venerdì 25 febbraio 2022

AGUAS NEGRAS

 

 
 
 
Pasquale Ruju
Giampiero Casertano
AGUAS NEGRAS
Sergio Bonelli Editore
2022, cartonato
50 pagine, 9,90 euro


Dopo aver realizzato insieme le 224 tavole del Texone del 2021, "Old South", Pasquale Ruju (testi) e Giampiero Casertano (disegni) consegnano alle stampe anche questo volume alla francese, "Aguas Negras". "Alla francese" significa cartonato, a colori, di grande formato, di agile foliazione, senza gabbia fissa ma con impaginazione libera della pagina, maggior concentrazione di vignette per ogni tavola, ritmo serrato, livello autoriale. Però, a differenza di quanto accade in Francia, dove i volumi di questo tipo hanno distribuzione libraria, la collana "Tex Stella d'Oro" va in edicola a un prezzo tutto sommato popolare, se commisurato al livello del prodotto. Non si può che esserne soddisfatti. Il veterano Pasquale Ruju milita nello staf di Tex da 2010 (il suo primo albo è il 598, "La prova del fuoco"), dopo aver a lungo prestato servizio (dal 1997) nelle fila degli sceneggiatori di Dylan Dog. Dunque, una garanzia. Giampiero Casertano invece è approdato nel West molto più di recente (anche lui provenendo dalla nebbiosa Londra dell'Indagatore dell'Incubo), ma pare che ci si trovi bene e abbia chiesto di restare, tant'è vero che, nell' introduzione, Davide Bonelli annuncia una sua ulteriore storia di Aquila della Notte, destinata alla serie regolare di Tex. Il suo disegno rotondo e pulito mette da parte la tendenza al grottesco che a volte ben si prestava a certe storie di Dylan Dog che lo richiedevano, e si pone al servizio di un racconto western di stampo tradizionale, in cui molto conta però la recitazione dei personaggi (e qui Casertano ci va a nozze). Tutto ruota attorno allo sbarramento delle acque di un fiume, trattenute per irrigare le terre del bieco possidente Samargo, e sottratte ai contadini che coltivano i campi più a valle. Contadini armati solo di pale e forconi, mentre Samargo ha al suo servizio un mezzo esercito di pistoleri. Ma c'è spazio per una storia d'amore fra Camila, la figlia di Samargo, e Felipe, uno dei popolani. Entrano nella partita un gruppo di banditi incautamente scelti come alleati proprio da Felipe, in un vorticare di situazioni che portano a un finale drammatico e a suo modo sorprendente. Naturalmente Tex e Carson districano la matassa da pari loro. Un ottimo western, fuido e scorrevole, perfetto per chi ama il genere ma godibile anche per i curiosi di passaggio.

domenica 20 febbraio 2022

MAIGRET LOGNON E I GANGSTER

 
 

 

Georges Simenon
MAIGRET, LOGNON E I GANGSTER
Adelphi
2003, brossurato
170 pagine, 10 euro


Il trentanovesimo romanzo (su settantacinque) con protagonista Maigret, pubblicato per la prima volta nel 1952, è decisamente insolito, perché Simenon mette il suo commissario di fronte al sospetto che davvero la polizia francese abbia gioco facile nella sua lotta contro il crimine, avendo a che fare con dei dilettanti. Ben altri avversari sono invece quelli che si trovano di fronte i poliziotti americani: gangster organizzati in associazioni a delinquere che mettono a tacere i testimoni, corrompono i giudici, non parlano se catturati, insomma: dei professionisti. Gente che è meglio non avere come avversari. A Maigret lo ripetono in parecchi, a partire dal ristoratore italo-americano trasferitosi a Parigi, Pozzo: uno che non vede, non sente, non parla quando il Commissario lo va a interrogare a proposito di due killer giunti dagli Stati Uniti, Charlie Cinaglia e Tony Cicero. Killer che Pozzo sicuramente conosce, ma sui quali non apre bocca se non per mettere in guardia il poliziotto sul fatto che sia meglio lasciar perdere, perché da uno scontro con dei professionisti di quel calibro gli uomini della legge francesi non potevano che uscirne con le ossa rotte. E difatti per buona parte del romanzo Cinaglia e Cicero fanno il bello e il cattivo tempo, riuscendo addirittura e ferire gravemente due uomini di Maigret. Con il risultato di farlo infuriare, e spingerlo a usare le maniere forti (anche in barba ai regolamenti) pur di dimostrare che neppure i gangster americani non possono prendersi gioco impunemente di lui. Degna di nota è anche la figura di Lognon, ispettore parigino da cui prende le mosse il caso: una figura lagnoso, lugubre, insopportabile (al pari della moglie), ma appunto per questo irresistibile quando si trova a confronto con Maigret. Come al solito, Simenon è un maestro nel cesellare le psicologie dei suoi personaggi.

domenica 13 febbraio 2022

MAIGRET E L’UOMO DELLA PANCHINA

 
 
 

 
Georges Simenon
MAIGRET E L’UOMO DELLA PANCHINA
Adelphi
2004, brossura
172 pagine, 10 euro


Pubblicato per la prima volta in Francia nel gennaio del 1953 (ma scritto, dicono le note, negli Stati Uniti nel settembre dell’anno precedente), “Maigret et l’homme du banc” è il quarantunesimo romanzo con protagonista il burbero commissario parigino. Leggere i gialli con Maigret riempie sempre di indicibile soddisfazione per qualità della scrittura e la capacità di Simenon di ricostruire ambienti e caratterizzare i suoi personaggi, tuti vividi davanti ai nostri occhi. La soddisfazione resta inalterata anche quando, come in questa inchiesta, il nome dell’assassino è alla fine del tutto marginale e la sua figura è quella, in definitiva, meno indagata, meno importante (lo si scopre, ma è come se fosse estraneo al caso). A tener desta l’attenzione del lettore per tutta la narrazione è la figura della vittima: Louis Thouret. Si tratta, apparentemente, di un uomo qualunque: un dimesso magazziniere, persona gentilissima, padre di famiglia, che fa vita da pendolare viaggiando in treno fra la periferia e il centro di Parigi portandosi al lavoro, in un tascapane, il pranzo preparato dalla moglie. Sennonché, un giorno, qualcuno lo accoltella in un vicolo. La consorte lo riconosce all’obitorio ma nota che ha ai piedi un paio di scarpe gialle che il marito, a suo dire, non possedeva. Chi gliele ha messe addosso? Maigret non tarda a scoprire che la ditta per cui l’uomo lavorava aveva chiuso i battenti da alcuni anni: eppure Thouret non aveva detto niente alla famiglia e continuava a portare a casa i soldi di quello che diceva essere il suo stipendio. Aveva trovato una nuova attività, dunque, ma quale? Doveva trattarsi di qualcosa di remunerativo, visto che gli permetteva di affittare un appartamento e riempire di regali una amante. Ma anche qualcosa che lo lasciava libero gran parte del giorno: in tanti raccontano di averlo visto seduto spesso su una panchina, compresa la figlia Monique e il suo giovane fidanzato Albert Jorisse. Monique ha scoperto che il padre ha una doppia vita, ma ne protegge il segreto perché anche lei è vessata dalla terribile madre, la moglie di cui Louis teme le ire, e da cui la stanza in affitto a Parigi gli consente di fuggire durante il giorno. Thouret, la moglie, Monique, Albert… sono solo alcuni dei tanti personaggi di una indagine intricata e intrigante, in cui Maigret si rivela come al solito acuto, empatico e psicologo.

sabato 12 febbraio 2022

DIARIO SEMISERIO DI UN FUMETTISTA

 


 

 

Sergio Algozzino
DIARIO SEMISERIO DI UN FUMETTISTA
Sac
2018, brossurato
80 pagine, p.n.i.


In questa piccola pubblicazione formato quaderno, Sergio Algozzino (autore poliedrico, musicista e fumettista) compila un divertente elenco di tutte le disgrazie che ostacolano un fumettista alle prese con improrogabili scadenze di consegna: siccome uno lavora in casa, ecco che chiunque può giungere a fargli visita (amici, parenti, fidanzate) o ad affidargli incombenze, come se il processo creativo fosse qualcosa che non richiede, tutto sommato, applicazione o concentrazione, come se le idee fossero disponibili con uno schioccare delle dita e realizzarle non costasse applicazione e fatica. Invece, anche fare fumetti toglie il sonno la notte, se ci sono tempi e impegni da rispettare: per quanto i profani non lo capiscano, costa sudore, richiede tempo e strizza il cervello, riducendo i fumettisti come stracci - sia che si tratti di fumetto seriale (aggiungo io), sia che si realizzino graphic novel (come nel caso di Algozzino). Come al solito, perfetta la padronanza del mezzo espressivo da parte dell'autore.

giovedì 3 febbraio 2022

L'EDUCAZIONE SENTIMENTALE DI EUGENIO LICITRA

 

 


 
Francesco Recami
L'EDUCAZIONE SENTIMENTALE DI EUGENIO LICITRA
Sellerio
2021, brossurato
310 pagine, 16 euro


Francesco Ghidetti, recensendo "L'educazione sentimentale di Eugenio Licitra", su QN, scrive "Sto per proporvi un capolavoro". Non so se lo si possa definire tale, ma di sicuro è un romanzo divertentissimo, trascinante, entusiasmante come pochi altri. 
Francesco Recami (autore del ciclo, tra l’altro, della "Casa di ringhiera", con gialli ambientati ia Milano), è fiorentino (classe 1956) e ricostruisce una perfetta Firenze anni Settanta, dipinta nel bene e nel male. Per la precisione siano a cavallo tra il 1976 e il 1977, anni di contestazione e di politicizzazione, con la polverizzazione estrema in gruppi e gruppuscoli extraparlamentari in eterna rissa fra di loro all'interno della stessa sinistra. Recami ha facile gioco nel tracciarne un quadro esilarante, per quanto non ci siano dubbi (io c'ero) sul fatto che ironizzi su una realtà che davvero sussisteva. Il protagonista, il diciannovenne Eugenio Licitra, è un giovane siciliano (di Ragusa) che giunge a Firenze per studiare Filosofia (scoprendo tutti corsi incentrati sul marxismo): divide l'appartamento con altri tre studenti fuori sede, tutti abilmente caratterizzati. C'è l'innominabile D. (non è dato di sapere il suo vero nome), il più a sinistra di tutti, che odia quelli del PCI ritenuti troppo di destra, e che riempie la casa di compagni che espropriano proletariarmente le stanze degli altri (compagni pure loro, ma di fazioni diverse); c'è il Saggio, lo studente più anziano che vive nell'immondizia accumulata in anni di mancata pulizia; c'è Loris, romagnolo con la passione delle automobili, che cerca di trasformare la sua Seicento del '63 in una Abarth e perciò puzza perennemente di morchia. Eugenio è il più giovane, il più inesperto, il verginello del gruppo: si fa mille domande sulla filosofia che studia (Recami si fa beffe pure di Hegel, Heidegger, Wittgenstein e Cacciari), cerca di capire il soprasenso dei film che vede (con lui rivediamo "Il cacciatore" e "Il deserto dei tartari"), dei libri che legge ("La nausea") e delle canzoni che ascolta, ma soprattutto cerca di capire le donne, più complicate di ogni teoria filosofica. Il terzetto formato dal Saggio, Loris ed Eugenio (il perfido D. ne è escluso) diventa coeso e vive avventure picaresche da cui si viene inevitabilmente coinvolti. Come si segue ipnotizzati l' "educazione sentimentale" del giovane Licitra, sballottato da esperienze fallimentari, fino alla volta buona, ma senza lieto fine. Alla fine la morale è (secondo me) che la politica e la filosofia deludono, che i film e i libri vanno visti e letti senza cercare per forza il soprasenso, che le donne vanno prese per come sono, che le canzoni più belle sono quelle che cantiamo senza pensieri.

venerdì 21 gennaio 2022

LA PELLE DEL TAMBURO

 

 





 

Arturo Pérez-Reverte
LA PELLE DEL TAMBURO
Marco Tropea Editore
Prima edizione aprile 1998
Traduzione di Ilide Carmignani
cartonato - 448 pagine -  lire 32.000


"Religiosi, banchieri, pirati, duchesse e furfanti, i personaggi e le vicende di questo romanzo sono frutto di fantasia, e qualsiasi collegamento con persone o con fatti realmente accaduti deve essere considerato casuale. Qui tutto è fittizio, eccetto lo scenario. Nessuno riuscirebbe mai a inventare una città come Siviglia". Questa la premessa di Arturo Perez-Reverte al suo romanzo. Che segue l'eccezionale "Club Dumas" senza riuscire a superarlo, ma certo standogli degnamente a ruota. Non c'è che dire, Perez-Reverte è un grande scrittore. Uno che descrive luoghi e personaggi riuscendo a dotarli di spessore, e perciò trascinando i suoi lettori dentro la sua storia. Uno che non è mai banale nelle invenzioni, stilistiche e strutturali, e che sostiene la sua prosa con una storia sempre tesa e coinvolgente. Uno che scrive gialli lasciando i poliziotti sullo sfondo a fare da comparse, e occupandosi di altri e più interessanti personaggi. Come padre Lorenzo Quart, il protagonista della "Pelle del Tamburo". Un agente dello IOE, il servizio segreto vaticano, incaricato di scoprire l'identità di Vespro, un pirata informatico che, superando ogni barriera di controllo, penetra nella rete informatica del Vaticano e lascia messaggi nel computer personale del Papa. Quart, di bell'aspetto e di balda prestanza come si conviene a ogni 007, veste abiti di classe che lui considera una divisa, dovendo avere a che fare, spesso, con personaggi di alto lignaggio davanti ai quali si impone una tenuta di rappresentanza. Non dice messa, ma di solito porta la camicia nera con il collarino. Ma non ha difficoltà a indossare camicie chiare e la cravatta. E' un prete senza fede, ma con la vocazione alla disciplina, che intende il suo lavoro come la militanza di un templare, ligio agli ordini e puntuale ed efficace nella realizzazione di quanto gli viene chiesto dalle gerarchie superiori. Un personaggio davvero originale. Le sue indagini lo portano a Siviglia. C'è una vecchia chiesa cadente e bisognosa di restauri che sia l'Arcivescovo che un ricco banchiere vorrebbero dismettere e radere al suolo per costruirci un albergo, vista la sua posizione strategica nel cuore della città. Al progetto si oppongono però il vecchio parroco, padre Ferro, che dimora nella chiesa e il suo giovane assistente, e anche Macarena Bruner e la sua anziana madre Cruz, ultime superstiti di una antica stirpe dal sangue blu, proprietari del sacro edificio. Che peraltro è intoccabile per un vecchio privilegio: finché il giovedì mattina di ogni settimana verrà celebrata una messa in memoria di una antica loro antenata sepolta nella cripta, nessuno potrà impossessarsi della chiesa. Vespro vuole appunto chiedere l'aiuto del Papa per salvare la parrocchia di padre Ferro. Il fatto è che la chiesa sembra volersi difendere da sola: due estranei venuti a fare ispezioni in vista del futuro abbattimento, finiscono vittima di incidenti provocati da balaustre che cedono e cornicioni che cadono. Padre Ferro si oppone in ogni modo al trasferimento che il suo vescovo cerca di fargli accettare prima di imporlo di imperio, e Lorenzo Quart fatica non poco a capirne il perché. Piano piano esce fuori la non banale filosofia del vecchio religioso, trasmessa al suo giovane cappellano, che è quella della militanza in prima linea al servizio della gente, "pelle di tamburo" che deve essere battuta per comunicare messaggi tutt'intorno, dando speranza e aiuto all'umanità disperata, mentre la Chiesa di Roma è lontana, vive nel lusso, non si occupa della gente. Ma che Dio esista o meno, i preti in prima linea devono offrire la sua speranza a chi ne ha bisogno. In una difficile partita che vede le mosse anche dei banchieri intenzionati a far sgombrare padre Ferro (e si affidano a scagnozzi di bassa lega), di un giornalista disgustoso dalla mano molliccia e di una suora che si occupa di restauri, Lorenzo Quart si troverà nella situazione di dover scegliere se tenersi fuori a osservare dall'esterno, come gli era stata comandato, o entrare nell'agone. Lo fa dicendo lui la messa il giovedì in cui padre Ferro è stato arrestato per l'omicidio del giornalista avvenuto nella chiesa stessa, salvando così il privilegio dell'edificio. Lo fa anche per il suo rapporto con Macarena Bruner, donna bellissima con cui infrange per la prima volta nella sua vita, e dopo una lunga resisistenza, il suo voto di castità. Interessante anche questo personaggio, seprata dal marito, uno dei banchieri pronti a mangiarsi la chiesa, dopo che questi le ha imposto un aborto. Perez-Reverte dice di odiare i lieto fine, e infatti non c'è nessun happy end per padre Quart. I cui nemici in vaticano si fanno forti di una lettera dell'arcivescovo di Siviglia (in cui si criticano il suo comportamento in favore di padre Ferro e della sua Chiesa, e la sua passione per Macarena) e lo spediscono in una nunziatura in Sud-America. Con la speranza di una reintegrazione in tempi migliori. Quart, templare disciplinatissimo, accetta e va a servire il suo esercito là dove lo mandano. Anche lui ha imparato a essere una tesa e lucida pelle di tamburo.

domenica 16 gennaio 2022

DESPERATION

 

 
 
 
Stephen King
DESPERATION
Sperling & Kupfer
Prima edizione 1997
Traduzione di Tullio Dobner
cartonato - 610  pagine -  lire 33.900

Sono pochi gli scrittori che riescono a tenere avvinghiati i propri lettori per 610 pagine. Uno è senza dubbio Stephen King che, peraltro, con "It", ci ha tenuti in pugno per più di mille. Dunque, seicento sono bruscolini. Desperation è il nome di una località mineraria nel deserto del Nevada, lungo la Highway 50, ma il titolo allude anche al senso di angoscia cupa e claustrofobica che assale il lettore intento a seguire il dramma di una decina di personaggi assediati da uno spirito del male chiamato Tak. Tutto comincia allorché, separatamente, alcuni automobilisti di passaggio vengono fermati nel deserto da un gigantesco poliziotto, che li rinchiude in prigione dopo aver dato chiari sintomi di squilibrio. Una coppia di coniugi, una famiglia con bambini, un famoso scrittore in motocicletta, il suo assistente con una autostoppista: personaggi diversissimi, ben caratterizzati da King nelle loro paure e nei loro desideri, nell0indole e negli atteggiamenti. Il poliziotto uccide a sangue freddo due dei suoi prigionieri, ma in realtà ha fatto fuori l'intera città. Desperation è deserta, vi sono solo cadaveri. In più, ragni, serpenti, scorpioni, coyote e avvoltoi. Gli animali, come il poliziotto, sono posseduti da un demone alieno, emerso dalle viscere della terra dopo che i minatori di China Pit lo hanno liberato per caso. Il gruppo di prigionieri, apparentemente senza speranza, sembrano condannati a fare da deposito di corpi a Tak, il demone, che consuma gli involucri umani e che, dopo il poliziotto, si impossessa di Ellen Curver, madre del giovane David, adolescente in crisi mistica. Ed è proprio David la chiave di volta della storia, perché, come si scopre via via, non è un caso che proprio lui sia fra i prigionieri. C'è stato inviato da una forza del bene (seppure un bene che trascende il punto di vista umano) che si oppone a Tak. La storia è veramente disperante per il senso di sconforto che comunica. Claustrofobica, repellente nelle visioni di cadaveri, di insetti, di morte, attenaglia e costringe comunque a proseguire nella lettura. Il finale è sorprendente e ben congegnato.  C'è da notare come, in contemporanea con "Desperation", King abbia fatto uscire "I vendicatori", romanzo gemello scritto con lo pseudonimo di Richard Bachman (le due copertine della prima edizione, accostate, formano una unica illustrazione), in cui si racconta una storia simile, con personaggi dagli stessi nomi, ma che alla fine risulta del tutto diversa. La tesi che si vuole dimostrare è che, appunto, due scrittori diversi, alle prese con lo stesso spunto, lo trasformano in opere lontanissime.


sabato 15 gennaio 2022

ASTERIX E IL GRIFONE


 

Jean-Yves Ferri
Didier Conrad
ASTERIX E IL GRIFONE
Panini Comics
2021, cartonato
50 pagine, 9.90 euro


Il trentanovesimo albo di Asterix è anche quello del sessantennale ("Asterix il gallico" è del 1961). Dei due creatori, lo sceneggiatore René Goscinny e il disegnatore Albert Uderzo, il primo è morto nel 1977 (24 storie all'attivo), il secondo è scomparso nel 2020 e la sua ultima storia è stata "Il compleanno di Asterix e Obelix" del 2009 (autore anche della sceneggiatura). Dopodiché, per altri cinque volte le avventure degli eroi gallici sono state disegnate da Didier Conrad e scritte da Jean-Yves Ferri. Trovo stupefacente come i due nuovi autori abbiano saputo inserirsi nel solco dei creatori della serie, proseguendola. Soprattutto i disegni sono strepitosamente aderenti alla tradizione (senza sembrare semplicemente scimmiottarla). Del resto lo stesso è successo con Blake e Mortimer. "Asterix e il grifone" spedisce il piccolo gallo, con Obelix, Panoramix e Idefix nelle gelide terre dei Sarmati, che parlano pronunciando una strana "e", popolo caratterizzato da un esercito di amazzoni (le donne fanno la guerra, gli uomini le attendono alle capanne, badando al villaggio). A convocarli è stato lo sciamano Kikucina, preoccupato da una spedizione dei romani nei loro territori, alla ricerca dei grifoni, animali mitologici che loro considerano sacri. Per catturarli, i romani hanno fatto prigioniera una delle amazzoni, la bella Kalachikovna, che costringono a fare da guida: non che lei collabori, in verità, ma è un piacere portarsela dietro - esilarante la gag che vede i latini fare a botte per contendersi i turni di guardia e starle vicino. Sono parecchie le battute degne di nota e le situazioni divertenti, create anche dal fatto che per una volta Asterix non può contare sulla pozione magica (congelata causa neve). Certo, Goscinny resta insuperabile ma anche Ferri ci sa fare.

mercoledì 12 gennaio 2022

L’INVENZIONE DI MOREL

 
 

 
Adolfo Bioy Casares
L’INVENZIONE DI MOREL
Sur
2017, brossurato
144 pagine, 15 euro


Lo scrittore argentine Aldolf Bioy Caseres (1914-1999) condivideva con Jorge Luis Borges, di cui fu amico fraterno e collaboratore per tutta la vita, l’aspirazione a una letteratura sudamericana che non fosse imitazione di quella europea, e che spaziasse in modo proprio e originale anche all’interno dei generi, come il poliziesco o il fantascientifico. Fantascientifico si può senza dubbio definire il romanzo breve del 1940 “L’invenzione di Morel”, pieno tuttavia di echi letterari, come di metafore e simbologie, e distante dalla tradizionale science fiction americana. C’è tuttavia il ricordo, sicuramente, dell’ “Isola del dottor Moreau”, di H.G.Wells (lo si capisce già dal nome dello scienziato pazzo citato nel titolo), così come del “Castello dei Carpazi” di Jules Verne. Pur basata su una ipotesi tecnologica (un macchinario, una invenzione), il romanzo è costruito non sull'azione ma sul senso d’ansia e di straniamento del protagonista, in un contesto che sembra onirico, metafisico. L’io narrante (praticamente l’unico personaggio “reale” del racconto) è un fuggiasco senza nome che, per scampare a una condanna per motivi politici che ne fa un ricercato braccato dalla Legge, decide di rifugiarsi come naufrago volontario su un’isola della Polinesia, che sa essere disabitata. Dopo lo sbarco, il fuggitivo si rende conto come però su una altura esistano delle misteriose costruzioni: un edificio principale che lui definisce “museo”, una cappella, una piscina. Inizialmente questi luoghi sembrano abbandonati, ma dopo qualche giorno si popolano di un gruppo di persone, come se fossero sbarcati dei turisti in visita. Il fuggiasco si nasconde limitandosi a spiarne le mosse, per timore di venire scoperto, denunciato e arrestato. Ma la presenza dei visitatori si collega a misteriosi fenomeni, quali la comparsa in cielo di due soli e due lune. L’io narrante, che tiene un diario, crede di essere vittima di allucinazioni create da una malattia o da qualche avvelenamento alimentare. Così come sono venuti, i visitatori scompaiono di punto in bianco: il fuggitivo ispeziona gli edifici che li hanno ospitati e si rende conto che sono in stato di abbandono così com’erano prima del loro arrivo e nulla testimonia il loro passaggio. A distanza di poco tempo, ecco i “turisti" fare ritorno, sempre gli stessi, occupati nelle medesime discussioni, vestiti con gli stessi abiti. Il naufrago li spia più da vicino, ascolta i loro discorsi, e resta colpito da una donna, Faustina (così sente chiamarla). Se ne innamora, cerca di avvicinarsi, ma lei lo ignora, sembra non vederlo. Nessuno del suo gruppo, del resto, pare accorgersi di lui, per quanto il fuggiasco si mescoli a loro. Il mistero si infittisce, finché quello che si rivela essere l’anfitrione del gruppo, uno scienziato di nome Morel, colui che ha costruito gli edifici dopo aver acquistato l’intera isola, non tiene un discorso agli altri in cui rivela la verità. Una apparecchiatura di sua invenzione, in grado di registrare e riprodurre la realtà in ogni sua componente (visiva, sonora, tattile) ha “catturato” per una settimana ogni loro movimento, discorso, atteggiamento dell'animo e assicurato agli ospiti un simulacro di esistenza eterna: grazie alle sue maree, l’isola può garantire l’energia necessaria al funzionamento dei macchinari programmati per “proiettare” per sempre (fatti salvi i tempi per il ricaricamento) le loro forme, reali in tutto e per tutto, come se le loro stesse anime fossero state incise su disco. Precedenti esperimenti fatti da Morel hanno però causato la morte delle cavie: non si sa quale sia stata la sorte degli ospiti del “museo” dopo la registrazione, ma tutto lascia temere il peggio. Chissà dov’è la vera Faustina, il naufrago può solo amarla come simulacro: interessanti le sue reazioni alla scoperta, nel finale del racconto. Nel “Castello dei Carpazi” di Verne, alcuni macchinari ottici e fonografici ricreano ogni sera l’illusione che una cantante lirica torni in vita, l’invenzione di Morel fa di più, e anticipa i nostri tempi in cui la realtà virtuale è sempre più realtà e meno virtuale.

martedì 11 gennaio 2022

L’ANGELO DEL FANGO

 

 



 

 

Leonardo Gori

L’ANGELO DEL FANGO

Rizzoli

2005, cartonato

360  pagine -  Є 16,50

 

Di Leonardo Gori e del suo Bruno Arcieri ci siano già occupati a proposito di "Nero di maggio", il primo romanzo della serie (2000), e de "La lunga notte", del 2021. Le caratteristiche del personaggio le dianmo dunqe già date per illustrate qui:

 

http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/12/nero-di-maggio.html

 

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/12/la-lunga-notte.html

 

Basterà ricordare come uno degli elementi vincenti della saga sia la documentazione necessaria a calare Arcieri in contesti storici perfettamente ricostruiti e decisamente epocali. Nei due romanzi appena citati le vicende si svolgono, rispettivamente, durante la visita di Hitler e Mussolini a Firenze nella primavera del 1938 e a Roma nella notte precedente l'armistizio dell'8 settembre 1943.

 Con "L'angelo del fango" torniamo a Firenze, nel novembre del 1966, durante la catastrofica alluvione del 1966. Naturalmente qui Arcieri è anziano, e molto segnato dagli eventi della sua vita, e lo scopriamo diventato colonnello del SID. Si resta coinvolti nei suoi drammi persinali, tra cui l'irrisolto rapporto con Elena, la donna che ha segnato la sua vita, lo seguiamo condurre una complicata indagine nonostante i giorni drammatici vissuti dal capoluogo toscano,  ma (come negli altri romanzi) il pathos del libro è dato della ricostruzione  della città alluvionata. Al lettore sembra di esserci, accanto ad Arcieri. Peccato non vedere il crescere dell’Arno e il momento della rottura degli argini, dato che il racconto parte dal giorno successivo, il 5 novembre 1966, ma ugualmente le descrizioni della Firenze allagata (su tutte, l’ossessivo odore di nafta che mozzava il respiro) sono molto coinvolgenti, e minuziosamente documentate. 

Riusciti anche alcuni personaggi, come il cecchino Casini detto “Il migliore”, e buona la ricostruzione del clima politico e degli odi ancora strascicati dopo la fine della Guerra.  Ritroviamo anche il gioco di spie, informatori, informative, rapporti riservati, ricatti che sembrano essere la passione dell’autore (che ne aveva riempito anche “I Delitti del Mondo Nuovo”, ambientato nella Firenze di fine Settecento).  Non c'è quindi solo un giallo (con il rinvenimento nel fango di un cadavere che non è imputabile all'alluvione) ma un complotto ordito da ex fascisti, doppiogiochisti e agenti segreti infedeli, con colpi di scena e rivelazioni. Qualche accenno alla trama: documenti riservati relatibi a una vicenda avvenuta nei giorni in cui la Guerra stava finendo sono finiti nelle mani di Anna Gianfalco.  Si tratta di carte appartenute al Duce, che le permettono di ricattare personaggi che hanno fatto carriera nonostante il loro passato repubblichino. Anna ha nascosto i documenti fra i milioni di documenti della Biblioteca Nazionale, dove lavora. Ma l’alluvione distrugge la biblioteca e toglie ad Anna l’assicurazione sulla vita grazie alla quale aveva vissuto da benestante. C'è un altro romanzo giallo che si svolge nei giorni dell'alluvione, ed è "Morte a Firenze" di Marco Vichi, datato 2009, con protagonista il commissario Bordelli (titolare di una serie a lui dedicata). Ebbene, i due investigatori, Arcieri e Bordelli, si scambiano le visite ed entrano, per brevi scene, nei rispettivi romanzi. Non solo: "L'angelo del fango" ha vinto il prestigioso Premio Scerbanenco nel 2005, "Morte a Firenze" quattro anni dopo.


lunedì 10 gennaio 2022

LA FIGLIA DI RAPPACCINI



 

LA FIGLIA DI RAPPACCINI
di Nathaniel Hawthorne 
Corriere della Sera,
Collana Twin Stories
2013, brossurato
112 pagine, 2.80 euro

La collana Twin Stories  proponeva, anni fa, allegate al Corrirere della Sera, opere della letteratura anglosassone proposte con il testo a fronte ("piccoli capolavori che fanno grande il tuo inglese", recita uno slogan), corredate di note critiche e linguistiche. Leggendo questo mistery tale di una cinquantina di pagine, ho scoperto che Nathaniel Hawthorne (1084-1864), scrittore nato a Salem in una famiglia puritana e che io credevo essere autore di romanzi realistici e storici come "La lettera scarlatta", ebbe anche una notevole produzione di racconti gotici in grado di competere con quella di Edgar Allan Poe, di cui fu contemporaneo. E gotico lo è di sicuro, cupo, magico e tragico com'è, questo "La figlia di Rappaccini", di ambientazione italiana, che si legge tutto d'un fiato in un crescendo di angoscia. Giovanni, studente napoletano giunto a studiare a Padova, prende in affitto un appartamento che si affaccia su un misterioso orto botanico pieno di piante sconosciute. Fra esse, il giovane vede aggirarsi una fanciulla meravigliosa, Beatrice, figlia dello scienziato Rappaccini, che la tiene segregata dal resto del mondo. Un altro studioso, il professor Baglioni, mette in guardia Giovanni rivelandogli che Rappaccini è un pazzo che compie esperimenti folli. Ma il napoletano, vinto dal desiderio di incontrare Beatrice, penetra nel giardino e riesce a far innamorare la ragazza, la quale però sembra dotata di un mortifero potere: qualunque cosa viva tocchi, che non siano le misteriose piante del suo orto, muore (insetti, rettili, uccelli, fiori portati da fuori, cadono a terra inerti e rinsecchiti). Giovanni, però, non subisce gli stessi effetti: come mai? Come aveva giustamente detto Baglioni, Rappaccini ha fatto crescere Beatrice in mezzo a vegetali velenosi da lui creati in laboratorio, rendendola essa stessa mortalmente velenosa. Ma volendo darle uno sposo, ha avvelenato lentamente anche il giovane in modo da trasformarlo in un essere con le stesse caratteristiche della figlia. Quando Giovanni se ne rende conto, capisce che non può più uscire dal giardino, se non provocando la morte di tutti coloro che incontrerà. C'è da notare che la Marvel ha battezzato con il nome di Monica Rappaccini un personaggio che compare nella serie di Hulk, una biochimica votata al male.