sabato 9 luglio 2022

LA NOTTE DEL DRIVE-IN

 
 

 
 
Joe R. Lansdale
LA NOTTE DEL DRIVE-IN
Einaudi
Brossurato, 2004
346 pagine, 11 euro


L’edizione Einaudi nella collana Stile Libero – Noir propone al lettore, in realtà, non uno, ma due romanzi di Joe Lansdale (1951), di cui il secondo è il sequel del primo. Troviamo infatti raccolti insieme “Il drive-in” (1988) e “Il drive-in 2” (1989). Esiste anche un ulteriore seguito, “Il drive-3”, del 2005, ma non è contenuto in questo volume. Il sottotitolo del primo episodio, “(un film di serie B con sangue e popcorn, made in Texas)”, definisce benissimo di che cosa si tratti. Un’altra definizione, più generica ma funzionale è quella che individua il genere di appartenenza (anche se si tratta di un genere indefinibile se non attraverso degli esempi pratici: “Il drive-in”, appunto, un esempio pratico lo è): splatterpunk. Non è semplice horror, ma qualcosa di più visionario, oltre i limiti. Non sono previste spiegazioni razionali, capitano cose che la scrittura folgorante di Lansdale descrive così efficacemente da non far chiedere al lettore che l’autore spieghi alcunché oltre a quello che racconta. Scrittura grondante sangue, ma anche colma di ironia, come appunto i trash-movies proiettati sui maxi schermi del drive-in “Orbit”, dove si susseguono ammazzamenti splatter ma è tutto così surreale da far venir da ridere. Ci sono più piani di lettura, ovviamente: quello superficiale, da fantascienza orrorifica (“The drive-in” in Italia è stato pubblicato per la prima volta su “Urania”); quello dell’omaggio a un tipo di film e di cinema; quello che descrive una certa società americana e texana in particolare; quello che gioca con la visionarietà di accadimenti folli dimostrando come la scrittura sia capace di tutto; quello che denuncia la manipolazione delle menti operata dalla TV e dalla religione (il personaggio di Popalong la personifica); quello che strizza l’occhio al mondo nerd; quello che cita altra letteratura (a me viene in mente un paragone con “Il signore delle mosche” di William Golding, con la progressiva follia che trasforma in assassini sanguinari i membri di una comunità priva di collegamenti con il resto del mondo). Tutto comincia con un fenomeno inspiegabile che imprigiona l’area di un gigantesco drive-in, l’ “Orbit” affollato da migliaia di spettatori in una sorta di oscurità acida e corrosiva: chi tenta di uscire si dissolve, liquefacendosi. Gli intrappolati inizialmente sperano che qualcuno giunga a soccorrerli, poi, finiti i viveri, cominciano a mangiarsi fra di loro. Strani fulmini e fenomeni elettrici complicano la situazione creando un sedicente “Re del Popcorn”. A un certo punto, il fenomeno finisce improvvisamente così come è cominciato e i superstiti fuggono dal drive-in: ma il mondo fuori non è più il loro. Ci sono i dinosauri e una misteriosa foresta circonda l’unica strada che sembra rimasta. Il secondo romanzo racconta proprio le avventure di tre sopravvissuti, che si imbattono in altri scampati come loro dando vita a comunità allucinate e allucinanti, mentre di notte strani serpenti fatti di pellicole di film danno la caccia a chi incautamente passi loro a tiro. Tutto assolutamente folle, ma che divertimento!

mercoledì 6 luglio 2022

LA CARTA PIU’ ALTA

 
 
 

 
 
 
Marco Malvaldi
LA CARTA PIU’ ALTA
Sellerio
Brossurato, 2012
210 pagine, 13 euro

Dopo “La briscola in cinque” (2007), “Il gioco delle tre carte” (2008), e “Il Re dei giochi” (2010), “La carta più alta” è il quarto romanzo della serie dedicata ai vecchietti del BarLume e del “barrista” (la doppia erre è obbligatoria) Massimo Viviani. Del primo ho già scritto e potete leggere la recensione cliccando su questo link.

http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../la...

Il mio giudizio sulla serie del BarLume non è cambiato, ed è questo: “il divertimento della lettura sta tutto nel teatrino che si crea fra i pensionati, il gestore del pubblico esercizio e il via vai di clienti. I commenti dei vecchietti sono esilaranti, la verve con cui Malvaldi descrive le scene è da brillante autore umoristico, su questo non ci piove. Poi, però, quanto a intreccio giallo o approfondimento psicologico dei personaggi, il romanzo lascia parecchio a desiderare. Sotto l'ombrellone, tuttavia, può andare. Sei e mezzo. Forse sette.”
E’ molto cresciuta invece la mia considerazione di Malvaldi quale scrittore e saggista e pure giallista perché, nel tempo, ha pubblicato molto altro, oltre ai romanzi e ai racconti del BarLume. Per esempio i formidabili gialli storici con protagonista Pellegrino Artusi, oltre a saggi di divulgazione scientifica e una dissertazione sull’umorismo. Persona colta, intelligente brillante e garbata, ottimo conferenziere. Però qui devo giudicare “La carta più alta”, che non di distacca troppo da “La briscola in cinque”, anzi, propone un meccanismo giallo più debole. Un omicidio c’è, commesso in ospedale dove Ranieri Carratori sembra morto di malattia mentre invece qualcuno gli ha somministrato qualcosa che sfugge al primo esame dei clinici. Il medico curante, Calonaci, si uccide come se fosse in preda al rimorso per aver sbagliato la terapia. Poiché di mezzo c’è la compravendita della nuda proprietà di una casa e la prematura morte del Carratori (l'usufruttuario) avvantaggia non poco l’acquirente, un certo Foresti, i vecchietti del BarLume cominciano a sospettare l’inghippo. L'inghippo effettivamente c’è, e viene svelato da Massimo, che per combinazione, in seguito a una caduta accidentale, viene ricoverato proprio nell’ospedale dove è accaduto il fattaccio (una casualità un po’ forzata, a dire il vero). La soluzione è diversa da quella che ci si aspetta ma le modalità dell’omicidio sono macchinose e improbabili. Però va bene lo stesso, non è un romanzo di Agatha Christie, è uno del BarLume. Due parole per ricordare le caratteristiche della serie. Come nel caso del Commissario Montalbano di Andrea Camilleri, c'è un paese in riva al mare dal nome inventato: Vigata nel caso dello scrittore siciliano, Pineta in quello del giallista toscano. I personaggi di Camilleri parlano in dialetto siculo, quelli di Malvaldi in vernacolo toscano (pisano o livornese, difficile dirlo con precisione). Il vantaggio di Malvaldi è che, una volta tanto, a indagare non è un ennesimo poliziotto (o carabiniere che sia). No: a Pineta c'è un bar, gestito da Massimo Viviani, il BarLume appunto, di cui sono ospiti fissi quattro arzilli vecchietti: Ampelio Viviani (nonno di Massimo), Pilade Del Tacca, Aldo Griffa e Gino Rimediotti. Caratteristica di Massimo è quella di non servire da bere o da mangiare al cliente se non ne condivide le scelte. Il tutto è molto divertente, purché non ci si aspettino le deduzioni di Hercule Poirot o di Gideon Fell.

martedì 5 luglio 2022

L’ULTIMA SCOMMESSA

 
 
 

 
 
Gian Mauro Costa
L’ULTIMA SCOMMESSA
Sellerio
Brossurato, 2014
288 pagine, 14 euro


“E’ arrivato Zagor”: questo l’incipit del romanzo. Che, dunque, non potevo non continuare a leggere. A pronunciare queste parole è l’investigatore Enzo Baiamonte, detective privato palermitano alle prime armi (gli è appena arrivato il tesserino che ne ufficializza l’attività) e alla ricerca del primo cliente. Il riferimento è al rumore di tuoni che giunge fuori dalla sua finestra. Perché, spiega l’investigatore (“a cui non difettava la cultura fumettistica”), Zagor “amava infatti apparire nello scenografico contorno di tempeste, bufere e alluvioni”. Troppa imprecisione per uno che si dice essere esperto di fumetti: a parte il fatto che Zagor non “amava” ma “ama” essendo ancora in attività, il rombo di tuono che accompagna alcune sue apparizioni davanti ai pellerossa è ottenuto facendo esplodere della polvere da sparo (dunque un vero e proprio “effetto speciale”) e non è frutto di vere bufere e tempeste (men che mai di alluvioni). Andando avanti nel romanzo ci sono imprecisioni ben più gravi relative a Tex (si dice che sua moglie Lilith è stara uccisa da dei “bracconieri”). Ma lasciamo perdere, ovviamente. Torniamo a Enzo Baiamonte, che cerca il primo caso su cui investigare dopo aver cambiato lavoro da elettrotecnico in detective privato (senza tesserino, Baiamonte aveva già investigato in “Yesterday”, romanzo d’esordio del personaggio, scritto nel 2001 da Gian Mauro Costa, giornalista dell’”Ora” passato alla RAI). Un detective un po’ scalcinato che si muove in una Palermo più scalcinata di lui a bordo di una vecchia Punto, residuato del vecchio secolo da poco trascorso (“L’ultima scommessa” è del 2014). Il caso viene trovato attraverso il passaparola tra conoscenti: glielo affida Stefania Anselmo, il cui padre, Vittorio, si era suicidato tagliandosi la gola perché oberato dai debiti da gioco (queste le conclusioni degli inquirenti). Stefania non ci crede e ci sono elementi che, in effetti, fanno dubitare della ricostruzione sommaria effettuata dalla polizia. L’incarico per Baiamonte è, dunque, quello di trovare le prove per una spiegazione diversa: secondo la figlia, Vittorio Anselmo è stato ucciso. Il giallo si fa leggere con piacere, mescolando abilmente i fatti personali della vita di Baiamonte, personaggio simpatico e molto umano, alla descrizione di una Palermo bellissima e trasandata, dove tutto è più complicato che altrove. Non solo: la ludopatia di Vittorio porta Enzo a scoprire tutto un mondo sotterraneo di giocatori incalliti e di malavitosi che organizzano giri di scommesse per ripulire i soldi sporchi della mafia. Il giallo trova una sua soluzione (un po’ macchinosa, a dire il vero) ma alla fine è proprio la ricostruzione del mondo dei ludopatici che resta impresso richiudendo il libro dopo aver letto l’ultima pagina.

mercoledì 29 giugno 2022

CONTRO I LUOGHI COMUNI




Mark Twain
CONTRO I LUOGHI COMUNI
Feltrinelli
brossurato, 2018
240 pagine, 9.50 euro

"Racconti cattivi, grotteschi, irriverenti", recita il sottotitolo. In effetti così sono la trentina di scritti tratti dalla produzione giudicata"minore" di Mark Twain, radunati in questa antologia: cattivi, grotteschi e irriverenti. La cosa di certo non meraviglia chi abbia letto con attenzione anche la produzione giudicata "maggiore" di Samuel Longhorne Clemens (questo il vero nome dello scrittore), quella delle opere più note che hanno contribuito a indicare la strada verso una originale letteratura americana. Non esistono due Mark Twain, uno edificate e uno iconoclasta: anche Huckleberry Finn e Tom Sawyer sono irriverenti e pungenti verso i codici morali e le convenzioni di una società bigotta. Ma, certamente, la verve satirica di Twain (che fu anche un conferenziere di grande successo per le risate che sapeva suscitare nell'uditorio) risulta particolarmente caustica in questi brevi pezzi pubblicati per lo più su giornali e riviste tra il 1863 e il 1895. La graffante ironia dell'autore si scaglia contro il perbenismo, il moralismo, l'ipocrisia, il razzismo della società americana (ma la denuncia che ne risulta ha valore universale). Esilaranti i racconti in cui si smonta la letteratura edificante per ragazzi tesa a dimostrare che i bambini bravi diventeranno uomini baciati dalla fortuna e quelli discoli e monelli finiranno in prigione: Mark Twain testimonia come nella realtà accada l’esatto contrario: i cattivi hanno successo e i buoni falliscono miseramente. Ugualmente si ride quando lo scrittore si immagina il seguito di certe favole raccontate ai bambini, come quella del veterinario che cura la zampa di un cane randagio e il giorno dopo lo vede ritornare con un altro cane ugualmente ferito che evidentemente vuol essere curato: i cani, nel racconto di Mark Twain, raddoppiano giorno dopo giorno fino a radunarsi in un esercito. Bellissimo “Il diario di Adamo” (peccato sia pubblicato solo in parte). L’ironia si fa amara nella narrazione di un immigrato cinese negli Stati Uniti, partito considerando l’America il Paese della giustizia e della libertà e finito per doversi tragicamente disilludere. Pezzi assolutamente comici si alternano a scritti di denuncia. A corredo dell’antologia un brillante saggio di Mario Maffi, che cita una frase dello scrittore americano: “Nulla può resistere all’assalto di una risata”.

domenica 19 giugno 2022

IL PARROCO DI TOURS

 


 
 Honoré de Balzac
IL PARROCO DI TOURS
Sellerio
brossurato, 2006
196 pagine, 9 euro


Tra il 1831 e il 1850 (anno della sua morte), Honoré de Balzac, nato a Tours nel 1799, scrisse le 137 opere, collegate tra loro attraverso un labirinto di connessioni, che vanno sotto il nome collettivo di “La commedia umana” ("La comédie humaine"), con riferimento a Dante, e che intrecciano le vicende di ben 2209 personaggi. Benché ogni romanzo o racconto della “comédie” si possa leggere in modo autonomo, come nel caso dei titoli più famosi quali “Papà Goriot” o “Eugénie Grandet”, i personaggi protagonisti di un libro compaiono come figure minori di altri, o sono collegati con vincoli di parentela, e risultano descritti pienamente soltanto collegando in un unico ritratto le loro apparizioni. Un’impresa titanica, senza subbio, su cui non si è ancora smesso di indagare, con la quale lo scrittore aveva l’obiettivo di descrivere la società francese a lui contemporanea, in tutti i suoi aspetti, nel modo più realistico possibile, a tutti i livelli sociali, influenzando gli autori successivi (come Flaubert, Zola o Proust). “Il parroco di Tours”, scritto nel 1832, si inserisce nella “Commedia” dimostrando come un romanzo possa avere come protagonisti persone del tutto comuni mostrate nella loro meschinità o insipienza, senza alcuna necessità né di un “eroe” né di un lieto fine. Il sempliciotto don François Birotteau, nel contesto della “comédie” è il fratello di César, a cui è dedicato il romanzo “Storia del successo e della decadenza di César Birotteau”. Un prete ingenuo, si diceva, vicario della cattedrale di Tours, il quale ha ereditato dal canonico Chapeloud (di cui era amico devoto) i mobili di un appartamento e una biblioteca, che sono tutto ciò che uno come lui, senza altre ambizioni che tenere i piedi al caldo, possa desiderare. Ma don Chapeloud aveva un nemico, un altro canonico, don Troubert, il quale si vendica in modo meschino trovando il modo di privare Birotteau della sua eredità e ridurlo in miseria. La trama del romanzo (piena di uomini di Chiesa ma senza alcun riferimento a Dio, dato appunto che la “Commedia” è umana, nella più meschina accezione del termine, e non divina) è tutta qui, ma è sufficiente a tenere incollati i lettori dall’inizio alla conclusione anche in assenza di un solo personaggio romanzesco. A corredo del libro, che gode di una nuova e brillante traduzione , ci sono un notevole apparato critico di note (curate da Clio Cicogni e Alessandra Cioncolini) e un saggio davvero illuminante di Pierluigi Perlini (che sembra averla letta proprio tutta la “Comédie humaine”). 

venerdì 17 giugno 2022

L'ULTIMA MISSIONE DI GWENDY

 
 

 
Stephen King
Richard Chizmar
L'ULTIMA MISSIONE DI GWENDY
Sperling & Kupfer
cartonato, 2022
328 pagine, 16.90 euro

Il fatto che "L'ultima missione di Gwendy" sia il terzo volume di una trilogia non deve scoraggiare il lettore occasionale di questo romanzo, e che sia in possesso di questo soltanto. La storia è affascinante di per sé, e gli antefatti sono tutto sommato comprensibili senza bisogno di lunghi riassunti. Il primo titolo della trilogia è "La scatola dei bottoni di Gwendy", sempre scritto a quattro mani da King e Chizmar: vi si narra di come la dodicenne Gwendy Peterson riceva la visita di uno sconosciuto, che dice di chiamarsi Richard Farris (anche se ha un aspetto umano, probabilmente non lo è) e che le affida una misteriosa scatola di legno da custodire con cura. Sembra un giocattolo: ci sono sette bottoni da premere, che elargiscono premi e punizioni e hanno il potere di distruggere il mondo. Il secondo romanzo, "La piuma magica di Gwendy" è opera del solo Richard Chizmar: la scatola dei bottoni continua a segnare il destino della protagonista che, cresciuta, è divenuta una scrittrice di successo ma deve fare i conti con la diabolica attrazione dell'oggetto che vorrebbe spingere chi lo possiede a premere i bottoni più pericolosi e letali, ed è sempre più difficile resistere. Per questo "L'ultima missione di Gwendy", ormai anziana e malata di Alzheimer, è quella di distruggere la scatola prima che accada l'irreparabile, sfuggendo alla caccia di chi vuole impadronirsene. Il racconto è ambientato nel 2026, in un mondo che fa ancora i conti con il Covid. Gwendy è stata eletta senatrice ed è riuscita a farsi inserire nell' equipaggio di una navetta spaziale in decollo verso la nuova stazione internazionale orbitante, là dove si spera di poter far arrivare anche dei turisti. A bordo con lei c'è appunto un miliardario, passeggero pagante, oltre a scienziati e astronauti. Gwendy spera di riuscire a sparare la scatola dei bottoni nello spazio cosmico così che nessuno la possa più recuperare. Ma la sua memoria vacilla: riuscirà a ricordare cosa fare e come fare? E ci riuscirà, dato che a bordo c'è chi vuole impedirle di farlo? La storia cattura fin dalle prime righe, ci sono agganci con la saga della Torre Nera e con It, è divertente vedere una storia di King ambientata nello spazio. "Adoro questa storia - scrive J.J.Abrams citato in quarta di copertina - un meccanismo perfettamente consegnato che fila come un treno, e ha molto da dirci nei suoi risvolti più sinistri"

lunedì 6 giugno 2022

VAN HELSING

 



 

Alfredo Castelli
Marco Baratelli
Carlo Peroni
VAN HELSING
Cut-Up Publishing
cartonato, 2022
138 pagine, 29.90 euro


Prosegue la riedizione in volumi cartonati, da parte di Cut-Up Publishing, delle "opere perdute" di Alfredo Castelli, quelle realizzate, come avrebbe detto Sergio Bonelli, quando ancora il BVZA portava i calzoni corti. Questa volta tocca a Van Helsing, "il detective del soprannaturale", personaggio creato da Castelli in coppia con Marco Baratelli (sceneggiatore purtroppo scomparso giovanissinmo in un incidente stradale, nel 1970) per la rivista "Psyco" (1969), diretta da Lionello Martini, e pubblicato da una casa editrice appena fondata da Marcel Navarro (delle Editions Lug di Lione) e da Giorgio Casarotti, patron della Dardo. Di Van Helsing, i cui disegni vennero affidati al poliedrico Carlo Peroni, uscirono solo cinque episodi, perché "Psyco" chiuse con il numero 6 (interamente dedicato a "La rivoltra dei racchi" di Guido Buzzelli). Come sempre in questi volumi, è Castelli stesso a fornire ogni sorta di informazioni introduttive corredate da una quantità di sfiziosissime immagini. Informazioni che, in questo caso, non riguardano soltanto Van Helsing (personaggio tratto dal "Dracula" di Bram Stoker), ma anche la complessa figura di Vlad III Dracula, personaggio storico inserito in un contesto difficile da districare ma che Castelli districa benissimo. Si ricostruisce poi, sia pure con indispensabile brevità, la tradizione letterartia (ma anche leggendaria e folkloristica) legata appiunto a Dracula, fino ad arrivare al Van Helsing di "Psyco", personaggio originale (non sovrapponibile a quello stokeriano), vampiro passato dalla parte del bene, indagatore di casi dell'occulto e del soprannaturale non necessariamente legati ai vampiri (benché Dracula resti il suo nemico giurato). Castelli ritiene che il suo Van Helsing sia il primo dei Van Helsing estrapolati dall'opera di Stoker ad agire come personaggio a se stante. Le cinque avventure raccolte in questo volume sono godibilissime anche a distanza di oltre cinquanta anni dalla loro prima uscita.

sabato 28 maggio 2022

SOTTOSOPRA 3

 
 
 
 
 

Luca
Enoch Riccardo Crosa SOTTOSOPRA 3 Sergio Bonelli Editore cartonato, 2022 72 pagine, 19 euro Terzo e ultimo volume della miniserie in tre episodi sceneggiata da Luca Enoch e disegnata da Riccardo Crosa. Miniserie stupefacente per testi e disegni negli sconvolgenti (almeno per il sottoscritto) primo due volumi, e con una inaspettata svolta mistica nell'episodio finale - di cui è difficile parlare senza spoilerare, per cui chi non voglia venire a conoscenza di rilevazioni indesiderate forse è meglio che non prosegua la lettura. Il primo e il secondo "Sottosopra" sono stati puntualmente recensiti in questo spazio e perciò, per non stare a ripetermi e a tessere nuove lodi agli autori, vi rimando a quelle recensioni raggiungibili con questi link: http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/01/sottosopra.html
 
http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/04/sottosopra-2.html Il terzo "Sottosopra" mette sottosopra i precedenti, nel senso che si svela il perché del ribaltamento gravitazionale che ha invertito il basso e l'alto del pianeta Terra (ma solo per ciò che è organico - e per l'acqua), causando in pratica la fine del mondo, con pochi sopravvissuti che non hanno speranza di sopravvivere a lungo. Inquietanti, per come si sino viste nei primi due volumi, le reazioni dei superstiti di fronte a una situazione estrema come quella prospettata da "Sottosopra". I due protagonisti, una ragazza e un ragazzo adolescenti, Giorgia e Alessandro, assistono alle reazioni folli di invasati religiosi e dei militari e alla fine si trovano di fronte a uno stuolo di angeli che inutilmente l'esercito cerca di abbattere. "Angeli" definiti così in termini umani, ma in realtà si tratta di creature la cui natura è ignota e la loro logica del tutto aliena. Il sottosopra l'hanno provocato loro, per motivi ignoti, e come hanno creato il ribaltone, rimettono tutto a posto, senza vere spiegazioni. Scrive Enoch: "Gli Angeli di questa storia fanno parte di una razza ancestrale, evolutasi allo stato di pura energia. Non possono né vogliono interferire nelle faccende, anche drammatiche, all'interno dei diversi mondi, e vigilano attentamente sulle interazioni trai vari universi per preservare la struttura pluridimensionale del Tutto".

venerdì 27 maggio 2022

DOMANI ANDRA' MEGLIO I RACCONTI DI DOMANI 6

 

 

 


 
 
Tiziano Sclavi
Angelo Stano
I RACCONTI DI DOMANI 6:
DOMANI ANDRA' MEGLIO
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2022
66 pagine, 19 euro
 
 
Si conclude con questo sesto volume la miniserie a fumetti "I racconti di domani", scritta da Tiziano Sclavi e illustrata ogni volta da un diverso artista. Tutte le cinque precedenti uscite sono state puntualmente recensite in questo spazio. Perciò, se volete approfondire (nonostante la brevità, voluta, di questi miei interventi) le caratteristiche, la struttura e le tematiche di questa collana, potete cliccare sui link elencati più più in basso, ognuno dei quali vi rimanderà a una singola recensione. "Domani andrà meglio" riporta Angelo Stano a illustrare testi di Sclavi, e fa bene al cuore rivedere i loro nomi, uno accanto all'altro, in apertura di un racconto a fumetti. Stano si dimostra il maestro di sempre per sintesi grafica e capacità di comunicare emozioni. Sclavi resta un punto di riferimento per l'abilità di raccontare con scelte perfette di tempi, stacchi, dialoghi, tutti essenziali ma efficacissimi per chiarezza e allo stesso tempo per agganci a imprevedibili altrove. Dylan Dog è presente (di sfuggita) e si conferma un pretesto (e lui che legge, o è a lui che si narrano da sole, le "storie di domani" contenute in in libro impossibile acquistato in un negozio che non esiste). La sua quasi assenza non dispiace, però: perché sono le storie, singoli e brevi episodi scollegati fra loro, a irretire e folgorare il lettore. Sono sette, questa volta, i racconti. Di nuovo storie fantastiche, horror, ironiche, poetiche, nello stile (e nella poetica) dello sceneggiatore. 1. Il libro impossibile https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2020/08/il-libro-impossibile.html 2. Della morte e del cielo https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/01/della-morte-e-del-cielo.html 3. Brevi cenni sull'universo e su tutto il resto https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/03/brevi-cenni-sulluniverso-e-tutto-il.html 4. Varie ed eventuali https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/07/i-racconti-di-domani-4-varie-ed.html 5. Ammazzando il tempo https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/11/ammazzando-il-tempo.html

lunedì 9 maggio 2022

IL SACCO DI ROMA

 


 

Antonio Di Pierro

IL SACCO DI ROMA

Saggistica storica - Mondadori

Collana Oscar Storia

Ristampa 2005

brossurato – Euro 8,80

 

Il saggio di Antonio Di Pierro, giornalista romano classe 1947, è uscito la prima volta nel 2002 all’interno della collana mondadoriana, dei volumi cartonati de “Le scie”, è stato ristampato negli Oscar Storia nel 2003. Dietro la bella copertina (un particolare di un dipinto di Gustave Jacquet – ma peccato che poi all’interno del volume l’iconografia lasci a desiderare), Di Pierro racconta i tragici fatti del Sacco di Roma di lunedì 6 maggio 1527 in presa diretta, come se fosse un giornalista inviato a riferire e a trasmettere un resoconto di ora in ora. In ognuno dei primi 24 capitoli (che appunto a partire dalla mezzanotte coprono ciascuno un lasso di tempo di 60 minuti) si raccontano i fatti con un buon piglio narrativo e poi si approfitta di uno spunto per raccontare qualche retroscena precedente o per descrivere le condizioni di vita nella Roma del Cinquecento o per esaminare la situazione militare e politica nel resto d’Italia. Così, viene offerto al lettore un quadro esaustivo e affascinante. La trovata della cronaca storica “in diretta” ha però il limite di non permettere giudizi a posteriori, perciò tutto si valuta per quel che era possibile valutare sul momento. Un venticinquesimo e ultimo capitolo è distanziato di un anno (e racconta del ritorno del Papa Clemente VII a Roma nel 1528) per potere, appunto, fare il quadro degli eventi nei dodici mesi successivi al Sacco. In tutto il libro si parla dei Lanzichenecchi come di milizie al soldo di Carlo V e dunque a volte sembra che il Sacco sia stato ordinato dal cattolicissimo imperatore, mentre la versione più accreditata dell’evento sostiene che Carlo V non fosse stato informato della piega che avevano preso gli eventi e che i Lanzichecchi abbiano attaccato Roma solo per saccheggiarla perché affamati e non pagati. Non che Di Pierro non dica anche questo, ma sotto sotto sembra pensare che Carlo V in realtà sapesse o prevedesse. In ogni caso, una lettura avvicente e interessante.

 

venerdì 6 maggio 2022

HANNIBAL

 

 


 

Thomas Harris
HANNIBAL
Romanzo - Mondadori
Prima edizione agosto 1999
Collana Omnibus
Titolo originale: “Hannibal”
Traduzione di Laura Grimaldi
cartonato - 468 pagine -  lire 34.000

 
Il dottor Hannibal Lecter, già protagonista di un precedente romanzo di Thomas Harris (il fortunato “Silenzio degli Innocenti”, trasportato con successo anche sul grande schermo), è tornato in azione. Si tratta del resto di un personaggio di grande fascino e spessore (crudele ma geniale, efferato ma esteta, cannibale ma coltissimo), e certi personaggi sono duri a morire. I lettori li richiedono a gran voce, vivono di vita propria. Thomas Harris coinvolge e disgusta (per le scee truci a cui ci costringe a essistere. Grande scrittore, comunque.
Dopo essere evaso dal manicomio in cui era rinchiuso, il dottor Lecter si è fatto operare la mano a cui aveva sei dita e si è trasferito a Firenze. Qui ha ucciso il vero professor Fell, sovrintendente di Palazzo Capponi, ne prende il posto e vive dunque nel centro storico della città d’arte per eccellenza, lavorando su libri antichi, suonando il clavicembalo, tenendo conferenze. Solo che Mason Verger, un miliardario americano perverso e pedofilo che Lecter ha ridotto a un mostro senza volto (non ha più la pelle della faccia, data in pasto ai cani o fatta mangiare a lui stesso), paralizzato e chiuso in un polmone d’acciaio, ha posto una taglia miliardaria sulla sua testa: lo vuole vivo per farlo divorare dai maiali di cui è allevatore (ne ha fatti addestrare alcuni ferocissimi, in Sardegna, abituati a nutrirsi di carne cruda e umana in particolare). Questo spinge Rinaldo Pazzi, poliziotto fiorentino che ha scoperto la vera identità di Fell, a consegnare Lecter a Verger. Da qui in poi, occhio allo spoiler perché vi racconto tutto - anche se ormai tutti lo sanno, quel che succede. 
Dunque Rinaldo Pazzi buol consegnare Lecter a Verer, si dicea. Ma non è facile mettere il sale sulla coda al dottor Lecter: non solo Hannibal sventa la trappola uccidendo Pazzi nello stesso modo del più celebre dei suoi antenati nella congiura contro i Medici (sbudellato e appeso fuori di Palazzo Vecchio), ma si trasferisce anche negli Stati Uniti per passare al contrattacco contro Verger. Il quale è un corruttore di prim’ordine e ha dalla sua persino i pezzi grossi dell’FBI, che trovano il modo di mettere sotto inchiesta Clarice Starling, l’unica che potrebbe fermare il dottor Lecter, avendo già trovato il modo di rintracciarlo dopo che è tornato in patria. In questo modo Hannibal resta a piede libero finché proprio la sua attrazione verso Clarice lo pone in condizione di cadere vittima dei poliziotti corrotti che lo catturano e lo consegnano a Verger (invece di arrestarlo). Così, Clarice e Hannibal si trovano a combattere gli stessi avversari e ne hanno ragione, e non è difficile capire che la tesi di fondo del romanzo è che coloro i quali vogliono catturare Lecter sono in realtà più cattivi di Lecter stesso. Così Hannibal, con il suo genio, diventa l’eroe con cui il lettore si identifica e quando alla fine vediamo lui e Clarice mangiare il cervello di Krendler, superiore dell’agente Starling all’FBI e artefice degli intrighi di Verger contro entrambi, ne siamo quasi contenti (anche se la scena è quanto di più efferato si possa immaginare, visto che Krendler è ancora vivo e cosciente e si spenge come il computer HAL in “Odissea nello Spazio” mentre lo mangiano). Verger, del resto, finisce in pasto agli stessi porci sa lui allevati per Lecter. Clarice e Hannibal fuggono insieme: resta il dubbio se lei sia stata ipnotizzata o plagiata o se segua il dottore perché innamorata di lui. Romanzo avvincente, anche se con qualche lentezza di troppo soprattutto nella fase iniziale.