martedì 14 aprile 2020

STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE





Bepi Vigna - Sergio Giardo
STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE
Sergio Bonelli Editore
2019, cartonato
146 pagine, 19 euro


Realizzato in collaborazione con le Agenzie Spaziali italiana ed europea nel quadro di un'operazione di promozione delle attività astronautiche del Bel Paese e del Vecchio Continente, questo bel volume racconta dell'incontro fra Nathan Nevere (personaggio immaginario) e Luca Parmitano (personaggio reale) nella Stazione Spaziale Internazionale, di cui Parmitano è stato anche il comandante dopo aver compiuto numerose missioni come astronauta. Il bello è che Nathan Never è da sempre il personaggio dei fumetti preferito da AstroLuca, il quale pare sia stato particolarmente felice di vedersi raffigurato come personaggio nella storia a fumetti scritta da Bepi Vigna (uno dei tre creatori dell'Agente Alfa, con Michele Medda e Antonio Serra) e disegnata da Sergio Giardo (attuale copertinista degli albi di Nathan Never). La storia, semplice ma efficace, vede l'Agente Alfa (e l'equipaggio che con lui, nel suo tempo spostato nel futuro rispetto alla nostra realtà, sta collaudando un nuovo tipo di velivolo spaziale) rimanere vittima di un vortice temporale e venire messo in pericolo da un ignoto sabotatore. Tornato nel passato e trovatosi di fronte la Stazione Spaziale con Parmitano a bordo, Nathan Never riceve l'aiuto che gli serve per tornare là da dove era partito, non senza aver dovuto faticare un bel po' per convincere gli astronauti del 2019 a credere alla sua storia. Alla fine del racconto ci sono alcune pagine di redazionali promozionali, tecnici e scientifici, che spiegano le attività di Asi ed Esa. Un bel volume, da conservare e da regalare.

sabato 11 aprile 2020

EROI A STRISCE





Alfredo Castelli
EROI A STRISCE
Nona Arte
2019, cartonato
192 pagine, euro 39,90


Diversamente da quanto è accaduto negli Stati Uniti, da noi in Italia le strisce a fumetti (comiche o avventurose) in appendice ai quotidiani non hanno mai avuto fortuna. Nella sua informatissima introduzione, Alfredo Castelli ricostruisce la storia delle sporadiche apparizioni delle strip sulle testate giornalistiche e individua in "Stampa Sera" il primo quotidiano che ospitò con regolarità una serie (tra il 1950 e il 1951): si trattava delle avventure a fumetti di Arsenio Lupin. "Paese Sera" nel 1953 ebbe il merito di pubblicare le prime strisce umoristiche italiane, alternando Geremia e il Gatto Filippo, di Pino Zac. Nel 1968 tenne anche a battesimo le Sturmtruppen. Ma, in generale, lo spazio concesso è sempre stato limitatissimo, soprattutto rispetto agli standard americani (e rispetto alla gloria della produzione "sindacata" d'Oltreoceano) e per poco tempo. Tuttavia, gli esperimenti non sono mancati. Di molti di questi è stato indiscusso protagonista proprio Alfredo Castelli, instancabile nel proporre strisce originali o adattamenti a strisce di fumetti celebri. Una selezione rappresentativa delle strip castelliane apparse sui quotidiani del Bel Paese (dal "Giorno" di Milano al "Piccolo" di Trieste, passando per "La Gazzetta del Popolo" e "La Notte") è stata raccolta in volume da Nona Arte, con un ricco apparato critico e un più che interessante corredo iconografico di supporto. Un analogo cartonato, targato però Sergio Bonelli Editore, aveva già riproposto la versione a strisce per i quotidiani di Martin Mystére (strisce riadattate e non identiche a quelle degli albi), questo nuovo tomo presenta tutti gli altri eroi:gli Aristocratici, Diabolik, Nick Carter, Zio Boris e l'incredibile Signor Max (che muore alla fine di ogni storia). Tanti i disegnatori chiamati a illustrare le strip: Barison, Coretti, Facciolo, Fagarazzi, Ghiddi, Giordano, Peroni, Silver, Siò, Tacconi, Tuis, Zaniboni. Per gli estimatori del Buon Vecchio Zio Alfy il volume è imperdibile; per i cultori del fumetto in generale, più che consigliato. Peccato solo per la riproduzione difficoltosa di certe vignette, essendo state ricavate, evidentemente, da materiale d'epoca.

mercoledì 8 aprile 2020

DIZIONARIO DELLA STUPIDITA'






Piergiorgio Odifreddi
DIZIONARIO DELLA STUPIDITA'
Rizzoli
cartonato, 2016
380 pagine, 18 euro



Oltre a essere un luminare in campo matematico, Piergiorgio Odifreddi (1950) è anche un bravo divulgatore scientifico e un eccellente polemista. Seguendolo nella sua rubrica su ogni numero de "Le Scienze" e lungo il percorso tracciato con i suoi numerosi libri (i libri di un matematico non possono che essere numerosi) lo si scopre esperto anche in campo filosofico e letterario. Quando polemizza, di solito se la prende con tre bersagli: la religione, gli Stati Uniti d'America e gli esponenti dei partiti politici che non sono ostili alla religione e agli Stati Uniti d'America. Se si riesce, e io ci riesco benissimo, a fargli la tara da questo punto di vista, è sempre interessante e piacevole leggerlo. Uno dei libri a sua firma che mi è piaciuto di più è "La Via Lattea", scritto con Sergio Valzania lungo il cammino di Santiago, percorso dai due autori riportando l'uno le proprie riflessioni da ateo, l'altro le proprie meditazioni da cattolico praticante. Il "Dizionario della stupidità" appartiene al filone polemico odifreddiano, e consiste in trecento voci, di una pagina ciascuna, da "Abitudini" a "Zichichi". Le voci possono essere appunto dedicate a persone (Yeats, Croce, Diderot, Berlusconi, Flaubert, papa Francesco...), a teorie scientifiche, economiche o filosofiche (creazionismo, capitalismo, esistenzialismo, metafisica, omeopatia, new age, etica...), alla religione (Dio, Padre Pio, Lucifero, miracoli, transustanziazione, Sacra Famiglia, Maometto...), a fenomeni sociali o di costume (droga, femminicidio, divorzio, crisi, Grande Fratello), o a quel che gli pare (funerali, donne, coincidenze, burocrazia, incompetenti...). Su ogni argomento, Odifreddi dice la sua evidenziando la stupidaggine di questo o quello e rimandando, nel suo commentare, ad altre voci del dizionario (questi rimandi finiscono per essere fastidiosi). Molti temi avrebbero avuto bisogno di ben più lunghe trattazioni, ma l'autore è inflessibile: qualunque sia la caratura dell'oggetto del contendere, lo spazio è di una pagina. Questo permette una lettura agevole anche andando avanti e indietro a spizzichi e bocconi. Talvolta (il più delle volte, per quanto mi riguarda) capita di essere d'accordo, altre volte verrebbe da obiettare. Ma il libro è di Odifreddi e non nostro, ed è giusto che sia lui a dire la sua. Del resto, nella prefazione l'autore ammette che si è tutti un po' stupidi a turno. Sulla stupidità della società che ci circonda è uscito, un paio di anni dopo, un altro libro: "Scemocrazia", di Massimiliano Parente. Ecco, volendo fare un confronto, il testo di Parente è meglio scritto, meglio argomentato e più divertente. A volte il professore matematico sembra un po' troppo saccente, uno di quelli che son tutti scemi tranne lui: il che magari è vero.

lunedì 6 aprile 2020

LUNA 2069




Leo Ortolani
LUNA 2069
Feltrinelli
2019, cartonato
242 pagine, 20 euro


Realizzato con la sponsorizzazione delle Agenzie Spaziali italiana ed europea in occasione del cinquantennale della conquista della Luna da parte dell'equipaggio di Apollo 11, questo divertente ma anche documentato e a tratti commovente volume a fumetti conferma il grande talento di Leo Ortolani, che si dimostra in grado di affrontare qualsiasi argomento (del resto, "Cinzia" aveva già tolto ogni dubbio in proposito, se mai ce ne fossero stati). "Luna 2069" ripercorre tutte le tappe della gara spaziale fra sovietici e americani negli anni Cinquanta e Sessanta, mentre porta avanti una storia contemporanea e una che si svolge ancora cinquant'anni più avanti nel tempo, nel 2069, quando già sul nostro satellite naturale ci saranno (così almeno viene pronosticato) le installazioni di una base lunare. Protagonisti del racconto sono l'astronauta italiano Fortunato (chiara controfigura di Luca Parmitano) e il miliardario Mask, interpretato da un simil Rat-Man (chiara controfigura del patron della Tesla, Egon Musk, tycoon con ambizioni di imprenditore dello spazio. Musk vuol battere le missioni governative sbarcando per primo sulla Luna nell'anno del cinquantennale e per farlo ingaggia Fortunato. Con grazia, poesia, umorismo, satira e alcune pagine di documentazione sulla stazione internazionale orbitante (di cui Parmitano è stato anche comandante), Ortolani porta avanti un racconto forse un po' più lento delle storie di Rat-Man ma, alla fine, godibilissimo.

mercoledì 1 aprile 2020

PIMPA, CIPPUTI E ALTRI PENSATORI





Francesco Tullio Altan

PIMPA, CIPPUTI E ALTRI PENSATORI
La Repubblica L'Espresso
2019, brossurato
170 pagine, 12.90 euro



Tra il 23 ottobre 2019 e il 12 gennaio 2020, a Roma, presso lo spazio espositivo Maxxi (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo) si è tenuta una mostra dedicata a Carlo Tullio Altan (Treviso, 1942) e al suo straordinario lavoro come fumettista, pittore, illustratore, story-teller, umorista. Il catalogo, curato da Luca Raffaelli e Anne Palopoli è stato pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore e successivamente distribuito in edicola in edizione economica su licenza dal gruppo Repubblica L'Estresso. Si tratta di un volume davvero interessante e divertente, che raccoglie dieci contributi critici di otto diversi saggisti (quattro sono firmati o cofirmati da Luca Raffaelli), a ancche e soprattutto una rassegna stupefacente di materiali grafici prodotti da Altan a partire dal 1973 (anno del suo debutto su "Linus" appena ventunenne) fino ai giorni nostri. Anzi, c'è sezione intitolata "Altan prima di Altan" in cui si mostrano quadri, illustrazioni e vignette che vanno dal 1969 al 1973 e che fanno parte della preistoria dell'artista. Il percorso iconografico è cronologico, e ai brevi saggi si alternano alcune interviste che ci offrono un ritratto dell'autore quale persona di grande umanità e simpatia.La galleria dei personaggi propriamente detti, a parte quelli anonimi seppur ricorrenti, delle millesima vignette satiriche, parte con "Trino", un dio che riceve l'ordine di creare l'universo da un altro dio (quasi trecento strisce realizzate tra il 1973 e il 1979), poi ci sono Cipputi, Colombo, Friz Melone, Ada, Franz, per citare alcuni nomi, e naturalmente quel capolavoro che è la Pimpa. Si scopre che il vero cognome di Francesco è Tullio-Altan, e che per comodità alla fine è rimasto solo Altan dato che tutti scambiavano Tullio per un nome. Divertente è anche leggere del lungo periodo trascorso in Brasile, dove l'artista ha conosciuto la moglie Mara e dove è nata la figlia, e dei suoi esordi su "Linus" avvenuti grazie a un agente, Ravoni della Quipos, che rappresentava in Italia molti autori sudamericani; Del Buono, direttore di Linus, in un primo momento credette cha Altan fosse brasiliano. Anche le prime cose della Pimpa viaggiarono per posta, sull'Atlantico. Riguardo alla sua militanza politica, Altan dichiara: "Nel Settantasette si dovevano avere opinioni sempre estreme, di cui non sempre si poteva essere convinti. Anche perché non sempre erano giuste. Con il tempo la mia visione si è fatta più moderata. All'inizio un po' meno, anche perché da giovani si fanno un po' di stupidaggini. L'età porta con sé un po' di esperienza. Si conoscono meglio tante cose. Dopo quarant'anni di lettura dei giornali e di n notiziari televisivi, ci capisco un po' di più".

martedì 31 marzo 2020

K2 LA VERITA'




Walter Bonatti
K2 LA VERITA'
Rizzoli
2015, brossurato
430 pagine, 13 euro



Straordinario personaggio, Walter Bonatti. Alpinista, esploratore, giornalista, scrittore e fotografo, sempre affascinante da seguire nei suoi racconti, pioniere com'era in molti campi: basti pensare alla prima solitaria invernale sulla parete Nord del Cervino. E anche abile polemista, preciso, piccato, puntuale, difficile da contraddire. Fra le sue straordinarie imprese da scalatore ce n'è una che ha segnato la sua vita: la conquista italiana del K2. Conquista avvenuta il 31 luglio 1954 a opera di Compagnoni e Lacedelli, membri di una squadra messa insieme da Ardito Desio che organizzò la spedizione e la diresse dal campo base. Del gruppo di alpinisti faceva parte anche Bonatti, il quale avrebbe anche potuto esser quello destinato a piantare il tricolore sulla vetta: il gruppo porta uomini e materiali ai campi sempre più alti, poi l'ultimo assalto lo danno quelli più in forma. L'ultimo giorno prima dell'impresa, però, capitò qualcosa di davvero brutto: Compagnoni e Lacedelli, per non rischiare di farsi soffiare il posto e la gloria dal più giovane del gruppo (Bonatti era appena ventiquattrenne) piazzano il loro ultimo campo in un luogo diverso dal convenuto, in modo di non essere raggiunti da Walter, il quale si trova così a dover trascorrere una notte a oltre quota ottomila, in una buca scavata nella neve, impossibilitato a tornare indietro dopo aver trasportato fin lassù l'ossigeno necessario agli scalatori. Quella notte avrebbe potuto costare la vita a lui e un portatore, Mahdi, a cui in seguito dovettero amputare le dita congelate. Desio avrebbe poi in seguito coperto fino all'ultimo Compagnoni e Lacedelli e anzi la responsabilità dell'accaduto venne attribuita allo stesso Bonatti, accusato persino di aver consumato l'ossigeno, in modo da far credere che la conquista del K2 fosse avvenuta senza bombole. In seguito, però, tutta una serie di fotografie analizzate dagli esperti internazionali smontano la ricostruzione dei conquistatori, e dimostrano che essi respirarono ossigeno fino all'ultimo, da erogatori perfettamente funzionanti. Persino nel film documentario che venne realizzato con i filmati degli scalatoti non c'è traccia di Bonatti, che pure fu quello che più si avvicinò alla vetta dopo i due conquistatori. Le solite pastette all'italiana, versioni arrangiate degli eventi e comportamenti da "non disturbiamo i manovratori". Bonatti, vincitore in tribunale di ogni processo di cui è stato protagonista, ricostruisce in questo libro l'intera vicenda, scagliandosi non solo contro Desio ma anche e soprattutto contro l'enstablishment del CAI, reo di non aver mai ufficialmente restituito alla storia la vera versione dei fatti. "K2 La Verità" è in realtà non un libro organico ma una raccolta di testi scritti da Bonatti in varie occasioni nel corso di una vita intera, di fotografie e cartine, e di testimonianze tratte da documenti ufficiali. Ci sono le versioni di Compagnoni, Lacedelli e Desio trascritte da interventi in TV e dai loro libri, e ogni frase viene smontata con una logica inappuntabile. Il difetto del volume è appunto quello di contenere discorsi fatti più volte. Ma alla fine pare di esserci stati anche noi, quella notte, sul K2.

domenica 29 marzo 2020

L'INSETTICIDA ATOMICO







Francisco Ibáñez
L'INSETTICIDA ATOMICO
Edizioni Williams
brossurato, 1972
46 pagine, 600 lire


Fra i grandi misteri della storia c'è il perché Mortadelo y Filemon, e più in generale i fumetti dello spagnolo Francisco Ibáñez, siano stati tradotti pochissimo in italiano e non abbiano goduto nemmeno della metà straordinario successo che li ha sempre accompagnati in Spagna. Perfino i due film esilaranti e pieni di effetti speciali fumettosi che sono stati realizzati nella penisola iberica su Mortadelo non hanno avuto distribuzione nel nostro Paese. Il caso è davvero singolare, perché Mortadella e Filemone (questo il nome italiano dato alla serie dalla Williams negli anni Settanta) sono divertentissimi. Ricordo che quando lessi il mio primo albo, "Olè, Torero", da ragazzino, quasi non credevo che si potesse ridere tanto. La Williams stampò, che io sappia, solo quattro avventure della coppia di agenti segreti della TIA (è chiaro il riferimento alla CIA, ma ricordiamoci che "tia" in spagnolo vuol dire "zia"). Poi ci fu un tentativo di Francesco Coniglio e Silver in appendice a Lupo Alberto, ma senza esito. Trovandomi nell'impossibilità di leggere albi in italiano, negli anni mi sono dato da fare e mi sono comprato tutti i volumi in spagnolo che ho trovato: adesso possiedo una discreta collezione di una cinquantina di titoli, ma in Spagna ce ne sono molti ma molti di più. Peraltro, non ho cercato soltanto albi di Mortadelo ma anche dei tanti altri personaggi del geniale Ibáñez, tra i quali le mie preferite Donna Puña e Donna Pera, vicine di casa sulle scale di un condominio. Ma torniamo a Mortadelo y Filemon. Sono due agenti segreti, si diceva. Mortadella ha la caratteristica di essere un mago del travestimento: un vero trasformista. Mortadelo, il collega con cui fa coppia, rimane spesso vittima delle imprevedibili conseguenze di questi cambiamenti d'abito dell'amico. Una caratteristica dell'umorismo di Ibáñez è di essere totale: cioè le gag si succedono senza soluzione di continuità, quasi una battuta ogni vignetta, ma questo fuoco di fila porta avanti comunque una trama rocambolesca piena di situazioni, sketches, personaggi, tormentoni. Se i testi sono esilaranti, i disegni ancora di più. Lo stile è quello francese, alla Spirou (per intenderci), ma l'umorismo più da cartone animato o da comica velocissima. "L'insetticida atomico", terzo albo Williams su quattro, mette in scena da caccia di Mortadella e Filemone a uno spray creato dal professor Kornibus, uno scienziato alla Q di 007, che invece di uccidere gli insetti (motivo per cui era stato creato) li fa ingigantire e trasforma per esempio le cavallette in bestie grandi come cavalli. La formula è stata rubata dagli agenti della Tirania, un paese guerrafondaio governato da un regime dittatoriale dove i nostri si recano in missione. La propaganda della Tirania riempie le città di cartelloni in cui si esalta la missione del governo in favore della pace del mondo, ma poi dappertutto ci sono fili spinati e carri armati. Su una fabbrica si legge: "Fabbrika di kannoni deztinati a imporre in mondo pace e amore". Insomma, in anni di Guerra Fredda, non manca neppure la satira politica. E allora, perché Ibáñez non è stato tradotto?

sabato 28 marzo 2020

IL BOIA ROSSO






Francesco Artibani
Ivo Milazzo
IL BOIA ROSSO
Nicola Pesce Editore
cartonato, 2018
104 pagine, 19.90 euro


Ecco una storia di cui, letta l'ultima pagina e chiuso il libro, si vorrebbe avere subito un seguito da leggere. Il boia rosso, soprannome di Giovan Battista Mori, di professione esecutore delle condanne a morte per conto della giustizia papalina nella Roma della prima metà dell'Ottocento, è un personaggio che potrebbe sicuramente reggere, per spessore e ambientazione storica, il peso di una serie tutta sua. Nonostante sia ispirato alla figura tristemente nota di Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta, boia dello Stato Pontificio tra il 1796 e il 1864 (oltre cinquecento le vittime da lui giustiziate), Mori se ne differenzia in modo sostanziale perché è un boia che entra in empatia con i condannati e cerca di leggerne gli animi. Talvolta, gli capita di voler approfondire il caso giudiziario e scoprire una verità che non è venuta a galla, come avviene nella prima storia di cui il personaggio è protagonista. Storia uscita in Francia nel 2006 per Les Humanoides Associés, in due volumi qui meritoriamente raccolti da Nicola Pesce in uno solo (non ci si sperava più, dopo dodici anni). Se i colori acquerellati sono di Isabelle Merlet, i disegni sono di un Ivo Milazzo in grande forma. Dicendo che sembra di ritrovare Ken Parker immagino sia chiaro di star facendo un complimento sia a Francesco Artibani, veterano Disney ma con le mani in pasta dappertutto, sceneggiatore magistrale, sia allo stesso Ivo davvero ispirato alle prese non solo con la recitazione dei personaggi ma anche con gli scenari urbani della Roma ottocentesca. Il caso su cui indaga Giovan Battista Mori è quello del rapimento a scopo di riscatto di una ragazza figlia di un ufficiale papino, il maggiore Alybert. I sospetti sono tutti su un brigante chiamato Padre Lupo, che scopriamo essere essere stato, in passato, grande amico del boia, per vicende che aspettano ancora di essere raccontate. Così, quando Padre Lupo fa sapere a Mori di non entrarci niente, Giovan Battista decide di scoprire il vero colpevole. Storia tesa, drammatica, intrigante, destinata a piacere agli orfani di Lungo Fucile e, per quanto posso immaginare io, tutti quelli che si faranno un regalo cominciando a leggerla.

lunedì 23 marzo 2020

FANTÔMAS, UN SECOLO DI TERRORE



Alfredo Castelli
FANTÔMAS, UN SECOLO DI TERRORE
Coniglio Editore
2011


Si tratta di una vera e propria enciclopedia, ricchissima di immagini e di riferimenti multimediali, su tutto ciò che su Fantômas è stato detto e scritto, e su tutto ciò che a Fantômas si è ispirato. Fantômas è il malefico protagonista di quarantatré romanzi di Marcel Allain e Pierre Souvestre, pubblicati in Francia a partire dal 1911, e da lì diffusi in tutto il mondo, originando anche una incredibile sequela di seguiti non autorizzati, film, fumetti, parodie. Castelli analizza in dettaglio ciascuna delle opere derivate direttamente o indirettamente dal personaggio, un diabolico criminale, spietato ed espertissimo di travestimenti. Ma anche Fantômas aveva i suoi predecessori, tra i quali ne vanno ricordati due: Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo ideato da Maurice Leblanc nel 1905, e Zigomar, di Leon Sazie, il primo vero eroe nero della letteratura pulp, assassino senza scrupoli, sadico e torturatore (1909). Un po’ tutti i neri italiani, per figliazione diretta o indiretta, derivano da questi precedenti, eroi del feuilleton francese che, a differenza degli eroi edificanti proposti dai penny dreadfull inglesi o dalle dime novel americane, indulgeva anche nell’esaltazione del genio perverso di protagonisti negativi. Bello da sfogliare prima che interessante da leggere, imperdibile come tutto quello che porta la firma del BVZA.

domenica 22 marzo 2020

UN'AMAZZONE



Alexandre Dumas
UN'AMAZZONE
Sellerio
brossura, 1998
100 pagine, 10.000 lire


Bisogna sempre buttar l'occhio sui piccoli, agili libretti delle collane "Il divano" della Sellerio. Si trovano a volte delle chicche d'autore da leggere al volo, e da cui farsi sorprendere. "Un'amazzone" è un racconto di Dumas scritto nel 1845 e ambientato a Parigi nella prima metà dell'Ottocento, interessante innanzitutto per il quadro che dà di una vita frivola e di una piccola borghesia benestante disinteressata alla politica e ai tumulti sociali, presa com'è dai balli in maschera e dal gioco d'azzardo. Eduard Didier, il protagonista, è vacuo come l'amico Edmond ma, a differenza di lui, piace alle donne, con le quali però non intende impegnarsi se non fingendo un amore che poi si rivela infatuazione passeggera. Di ben diversa indole è Herminie, l'unico personaggio di spessore del racconto. donna guerriera perché volitiva, educata come fosse stata un ragazzo dal padre che voleva un figlio maschio, abituata a maneggiare fioretto e pistola ma soprattutto autodeterminata, pronta a scegliersi l'amante migliore e a tenerlo in pugno, libera dagli obblighi sociali del dover trovar marito e metter su famiglia. Con Eduard è chiara: incontri clandestini pieni di fuoco ma guai a parlare di lei vantandosi della conquista, pena la morte. E poiché il frivolo dongiovanni non dà troppo peso alla minaccia, lei lo punisce, anche se finisce per andarci di mezzo Edmond a cui Eduard pensava di sbolognarla. Finale a sorpresa, e per niente male.

FISICA QUANTISTICA DELLA VITA QUOTIDIANA




Piergiorgio Paterlini
FISICA QUANTISTICA DELLA VITA QUOTIDIANA
Einaudi
2013, 130 pagine
13 euro 

Come ben spiega il sottotitolo, si tratta di "101 microromanzi". Ovvero, centouno racconti straordinariamente brevi (da una sola parola a una pagina e mezzo al massimo). La fisica quantistica si occupa, almeno per ora, delle interazioni fra le particelle subatomiche più piccole, che obbediscono a regole del tutto diverse di quelle teorizzate dalla fisica newtoniana. Dunque, Paterlini (già autore del long-seller "Ragazzi che amano ragazzi") decide di compiere esperimenti sulla piccolissima lunghezza in campo narrativo. Uno dei racconti, per fare un esempio, si intitola "Exit" e consiste in questa frase: "Spense la luce". Ovviamente, ce ne sono anche di più elaborati, tutti comunque fulminanti per brevità, ma non di rado anche per capacità di stuzzicare riflessioni. Non mancano le composizioni insipide, ma mai ce ne sono di insulse e comunque tutte hanno un loro perché. Vengono in mente le famose "Microstorie di Fantascienza" raccolte in una celebre antologia di Urania, ma qui lo scrittore è uno solo, riesce ad essere ancora più "micro" e non cerca di stupire con gli effetti speciali ma con la vita quotidiana a cui fa riferimento il titolo. L'espediente più spesso usato è quello di mostrare come qualcosa possa sembrare qualcos'altro se guardato da un punto di vista diverso. Un esempio davvero stringato: "Si alzò ed entrò nella doccia" (incipit). Possiamo immaginarci la scena. Ma subito si arriva al finale: "Dopo pochi minuti era morto, asfissiato dal gas". La scena risulta del tutto diversa rispetto a quello che ci eravamo figurati. Questo gioco riesce bene a Paterlini in diversi dei suoi racconti. In ogni caso, la brevità è sempre spiazzante. E un autore è chiamato a non sprecare neppure una parola, scegliendole cum grano salis.

sabato 21 marzo 2020

IL POVERO PIERO





Achille Campanile
IL POVERO PIERO
Rizzoli
cartonato, 1973
276 pagine


Se volete farvi un regalo, leggete i libri di Achille Campanile, uno dei più grandi umoristi di tutti i tempi, per quanto mi riguarda il migliore tra gli italiani (poi ci sarebbe da discutere su Jerome, Wodehouse e Allen riguardo al resto del mondo). Di solito Campanile gioca sui tempi brevi, e non a caso il suo primo libro, risalente agli anni Venti, si intitola "Tragedie in due battute". Esilaranti sono i suoi racconti, come quelli contenuti in "Manuale di conversazione", "Vite degli uomini illustri" o ne "Gli asparagi e l'immortalità dell'anima", ma anche quando certi romanzi hanno uno sviluppo più lungo si compongono in genere di frammenti, scenette, divagazioni. In "Celestino e la famiglia Gentilissimi" trova una traccia (gli stratagemmi di un padrone di casa per sfrattare un ospite indesiderato) e la sviluppa in inesauribili variazioni su tema anche giocando sui vari generi letterari (il teatrale, l'epistolare, la cronaca giornalistica). Non di rado si gioca sull'assurdo, sul paradosso, sulle parole. "Il povero Piero", del 1973, è invece un romanzo con una trama che si sviluppa in modo apparentemente tradizionale, e che comincia addirittura in modo serio, quasi drammatico: un certo Piero D'Avenza, da tempo malato, muore nel suo letto di casa. Il fatto è che per sua precisa disposizione lasciata scritta, vuole che parenti e amici vengano informati del luttuoso evento solo a esequie avvenute. I famigliari stretti, presenti al momento del trapasso, iniziano quindi a industriarsi per organizzare il funerale senza farsene accorgere. Partono quindi tutta una serie di equivoci, visite improvvise, disavventure con tecnici della luce, che portano al disastro: una folla di persone si raduna attorno al morto, a dispetto del segreto che si voleva mantenere. A quel punto il povero Piero riapre gli occhi, e si trova circondato. E meno male che al suo funerale non voleva nessuno! Ci sarebbe da farne un film. Naturalmente la commedia messa in scena è un pretesto escogitato da Campanile per sfoggiare un garbatissimo humor nero e prendere in giro le convenzioni sociali, le ipocrisie, le frasi fatte legate al naturalissimo e comunissimo evento della dipartita, e non mancano, al di là delle risate, le riflessioni illuminanti.

venerdì 20 marzo 2020

OMERO, ILIADE




Alessandro Baricco
OMERO, ILIADE
Feltrinelli
brossura, 2004
168 pagine, 13 euro


Un buon modo per leggere (o rileggere l'Iliade), quello di farlo (o rifarlo) con la versione in prosa di Alessandro Baricco. Il quale adotta questa tecnica: rispetta fondamentalmente il testo omerico trasportato in prosa, omettendo però le parti riguardanti gli dei ("non le avrei tolte se fossi stato convinto che erano necessarie, ma per quando sia brutto dirlo, non lo sono") e girando la narrazione in soggettiva. Cioè, per ogni capitolo Baricco sceglie un personaggio (Criseide, Tersite, Elena, Enea, Nestore, Achille, Ulisse, Patroclo, Agamennone...) e fa sì che sia lui a raccontare in prima persona, con soltanto i piccoli adattamenti del caso. Al "romanzo" corale che così viene fuori dà poi un ritmo, respiro, vita scegliendo un lessico parlato senza farraginosità arcaiche. Il risultato è estremamente convincente. Il poema si fa leggere lungo il suo percorso originario, cominciando con la visita di Crise, sacerdote di Apollo, all'accampamento greco, per trattare il riscatto di sua figlia Criseide, rapita da Agamennone, e concludendosi con l'inganno di Ulisse e con il cavallo portato dentro le mura di Troia. Nel mezzo, tanti drammi umani, tanti duelli, tanto sangue, tanto splatter. In conclusione, una postilla di Baricco: "Per esser chiaro, vorrei dire che l'Iliade è una storia di guerra, lo è senza prudenza e senza prudenza e senza mezze misure: e che è stata composta per cantare un'umanità combattente, e per farlo in modo così memorabile da durare in eterno. A scuola, magari, la raccontano diversamente. Ma il nocciolo è quello. L'Iliade è un monumento alla guerra".

giovedì 19 marzo 2020

IL BOSCO DELLE STREGHE



Alfred Hitchcock
IL BOSCO DELLE STREGHE
Mondadori
brossurato, 1978
140 pagine, 1000 lire

Il nome Alfred Hitchcock compare in copertina solo come marchio di fabbrica: il testo in realtà (come viene indicato all'interno) è di M.V.Carey, sulla base di personaggi ideati da Robert Arthur. Hitchcock aveva infatti la supervisione (o almeno, la responsabilità di metterci il nome e talvolta la faccia) di tutta una serie di produzioni legate al giallo e al mistero: una rivista, una serie televisiva, antologie di racconti, la serie per ragazzi dei Tre Investigatori. Serie che in Italia venne inserita dalla Mondadori nella fortunata collana del "Giallo dei Ragazzi", che imperversò negli anni Settanta e Ottanta con una variegata galleria di giovani detective, come gli Hardy Boys e Nancy Drew. Io li divoravo. I miei preferiti, all'epoca, erano appunto Jupiter Jones, Parte Crenshaw e Bob Andrews, e in particolare adoravo Jupiter, il genio della situazione, leader del terzetto ("investigatore capo"). Era lui che, alla fine, metteva insieme tutti gli indizi come le tessere di un puzzle ed arrivava alla soluzione. Anche Hitchcock fa parte della serie come personaggio, dato che i tre lo incontrano nella loro prima avventura e poi vanno quasi sempre a trovarlo per raccontargli i casi che risolvono. Casi mai cruenti, come si conviene a dei romanzi per adolescenti (e adolescenti sono appunto i protagonisti, in cui era facile identificarsi), ma senza dubbio intriganti ed emozionanti. La sede dell'agenzia dei Tre Investigatori ("indagini di qualsiasi tipo") è in una vecchia roulotte abbandonata, sepolta sotto i rottami di un deposito di ferri vecchi, a cui si accede tramite un passaggio segreto. Un ragazzo degli anni Settanta non poteva che esclamare: Wow! Non tutti i gialli erano scritti da Carey, e anzi io preferivo quelli di un certo Arden (il nome lo andavo a cercare scritto in carattere microscopico nei credits). Tant'è vero che bisogna guardarsi bene dal ritenere "Il bosco delle streghe" un episodio memorabile. Nonostante il mistero di pizze cinematografiche rubate, di una vecchia diva che vive reclusa in una villa dopo aver abbandonato il set, di una setta di cultori dell'occulto che si raduna di notte, il romanzo (riletto a distanza di quarant'anni) mi è sembrato debole. Non abbastanza, però, da scoraggiare la rilettura di tutti gli altri.

mercoledì 18 marzo 2020

KELLER




Luigi Magnacco
Paolo Raffaelli
KELLER
Sergio Bonelli Editore
2018, brossurato
304 pagine, 22 euro

"Keller" è stato uno dei primi fumetti Bonelli a uscire prima in edizione da libreria e poi, parecchi mesi dopo, in tre albi da edicola, nella collana di graphic novel da edicola "Le Storie". Un altro segno della trasformazione della Casa editrice milanese in una media company attiva su più fronti. "Keller" è comunque un prodotto che ben si presta alla pubblicazione in volume, come graphic novel, non avendo un protagonista seriale e proponendo tavole dal tratto sofisticato, graffiato, lontano dalla pulizia del fumetto bolentino tradizionale. La storia, di gangster, dai tratti noir e hard boiled, ambientata negli States tra gli anni Venti e i Trenta, è congeniale a Mignacco, di cui si ricorda con piacere "Il detective senza nome", pubblicato a puntate sulla rivista "Orient-Express" e illustrato da Massimo Rotundo. La storia, che comincia con un drammatico avvenimento, è quella di una vendetta covata per anni, portata dalla Sicilia fino in America, e la domanda a cui si cerca di dare risposta è se Kid Carter, killer della mala, e Tom Keller, mite benzinaio sposato e con un figlio, siano o no la stessa persona. Il volume piacerà soprattutto agli appassionati degli hard-boiled di Hammett e di Chandler,  e se vogliamo parlare di debiti cinematografici si possono ricordare dei classici d’epoca come “Piccolo Cesare”, “Scarface”, “Nemico Pubblico”,  o più recenti, quali “C'era una volta in America”, “Gli Intoccabili”, “Era mio padre”, Per dirla con Marco Nucci, autore dell'intervista in appendice a Raffaelli, “una bellissima dichiarazione d'amore a un intero immaginario”. Mignacco e Raffaelli hanno realizzato insieme anche un numero de “Le Storie”, la collana di “graphic novel” da edicola, quello intitolato “I combattenti”.




martedì 17 marzo 2020

IL MORTO DI MAIGRET



Georges Simenon
IL MORTO DI MAIGRET
Adelphi
2000
brossurato, 190 pagine 


E' sempre un bel leggere, leggere Simenon; e quando Simenon scrive di Maigret si va sul sicuro. Il burbero ispettore della polizia parigina manovra i suoi ispettori come un perfetto burattinaio, e c'è da giurare che stando ai suoi ordini resta ben poco spazio per la vita privata. Anche lo stesso Maigret, del resto, non ha orari: quella santa donna di sua moglie lo vede tornare a casa senza regola alcuna ma lo accudisce con una dedizione commovente. In questo romanzo, scritto nel 1947 negli Stati Uniti e pubblicato in Francia l'anno successivo, ci sono per fortuna parecchie pagine di ambientazione domestica. Vediamo il commissario, colpito da una leggera bronchite e curato con tisane, ricevere a casa propria persino dei testimoni; e in una scena, parlando dal letto dove si è sprofondato dopo una notte di indagini, dirige la moglie perché faccia per lui delle telefonate, lasciando la signora molto perplessa perché nel dubbio che il marito stia parlando nel sonno. Per quantità di morti, tuttavia, questo ventinovesimo giallo è uno dei più cruenti della serie 
Colpisce, fra le tante pagine memorabili, la riflessione di Maigret sul procuratore Ernest Comeliau, burocrate di strette vedute: come può uno che non sa come si giochi ai cavalli, che cosa si beva nei locali di periferia, cosa significhino i vocaboli dello slang dei malavitosi, dirigere degli apparati di polizia? Magister invece è un attento osservatore del mondo, capisce le psicologie, legge negli sguardi, conosce i bassifondi e la vita dei vicoli, frequenta le stazioni. Il caso comincia con la drammatica richiesta d'aiuto di uno sconosciuto che telefona a Maigret ritenendosi braccato da una banda di assassini. La conversazione si interrompe bruscamente e nella notte il cadavere di un accoltellato viene ritrovato in place de la Concorde, con il volto tumefatto. Impossibile riconoscerlo, non ha documenti, nessuno sa chi sia. Ma Maigret legge gli indizi sul suo corpo, sui suoi abiti. Cominciano indagini difficili e inizialmente infruttuose, che però alla fine portano a sgominare gli "assassini della Piccardia", capeggiati da Jean Bronsky, colpevoli di una lunga serie di raid omicidi in case coloniche delle province del Nord, e che si sono adesso installati a Parigi.

lunedì 16 marzo 2020

ODIO VOLARE




ODIO VOLARE
a cura di Stephen King e Bev Vincent
Sperling & Kupfer
2019, cartonato
340 pagine, 17.90 euro



Probabilmente questa antologia si chiama così, "Odio volare" perché "Paura di volare" è il titolo di un altro libro, un celebre romanzo di Erica Jong (che trattava però argomenti del tutto diversi). Il titolo originale è un gioco di parole difficilmente traducibile, "Flight or Fright" (io me la sarei cavata con "Volo da urlo"). Comunque sia, Stephen King e Bev Vincent, accomunati dalla medesima idiosincrasia per gli aeroplani, hanno radunato in un volume diciassette racconti di autori del presente e del passato con argomento l' "orrore ad alta quota", tanto per citare una delle short-story prescelte, quella di Arthur Conan Doyle (che già nel 1913 riuscì a scrivere una storia di aviazione benché fossero passati soltanto dieci anni dal primo volo dei fratelli Wright). Fra le firme troviamo quelle di alcuni big quali Richard Matheson, Ambrose Bierce, Dan Simmons, Ray Bradbury, Roald Dahl. Ci sono poi lo stesso King, la stessa Vincent, più Joe Hill (figlio d'arte). Tutti i racconti sono belli, ma alcuni lo sono di più. Fra i miei preferiti, quelli di E.C. Tubb (che riguarda un paradosso cronotemporale), quello di Dahl, la variante aerea del delitto della camera chiusa ("Assassinio sul Jumbo") di Peter Tremayne, "Raid aereo" di John Varley. E' sempre piacevole leggere dei racconti e poterli centellinare nei momenti liberi, ma quelli "di paura" hanno un fascino particolare perché ricordano le terrorizzanti novelle della nonna, quelle delle vecchia fiabe dove Pollinico veniva abbandonato nella foresta, gli orchi mangiavano i bambini e le streghe li attiravano con casette di marzapane.

sabato 7 marzo 2020

DYLAN DOG TALKS






Marco Nucci
DYLAN DOG TALKS
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2019
220 pagine, 26 euro


Per un paio di anni, fra il 2017 e il 2019, la Bonelli ha distribuito in edicola e in libreria i ventiquattro agili volumi cartonati di una serie intitolata "Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi", che ha ristampato, con l'aggiunta di una colorazione "retinata" old style, alcune fra le migliori storie dell'Indagatore dell'Incubo sceneggiate da quel Tiz che ne fu il creatore, un racconto per ogni uscita. A corredo di ogni titolo venne premesse una brillante introduzione di Marco Nucci, il quale si incaricava anche di intervistare i disegnatori chiamati a illustrare i testi di Sclavi. Queste interviste, davvero interessa ti e vivaci, sono state quindi estrapolate e raccolte in volume. Anche lo stesso Sclavi viene intervistato, così come Mauro Marchesell, a lungo curatore redazionale della serie. A supporto del tutto, c'è anche il commento di Roberto Recchioni, curatore attuale, che presenta ogni storia. Un testo critico e di approfondimento consigliabile a tutti, appassionati o no. Gli intervistati, in ordine alfabetico, sono: Ambrosini, Brindisi, Casertano, Dell'Uomo, Grassani, Montanari, Piccato, Roi, Stano, Venturi e Villa.