificio. Se solo si riesce a non farsi turbare, Pagani fa molto ridere, anche se andrà sicuramente all'inferno.

mercoledì 26 agosto 2020

LA REALTA' NON E' COME CI APPARE






Carlo Rovelli
LA REALTA' NON E' COME CI APPARE
La struttura elementare delle cose
Raffaello Cortina editore
2014, brossura
240 pagine


Questo fantastico saggio è uscito nel 2014. La data è importante perché Rovelli non sapeva ancora che di lì a un anno, e più precisamente il 14 settembre del 2015, gli inteferometri del LIGO, negli Stati Uniti, avrebbero registrato per la prima volta le onde gravitazionali ipotizzate da Albert Einstein cento anni prima. L'osservazione seguiva un colossale scontro fra due buchi neri in una galassia lontana, evento apocalittico che ha appunto scatenato un'onda cosmica che, viaggiando alla velocità della luce, è giunta fino a noi ed è stata captata grazie a un apparecchio finalmente messo a punto e tarato nel modo giusto (in passato non avevamo interferometri del genere e anche la prima versione del LIGO non aveva ottenuto risultati). In seguito, altri eventi del genere sono stati registrati e il continuo aggiornamento dei dati apre una porta in grado di farci affacciare su scenari che prima era possibile soltanto ipotizzare. Nonostante il mancato aggiornamento, "La realtà non è come ci appare" è una lettura entusiasmante che ci porta davvero dentro "la struttura elementare delle cose", come recita il sottotitolo. E lo fa mostrandoci come gli scienziati, uno dopo l'altro, ognuno arrampicandosi sulle spalle degli altri, siano arrivati al punto in cui ci troviamo oggi. Un punto in cui persino Einstein, che già aveva sorpassato Newton, è stato sorpassato a sua volta dalla squadra dei fisici delle ultime generazioni, arrivati ormai a considerare acquisito il dato che al livello dell'infinitamente piccolo la realtà perde ogni riferimento con l'apparenza che noi percepiamo. Non solo i quanti sono l'unica realtà che costituisce ogni cosa, ma è la stessa materia che non esiste, e ci sono campi quantistici che creano lo spazio e il tempo, e il tempo non esiste o comunque si avvolge su se stesso e lo spazio è in realtà la gravità stessa, creato dalle onde gravitazionali. Onde che costituiscono il tutto e il nulla, in un ribollire di particelle che scaturiscono dal vuoto e nel vuoto ritornano. Non ci resta che convincerci, anche noi, del fatto che siamo energia fluttuante che interagisce in modi che nulla hanno a che fare con la nostra esperienza quotidiana, e aspettiamo nuove rivelazioni. Per fortuna, la matematica che descrive i fenomeni quantistici è in grado di fare previsioni probabilistiche tali da far funzionare grazie ad esse computer superveloce sempre più avanzati, perché la fisica dei quanti può essere sfruttata a nostro vantaggio anche se non la capiamo.

martedì 25 agosto 2020

IL LIBRO DEI BALTIMORE




Joël Dicker 

IL LIBRO DEI BALTIMORE
La nave di Teseo
2016 cartonato
590 pagine


Benché fossi rimasto perplesso dopo la lettura di "La verità sul caso Harry Quebert" (di cui ho già scritto esprimendo tutti i miei dubbi sulla qualità del romanzo a dispetto del clamoroso successo mondiale) ho comunque deciso a concedere una seconda possibilità a Joël Dicker. Dopo parecchie esitazioni, mi sono deciso e ho letto finalmente il suo romanzo successivo, "Il libro dei Baltimore". Ecco, con ogni probabilità Dicker lo saluto qui. Sussistono tutti i motivi per storcere le labbra che c'erano nel precedente romanzo, ma almeno lì c'era un giallo da risolvere e alla fine, bene o male, pur fra mille situazioni tirate per i capelli, il mistero veniva svelato. Personalmente non ho apprezzato la soluzione, ma bisognava ammettere che lo scrittore aveva saputo tenerci incollati fino alla fine. Nel "Libro dei Baltimore" non c'è neppure il giallo. La trovata per farci rimanere incollati fino alla fine è cominciare con l'annunciare una "tragedia" data per avvenuta da chi ne scrive molti anni dopo (lo stesso Marcus Goldman, improbabile scrittore protagonista del "Caso Harry Quebert") e poi procedere con la ricostruzione degli avvenimenti sempre tenendo alta la curiosità su quale mai sarebbe stata questa "tragedia". Non soltanto, nel finale, la "tragedia" si rivela assurda al limite del grottesco, ma per tutto lo svolgimento del romanzo capitano una quantità di avvenimenti a cui si fa fatica a credere. Sostanzialmente Marcus Goldman rievoca la sua infanzia e la sua adolescenza in seno a una famiglia divisa in due, quella di suo padre, piuttosto squattrinato, e quella dello zio Saul, pieno di milioni. Marcus rimpiange di continuo non essere figlio dello zio Saul, che ha un figlio suo, Hillel, e un secondo, Woody, che ha finito per essere adottato, non si capisce bene perché. Comunque sia, ci sono tre cugini che crescono insieme, e c'è una ragazza che li frequenta, Alexandra, di cui tutti e tre sono innamorati. Romanzo di formazione, si potrebbe dire, se non che il succedersi degli avvenimenti (quelli che avrebbero condotto alla famigerata "tragedia") fa cadere le braccia per come si resta increduli nel sentirli raccontare. Un esempio: lo zio Saul adorato da tutti, a un certo punto teme di essere sostituito, nell'ammirazione dei tre cugini, dal padre di Alexandra che, più ricco di lui, diventa idolatrato, come possono farlo degli adolescenti, dai ragazzi. Allora sponsorizza con sei milioni di dollari lo stadio dove questi vanno ad assistere alle partite di football, in modo che ci sia scritto il suo nome sul portone da dove figli e nipote entrano. Figli e nipote che mai hanno litigato con lui o hanno smesso di volergli bene, beninteso. Però Saul, roso dalla gelosia, fa questo gesto eclatante che lo manda in rovina e provoca la fine anche del suo matrimonio. Si badi bene: lo zio Saul è sempre stato descritto da Marcus come l'uomo più saggio, buono, assennato del mondo. Mah. E vogliamo parlare della tragedia? Non dirò qual è, ma accenno al fatto che tutto nasce da una condanna a cinque anni (ripeto: cinque anni, non cinquanta) a cui uno dei cugini cerca di sottrarsi fuggendo prima dell'incarceramento: inseguito, spara come un assassino nato e ammazza perfino dei poliziotti. Roba da matti: ma perché? Ecco: in cose così ci si imbatte in ogni pagina. A onor del vero va detto che Dicker scrive in modo fluido, che è gradevole da ascoltare, che seicento pagine di romanzo si leggono in poche ore, ma si tratta del grado zero della scrittura. Peraltro, perché mai uno svizzero debba raccontare vicende americane, non si capiva al tempo di Harry Quebert e si continua a non capire adesso.