domenica 1 novembre 2020

LO SPETTRO E IL DOTTOR FELL

 
 

 
John Dickson Carr
LO SPETTRO E IL DOTTOR FELL
Classici del Giallo Mondadori
brossurato, 1995
210 pagine, 6500 lire


Del giallista americano John Dickson Carr (1906-1977) è noto lo straordinario talento nel congegnare soluzioni per i delitti nelle camere chiuse, vale a dire quegli assassinii commessi in una stanza il cui accesso è bloccato dall'interno e dove, una volta aperta la porta, si trova solo un cadavere senza che l'uccisore abbia potuto, almeno apparentemente, fuggire. In moltissimi dei suoi romanzi e racconti si ritrovano casi del genere. Nel suo capolavoro nell'ambito di questo sottogenere del giallo, "Le tre bare" (già recensito in questo spazio), lo scrittore non solo enumera tutte i possibili escamotage che giustifichino quel che in fin dei conti è un gioco di prestigio, ma si rivolge anche in prima persona al lettore mettendo le mani avanti contro chi volesse contestare l'elaborata complessità dei suoi meccanismi: se qualcuno vuole casi polizieschi in cui le vittime muoiano come di solito si legge nelle pagine di cronaca nera dei giornali, legga quelle. Lui intende proporre casi eccezionali, in cui gli assassini architettano piani mefistofelici, perché la letteratura è finzione e il genere in cui Dickson Carr si applica è una sorta di partita a scacchi con il lettore. Non importa che la soluzione sia probabile, basta che sia possibile. Anche "The House at Satans Elbow" (tradotto con "Lo spettro e il dottor Fell" dai curatori del Giallo Mondadori che hanno voluto mettere nel titolo il nome del più famoso tra gli investigatori del giallista) propone una camera chiusa, in cui però viene commesso soltanto un tentativo di omicidio: non c'è, in realtà, nessuna morte su cui indagare, soltanto un (pur grave) ferimento. Il romanzo è del 1965, e colpisce un insolito indugiare sui risvolti sessuali di alcune relazioni amorose, cosa che sarebbe stato difficile trovare negli scritti degli anni precedenti. Pur essendo americano, Dickson Carr è un maestro del cosiddetto "giallo all'inglese", non solo per la tipologia dei casi ma anche per il set delle sue storie, ed è inglese anche Gideon Fell, criminologo in pensione (protagonista di oltre venti romanzi) ideato sulle sembianze di Gilbert Keith Chesterton (lo scrittore dei racconti di Padre Brown) che, a sentire l'autore, lo ispiro. Perciò, la vicenda si svolge in una villa inglese, dove ha luogo una riunione di famiglia che deve decidere a proposito di una discussa eredità lasciata dal vecchio Clovis Barclay, padre di tre figli (Nicholas, Pennington ed Estelle), destinata però a un nipote, Nick (figlio di Nicholas, che è morto a sua volta tempo prima). Nick vorrebbe rinunciare all'eredità del nonno, e ristabilire buoni rapporti con gli zii che si sentono traditi dal burbero e imprevedibile padre.  Tutto bene, dunque, se non che qualcuno, a famiglia riunita, tenta per ben due volte di assassinare il bizzarro zio Pen, uomo dall'animo d'artista, facilmente preda di forti emozioni. Il secondo tentativo avviene quando Pennington si trova solo in una stanza in cui si sta cambiando d'abito e che dunque ha chiuso a chiave dall'interno. Udito uno sparo, gli altri famigliari riescono a entrare forzando la porta e trovano Pen disteso a terra in fin di vita, accanto alla pistola ancora fumante, colpito da un proiettile esploso a bruciapelo, come testimoniano le bruciature di polvere da sparo. Nella stanza, però, non c'è nessuno. Si potrebbe pensare a un tentativo di suicidio, ma Gideon Fell (accorso sul luogo quasi per caso) ritiene che invece qualcun altro abbia premuto il grilletto di quell'arma. La soluzione del giallo è possibile, nel senso che effettivamente quel che viene proposto può accadere (non ci sono magie, solo giochi di prestigio), certamente bisogna stare al gioco e non attendersi che tutte le circostanze si possano comunemente verificare una dopo l'altra nella vita di tutti i giorni. Si tratta di un caso singolare e come tale eccezionale e se volete qualcosa di più credibile Dickson Carr vi manderebbe al diavolo consigliandovi di leggere la cronaca nera sui giornali. Vero è che tutto teso a creare il suo meccanismo, il giallista non ha l'eleganza della Christie, che rende le sue storie molto più credibili. Dickson Carr va a nozze con i personaggi da feuilleton, con i tipi bizzarri, con le ambientazioni cupe. E, purtroppo, anche Gideon Fell (pur avendone l'intuito) non ha lo spessore di Hercule Poirot.

Nessun commento:

Posta un commento